Per diffondere la lingua italiana: imparare l’inglese e far imparare l’italiano in Italia (anche nel mondo politico e istituzionale).

Posted on in Politica e lingue 22 vedi

A domanda rispondo.

Furio Colombo.

Per diffondere la lingua italiana, imparare l’inglese.

Caro Furio Colombo, so di essere in assoluta minoranza, ma mi domando a cosa serve questo gran darsi da fare per l’espansione della lingua italiana. Non capisco perché scambiare il prestigio con la lingua. Nessuno parla il giapponese, ma quel Paese gode di una reputazione (prodotti, disegno, ricerca, arte, innovazione, costruzioni) altissima, che non dipende dalla diffusione nel mondo del giapponese.
Edoardo

L’argomento è interessante perché giunge mentre radio, tv, giornali, governo e Accademia della Crusca ci stanno spiegando che la nostra lingua è sempre più parlata nel mondo, che dobbiamo lavorare e anche investire, affinché sempre più cittadini del mondo parlino l’italiano. È un simpatico auspicio ma, d’accordo con il lettore che ci scrive, vedo un legittimo orgoglio e niente altro. Tanto più che il trionfo (che a me, per esperienza di tanti viaggi e soste nel mondo, pare eccessivo) viene celebrato insieme con curiose manifestazioni di ostilità per il diffondersi delle parole inglesi nella nostra vita quotidiana, pubblica (in politica è diventata una moda) e privata (quasi ogni prodotto, anche di media tecnologia, ha le sue istruzioni e spiegazioni in inglese). Sarebbe meglio, quando si parla di lingue, cominciare da questo punto. Pochi italiani parlano (davvero) l`inglese, e questo riduce di molto i convenienti rapporti sia con l’arrivo di turisti (a Roma si aggirano in gruppi cercando un aiuto) sia con gli italiani che diventano turisti, e dipendono dal buon cuore degli indigeni, dovunque nel mondo, per avere indicazioni indispensabili. Una prima conclusione è che, a parte l’Accademia della Crusca che, per mandato storico, veglia sulla lingua e dunque anche sulla conoscenza della nostra lingua, tutta l’attenzione va spostata sul diffuso analfabetismo italiano delle principali lingue straniere, a cominciare dall’inglese che giustamente, in un mondo globalizzato, infiltra le altre lingue perché prevale negli scambi. Infatti, in campi diversi (le arti figurative, la musica e, di recente, la moda e il cinema) l’italiano è lingua molto diffusa e molto cercata. Ma la barriera delle principali lingue del mondo largamente ignorate dagli italiani e male insegnate nelle nostre scuole, frena il diffondersi di presenza, e dunque di cultura italiana, anche quando potrebbe esportare molto più talento italiano di quello conosciuto e apprezzato nel mondo. Il secondo problema è difendere l’italiano attraverso la buona conoscenza dell’italiano in Italia. La mia esperienza in Parlamento, nelle lunghe ore di ascolto di discorsi, letture di testi ed esame dei testi di legge e dell’immenso materiale scritto che va in votazione, è che la conoscenza media della nostra lingua è molto bassa. Perciò dirotterei una parte dello sforzo di portare l’italiano nel mondo sull’impegno di farlo imparare in modo corretto e gradevole agli italiani. Avrebbe influenza grandissima su leggi, regolamenti e comportamenti e ci metterebbe davvero in grado di insegnare l’italiano in Canada o in Australia.
(Da Il Fatto Quotidiano, 27/10/2016).

{donate}

 




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.