Per affrontare burocratese, digitalese, itanglese…

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Burocratese, digitalese, itanglese e altri vizi della lingua italiana.

Per liberare la lingua italiana da cattivi modelli, errori comuni e svarioni d’ogni tipo, due esperti hanno scritto una guida facile alle insidie del linguaggio comune. Sul banco di accusa, il linguaggio delle amministrazioni pubbliche e tanti altri inutilmente complicati. Un libro utile e divertente di cui vi offriamo un assaggio in anteprima.

di Eva Grippa.

“Quiescenza”, “riscossione reversali”, “summenzionato”. Perché usare termini incomprensibili e ridondanti quando la lingua italiana prevede tanti sinonimi di uso comune, comprensibili ai più? Ce lo chiediamo tutti, dalla casalinga di Voghera che vorrebbe capire senza imbarazzi le comunicazioni scritte inviate dal suo Comune, all’illustre linguista dell’Osservatorio di Lingua Italiana che trova necessario restituire agli italiani un linguaggio semplice perché “parlar chiaro è un dovere morale”.

Sul banco di accusa c’è il cosiddetto “burocratese”, linguaggio inutilmente complicato che amministrazioni e istituzioni pubbliche usano nelle loro comunicazioni con il pubblico, ovvero con il mondo esterno. “Antilingua”, l’ha definito a ragione Italo Calvino, cui nel tempo si sono aggiunti altri linguaggi viziati: l’aziendalese (linguaggio di chi lavora nelle aziende, costellato di anglicismi tipo “briffare”), lo scolastichese (perché a scuola si usano ancora espressioni tipo “fanciullo” invece di bambino), l’itanglese (l’uso di termini inglesi nel linguaggio comune, tipo “call for papers”) e il digitalese (l’italiano degli sms e della scrittura digitale: “dv6?” per “dove sei?”).

Per liberare la lingua da cattivi modelli, errori comuni perpetrati e svarioni legati a un errato uso di frasi fatte e citazioni, Della Valle e Patota, rispettivamente una linguista e un professore di Lingua italiana, hanno scritto una guida facile alle insidie del linguaggio comune: “Senza neanche un errore”. Che inizia proprio dall’ABC, ovvero dalle buone maniere (quando dare del “lei”) e dalle regole grammaticali di base: accenti, apostrofi, parole unite o separate, abbreviazioni, plurali difficili e declinazioni dimenticate, come concordare soggetti e verbi come usare il famigerato congiuntivo. Tanti gli esempi, e tantissime le curiosità, per esempio: sapreste dire quando si usa correttamente il saluto “salve”?

Una precisazione è d’obbligo: l’intento degli autori non è pedagogico. Non intendono sostituirsi a un manuale di grammatica italiana né di entrare in disquisizioni stile Accademia della Crusca, ma prestare piuttosto un aiuto concreto, veloce e di facile consultazione a tutte le persone comuni che vorrebbero vedere tradotti vocaboli come “risultanza” o “attergare” e avere risposte dirette a domande del tipo: il plurale di frutto è “frutti” o “frutta”? “dappertutto” va scritto unito o separato?
(Da d.repubblica.it, 27/5/2016).

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