PE: Relazione Prets

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15 dicembre 2003, FINALE, A5-0477/2003

RELAZIONE
sul mantenimento e sulla promozione della diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa(2002/2269(INI))

Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport

Relatrice: Christa Prets

PR_INI

312.571

INDICE

PAGINA REGOLAMENTARE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

MOTIVAZIONE

PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA


PAGINA REGOLAMENTARE

Nella seduta del 16 gennaio 2003 il Presidente del Parlamento ha comunicato che la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport era stata autorizzata a elaborare una relazione di iniziativa, a norma dell'articolo 163 del regolamento, sul tema “Mantenimento e promozione della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa”, e che la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa era stata consultata per parere.

Nella riunione del 28 novembre 2002, la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport aveva nominato relatrice Christa Prets.

Nelle riunioni del 20 maggio, 11 settembre, 4 novembre, 25 novembre e 2 dicembre 2003 la commissione ha esaminato il progetto di relazione.

In quest'ultima riunione ha approvato la proposta di risoluzione con 20 voti favorevoli, 1 contrario e 2 astensioni.

Erano presenti al momento della votazione: Michel Rocard (presidente); Vasco Graça Moura e Mario Mauro (vicepresidenti); Christa Prets (relatrice); Konstantinos Alyssandrakis (in sostituzione di Alexandros Alavanos), Pedro Aparicio Sánchez, Juan José Bayona de Perogordo (in sostituzione di Juan Ojeda Sanz), Raina A. Mercedes Echerer, Säid El Khadraoui (in sostituzione di Giorgio Ruffolo), Janelly Fourtou (in sostituzione di Marielle de Sarnez), Geneviève Fraisse, Jean-Claude Fruteau (in sostituzione di Barbara O'Toole, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento), Jas Gawronski (in sostituzione di Domenico Mennitti), Lissy Gröner, Ulpu Iivari, Maria Martens, Pietro-Paolo Mennea, Gérard Onesta (in sostituzione di Daniel Marc Cohn-Bendit), Doris Pack, Roy Perry, Feleknas Uca, Gianni Vattimo e Eurig Wyn.

Il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa è allegato.

La relazione è stata depositata il 15 dicembre 2003.


PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sul mantenimento della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa

(2002/2269(INI))

Il Parlamento europeo,

– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo “Verso uno strumento internazionale sulla diversità culturale”(1) (COM(2003) 520),

– vista la sua risoluzione legislativa del 3 febbraio 2000 sul progetto comune, approvato dal Comitato di conciliazione, di decisione del PE e del Consiglio sul programma Cultura 2000(2),

– vista la sua risoluzione del 6 settembre 2000 sulla comunicazione della Commissione “Principi e orientamenti per la politica audiovisiva della Comunità nell'era digitale”(3),

– vista la sua risoluzione del 1° febbraio 2001 sulle nuove frontiere del libro: editoria elettronica e stampa su richiesta(4),

– vista la sua risoluzione del 15 maggio 2001 sull'e-learning(5),

– vista la sua risoluzione del 5 settembre 2001 sulla cooperazione culturale nell'Unione europea(6) e in particolare il suo paragrafo 10 recante la richiesta che venga presentato un progetto di decisione che istituisca un “Osservatorio culturale europeo”, nell'intento di promuovere lo scambio di informazioni e il coordinamento tra le politiche culturali degli Stati membri e la politica culturale della Comunità,

– vista la sua risoluzione del 13 novembre 2001 su una migliore diffusione dei film europei nel mercato interno e nei paesi candidati(7),– vista la sua risoluzione del 28 febbraio 2002 sull'attuazione del programma “Cultura 2000″(8) e il futuro programma “Cultura” dopo il 2006,

– vista la sua risoluzione del 12 marzo 2003 sull'Accordo generale sul commercio e i servizi (GATS), nell'ambito dell'OMC, inclusa la diversità culturale(9) e in particolare i suoi paragrafi da 12 a 14,

– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulla “Televisione senza frontiere”(10),

– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle raccomandazioni alla Commissione sulle lingue europee regionali e meno diffuse – le lingue delle minoranze nell'UE – in considerazione dell'allargamento e della pluralità culturale(11),

– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle industrie culturali(12),

– visti l'articolo 149, paragrafo 1 del trattato CE e l'articolo 151 del trattato CE, specie il paragrafo 3, che auspica una più stretta cooperazione con i paesi terzi e il Consiglio d'Europa, e il paragrafo 4, che introduce l'obbligo di tener conto degli aspetti culturali nelle altre politiche comunitarie,

– visto il preambolo e l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

– visto l'articolo 3, paragrafo 3, comma 4 del progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, in cui si afferma che l'Unione rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo; l'articolo II-22, in cui si afferma che l'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica; l'articolo III-181, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle diversità nazionali e regionali evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune, e il paragrafo 4, in cui si ribadisce che l'Unione tiene conto degli aspetti culturali nell'azione che svolge a norma di altre disposizioni della Costituzione, in particolare ai fini di rispettare e promuovere la diversità delle culture; l'articolo III-182, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione rispetta pienamente la diversità culturale e linguistica dei sistemi di istruzione degli Stati membri; l'articolo III-217, paragrafo 4, in cui si ribadisce la regola dell'unanimità in seno al Consiglio quando si negoziano e si concludono accordi nel settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi, qualora questi rischino di arrecare pregiudizio alla diversità culturale e linguistica dell'Unione;

– vista anche l'introduzione della votazione a maggioranza qualificata secondo le disposizioni del progetto di Costituzione al fine di sostenere le politiche interne nel settore culturale,

– viste le conclusioni del Consiglio “Affari generali” del 26 ottobre 1999 nell'ambito di un nuovo round commerciale dell'OMC,

– vista la dichiarazione di Cannes(13) nella quale i Ministri della cultura dell'UE, alla presenza del presidente della commissione competente del Parlamento europeo e dei rappresentanti della Commissione responsabili per la cultura, insistono sulla necessità di mantenere la regola dell'unanimità per le decisioni attinenti ai servizi culturali e audiovisivi negli accordi commerciali,

– viste le conclusioni della riunione informale dei ministri della cultura tenutasi a Salonicco il 25 maggio 2003 sul tema della diversità culturale e dello strumento internazionale sulla diversità culturale,

– visto l'accordo di Firenze del 1950 quale strumento internazionale volto a promuovere la libera circolazione di oggetti a carattere istruttivo, scientifico, culturale(14),

– vista l'adozione della Dichiarazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla diversità culturale, del 7 dicembre 2000(15),

– vista l'adozione, da parte della Conferenza generale durante la 31a sessione del 2 novembre 2001(16), della Dichiarazione universale e del Piano d'azione dell'UNESCO sulla diversità culturale e visto l'appoggio dato dall'Unione europea,

– visti i dibattiti e i risultati della Tavola rotonda di alto livello dell'UNESCO “Diversità culturale e biodiversità per uno sviluppo sostenibile” (Vertice di Johannesburg per uno sviluppo sostenibile, Johannesburg, 3 settembre 2002);

– vista la dichiarazione di Bressanone sulla diversità culturale e il GATS, approvata il 18 ottobre 2002 dall'Assemblea delle regioni europee attraverso i ministri regionali europei per l'istruzione e la cultura(17),

– vista la decisione della Conferenza generale dell'UNESCO del 17 ottobre 2003 di avviare i lavori per l'elaborazione di un progetto di Convenzione sulla diversità culturale per la prossima sessione della Conferenza generale nel 2005,

– vista la decisione presa al Vertice dell'Unione africana di Addis Abeba, il 10 luglio 2003, in cui si ribadisce l'importanza della diversità culturale e si dà appoggio all'iniziativa dell'UNESCO,

– vista la dichiarazione della Conferenza ministeriale della francofonia, svoltasi a Rabat il 4-5 settembre 2003, sul Vertice mondiale sulla società dell'informazione di Ginevra,

– vista la dichiarazione dei ministri della cultura dei paesi ACP riuniti a Dakar il 20 giugno 2003, nella fattispecie il loro impegno a discutere e sostenere l'avvio di negoziati per l'adozione di una convenzione per la diversità culturale nel quadro dell'UNESCO,

– vista l'adozione, da parte della Commissione europea il 24 luglio 2003, del piano d'azione per l'apprendimento delle lingue e il pluralismo linguistico,

– visto il fruttuoso impegno dimostrato nel campo della diversità culturale dalla società civile e da organismi quali l'”International Network on Cultural Diversity“, l'”International Network on Cultural Policy“, l'”International Organisation of Francophony” e l' International Liaison Committee of Coalitions for Cultural Diversity“,

– visto l'articolo 163 del suo regolamento,

– visti la relazione della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport e il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa (A5-0477/2003),

A. considerando che la salvaguardia e la promozione della diversità culturale sono principi basilari del modello europeo(18),

B. considerando che i paesi candidati porteranno un ulteriore contributo in termini di diversità culturale e linguistica che arricchirà l'Unione,

C. considerando che la diversità culturale può essere salvaguardata soltanto se ogni singola persona ha accesso alla propria cultura e può anche parteciparvi,

D. considerando che la diversità culturale è un concetto di sviluppo culturale e un principio basilare dello sviluppo sostenibile che implica scambio e dialogo culturali,

E. considerando che in alcuni Stati membri dell'Unione europea l'identità culturale non è uniforme, e non coincide necessariamente con le frontiere di questi Stati,

F. considerando che il dialogo culturale favorisce la comprensione reciproca tra i popoli nell'interesse della pace e che il dialogo interculturale è atto a contrastare efficacemente il razzismo e la xenofobia,

G. considerando che l'eccessiva concentrazione dei mezzi di comunicazione comporta un rischio per il pluralismo culturale,

H. considerando che l'Unione europea tiene alle soluzioni multilaterali in quanto elemento fondamentale della politica estera,

I. considerando che gli obblighi derivanti da accordi raggiunti in seno ad organismi multilaterali integrano le intese raggiunte nel quadro dell'OMC,

J. compiacendosi per l'approvazione da parte della Conferenza generale dell'UNESCO di un mandato che consente il varo di una convenzione sulla diversità culturale,

K. considerando che anche in futuro ogni Stato membro e la CE devono avere la possibilità, sotto il profilo giuridico, di adottare tutti i provvedimenti necessari nei settori culturale e audiovisivo onde preservare e promuovere il pluralismo culturale,

L. considerando che l'apertura di negoziati sulla liberalizzazione dei servizi audiovisivi e culturali in base alle norme del GATS avvia una progressiva liberalizzazione atta a sottoporre a revisione e, in ultima analisi, smantellare gli strumenti regionali, nazionali ed europei di promozione del settore audiovisivo locale,

1. ritiene che, in un processo di ammodernamento tecnico-economico globalizzato e in una situazione di continue spinte verso una liberalizzazione su scala mondiale, la cultura sia una dimensione fondamentale dello sviluppo umano;

2. è del parere che la diversità culturale implichi il riconoscimento, la promozione e lo sviluppo delle culture locali, delle industrie culturali, delle politiche culturali pubbliche e l'apertura verso altre culture e la protezione delle istituzioni e delle realizzazioni autoctone e nazionali, compresa la ricca varietà di lingue, di conoscenze autoctone, di tradizioni, di modi di vita, di espressioni artistiche e di cultura, il pluralismo dei mezzi di informazione e la diversità dei sistemi di istruzione;

3. ricorda che, a tutt'oggi, il principio della diversità culturale non è riconosciuto quale diritto fondamentale dal diritto internazionale;

4. è del parere che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione potenzialmente rappresentano, attraverso la loro intrinseca flessibilità, un'opportunità di promuovere le diversità culturali, e milita a favore di un libero accesso a queste tecnologie per tutti i paesi; sottolinea tuttavia che l'allargarsi della forbice digitale sta esacerbando le disparità tra i paesi del Nord e quelli del Sud;

5. è del parere che il diritto degli Stati membri, delle regioni e delle entità substatali, là dove esistono, di definire, realizzare e adattare politiche culturali è una delle garanzie fondamentali per il rispetto e la promozione della diversità culturale;

6. chiede alla Conferenza intergovernativa di consolidare i vari riferimenti alla diversità culturale e al pluralismo culturale nel progetto di Costituzione approvando i progetti di disposizioni proposti dalla Convenzione, particolarmente la regola dell'unanimità in seno al Consiglio prevista all'articolo III-217, paragrafo 4, all'atto di negoziare e concludere accordi nel settore del commercio esterno in servizi culturali e audiovisivi;

7. chiede alla Commissione di impegnarsi attivamente nel facilitare, promuovere ed estendere geograficamente gli scambi nei settori dei servizi culturali, audiovisivi e di istruzione all'interno dell'Europa e negli altri paesi terzi allo scopo di allargare la base per un consenso internazionale in queste materie particolarmente nel quadro dei programmi Cultura 2000, Gioventù e Socrates dopo il 2006 e rispetto a tutti i programmi futuri;

8. invita la Commissione ad impegnarsi attivamente per la promozione della diversità culturale nell'ambito delle politiche di sviluppo e cooperazione della CE mediante la valorizzazione e il significativo miglioramento delle azioni e dei programmi di cooperazione culturale con i paesi terzi, in particolare al fine di sviluppare la capacita di espressione culturale dei paesi in via di sviluppo;

9. invita la Commissione a favorire il dialogo culturale con i Ministri della cultura e dell'istruzione nazionali, federali e regionali, associandovi la società civile e i pubblici dipendenti;

10. chiede alla Commissione di presentare una comunicazione, basata sull'articolo 151, paragrafo 4 del trattato CE, quanto al modo di incorporare la cultura come principio trasversalmente applicabile a tutte le politiche nell'Unione europea, valutando nel contempo tutte le possibili conseguenze per la cultura delle decisioni adottate in altri ambiti della politica;

11. invita la Commissione ad adoperarsi affinché il processo di crescente concentrazione nel settore dei mezzi di comunicazione di massa non si concretizzi in situazioni di oligopolio atte a minacciare il pluralismo, la diversità culturale e la libertà di scelta dei consumatori;

12. invita la Commissione a inserire pienamente il concetto di diversità culturale europea nella sua strategia di comunicazione, a dare informazioni sulla Giornata mondiale della diversità culturale, il 21 maggio, e a presentare proposte su come partecipare a tale evento;

13. invita la Commissione a migliorare le occasioni di mobilità degli artisti, delle creazioni e dei beni e servizi culturali;

14. ritiene che nel quadro della summenzionata convenzione per la diversità culturale si debba tener conto della necessità di preservare la diversità linguistica quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale, e chiede, in tale prospettiva, che siano sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di conoscenze linguistiche, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;

15. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, nel quadro di un'Europa ampliata; sottolinea la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli, e ciò a maggior ragione nel quadro di un mondo multipolare, composto di insiemi regionali;

16. sottolinea che i servizi e i prodotti culturali e l'istruzione non sono mercanzie o beni di consumo come gli altri, e devono per questo essere oggetto di particolari condizioni, alla luce della loro duplice natura di beni economici e culturali, condizioni che devono essere ispirate all'idea che il mercato non può disciplinare tutto, e si deve in particolare garantire la diversità di opinione e il pluralismo;

17. ribadisce l'importanza dei servizi pubblici nel preservare la diversità culturale, e in particolare sottolinea che i servizi pubblici di radiodiffusione svolgono un ruolo importa nte nella tutela della diversità e dell'identità culturale, del dialogo democratico, del pluralismo mediatico e dell'accesso di tutti i cittadini a contenuti e conoscenze di qualità per una positiva partecipazione alla società dell'informazione;

18. invita l'Unione a sottolineare inequivocabilmente in sede di OMC/GATS il carattere dei servizi e prodotti culturali quali beni culturali, escludendoli dalle liberalizzazioni commerciali;

19. invita l'Unione a promuovere attivamente, a livello internazionale, il riconoscimento del carattere e dello statuto particolari della cultura, e a impegnarsi in colloqui multilaterali nell'ambito dei prossimi negoziati relativi a una convenzione sulla diversità culturale nell'ambito dell'UNESCO al fine di estendere l'ambito dei paesi che appoggiano tale azione;

20. invita l'Unione a considerare gli scambi di servizi e prodotti culturali in funzione dell'imperativo dello sviluppo sostenibile e dell'identità culturale quale valore comune;

21. chiede all'Unione europea, ai suoi Stati membri e ai paesi terzi di astenersi da azioni internazionali, come gli impegni alla liberalizzazione a titolo di accordi bilaterali, commerciali o di investimento, suscettibili di compromettere gli obiettivi fondamentali in settori quali l'istruzione e la cultura o di erodere la capacità dei governi di dar sostegno a identità culturali e nazionali;

22. chiede al Consiglio di attuare pienamente e di mantenere il mandato conferito nel 1999 alla Commissione;1(19)

23. sottolinea, in vista del duplice significato, economico e culturale, dei servizi culturali, audiovisivi ed educativi, che non si debbono aprire negoziati nel contesto del GATS sulla loro liberalizzazione, e sottolinea inoltre che la protezione degli strumenti di sostegno e di conseguenza della diversità culturale, non può essere ottenuta nel contesto dell'OMC e del GATS ma può essere soltanto promossa negoziando una convenzione nel quadro dell'UNESCO; insiste affinché l'Unione applichi strettamente il principio di unanimità nel commercio estero nei settori dei servizi culturali e audiovisivi con i paesi terzi, come peraltro già sancito nel trattato e nel progetto di Costituzione;

24. reitera la sua volontà politica in ordine alle regole del GATS sui servizi culturali, con specifico riferimento al settore audiovisivo, che non debbono compromettere la diversità e l'autonomia culturale delle parti contraenti dell'OMC;

25. chiede alla Commissione di elencare le offerte fatte nel settore ricreativo, dell'istruzione e audiovisivo e le eventuali conseguenze in tale settore;

26. ribadisce la sua priorità politica di contribuire alla predisposizione di uno strumento giuridico vincolante sulla diversità culturale necessario per consolidare i diritti culturali, impegnare le parti alla cooperazione internazionale e dar vita ad un foro per discutere politiche culturali, nell'intento di operare una verifica a livello mondiale della situazione della diversità culturale, come proposto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sulla cooperazione culturale nell'Unione europea;

27. chiede alla Commissione di informare con regolarità ed esaustività il Parlamento europeo sulle sue attività in seno alle organizzazioni internazionali;

28. è del parere che sia essenziale riconoscere la diversità culturale nel diritto internazionale negoziando e approvando in un prossimo futuro una convenzione sulla diversità culturale nel quadro dell'UNESCO;

29. è del parere che la convenzione sulla diversità culturale, convenuta alla Conferenza generale dell'UNESCO, rappresenti un mezzo per portare alla ribalta le politiche culturali e garantire su scala globale la protezione e la promozione della diversità dei contenuti culturali e delle espressioni artistiche, che appare particolarmente minacciata dalla globalizzazione;

30. accoglie con favore la posizione della Commissione per un approccio comune sulle questione importanti riguardo a una convenzione sulla diversità culturale quale sviluppo significativo di azioni positive da parte degli Stati membri e delle loro regioni, e in aggiunta alla Comunità come sancito all'articolo 151, paragrafo 3 del trattato CE;

31. concorda con la Commissione sul fatto che una norma giuridica cogente sulla diversità culturale sia necessaria per consolidare i diritti culturali, favorire lo sviluppo delle politiche pubbliche culturali di ciascuno Stato, impegnare le parti alla cooperazione internazionale, creare un foro per discutere delle politiche culturali e istituire un sistema di monitoraggio globale sullo stato della diversità culturale a livello mondiale, come viene proposto dal Parlamento europeo nella summenzionata risoluzione del 5 settembre 2001,

32. specifica che gli obiettivi principali della convenzione dovrebbero consistere nel riconoscimento della peculiarità dei beni e dei servizi culturali, nel sancire nel diritto internazionale la legittimità di ciascuno Stato o gruppo di Stati nel definire liberamente le loro politiche culturali, e nel rafforzamento delle politiche di cooperazione internazionale e di solidarietà nel settore culturale;

33. chiede che la convenzione preveda l'adozione di provvedimenti tesi a garantire ai creatori e alle industrie culturali un effettivo accesso ai mezzi di produzione, distribuzione e diffusione delle loro opere;

34. chiede che la convenzione definisca procedure in materia di assistenza tecnica e finanziaria nei paesi in via di sviluppo e nei paesi meno avanzati onde potenziare le loro capacità di preservare e promuovere la loro creazione culturale;

35. considera detta convenzione un mezzo attivo di costruzione del consenso sulla necessità di preservare e promuovere la diversità culturale in tutto il mondo e di realizzare e monitorare gli impegni internazionali nella sfera culturale; ritiene che, allo scopo di garantirne l'efficienza, la creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie debba essere parte integrante della convenzione;

36. chiede alla Conferenza generale dell'UNESCO di insistere affinché gli Stati membri non prendano, in altre sedi internazionali o nel quadro di accordi bilaterali, impegni che potrebbero contraddire la protezione e la promozione della diversità culturale;

37. ritiene che disposizioni specifiche di questa convenzione dovrebbero consentire ai paesi meno favoriti di sviluppare le proprie industrie e politiche culturali, e invita in tale contesto la Commissione a rafforzare la solidarietà internazionale e ad incoraggiare e agevolare lo sviluppo di partenariati tra il settore pubblico e quello privato;

38. invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla salvaguardia e alla promozione della diversità culturale e linguistica nei paesi candidati;

39. invita la Conferenza generale a far sì che la convenzione riguardi tutte le forme dell'espressione culturale: la creazione, la produzione, la commercializzazione, l'esposizione e la rappresentazione di contenuti culturali, compresi i mezzi audiovisivi, sotto forma di prodotti culturali, ossia merci e servizi;

40. invita la Conferenza generale a garantire la trasparenza delle politiche culturali, il diritto alla libertà di informazione, alla libertà di espressione, alla proprietà intellettuale, la tutela dei diritti fondamentali e dei diritti c ulturali nonché il principio democratico;

41. invita la Conferenza generale dell'UNESCO a predisporre procedure, politiche e programmi atti a consentire l'accesso alla cultura e lo sviluppo di politiche culturali per offrire la possibilità ai paesi, specie a quelli in via di sviluppo, di produrre e commercializzare i propri beni e servizi culturali;

42. chiede che la convenzione impegni le parti a riconoscere i reciproci obblighi;

43. reputa essenziale che la convenzione si doti di un comitato di verifica atto ad esprimere raccomandazioni e pareri sull'attuazione delle disposizioni della convenzione nonché di un meccanismo di risoluzione delle controversie;

44. chiede pertanto all'Unione europea di presentarsi unita nella sua condotta ai prossimi negoziati nel quadro dell'UNESCO, e a questo scopo chiede alla Presidenza e alla Commissione di operare in stretta connessione in ordine alla ricerca di posizioni comuni dell'UE; chiede inoltre agli Stati membri di conferire alla Commissione, ai sensi delle disposizioni del trattato CE, con la partecipazione del Parlamento europeo e dei gruppi rilevanti della società civile, un mandato chiaramente formulato che la autorizzi, in cooperazione con il Parlamento europeo, a negoziare nel quadro UNESCO sui problemi relativi a una convenzione concernente la diversità culturale e a condurre detti negoziati, in accordo con le disposizioni del trattato CE, a nome dell'UE e dei suoi Stati membri;

45. invita la Commissione a presentare una nuova comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo che definisca la sua posizione sull'oggetto, gli obiettivi e le modalità di funzionamento della convenzione per la diversità culturale, proponendo un'articolazione di quest'ultima con gli altri strumenti internazionali;

46. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede di inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle minoranze;

47. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al Comitato delle regioni, al Comitato economico e sociale, al Consiglio d'Europa e all'UNESCO.


MOTIVAZIONE

È difficile e anche rischioso definire la diversità culturale, un concetto altrettanto complesso del concetto stesso di cultura. Sia il Consiglio d'Europa che l'UNESCO hanno compiuto lodevoli sforzi per conseguire definizioni dinamiche comuni. Nondimeno bisogna riconoscere che le culture sono costantemente soggette a cambiamenti ed evoluzioni e che questo dinamismo rappresenta un impulso per il progresso umano. Sarà tuttavia necessaria una definizione formale di politica culturale, beni e servizi culturali e, non da ultimo, di diversità culturale, soprattutto nel contesto di accordi in seno ad organizzazioni internazionali come l'OMC o per un eventuale, futuro strumento internazionale della diversità culturale.

In considerazione del processo globalizzante di modernizzazione e di economizzazione e delle conseguenti tendenze alla liberalizzazione, risulta ancor più importante un'interazione dei gruppi di interesse locali, regionali e nazionali. L'obiettivo di questa relazione è pertanto quello di segnalare strumenti e azioni capaci di garantire, rafforzare e promuovere la diversità culturale, repertoriare le organizzazioni internazionali e il rispettivo potenziale di rischio, sollecitare un nuovo strumento giuridico innovativo che sia nel contempo vincolante e applicare le basi giuridiche già esistenti.

Nel corso degli anni varie organizzazioni, reti e coalizioni internazionali hanno affrontato il tema della diversità culturale, per cui è fondamentale che il Parlamento europeo ribadisca ancora una volta l'importanza della diversità culturale, la necessità di rispettare e promuovere la diversità nazionale e regionale e di dare rilievo al patrimonio culturale comune, come propugna lo ius cogens dell'UE.

La conservazione del patrimonio culturale, in quanto patrimonio comune dell'umanità, è un'esigenza della nostra società civile e il mantenimento e la promozione della diversità culturale sono garanzia di pace, sicurezza, stabilità e sviluppo. Per questo motivo la diversità culturale e la cultura dovrebbero essere al centro del progetto di integrazione europeo, per cui un approccio orizzontale in tutte le politiche dell'Unione europea(20) costituisce un requisito fondamentale. Benché si siano consolidate solo dopo il trattato di Maastricht del 1992, oggi le realizzazioni culturali sono altrettanto, se non più, eloquenti dei risultati di altre politiche sull'origine e la natura fondamentale delle società democratiche europee. È opinione del relatore che la specificità di norme e valori condivisi da europei e non europei in campo culturale giustifichi un trattamento specifico su scala mondiale.

La diversità di lingue e ambienti culturali è di fatto condivisa dagli Stati membri attuali e futuri dell'Unione europea. Questa diversità culturale, che può essere considerata come uno dei beni più preziosi dell'UE, viene riconosciuta e rispettata e dovrebbe essere maggiormente promossa a livello regionale, nazionale ed internazionale. Nondimeno, la conservazione della diversità e dei valori culturali viene spesso avvertita da terzi come un ostacolo insidioso, in particolare per il libero commercio. Nel passare da un atteggiamento puramente difensivo ad un approccio più dinamico e combattivo, è necessario porre in evidenza argomenti che convincano gli scettici che la diversità culturale è un valore che vale la pena proteggere.

Nel dibattito interno all'UE è prevalso un consenso relativo in merito alla salvaguardia della diversità culturale, benché ultimamente la Commissione abbia incontrato alcune difficoltà a mantenere coesa la sua azione e quando si è trattato di preservare o promuovere la diversità culturale, per un po' di tempo non è esistito alcun reale consenso. L'applicazione di questo concetto teorico ha contraddistinto principalmente i negoziati commerciali multilaterali in seno all'OMC, benché discussioni e negoziati siano stati dedicati in parte a questo argomento anche nell'ambito della Convenzione europea. Alla fine, il risultato complessivo di queste discussioni, sotto forma di un progetto di costituzione europea, è stato ampiamente interpretato in maniera positiva: i principi generali sono stati confermati e talvolta rafforzati; il voto a maggioranza in un'Unione presto composta da 25 Stati membri è stato adottato per le decisioni interne che il Consiglio prende su questioni culturali; l'unanimità è stata mantenuta per tutte le decisioni orientate verso l'esterno, come nel caso di accordi nel settore del commercio dei servizi culturali e audiovisivi. Il relatore nutre la ferma convinzione che questo schema vada confermato dalla prossima Conferenz a intergovernativa. Si tratta infatti del consolidamento del principio consensuale, in base al quale ciascuno Stato membro avrebbe la flessibilità giuridica di prendere le misure necessarie nei campi della politica culturale, audiovisiva e dell'istruzione, al fine di preservare e promuovere la diversità culturale.

A lungo termine, l'obiettivo è di fare in modo che i responsabili europei e non europei si mettano d'accordo sul principio fondamentale, enunciato nella Dichiarazione universale dell'UNESCO sulla diversità culturale, che i beni e i servizi culturali “non devono essere trattati come semplici prodotti o merci di consumo(21). Da quando l'Unione ha avanzato ed adottato questo principio nei negoziati dell'OMC (sfociati nell'”eccezione culturale”), questa politica ha incontrato la feroce opposizione dei sostenitori incondizionati del libero scambio.

È della massima importanza che quest'Unione in espansione consolidi la sua fragile politica interna nel campo della cultura e dell'istruzione prima di prendere nuove iniziative in ambito OMC/GATT o GATS per aprire il proprio mercato. In particolare, gli Stati membri in fase di adesione dovrebbero accettare i principi fondamentali della politica UE in questi settori.

In passato il Parlamento europeo ha sottolineato in numerose occasioni (sebbene con diverse formulazioni, segnatamente nel settore audiovisivo(22), nell'editoria(23), nella cooperazione culturale(24), nell'ampliamento e nel ruolo delle lingue regionali e minoritarie(25), e nell'industria culturale(26)) il suo attaccamento al carattere distintivo dell'Europa, ovvero la unità nella diversità, che non è altro che la coesistenza e l'interazione continua di un'ampia varietà di lingue, tradizioni, stili di vita, tendenze, movimenti ed espressioni artistici e culturali. Questa ricchezza europea merita di essere sviluppata e potrebbe servire da esempio per altre nazioni che vogliano preservare il proprio retaggio culturale e promuovere la diversità nell'ottica – e non con la priorità – del libero commercio.

Il relatore nutre la ferma convinzione che la liberalizzazione del commercio multilaterale perseguita in ambito OMC metta i paesi in via di sviluppo in una situazione delicata rispetto ai “paesi ricchi”: è difficile resistere alle pressioni, anche minime, volte a far aprire i mercati. I vantaggi in termini di sviluppo sostenibile sono ben lungi dall'essere scontati. Secondo gli esperti, accade di frequente che con il pretesto dello sviluppo economico ai paesi in via di sviluppo venga chiesto di aderire ad accordi che potrebbero mettere seriamente a repentaglio il loro sviluppo culturale(27).

Come già è stato detto, la cosiddetta eccezione culturale non è eterna, perché limitata nel tempo (5 anni, rinnovabili). Il concetto di diversità culturale, che nel frattempo l'ha gradatamente sostituita, trarrebbe giovamento dall'essere integrata in un approccio giuridico in un contesto più favorevole. Pertanto, è estremamente provvidenziale l'iniziativa presa da Canada, Francia, Germania, Grecia, Messico, Monaco, Marocco e Senegal, sostenuta dal gruppo francofono dell'UNESCO, di iscrivere all'ordine del giorno della prossima Conferenza generale dell'UNESCO la questione di uno studio preliminare sugli aspetti tecnici e giuridici relativi all'opportunità di uno strumento giuridico internazionale sulla diversità culturale. In effetti, il Consiglio esecutivo dell'UNESCO ha raccomandato che la Conferenza generale decida di continuare la propria azione volta ad elaborare un nuovo strumento internazionale e a determinarne la natura, il che è estremamente importante a causa della spaccatura esistente fra gli Stati membri dell'UNESCO sulla questione del nesso esistente fra la futura Convenzione internazionale e gli altri accordi internazionali, quali quelli conclusi nel quadro dell'OMC. Non solo è necessario approvare uno strumento, ma i negoziati devono anche essere brevi in vista della conclusione del Doha-Round nel 2005 e della serie ininterrotta di negoziati sulla liberalizzazione. La Convenzione assumerebbe funzioni importanti come strumento di sensibilizzazione ed eventuale contrappeso all'OMC.

Il relatore ritiene che l'Unione non dovrebbero mettere in dubbio, modificare o eludere i propri obblighi nei confronti dell'OMC. Al contrario, l'Unione dovrebbe assolvere in buona fede gli obblighi che ha liberamente contratto. Tuttavia, l'Unione può avvalersi dell'architettura flessibile di questi accordi per garantire che gli impegni della Comunità siano perfettamente in linea con gli obiettivi della politica comunitaria, così come è libera di scegliere le modalità per difendere i proprio obiettivi primari – fra cui quello della diversità culturale – nel diritto internazionale.

La scelta di uno strumento migliore per preservare e promuovere la diversità culturale è del tutto ovvia per l'Unione europea e i suoi Stati membri. Rappresenta anche una scelta fatta da sempre più paesi preoccupati per l'integrazione di strategie globali di sviluppo sostenibile. È necessario passare da una mera dichiarazione a una convenzione giuridicamente vincolante, dalla formazione di capacità orientate all'azione, tramite l'Alleanza globale per la diversità culturale, all'azione normativa mediante il processo intergovernativo. Questo strumento dovrà perseguire l'obiettivo globale di promuovere la diversità culturale, contribuire al dialogo culturale e rafforzare il rispetto e la comprensione reciproci.

La legittimità che l'Unesco ha acquisito in questo contesto è una condizione preliminare indispensabile per il successo, ma non certo una garanzia, dal momento che le decisioni sono prese consensualmente da circa 190 Stati. È una felice coincidenza che la Dichiarazione universale sulla diversità culturale dell'UNESCO e la Dichiarazione sulla diversità culturale del Consiglio d'Europa, che rappresentano indubbiamente i testi di base per una convenzione in materia, trascendano i meri aspetti commerciali dei servizi culturali, dell'istruzione e dei beni culturali, inglobando obiettivi specifici quali lo sviluppo di industrie culturali e locali vitali e il miglioramento della distribuzione di opere culturali a livello mondiale.

L'Unione e il Parlamento europeo hanno, pertanto, tutto l'interesse a prendere sul serio la questione e a garantire la coerenza fra le politiche interne ed esterne dell'UE e gli accordi multilaterali. Recentemente, la Commissione ha ribadito l'attaccamento dell'Unione a soluzioni multilaterali come parte integrante della sua politica estera(28). In un contesto di incertezza globale e di minacce alla coesistenza pacifica e alla comprensione reciproca fra i popoli e le culture, l'approccio multilaterale è da preferirsi a quello unilaterale. Infatti, come affermano i ministri per la cultura, riuniti a Salonicco sotto la Presidenza greca: “l'Europa in quanto continente di cultura non può accettare che sia minacciata la sua omogeneità culturale, né il contrasto delle civiltà. La risposta europea a tutto ciò è di insistere sulla salvaguardia e sulla promozione della diversità culturale”. I ministri della cultura hanno anche sottolineato la necessità di una base giuridica adeguata. Il relatore accoglie con favore la conseguente comunicazione della Commissione(29) in cui si afferma l'intenzione “che l'UE svolga un ruolo attivo nella futura Conferenza generale dell'UNESCO, per quanto riguarda in particolare le discussioni preliminari riguardanti l'elaborazione di uno strumento normativo internazionale sulla diversità culturale” e la volontà di coinvolgere la società civile in questo processo.


3 ottobre 2003

PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA

destinato alla commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport

sul mantenimento della diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa

(2002/2269(INI))

Relatrice per parere: Nelly Maes


PROCEDURA

Nella riunione del 21 gennaio 2003 la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa ha nominato relatrice per parere Nelly Maes.

Nelle riunioni del 16 giugno 2003 e 1° ottobre 2003 ha esaminato il progetto di parere.

In quest'ultima riunione ha approvato le conclusioni in appresso con 26 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astensione.

Erano presenti al momento della votazione Elmar Brok (presidente), Baroness Nicholson of Winterbourne (vicepresidente), Geoffrey Van Orden (vicepresidente), Christos Zacharakis (vicepresidente), Nelly Maes (relatrice per parere), Ole Andreasen, Per-Arne Arvidsson, Alexandros Baltas, Bastiaan Belder, André Brie, Paul Coûteaux, John Walls Cushnahan, Véronique De Keyser, Per Gahrton, Alfred Gomolka, Willi Görlach (in sostituzione di Glyn Ford), Vasco Graça Moura (in sostituzione di Michael Gahler), Ulpu Iivari (in sostituzione di Jacques F. Poos), Efstratios Korakas, Catherine Lalumière, Hugues Martin, Emilio Menéndez del Valle, Cristiana Muscardini, Pasqualina Napoletano, Arie M. Oostlander, Reino Paasilinna (in sostituzione di Jannis Sakellariou), Hans-Gert Poettering (in sostituzione di David Sumberg), Luís Queiró, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Amalia Sartori, Ioannis Souladakis, Ursula Stenzel, The Earl of Stockton (in sostituzione di Charles Tannock), Demetrio Volcic, Karl von Wogau, José Ribeiro e Castro (in sostituzione di Jean-Charles Marchiani, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento).

CONCLUSIONI

La commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa invita la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti elementi:

1. ribadisce l'importanza dei valori culturali per tutti i cittadini e riafferma che l'attività culturale crea sviluppo, senso di appartenenza e integrazione nella vita sociale; ribadisce il valore della cultura per tutti i cittadini, sia all'interno dell'UE che nelle relazioni politiche ed economiche dell'UE con altri paesi; ricorda che tale dimensione è alla base dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e in tale contesto si compiace della rinnovata partecipazione degli Stati Uniti d'America in seno all'UNESCO;

2. chiede che la politica estera dell'UE sia ispirata al rispetto della diversità culturale che costituisce parte integrante dei suoi valori fondamentali e della sua identità, diversità culturale che l'Unione ha stabilito in tutta chiarezza quale criterio per l'adesione, e invita l'Unione ad adoperarsi per promuoverla sistematicamente nella sua politica in seno alle organizzazioni internazionali; ricorda che il rispetto della diversità culturale costituisce un elemento essenziale della strategia di prevenzione dei conflitti;

3. ricorda che una strategia di cooperazione e sviluppo dell'UE, sia in seno alle proprie istituzioni che nel quadro delle organizzazioni internazionali, in particolare delle Nazioni Unite, è impensabile senza il rispetto e la promozione della diversità culturale quale parte integrante dell'identità delle entità politiche e delle comunità coinvolte; ricorda che la volontà di operare per lo sviluppo sostenibile è legata all'esigenza di creare una comunità sostenibile che tenga conto dei bisogni delle popolazioni autoctone;

4. raccomanda che i beni culturali siano oggetto di un trattamento rispettoso dei valori e delle identità che essi rappresentano, dal momento che la diversità che caratterizza la cultura europea è qualcosa che suscita interesse e fornisce pertanto ai produttori culturali in Europa la base per affermarsi a livello internazionale una volta aperti i confini a maggiori scambi culturali; ribadisce che i beni culturali richiedono un trattamento speciale consono al rispetto dei valori e delle identità di cui sono portatori; chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di dar prova della massima determinazione al rig uardo nell'ambito dei negoziati in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare al fine di salvaguardare le specificità culturali;

5. insiste affinché la diversità linguistica a livello degli Stati e delle nazioni sia pienamente riconosciuta quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale e chiede, in tale prospettiva, che siano sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di lingue straniere, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;

6. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, nel quadro di un'Europa ampliata; sottolinea nuovamente la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli e ciò, a maggior ragione, nel quadro di un mondo multipolare composto di insiemi regionali;

7. è convinto della validità delle azioni a livello locale e regionale, quale integrazione delle forme di cooperazione tradizionali, ai fini di un maggiore coinvolgimento e di un'applicazione estensiva del principio di sussidiarietà; incoraggia pertanto lo sviluppo di progetti transfrontalieri ed interregionali nel quadro della diversità culturale;

8. è convinto, dato il pericolo della scomparsa di numerose lingue e culture, che occorra considerare senza indugio la possibilità di elaborare e realizzare uno strumento giuridico che garantisca il rispetto della diversità culturale sulla scena internazionale, sia a livello individuale che collettivo; chiede alla Commissione di adottare un'iniziativa in tale senso;

9. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede di inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle popolazioni minoritarie.

[addsig]



7 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

<DIV id=RTEmultiCSSID style="POSITION:Relative; FONT-FAMILY:Arial"><P><B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">15 dicembre 2003, </SPAN></B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">FINALE<SPAN class=GramE>,</SPAN> <B>A5-0477/2003</B> </SPAN></P><DIV class=Section1><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><H2><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">RELAZIONE<BR>sul mantenimento e sulla <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa(2002/2269(INI))</SPAN></H2><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo <SPAN class=GramE>sport</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Relatrice: <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=SpellE><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">PR_INI</SPAN></SPAN></P></DIV></DIV><P class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: right" align=right>312.571</P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>INDICE</H2><H4>PAGINA REGOLAMENTARE</H4><H4>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H4><H4>MOTIVAZIONE</H4><H4><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H4><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PAGINA REGOLAMENTARE</H2><P>Nella seduta del 16 gennaio 2003 il Presidente del Parlamento ha comunicato che la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>era</SPAN> stata autorizzata a elaborare una relazione di iniziativa, a norma dell'articolo 163 del regolamento, sul tema "Mantenimento e promozione della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa", e che la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa era stata consultata per parere.</P><P>Nella riunione del 28 novembre 2002, la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>aveva</SPAN> nominato relatrice <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 20 maggio, 11 settembre, 4 novembre, 25 <SPAN class=GramE>novembre</SPAN> e 2 dicembre 2003 la commissione ha esaminato il progetto di relazione.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato la proposta di risoluzione con 20 voti favorevoli, 1 contrario e 2 astensioni.</P><P>Erano presenti al momento della votazione: <SPAN class=SpellE>Michel</SPAN> <SPAN class=SpellE>Rocard</SPAN> (presidente); Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> e Mario Mauro (vicepresidenti); <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN> (relatrice); <SPAN class=SpellE>Konstantinos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alyssandrakis</SPAN> (in sostituzione <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alavanos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Pedro</SPAN> <SPAN class=SpellE>Aparicio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Bayona</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Perogordo</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ojeda</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sanz</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Raina</SPAN> A. <SPAN class=SpellE>Mercedes</SPAN> <SPAN class=SpellE>Echerer</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Säid</SPAN> <SPAN class=SpellE>El</SPAN> <SPAN class=SpellE>Khadraoui</SPAN> (in sostituzione di Giorgio <SPAN class=SpellE>Ruffolo</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Janelly</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fourtou</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Marielle</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Sarnez</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Geneviève</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fraisse</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Jean-Claude</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fruteau</SPAN> (in sostituzione di Barbara <SPAN class=SpellE>O'Toole</SPAN>, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento), <SPAN class=SpellE>Jas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gawronski</SPAN> (in sostituzione di Domenico <SPAN class=SpellE>Mennitti</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Lissy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gröner</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Maria</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martens</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Pietro-Paolo</SPAN> <SPAN class=SpellE>Mennea</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Gérard</SPAN> Onesta (in sostituzione di Daniel <SPAN class=SpellE>Marc</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cohn-Bendit</SPAN>), Doris Pack, <SPAN class=SpellE>Roy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Perry</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Feleknas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Uca</SPAN>, Gianni <SPAN class=SpellE>Vattimo</SPAN> e <SPAN class=SpellE>Eurig</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wyn</SPAN>.</P><P>Il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa è allegato.</P><P>La relazione è stata depositata il 15 dicembre 2003. </P><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H2><H2><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</H2><P style="MARGIN-TOP: 24pt"><SPAN class=GramE><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">(2002</SPAN></B></SPAN><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">/2269(INI))</SPAN></B></P><P><I>Il Parlamento europeo</I>,</P><P>– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Verso uno strumento internazionale sulla diversità culturale"<SUP>(1)</SUP> (COM(2003) 520)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione legislativa del 3 febbraio 2000 sul progetto comune, approvato dal Comitato di conciliazione, di decisione del PE e del Consiglio sul programma Cultura 2000<SUP>(2)</SUP><SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 6 settembre 2000 sulla comunicazione della Commissione "Principi e orientamenti per la politica audiovisiva della Comunità nell'era digitale"(3)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 1° febbraio 2001 sulle nuove frontiere del libro: editoria elettronica e stampa <SPAN class=GramE>su</SPAN> richiesta(4),</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 15 maggio 2001 sull'<SPAN class=SpellE>e-learning</SPAN>(5)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 5 settembre 2001 sulla cooperazione culturale nell'Unione europea(6) e in particolare il suo paragrafo 10 <SPAN class=GramE>recante la</SPAN> richiesta che venga presentato un progetto di decisione che istituisca un "Osservatorio culturale europeo", nell'intento di promuovere lo scambio di informazioni e il coordinamento tra le politiche culturali degli Stati membri e la politica culturale della Comunità,</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 13 novembre 2001 su una migliore diffusione dei film europei nel mercato interno e nei paesi candidati(7)<SPAN class=GramE>,</SPAN>– vista la sua risoluzione del 28 febbraio 2002 sull'attuazione del programma "Cultura 2000"(8) e il futuro programma "Cultura" dopo il 2006,<BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 12 marzo 2003 sull'Accordo generale sul commercio e i servizi (GATS), nell'ambito dell'OMC, inclusa la diversità culturale(9) e in particolare i suoi paragrafi da 12 a 14<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>– vista la sua risoluzione del 4 settem
bre 2003 sulla "Televisione senza frontiere"(10), </SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle raccomandazioni alla Commissione sulle lingue europee regionali e meno diffuse – le lingue delle minoranze nell'UE – in considerazione dell'allargamento e della pluralità culturale(11)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle industrie culturali(12)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– visti l'articolo 149, paragrafo 1 del trattato CE e l'articolo 151 del trattato CE, specie il paragrafo 3, che auspica una più stretta cooperazione con i paesi terzi e il Consiglio d'Europa, e il paragrafo 4, che introduce l'obbligo di tener conto degli aspetti culturali nelle altre politiche comunitarie<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il preambolo e l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'articolo 3, paragrafo 3, comma 4 del progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, in cui si afferma che l'Unione rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo; l'articolo II-22, in cui si afferma che l'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica; l'articolo III-181, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle diversità nazionali e regionali evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune, e il paragrafo 4, in cui si ribadisce che l'Unione tiene conto degli aspetti culturali nell'azione che svolge a norma di altre disposizioni della Costituzione, in particolare ai fini di rispettare e promuovere la diversità delle culture; l'articolo III-182, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione rispetta pienamente la diversità culturale e linguistica dei sistemi di istruzione degli Stati membri; l'articolo III-217, paragrafo 4, in cui si ribadisce la regola dell'unanimità in seno al Consiglio quando si negoziano e si concludono accordi nel settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi, qualora questi rischino di arrecare pregiudizio alla diversità culturale e linguistica dell'Unione;</P><P>– vista anche l'introduzione della votazione a maggioranza qualificata secondo le disposizioni del progetto di Costituzione al fine di sostenere le politiche interne nel settore culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 26 ottobre 1999 nell'ambito di un nuovo round commerciale dell'OMC<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione di Cannes(13) nella quale i Ministri della cultura dell'UE, alla presenza del presidente della commissione competente del Parlamento europeo e dei rappresentanti della Commissione responsabili per la cultura, insistono sulla necessità di mantenere la regola dell'unanimità per le decisioni attinenti ai servizi culturali e audiovisivi negli accordi commerciali<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni della riunione informale dei ministri della cultura tenutasi a Salonicco il 25 maggio 2003 sul tema della diversità culturale e dello strumento internazionale sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'accordo di Firenze del 1950 quale strumento internazionale volto a promuovere la libera circolazione <SPAN class=GramE>di </SPAN>oggetti a carattere istruttivo, scientifico, culturale(14),</P><P>– vista l'adozione della Dichiarazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla diversità culturale, del 7 dicembre 2000(15)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista l'adozione, da parte della Conferenza generale durante la 31a sessione del 2 novembre 2001(16), della Dichiarazione universale e del Piano d'azione dell'UNESCO sulla diversità culturale e visto l'appoggio dato dall'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti i dibattiti e i risultati della Tavola rotonda <SPAN class=GramE>di </SPAN>alto livello dell'UNESCO "Diversità culturale e <SPAN class=SpellE>biodiversità</SPAN> per uno sviluppo sostenibile" (Vertice di Johannesburg per uno sviluppo sostenibile, Johannesburg, 3 settembre 2002);</P><P><SPAN class=GramE>– vista la dichiarazione di Bressanone sulla diversità culturale e il GATS, approvata il 18 ottobre 2002 dall'Assemblea delle regioni euro</SPAN>pee attraverso i ministri regionali europei per l'istruzione e la cultura(17), </P><P>– vista la decisione della Conferenza generale dell'UNESCO del 17 ottobre 2003 di avviare i lavori per l'elaborazione di un progetto di Convenzione sulla diversità culturale per la prossima sessione della Conferenza generale nel 2005<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la decisione presa al Vertice dell'Unione africana <SPAN class=GramE>di </SPAN>Addis Abeba, il 10 luglio 2003, in cui si ribadisce l'importanza della diversità culturale e si dà appoggio all'iniziativa dell'UNESCO,</P><P>– vista la dichiarazione della Conferenza ministeriale della francofonia, svoltasi a Rabat il 4-5 settembre 2003, sul Vertice mondiale sulla società dell'informazione di Ginevra<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione dei ministri della cultura dei paesi ACP riuniti a Dakar il 20 giugno 2003, nella fattispecie il loro impegno a discutere e sostenere l'avvio di negoziati per l'adozione di una convenzione per la diversità culturale <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO,</P><P>– vista l'adozione, da parte della Commissione europea il 24 luglio 2003, del piano d'azione per l'apprendimento delle lingue e il pluralismo linguistico<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il fruttuoso impegno dimostrato nel campo della diversità culturale dalla società civile e da organismi quali l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN>", </I>l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Policy</SPAN>", l'"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> <SPAN class=SpellE>Organisation</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Francophony</SPAN>" e <SPAN class=GramE>l' </SPAN>"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> Liaison <SPAN class=SpellE>Committee</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Coalitions</SPAN> <SPAN class=SpellE>for</SPAN> Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN></I>",</P><P>– visto l'articolo 163 del suo regolamento<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti la relazione della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport e il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa (<A href="http://www2.europarl.eu.int/omk/sipade2?L=IT&OBJID=40464&LEVEL=3&MODE=SIP&NAV=X&LSTDOC=N" file="">A5-0477/2003</A>)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>A. considerando che la <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e la promozione della diversità culturale sono principi basilari del modello europeo(18),</P><P>B. considerando che i paesi candidati porteranno un <SPAN class=GramE>ulteriore</SPAN> contributo in termini di diversità culturale e linguistica che arricchirà l'Unione,</P><P>C. considerando che la diversità culturale può essere salvaguardata soltanto se ogni singola persona ha accesso alla propria cultura e può anche parteciparvi<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>D.</SPAN> considerando che la diversità culturale è un concetto di sviluppo culturale e un principio basilare dello sviluppo sostenibile che implica scambio e dialogo culturali,</P><P>E. considerando che in alcuni Stati membri dell'Unione europea l'identità culturale non è uniforme, e non coincide necessariamente con le frontiere di questi Stati<SPAN class=GramE>,</
SPAN></P><P><SPAN class=SpellE>F.</SPAN> considerando che il dialogo culturale favorisce la comprensione reciproca tra i popoli nell'interesse della pace e che il dialogo interculturale è atto a contrastare efficacemente il razzismo e la xenofobia<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>G.</SPAN> considerando che l'eccessiva concentrazione dei mezzi di comunicazione comporta un rischio per il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>H.</SPAN> considerando che l'Unione europea tiene alle soluzioni multilaterali in quanto elemento fondamentale della politica estera<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>I.</SPAN> considerando che gli obblighi derivanti da accordi raggiunti in seno ad organismi multilaterali integrano le intese raggiunte nel quadro dell'OMC,</P><P>J. compiacendosi per l'approvazione da parte della Conferenza generale dell'UNESCO di un mandato che consente il varo di una convenzione sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>K.</SPAN> considerando che anche in futuro ogni Stato membro e la CE devono avere la possibilità, sotto il profilo giuridico, di adottare tutti i provvedimenti necessari nei settori culturale e audiovisivo onde preservare e promuovere il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>L.</SPAN> considerando che l'apertura di negoziati sulla liberalizzazione dei servizi audiovisivi e culturali in base alle norme del GATS avvia una progressiva liberalizzazione atta a sottoporre a <SPAN class=GramE>revisione</SPAN> e, in ultima analisi, smantellare gli strumenti regionali, nazionali ed europei di promozione del settore audiovisivo locale,</P><P>1. ritiene che, in un processo <SPAN class=GramE>di </SPAN>ammodernamento tecnico-economico <SPAN class=SpellE>globalizzato</SPAN> e in una situazione di continue spinte verso una liberalizzazione su scala mondiale, la cultura sia una dimensione fondamentale dello sviluppo umano;</P><P>2. è del parere che la diversità culturale implichi il riconoscimento, la promozione e lo sviluppo delle culture locali, delle industrie culturali, delle politiche culturali pubbliche e l'apertura verso altre culture e la protezione delle istituzioni e delle realizzazioni autoctone e nazionali, compresa la ricca varietà di lingue, di conoscenze autoctone, di tradizioni, di modi di vita, <SPAN class=GramE>di </SPAN>espressioni artistiche e di cultura, il pluralismo dei mezzi di informazione e la diversità dei sistemi di istruzione;</P><P>3. ricorda che, a <SPAN class=SpellE><SPAN class=GramE>tutt'</SPAN></SPAN><SPAN class=GramE>oggi</SPAN>, il principio della diversità culturale non è riconosciuto quale diritto fondamentale dal diritto internazionale;</P><P>4. è del parere che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione potenzialmente rappresentano, attraverso la loro intrinseca flessibilità, un'opportunità di promuovere le diversità culturali, e milita a favore di un libero accesso a queste tecnologie per tutti i paesi; <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> tuttavia che l'allargarsi della forbice digitale sta esacerbando le disparità tra i paesi del Nord e quelli del Sud;</P><P>5. è del parere che il diritto degli Stati membri, delle regioni e delle entità <SPAN class=SpellE>substatali</SPAN>, là dove esistono, di definire, realizzare e adattare politiche culturali è una delle garanzie fondamentali per il rispetto e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale;</P><P>6. chiede alla Conferenza intergovernativa di consolidare i vari riferimenti alla diversità culturale e al pluralismo culturale nel progetto di Costituzione approvando i progetti di disposizioni proposti dalla Convenzione, particolarmente la regola dell'unanimità in seno al Consiglio prevista all'articolo III-217, paragrafo 4, all'atto di negoziare e <SPAN class=GramE>concludere</SPAN> accordi nel settore del commercio esterno in servizi culturali e audiovisivi;</P><P>7. chiede alla Commissione di impegnarsi attivamente nel facilitare, promuovere ed estendere geograficamente gli scambi nei settori dei servizi culturali, audiovisivi e <SPAN class=GramE>di </SPAN>istruzione all'interno dell'Europa e negli altri paesi terzi allo scopo di allargare la base per un consenso internazionale in queste materie particolarmente nel quadro dei programmi Cultura 2000, Gioventù e <SPAN class=SpellE>Socrates</SPAN> dopo il 2006 e rispetto a tutti i programmi futuri;</P><P>8. invita la Commissione ad impegnarsi attivamente per la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale nell'ambito delle politiche di sviluppo e cooperazione della CE mediante la valorizzazione e il significativo miglioramento delle azioni e dei programmi di cooperazione culturale con i paesi terzi, in particolare al fine di sviluppare la capacita di espressione culturale dei paesi in via di sviluppo;</P><P>9. invita la Commissione a favorire il dialogo culturale con i Ministri della cultura e dell'istruzione nazionali, federali e regionali, associandovi la società civile e i pubblici dipendenti;</P><P>10. chiede alla Commissione di presentare una comunicazione, basata sull'articolo 151, paragrafo 4 del trattato CE, quanto al modo di incorporare la cultura come principio trasversalmente applicabile a tutte le politiche nell'Unione europea, valutando <SPAN class=GramE>nel contempo tutte</SPAN> le possibili conseguenze per la cultura delle decisioni adottate in altri ambiti della politica;</P><P>11. invita la Commissione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi affinché il processo di crescente concentrazione nel settore dei mezzi di comunicazione di massa non si concretizzi in situazioni di oligopolio atte a minacciare il pluralismo, la diversità culturale e la libertà di scelta dei consumatori;</P><P>12. invita la Commissione <SPAN class=GramE>a</SPAN> inserire pienamente il concetto di diversità culturale europea nella sua strategia di comunicazione, a dare informazioni sulla Giornata mondiale della diversità culturale, il 21 maggio, e a presentare proposte su come partecipare a tale evento;</P><P>13. invita la Commissione a migliorare le occasioni di mobilità degli artisti, delle creazioni e dei beni e servizi culturali;</P><P>14. ritiene che <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> summenzionata convenzione per la diversità culturale si debba tener conto della necessità di preservare la diversità linguistica quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale, e chiede, in tale prospettiva, che siano sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di conoscenze linguistiche, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>15. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli, e ciò a maggior ragione nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN>, composto di insiemi regionali;</P><P>16. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> che i servizi e i prodotti culturali e l'istruzione non sono mercanzie o beni di consumo come gli altri, e devono per questo essere oggetto di particolari condizioni, alla luce della loro duplice natura di beni economici e culturali, condizioni che devono essere ispirate all'idea che il mercato non può disciplinare tutto, e si deve in particolare garantire la diversità di opinione e il pluralismo;</P><P>17. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei servizi pubblici nel preservare la diversità culturale, e in particolare sottolinea che i servizi pubblici di radiodiffusione svolgono un ruolo imp
ortante nella tutela della diversità e dell'identità culturale, del dialogo democratico, del pluralismo <SPAN class=SpellE>mediatico</SPAN> e dell'accesso di tutti i cittadini a contenuti e conoscenze di qualità per una positiva partecipazione alla società dell'informazione;</P><P>18. invita l'Unione a <SPAN class=GramE>sottolineare</SPAN> inequivocabilmente in sede di OMC/GATS il carattere dei servizi e prodotti culturali quali beni culturali, escludendoli dalle liberalizzazioni commerciali;</P><P>19. invita l'Unione a promuovere attivamente, a livello internazionale, il riconoscimento del carattere e dello statuto particolari della cultura, e <SPAN class=GramE>a</SPAN> impegnarsi in colloqui multilaterali nell'ambito dei prossimi negoziati relativi a una convenzione sulla diversità culturale nell'ambito dell'UNESCO al fine di estendere l'ambito dei paesi che appoggiano tale azione;</P><P>20. invita l'Unione a considerare gli scambi di servizi e prodotti culturali in funzione dell'imperativo dello sviluppo sostenibile e dell'identità culturale quale valore comune;</P><P>21. chiede all'Unione europea, ai suoi Stati membri e ai paesi terzi di astenersi da azioni internazionali, come gli impegni alla liberalizzazione a titolo <SPAN class=GramE>di </SPAN>accordi bilaterali, commerciali o di investimento, suscettibili di compromettere gli obiettivi fondamentali in settori quali l'istruzione e la cultura o di erodere la capacità dei governi di dar sostegno a identità culturali e nazionali;</P><P>22. chiede al Consiglio di attuare pienamente e di mantenere il mandato conferito nel 1999 alla Commissione<SPAN class=GramE>;</SPAN>1(19)</P><P>23. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN>, in vista del duplice significato, economico e culturale, dei servizi culturali, audiovisivi ed educativi, che non si debbono aprire negoziati nel contesto del GATS sulla loro liberalizzazione, e sottolinea inoltre che la protezione degli strumenti di sostegno e di conseguenza della diversità culturale, non può essere ottenuta nel contesto dell'OMC e del GATS ma può essere soltanto promossa negoziando una convenzione nel quadro dell'UNESCO; insiste affinché l'Unione applichi strettamente il principio di unanimità nel commercio estero nei settori dei servizi culturali e audiovisivi con i paesi terzi, come peraltro già sancito nel trattato e nel progetto di Costituzione;</P><P>24. reitera la sua volontà politica <SPAN class=GramE>in ordine alle</SPAN> regole del GATS sui servizi culturali, con specifico riferimento al settore audiovisivo, che non debbono compromettere la diversità e l'autonomia culturale delle parti contraenti dell'OMC;</P><P>25. chiede alla Commissione di elencare le offerte fatte nel settore ricreativo, dell'istruzione e audiovisivo e le eventuali conseguenze in tale settore;</P><P>26. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> la sua priorità politica di contribuire alla predisposizione di uno strumento giuridico vincolante sulla diversità culturale necessario per consolidare i diritti culturali, impegnare le parti alla cooperazione internazionale e dar vita ad un foro per discutere politiche culturali, nell'intento di operare una verifica a livello mondiale della situazione della diversità culturale, come proposto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sulla cooperazione culturale nell'Unione europea;</P><P>27. chiede alla Commissione di informare con regolarità ed <SPAN class=SpellE>esaustività</SPAN> il Parlamento europeo sulle sue attività in seno alle organizzazioni internazionali;</P><P>28. è del parere che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> essenziale riconoscere la diversità culturale nel diritto internazionale negoziando e approvando in un prossimo futuro una convenzione sulla diversità culturale nel quadro dell'UNESCO;</P><P>29. è del parere che la convenzione sulla diversità culturale, convenuta alla Conferenza generale dell'UNESCO, rappresenti un mezzo per portare alla ribalta le politiche culturali e garantire su scala <SPAN class=GramE>globale</SPAN> la protezione e la promozione della diversità dei contenuti culturali e delle espressioni artistiche, che appare particolarmente minacciata dalla globalizzazione;</P><P>30. accoglie con favore la posizione della Commissione per un approccio comune sulle questione importanti riguardo <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione sulla diversità culturale quale sviluppo significativo di azioni positive da parte degli Stati membri e delle loro regioni, e in aggiunta alla Comunità come sancito all'articolo 151, paragrafo 3 del trattato CE;</P><P>31. concorda con la Commissione sul fatto che una norma giuridica cogente sulla diversità culturale sia necessaria per consolidare i diritti culturali, favorire lo sviluppo delle politiche pubbliche culturali di ciascuno Stato, impegnare le parti alla cooperazione internazionale, creare un foro per discutere delle politiche culturali e istituire un sistema di monitoraggio <SPAN class=GramE>globale</SPAN> sullo stato della diversità culturale a livello mondiale, come viene proposto dal Parlamento europeo nella summenzionata risoluzione del 5 settembre 2001,</P><P>32. specifica che gli obiettivi principali della convenzione dovrebbero consistere nel riconoscimento della peculiarità dei beni e dei servizi culturali, nel sancire nel diritto internazionale la legittimità di ciascuno Stato o gruppo di <SPAN class=GramE>Stati</SPAN> nel definire liberamente le loro politiche culturali, e nel rafforzamento delle politiche di cooperazione internazionale e di solidarietà nel settore culturale;</P><P>33. chiede che la convenzione preveda l'adozione di provvedimenti tesi a garantire ai creatori e alle industrie culturali un effettivo accesso ai mezzi di produzione, distribuzione e diffusione delle loro opere;</P><P>34. chiede che la convenzione definisca procedure in materia <SPAN class=GramE>di </SPAN>assistenza tecnica e finanziaria nei paesi in via di sviluppo e nei paesi meno avanzati onde potenziare le loro capacità di preservare e promuovere la loro creazione culturale;</P><P><SPAN class=GramE>35. considera detta convenzione un mezzo attivo di costruzione del consenso sulla necessità di preservare e promuovere la diversità culturale in tutto il mondo e di realizzare e monitorare gli impegni internazionali nella sfera culturale; ritiene che, allo scopo di garantirne l'efficienza, la creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie debba essere parte integrante della convenzione;</SPAN></P><P>36. chiede alla Conferenza generale dell'UNESCO di insistere affinché gli Stati membri non prendano, in altre sedi internazionali o <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> accordi bilaterali, impegni che potrebbero contraddire la protezione e la promozione della diversità culturale;</P><P>37. ritiene che disposizioni specifiche di questa convenzione dovrebbero consentire ai paesi meno favoriti <SPAN class=GramE>di</SPAN> sviluppare le proprie industrie e politiche culturali, e invita in tale contesto la Commissione a rafforzare la solidarietà internazionale e ad incoraggiare e agevolare lo sviluppo di <SPAN class=SpellE>partenariati</SPAN> tra il settore pubblico e quello privato;</P><P>38. invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e alla promozione della diversità culturale e linguistica nei paesi candidati;</P><P>39. invita la Conferenza generale a far sì che la convenzione riguardi tutte le forme dell'espressione culturale: la creazione, la produzione, la <SPAN class=GramE>commercializzazione</SPAN>, l'esposizione e la rappresentazione di contenuti culturali, compresi i mezzi audiovisivi, sotto forma di prodotti culturali, ossia merci e servizi;</P><P>40. invita la Conferenza generale a garantire la trasparenza delle politiche culturali, il diritto alla libertà <SPAN class=GramE>di </SPAN>informazione, alla libertà di espressione, alla proprietà intellettuale, la tutela dei diritti fondamentali e dei dirit
ti culturali nonché il principio democratico;</P><P>41. invita la Conferenza generale dell'UNESCO a predisporre procedure, politiche e programmi atti a consentire l'accesso alla cultura e lo sviluppo di politiche culturali per offrire la possibilità ai paesi, specie a quelli in via di sviluppo, di produrre e commercializzare i propri beni e servizi culturali;</P><P>42. chiede che la convenzione impegni le parti a riconoscere i reciproci obblighi;</P><P>43. reputa essenziale che la convenzione si doti di un comitato di verifica atto ad esprimere raccomandazioni e pareri sull'attuazione delle disposizioni della convenzione <SPAN class=GramE>nonché</SPAN> di un meccanismo di risoluzione delle controversie;</P><P>44. chiede pertanto all'Unione europea di presentarsi unita nella sua condotta ai prossimi negoziati <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO, e a questo scopo chiede alla Presidenza e alla Commissione di operare in stretta connessione in ordine alla ricerca di posizioni comuni dell'UE; chiede inoltre agli Stati membri di conferire alla Commissione, ai sensi delle disposizioni del trattato CE, con la partecipazione del Parlamento europeo e dei gruppi rilevanti della società civile, un mandato chiaramente formulato che la autorizzi, in cooperazione con il Parlamento europeo, a negoziare nel quadro UNESCO sui problemi relativi a una convenzione concernente la diversità culturale e a condurre detti negoziati, in accordo con le disposizioni del trattato CE, a nome dell'UE e dei suoi Stati membri;</P><P>45. invita la Commissione a presentare una nuova comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo che <SPAN class=GramE>definisca</SPAN> la sua posizione sull'oggetto, gli obiettivi e le modalità di funzionamento della convenzione per la diversità culturale, proponendo un'articolazione di <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima con gli altri strumenti internazionali;</P><P>46. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle minoranze;</P><P>47. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al Comitato delle regioni, al <SPAN class=GramE>Comitato</SPAN> economico e sociale, al Consiglio d'Europa e all'UNESCO.</P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><P class=MsoNormal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial"></SPAN> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>MOTIVAZIONE</H2><P>È difficile e anche rischioso definire la diversità culturale, un concetto altrettanto complesso del <SPAN class=GramE>concetto</SPAN> stesso di cultura. Sia il Consiglio d'Europa che l'UNESCO <SPAN class=GramE>hanno</SPAN> compiuto lodevoli sforzi per conseguire definizioni dinamiche comuni. <SPAN class=GramE>Nondimeno</SPAN> bisogna riconoscere che le culture sono costantemente soggette a cambiamenti ed evoluzioni e che questo dinamismo rappresenta un impulso per il progresso umano. Sarà tuttavia necessaria una definizione formale di politica culturale, beni e servizi culturali e, non da ultimo, di diversità culturale, soprattutto <SPAN class=GramE>nel contesto di</SPAN> accordi in seno ad organizzazioni internazionali come l'OMC o per un eventuale, futuro strumento internazionale della diversità culturale.</P><P>In considerazione del processo <SPAN class=SpellE>globalizzante</SPAN> di modernizzazione e <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>economizzazione</SPAN> e delle conseguenti tendenze alla liberalizzazione, risulta ancor più importante un'interazione dei gruppi di interesse locali, regionali e nazionali. L'obiettivo di questa relazione è pertanto quello di segnalare strumenti e azioni capaci di garantire, rafforzare e promuovere la diversità culturale, <SPAN class=SpellE>repertoriare</SPAN> le organizzazioni internazionali e il rispettivo potenziale di rischio, sollecitare un nuovo strumento giuridico innovativo che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> nel contempo vincolante e applicare le basi giuridiche già esistenti.</P><P>Nel corso degli anni varie organizzazioni, reti e <SPAN class=GramE>coalizioni</SPAN> internazionali hanno affrontato il tema della diversità culturale, per cui è fondamentale che il Parlamento europeo ribadisca ancora una volta l'importanza della diversità culturale, la necessità di rispettare e promuovere la diversità nazionale e regionale e di dare rilievo al patrimonio culturale comune, come propugna lo <SPAN class=SpellE><I>ius</I></SPAN><I> <SPAN class=SpellE>cogens</SPAN></I> dell'UE.</P><P>La conservazione del patrimonio culturale, in quanto patrimonio comune dell'umanità, è un'esigenza della nostra società civile e il mantenimento e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale sono garanzia di pace, sicurezza, stabilità e sviluppo. Per questo motivo la diversità culturale e la cultura dovrebbero essere al centro del progetto <SPAN class=GramE>di </SPAN>integrazione europeo, per cui un approccio orizzontale in tutte le politiche dell'Unione europea(20) costituisce un requisito fondamentale. Benché si siano consolidate solo dopo il trattato di Maastricht del 1992, oggi le realizzazioni culturali sono altrettanto, se non più, eloquenti dei risultati <SPAN class=GramE>di </SPAN>altre politiche sull'origine e la natura fondamentale delle società democratiche europee. È opinione del relatore che la specificità di norme e valori condivisi da europei e non europei in campo culturale giustifichi un trattamento specifico su scala mondiale.</P><P>La diversità di lingue e ambienti culturali è<SPAN class=GramE> di fatto</SPAN> condivisa dagli Stati membri attuali e futuri dell'Unione europea. Questa diversità culturale, che può essere considerata come uno dei beni più preziosi dell'UE, <SPAN class=GramE>viene</SPAN> riconosciuta e rispettata e dovrebbe essere maggiormente promossa a livello regionale, nazionale ed internazionale. Nondimeno, la conservazione della diversità e dei valori culturali <SPAN class=GramE>viene</SPAN> spesso avvertita da terzi come un ostacolo insidioso, in particolare per il libero commercio. Nel passare da un atteggiamento puramente difensivo ad un approccio più dinamico e combattivo, è necessario porre <SPAN class=GramE>in evidenza argomenti</SPAN> che convincano gli scettici che la diversità culturale è un valore che vale la pena proteggere.</P><P>Nel <B>dibattito interno all'UE</B> è prevalso un consenso relativo in merito alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> della diversità culturale, benché ultimamente la Commissione abbia incontrato alcune difficoltà a mantenere coesa la sua azione e quando si è trattato di preservare o promuovere la diversità culturale, per un po' di tempo non è esistito alcun reale consenso. L'applicazione di questo concetto teorico ha contraddistinto principalmente i negoziati commerciali multilaterali in seno all'OMC, benché discussioni e negoziati <SPAN class=GramE>siano stati</SPAN> dedicati in parte a questo argomento anche nell'ambito della Convenzione europea. Alla fine, il risultato complessivo di queste discussioni, sotto forma di un <B>progetto di costituzione europea,</B> è stato ampiamente interpretato in maniera <SPAN class=GramE>positiva</SPAN>: i principi generali sono stati confermati e talvolta rafforzati; il voto a maggioranza in un'Unione presto composta da 25 Stati membri è stato adottato per le decisioni interne che il Consiglio prende su questioni culturali; l'unanimità è stata mantenuta per tutte le decisioni orientate verso l'esterno, come nel caso di accordi nel settore del commercio dei servizi culturali e audiovisivi. Il relatore nutre la ferma convinzione che questo schema vada confermato dalla prossima Confe
renza intergovernativa. Si tratta<SPAN class=GramE> infatti</SPAN> del consolidamento del principio consensuale, in base al quale ciascuno Stato membro avrebbe la flessibilità giuridica di prendere le misure necessarie nei campi della politica culturale, audiovisiva e dell'istruzione, al fine di preservare e promuovere la diversità culturale.</P><P>A lungo termine, l'obiettivo è di fare in modo che i responsabili europei e non <SPAN class=GramE>europei</SPAN> si mettano d'accordo sul principio fondamentale, enunciato nella Dichiarazione universale dell'UNESCO sulla diversità culturale, che i beni e i servizi culturali "non devono essere trattati come semplici prodotti o merci di consumo(21). Da quando l'Unione ha avanzato ed adottato questo principio nei negoziati dell'<B>OMC</B> (sfociati nell'"eccezione culturale"), questa politica ha incontrato la feroce opposizione dei sostenitori incondizionati del libero scambio.</P><P>È della massima importanza che <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>Unione in espansione consolidi la sua fragile politica interna nel campo della cultura e dell'istruzione prima di prendere nuove iniziative in ambito OMC/GATT o GATS per aprire il proprio mercato. In particolare, gli Stati membri in fase <SPAN class=GramE>di </SPAN>adesione dovrebbero accettare i principi fondamentali della politica UE in questi settori.</P><P>In passato il Parlamento europeo ha <SPAN class=GramE>sottolineato</SPAN> in numerose occasioni (sebbene con diverse formulazioni, segnatamente nel settore audiovisivo(22), nell'editoria(23), nella cooperazione culturale(24), nell'ampliamento e nel ruolo delle lingue regionali e minoritarie(25), e nell'industria culturale(26)) il suo attaccamento al carattere distintivo dell'Europa, ovvero la unità nella diversità, che non è altro che la coesistenza e l'interazione continua di un'ampia varietà di lingue, tradizioni, stili di vita, tendenze, movimenti ed espressioni artistici e culturali. Questa ricchezza europea merita di essere sviluppata e potrebbe servire da esempio per altre nazioni che <SPAN class=GramE>vogliano</SPAN> preservare il proprio retaggio culturale e promuovere la diversità nell'ottica - e non con la priorità - del libero commercio.</P><P>Il relatore nutre la ferma convinzione che la <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN> del commercio multilaterale perseguita in ambito OMC metta i paesi in via di sviluppo in una situazione delicata rispetto ai "paesi ricchi": è difficile resistere alle pressioni, anche minime, volte a far aprire i mercati. I vantaggi in termini di sviluppo sostenibile sono ben lungi <SPAN class=GramE>dall'essere scontati</SPAN>. Secondo gli esperti, accade di frequente che con il pretesto dello sviluppo economico ai paesi in via di sviluppo <SPAN class=GramE>venga</SPAN> chiesto di <SPAN class=GramE>aderire</SPAN> ad accordi che potrebbero mettere seriamente a repentaglio il loro sviluppo culturale(27).</P><P>Come già <SPAN class=GramE>è stato detto, la cosiddetta eccezione culturale non è</SPAN> eterna, perché limitata nel tempo (5 anni, rinnovabili). Il concetto di diversità culturale, che nel frattempo l'ha gradatamente sostituita, trarrebbe giovamento dall'essere integrata in un approccio giuridico in un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> più favorevole. Pertanto, è <SPAN class=GramE>estremamente</SPAN> provvidenziale l'iniziativa presa da Canada, Francia, Germania, Grecia, Messico, Monaco, Marocco e Senegal, sostenuta dal gruppo francofono dell'UNESCO, di iscrivere all'ordine del giorno della prossima Conferenza generale dell'UNESCO la questione di uno studio preliminare sugli aspetti tecnici e giuridici relativi all'opportunità di uno <B>strumento giuridico internazionale sulla diversità culturale. </B>In effetti, il Consiglio esecutivo dell'UNESCO ha raccomandato che la Conferenza generale <SPAN class=GramE>decida</SPAN> di continuare la propria azione volta ad elaborare un nuovo strumento internazionale e a determinarne la natura, il che è estremamente importante a causa della spaccatura esistente fra gli Stati membri dell'UNESCO sulla questione del nesso esistente fra la futura Convenzione internazionale e gli altri accordi internazionali, quali quelli conclusi nel quadro dell'OMC. Non solo è necessario approvare uno strumento, ma i negoziati devono anche essere brevi in vista della conclusione del <SPAN class=SpellE>Doha-Round</SPAN> nel 2005 e della serie ininterrotta di negoziati sulla <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN>. La Convenzione assumerebbe funzioni importanti come strumento di <SPAN class=GramE>sensibilizzazione</SPAN> ed eventuale contrappeso all'OMC.</P><P>Il relatore ritiene che l'Unione non <SPAN class=GramE>dovrebbero</SPAN> mettere in dubbio, modificare o eludere i propri obblighi nei confronti dell'OMC. Al contrario, l'Unione dovrebbe assolvere in buona fede gli obblighi che ha liberamente contratto. Tuttavia, l'Unione può avvalersi dell'architettura flessibile di questi accordi per garantire che gli impegni della Comunità <SPAN class=GramE>siano</SPAN> perfettamente in linea con gli obiettivi della politica comunitaria, così come è libera di scegliere le modalità per difendere i proprio obiettivi primari - fra cui quello della diversità culturale - nel diritto internazionale.</P><P>La scelta di uno strumento migliore per preservare e promuovere la diversità culturale è del tutto ovvia per l'Unione europea e i suoi Stati membri. Rappresenta anche una scelta fatta da sempre più paesi preoccupati per l'integrazione di strategie <SPAN class=GramE>globali</SPAN> di sviluppo sostenibile. È necessario passare da una mera dichiarazione <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione giuridicamente vincolante, dalla formazione di capacità orientate all'azione, tramite l'Alleanza globale per la diversità culturale, all'azione normativa mediante il processo intergovernativo. Questo strumento dovrà perseguire l'obiettivo <SPAN class=GramE>globale</SPAN> di promuovere la diversità culturale, contribuire al dialogo culturale e rafforzare il rispetto e la comprensione reciproci.</P><P>La legittimità che l'<SPAN class=SpellE>Unesco</SPAN> ha acquisito in questo <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> è una condizione preliminare indispensabile per il successo, ma non certo una garanzia, dal momento che le decisioni sono prese consensualmente da circa 190 Stati. È una felice coincidenza che la Dichiarazione universale sulla diversità culturale dell'UNESCO e la Dichiarazione sulla diversità culturale del Consiglio d'Europa, che <SPAN class=GramE>rappresentano</SPAN> indubbiamente i testi di base per una convenzione in materia, trascendano i meri aspetti commerciali dei servizi culturali, dell'istruzione e dei beni culturali, inglobando obiettivi specifici quali lo sviluppo di industrie culturali e locali vitali e il miglioramento della distribuzione di opere culturali a livello mondiale.</P><P>L'Unione e il Parlamento europeo hanno, pertanto, tutto l'interesse a prendere sul serio la questione e a garantire la coerenza fra le politiche interne ed esterne dell'UE e gli accordi multilaterali. Recentemente, la Commissione ha <SPAN class=GramE>ribadito</SPAN> l'attaccamento dell'Unione a soluzioni multilaterali come parte integrante della sua politica estera(28). In un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> di incertezza globale e di minacce alla coesistenza pacifica e alla comprensione reciproca fra i popoli e le culture, l'approccio multilaterale è da preferirsi a quello unilaterale. Infatti, come affermano i ministri per la cultura, riuniti a Salonicco sotto la Presidenza greca: "<SPAN class=GramE>l'</SPAN>Europa in quanto continente di cultura non può accettare che sia minacciata la sua omogeneità culturale, né il contrasto delle civiltà. La risposta europea a tutto ciò è di insistere sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sulla promozione della diversità culturale". I ministri della cultura hanno anche <SPAN
class=GramE>sottolineato</SPAN> la necessità di una base giuridica adeguata. Il relatore accoglie con favore la conseguente comunicazione della Commissione(29) in cui si afferma l'intenzione "che l'UE svolga un ruolo attivo nella futura Conferenza generale dell'UNESCO, per quanto riguarda in particolare le discussioni preliminari riguardanti l'elaborazione di uno strumento normativo internazionale sulla diversità culturale" e la volontà di coinvolgere la società civile in questo <SPAN class=GramE>processo.</SPAN> </P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal><B>3 ottobre 2003</B> </P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H2><P><SPAN class=GramE>destinato</SPAN> alla commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport</P><P><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</P><P><SPAN class=GramE>(2002</SPAN>/2269(INI))</P><P>Relatrice per parere: Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN></P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="50%" SIZE=2></DIV><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">PROCEDURA</SPAN></B></P><P>Nella riunione del 21 gennaio 2003 la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa ha nominato relatrice per parere Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 16 giugno 2003 e 1° ottobre 2003 ha esaminato il progetto di parere.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato le conclusioni in appresso con 26 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astensione.</P><P>Erano presenti al momento della votazione <SPAN class=SpellE>Elmar</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brok</SPAN> (presidente), <SPAN class=SpellE>Baroness</SPAN> <SPAN class=SpellE>Nicholson</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Winterbourne</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Geoffrey</SPAN> <SPAN class=SpellE>Van</SPAN> <SPAN class=SpellE>Orden</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Christos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Zacharakis</SPAN> (vicepresidente), Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN> (relatrice per parere), <SPAN class=SpellE>Ole</SPAN> <SPAN class=SpellE>Andreasen</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Per-Arne</SPAN> <SPAN class=SpellE>Arvidsson</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Baltas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Bastiaan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Belder</SPAN>, <SPAN class=SpellE>André</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brie</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Paul</SPAN> <SPAN class=SpellE>Coûteaux</SPAN>, <SPAN class=SpellE>John</SPAN> <SPAN class=SpellE>Walls</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cushnahan</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Véronique</SPAN> De <SPAN class=SpellE>Keyser</SPAN>, Per <SPAN class=SpellE>Gahrton</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alfred</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gomolka</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Willi</SPAN> <SPAN class=SpellE>Görlach</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Glyn</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ford</SPAN>), Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Michael</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gahler</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jacques</SPAN> <SPAN class=SpellE>F.</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Efstratios</SPAN> <SPAN class=SpellE>Korakas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Catherine</SPAN> <SPAN class=SpellE>Lalumière</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Hugues</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martin</SPAN>, Emilio <SPAN class=SpellE>Menéndez</SPAN> <SPAN class=GramE>del Valle</SPAN>, Cristiana <SPAN class=SpellE>Muscardini</SPAN>, Pasqualina Napoletano, Arie M. <SPAN class=SpellE>Oostlander</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Reino</SPAN> <SPAN class=SpellE>Paasilinna</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sakellariou</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Hans-Gert</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poettering</SPAN> (in sostituzione di David <SPAN class=SpellE>Sumberg</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Luís</SPAN> <SPAN class=SpellE>Queiró</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ignacio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Salafranca</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez-Neyra</SPAN>, Amalia <SPAN class=SpellE>Sartori</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ioannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Souladakis</SPAN>, Ursula <SPAN class=SpellE>Stenzel</SPAN>, The <SPAN class=SpellE>Earl</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Stockton</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Charles</SPAN> <SPAN class=SpellE>Tannock</SPAN>), Demetrio <SPAN class=SpellE>Volcic</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Karl</SPAN> <SPAN class=SpellE>von</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wogau</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ribeiro</SPAN> e Castro (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jean-Charles</SPAN> Marchiani, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento).</P><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">CONCLUSIONI</SPAN></B></P><P>La commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa invita la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, competente per il merito, <SPAN class=GramE>a</SPAN> includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti elementi:</P><P>1. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei valori culturali per tutti i cittadini e riafferma che l'attività culturale crea sviluppo, senso di appartenenza e integrazione nella vita sociale; ribadisce il valore della cultura per tutti i cittadini, sia all'interno dell'UE che nelle relazioni politiche ed economiche dell'UE con altri paesi; ricorda che tale dimensione è alla base dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e in tale contesto si compiace della rinnovata partecipazione degli Stati Uniti d'America in seno all'UNESCO;</P><P>2. chiede che la politica estera dell'UE sia ispirata al rispetto della diversità culturale che costituisce parte integrante dei suoi valori fondamentali e della sua identità, diversità culturale che l'Unione ha stabilito in tutta chiarezza quale criterio per l'adesione, e invita l'Unione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi per promuoverla sistematicamente nella sua politica in seno alle organizzazioni internazionali; ricorda che il rispetto della diversità culturale costituisce un elemento essenziale della strategia di prevenzione dei conflitti;</P><P>3. ricorda che una strategia di cooperazione e sviluppo dell'UE, sia in seno alle proprie istituzioni che <SPAN class=GramE>nel quadro delle</SPAN> organizzazioni internazionali, in particolare delle Nazioni Unite, è impensabile senza il rispetto e la promozione della diversità culturale quale parte integrante dell'identità delle entità politiche e delle comunità coinvolte; ricorda che la volontà di operare per lo sviluppo sostenibile è legata all'esigenza di creare una comunità sostenibile che tenga conto dei bisogni delle popolazioni autoctone;</P><P>4. raccomanda che i beni culturali siano oggetto di un trattamento rispettoso dei valori e delle identità che essi rappresentano, dal momento che la diversità che caratterizza la cultura europea è qualcosa che suscita interesse e fornisce pertanto ai produttori culturali in Europa la base per affermarsi a livello internazionale una volta aperti i confini a maggiori scambi culturali; <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> che i beni culturali richiedono un trattamento speciale consono al rispetto dei valori e delle identità di cui sono portatori; chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di dar prova della massima determinazione al
riguardo nell'ambito dei negoziati in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare al fine di salvaguardare le specificità culturali;</P><P>5. insiste affinché la diversità linguistica a livello degli Stati e delle nazioni sia pienamente riconosciuta quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale e chiede, in tale prospettiva, che <SPAN class=GramE>siano</SPAN> sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di lingue straniere, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>6. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea nuovamente la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli e ciò, a maggior ragione, nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN> composto di insiemi regionali;</P><P>7. è convinto della validità delle azioni a livello locale e regionale, quale integrazione delle forme di cooperazione tradizionali, ai fini di un maggiore coinvolgimento e di un'applicazione estensiva del principio di sussidiarietà; incoraggia pertanto lo sviluppo di progetti transfrontalieri ed interregionali <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> diversità culturale;</P><P>8. è convinto, dato il pericolo della scomparsa di numerose lingue e culture, che <SPAN class=GramE>occorra</SPAN> considerare senza indugio la possibilità di elaborare e realizzare uno strumento giuridico che garantisca il rispetto della diversità culturale sulla scena internazionale, sia a livello individuale che collettivo; chiede alla Commissione di adottare un'iniziativa in tale senso;</P><P>9. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle popolazioni minoritarie.</P></DIV></DIV>[addsig]

E.R.A.
E.R.A.

<DIV id=RTEmultiCSSID style="POSITION:Relative; FONT-FAMILY:Arial"><P><B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">15 dicembre 2003, </SPAN></B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">FINALE<SPAN class=GramE>,</SPAN> <B>A5-0477/2003</B> </SPAN></P><DIV class=Section1><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><H2><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">RELAZIONE<BR>sul mantenimento e sulla <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa(2002/2269(INI))</SPAN></H2><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo <SPAN class=GramE>sport</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Relatrice: <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=SpellE><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">PR_INI</SPAN></SPAN></P></DIV></DIV><P class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: right" align=right>312.571</P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>INDICE</H2><H4>PAGINA REGOLAMENTARE</H4><H4>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H4><H4>MOTIVAZIONE</H4><H4><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H4><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PAGINA REGOLAMENTARE</H2><P>Nella seduta del 16 gennaio 2003 il Presidente del Parlamento ha comunicato che la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>era</SPAN> stata autorizzata a elaborare una relazione di iniziativa, a norma dell'articolo 163 del regolamento, sul tema "Mantenimento e promozione della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa", e che la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa era stata consultata per parere.</P><P>Nella riunione del 28 novembre 2002, la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>aveva</SPAN> nominato relatrice <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 20 maggio, 11 settembre, 4 novembre, 25 <SPAN class=GramE>novembre</SPAN> e 2 dicembre 2003 la commissione ha esaminato il progetto di relazione.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato la proposta di risoluzione con 20 voti favorevoli, 1 contrario e 2 astensioni.</P><P>Erano presenti al momento della votazione: <SPAN class=SpellE>Michel</SPAN> <SPAN class=SpellE>Rocard</SPAN> (presidente); Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> e Mario Mauro (vicepresidenti); <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN> (relatrice); <SPAN class=SpellE>Konstantinos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alyssandrakis</SPAN> (in sostituzione <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alavanos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Pedro</SPAN> <SPAN class=SpellE>Aparicio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Bayona</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Perogordo</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ojeda</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sanz</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Raina</SPAN> A. <SPAN class=SpellE>Mercedes</SPAN> <SPAN class=SpellE>Echerer</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Säid</SPAN> <SPAN class=SpellE>El</SPAN> <SPAN class=SpellE>Khadraoui</SPAN> (in sostituzione di Giorgio <SPAN class=SpellE>Ruffolo</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Janelly</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fourtou</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Marielle</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Sarnez</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Geneviève</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fraisse</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Jean-Claude</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fruteau</SPAN> (in sostituzione di Barbara <SPAN class=SpellE>O'Toole</SPAN>, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento), <SPAN class=SpellE>Jas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gawronski</SPAN> (in sostituzione di Domenico <SPAN class=SpellE>Mennitti</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Lissy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gröner</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Maria</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martens</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Pietro-Paolo</SPAN> <SPAN class=SpellE>Mennea</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Gérard</SPAN> Onesta (in sostituzione di Daniel <SPAN class=SpellE>Marc</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cohn-Bendit</SPAN>), Doris Pack, <SPAN class=SpellE>Roy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Perry</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Feleknas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Uca</SPAN>, Gianni <SPAN class=SpellE>Vattimo</SPAN> e <SPAN class=SpellE>Eurig</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wyn</SPAN>.</P><P>Il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa è allegato.</P><P>La relazione è stata depositata il 15 dicembre 2003. </P><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H2><H2><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</H2><P style="MARGIN-TOP: 24pt"><SPAN class=GramE><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">(2002</SPAN></B></SPAN><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">/2269(INI))</SPAN></B></P><P><I>Il Parlamento europeo</I>,</P><P>– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Verso uno strumento internazionale sulla diversità culturale"<SUP>(1)</SUP> (COM(2003) 520)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione legislativa del 3 febbraio 2000 sul progetto comune, approvato dal Comitato di conciliazione, di decisione del PE e del Consiglio sul programma Cultura 2000<SUP>(2)</SUP><SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 6 settembre 2000 sulla comunicazione della Commissione "Principi e orientamenti per la politica audiovisiva della Comunità nell'era digitale"(3)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 1° febbraio 2001 sulle nuove frontiere del libro: editoria elettronica e stampa <SPAN class=GramE>su</SPAN> richiesta(4),</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 15 maggio 2001 sull'<SPAN class=SpellE>e-learning</SPAN>(5)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 5 settembre 2001 sulla cooperazione culturale nell'Unione europea(6) e in particolare il suo paragrafo 10 <SPAN class=GramE>recante la</SPAN> richiesta che venga presentato un progetto di decisione che istituisca un "Osservatorio culturale europeo", nell'intento di promuovere lo scambio di informazioni e il coordinamento tra le politiche culturali degli Stati membri e la politica culturale della Comunità,</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 13 novembre 2001 su una migliore diffusione dei film europei nel mercato interno e nei paesi candidati(7)<SPAN class=GramE>,</SPAN>– vista la sua risoluzione del 28 febbraio 2002 sull'attuazione del programma "Cultura 2000"(8) e il futuro programma "Cultura" dopo il 2006,<BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 12 marzo 2003 sull'Accordo generale sul commercio e i servizi (GATS), nell'ambito dell'OMC, inclusa la diversità culturale(9) e in particolare i suoi paragrafi da 12 a 14<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>– vista la sua risoluzione del 4 settem
bre 2003 sulla "Televisione senza frontiere"(10), </SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle raccomandazioni alla Commissione sulle lingue europee regionali e meno diffuse – le lingue delle minoranze nell'UE – in considerazione dell'allargamento e della pluralità culturale(11)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle industrie culturali(12)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– visti l'articolo 149, paragrafo 1 del trattato CE e l'articolo 151 del trattato CE, specie il paragrafo 3, che auspica una più stretta cooperazione con i paesi terzi e il Consiglio d'Europa, e il paragrafo 4, che introduce l'obbligo di tener conto degli aspetti culturali nelle altre politiche comunitarie<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il preambolo e l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'articolo 3, paragrafo 3, comma 4 del progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, in cui si afferma che l'Unione rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo; l'articolo II-22, in cui si afferma che l'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica; l'articolo III-181, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle diversità nazionali e regionali evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune, e il paragrafo 4, in cui si ribadisce che l'Unione tiene conto degli aspetti culturali nell'azione che svolge a norma di altre disposizioni della Costituzione, in particolare ai fini di rispettare e promuovere la diversità delle culture; l'articolo III-182, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione rispetta pienamente la diversità culturale e linguistica dei sistemi di istruzione degli Stati membri; l'articolo III-217, paragrafo 4, in cui si ribadisce la regola dell'unanimità in seno al Consiglio quando si negoziano e si concludono accordi nel settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi, qualora questi rischino di arrecare pregiudizio alla diversità culturale e linguistica dell'Unione;</P><P>– vista anche l'introduzione della votazione a maggioranza qualificata secondo le disposizioni del progetto di Costituzione al fine di sostenere le politiche interne nel settore culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 26 ottobre 1999 nell'ambito di un nuovo round commerciale dell'OMC<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione di Cannes(13) nella quale i Ministri della cultura dell'UE, alla presenza del presidente della commissione competente del Parlamento europeo e dei rappresentanti della Commissione responsabili per la cultura, insistono sulla necessità di mantenere la regola dell'unanimità per le decisioni attinenti ai servizi culturali e audiovisivi negli accordi commerciali<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni della riunione informale dei ministri della cultura tenutasi a Salonicco il 25 maggio 2003 sul tema della diversità culturale e dello strumento internazionale sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'accordo di Firenze del 1950 quale strumento internazionale volto a promuovere la libera circolazione <SPAN class=GramE>di </SPAN>oggetti a carattere istruttivo, scientifico, culturale(14),</P><P>– vista l'adozione della Dichiarazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla diversità culturale, del 7 dicembre 2000(15)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista l'adozione, da parte della Conferenza generale durante la 31a sessione del 2 novembre 2001(16), della Dichiarazione universale e del Piano d'azione dell'UNESCO sulla diversità culturale e visto l'appoggio dato dall'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti i dibattiti e i risultati della Tavola rotonda <SPAN class=GramE>di </SPAN>alto livello dell'UNESCO "Diversità culturale e <SPAN class=SpellE>biodiversità</SPAN> per uno sviluppo sostenibile" (Vertice di Johannesburg per uno sviluppo sostenibile, Johannesburg, 3 settembre 2002);</P><P><SPAN class=GramE>– vista la dichiarazione di Bressanone sulla diversità culturale e il GATS, approvata il 18 ottobre 2002 dall'Assemblea delle regioni euro</SPAN>pee attraverso i ministri regionali europei per l'istruzione e la cultura(17), </P><P>– vista la decisione della Conferenza generale dell'UNESCO del 17 ottobre 2003 di avviare i lavori per l'elaborazione di un progetto di Convenzione sulla diversità culturale per la prossima sessione della Conferenza generale nel 2005<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la decisione presa al Vertice dell'Unione africana <SPAN class=GramE>di </SPAN>Addis Abeba, il 10 luglio 2003, in cui si ribadisce l'importanza della diversità culturale e si dà appoggio all'iniziativa dell'UNESCO,</P><P>– vista la dichiarazione della Conferenza ministeriale della francofonia, svoltasi a Rabat il 4-5 settembre 2003, sul Vertice mondiale sulla società dell'informazione di Ginevra<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione dei ministri della cultura dei paesi ACP riuniti a Dakar il 20 giugno 2003, nella fattispecie il loro impegno a discutere e sostenere l'avvio di negoziati per l'adozione di una convenzione per la diversità culturale <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO,</P><P>– vista l'adozione, da parte della Commissione europea il 24 luglio 2003, del piano d'azione per l'apprendimento delle lingue e il pluralismo linguistico<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il fruttuoso impegno dimostrato nel campo della diversità culturale dalla società civile e da organismi quali l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN>", </I>l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Policy</SPAN>", l'"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> <SPAN class=SpellE>Organisation</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Francophony</SPAN>" e <SPAN class=GramE>l' </SPAN>"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> Liaison <SPAN class=SpellE>Committee</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Coalitions</SPAN> <SPAN class=SpellE>for</SPAN> Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN></I>",</P><P>– visto l'articolo 163 del suo regolamento<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti la relazione della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport e il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa (<A href="http://www2.europarl.eu.int/omk/sipade2?L=IT&OBJID=40464&LEVEL=3&MODE=SIP&NAV=X&LSTDOC=N" file="">A5-0477/2003</A>)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>A. considerando che la <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e la promozione della diversità culturale sono principi basilari del modello europeo(18),</P><P>B. considerando che i paesi candidati porteranno un <SPAN class=GramE>ulteriore</SPAN> contributo in termini di diversità culturale e linguistica che arricchirà l'Unione,</P><P>C. considerando che la diversità culturale può essere salvaguardata soltanto se ogni singola persona ha accesso alla propria cultura e può anche parteciparvi<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>D.</SPAN> considerando che la diversità culturale è un concetto di sviluppo culturale e un principio basilare dello sviluppo sostenibile che implica scambio e dialogo culturali,</P><P>E. considerando che in alcuni Stati membri dell'Unione europea l'identità culturale non è uniforme, e non coincide necessariamente con le frontiere di questi Stati<SPAN class=GramE>,</
SPAN></P><P><SPAN class=SpellE>F.</SPAN> considerando che il dialogo culturale favorisce la comprensione reciproca tra i popoli nell'interesse della pace e che il dialogo interculturale è atto a contrastare efficacemente il razzismo e la xenofobia<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>G.</SPAN> considerando che l'eccessiva concentrazione dei mezzi di comunicazione comporta un rischio per il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>H.</SPAN> considerando che l'Unione europea tiene alle soluzioni multilaterali in quanto elemento fondamentale della politica estera<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>I.</SPAN> considerando che gli obblighi derivanti da accordi raggiunti in seno ad organismi multilaterali integrano le intese raggiunte nel quadro dell'OMC,</P><P>J. compiacendosi per l'approvazione da parte della Conferenza generale dell'UNESCO di un mandato che consente il varo di una convenzione sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>K.</SPAN> considerando che anche in futuro ogni Stato membro e la CE devono avere la possibilità, sotto il profilo giuridico, di adottare tutti i provvedimenti necessari nei settori culturale e audiovisivo onde preservare e promuovere il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>L.</SPAN> considerando che l'apertura di negoziati sulla liberalizzazione dei servizi audiovisivi e culturali in base alle norme del GATS avvia una progressiva liberalizzazione atta a sottoporre a <SPAN class=GramE>revisione</SPAN> e, in ultima analisi, smantellare gli strumenti regionali, nazionali ed europei di promozione del settore audiovisivo locale,</P><P>1. ritiene che, in un processo <SPAN class=GramE>di </SPAN>ammodernamento tecnico-economico <SPAN class=SpellE>globalizzato</SPAN> e in una situazione di continue spinte verso una liberalizzazione su scala mondiale, la cultura sia una dimensione fondamentale dello sviluppo umano;</P><P>2. è del parere che la diversità culturale implichi il riconoscimento, la promozione e lo sviluppo delle culture locali, delle industrie culturali, delle politiche culturali pubbliche e l'apertura verso altre culture e la protezione delle istituzioni e delle realizzazioni autoctone e nazionali, compresa la ricca varietà di lingue, di conoscenze autoctone, di tradizioni, di modi di vita, <SPAN class=GramE>di </SPAN>espressioni artistiche e di cultura, il pluralismo dei mezzi di informazione e la diversità dei sistemi di istruzione;</P><P>3. ricorda che, a <SPAN class=SpellE><SPAN class=GramE>tutt'</SPAN></SPAN><SPAN class=GramE>oggi</SPAN>, il principio della diversità culturale non è riconosciuto quale diritto fondamentale dal diritto internazionale;</P><P>4. è del parere che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione potenzialmente rappresentano, attraverso la loro intrinseca flessibilità, un'opportunità di promuovere le diversità culturali, e milita a favore di un libero accesso a queste tecnologie per tutti i paesi; <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> tuttavia che l'allargarsi della forbice digitale sta esacerbando le disparità tra i paesi del Nord e quelli del Sud;</P><P>5. è del parere che il diritto degli Stati membri, delle regioni e delle entità <SPAN class=SpellE>substatali</SPAN>, là dove esistono, di definire, realizzare e adattare politiche culturali è una delle garanzie fondamentali per il rispetto e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale;</P><P>6. chiede alla Conferenza intergovernativa di consolidare i vari riferimenti alla diversità culturale e al pluralismo culturale nel progetto di Costituzione approvando i progetti di disposizioni proposti dalla Convenzione, particolarmente la regola dell'unanimità in seno al Consiglio prevista all'articolo III-217, paragrafo 4, all'atto di negoziare e <SPAN class=GramE>concludere</SPAN> accordi nel settore del commercio esterno in servizi culturali e audiovisivi;</P><P>7. chiede alla Commissione di impegnarsi attivamente nel facilitare, promuovere ed estendere geograficamente gli scambi nei settori dei servizi culturali, audiovisivi e <SPAN class=GramE>di </SPAN>istruzione all'interno dell'Europa e negli altri paesi terzi allo scopo di allargare la base per un consenso internazionale in queste materie particolarmente nel quadro dei programmi Cultura 2000, Gioventù e <SPAN class=SpellE>Socrates</SPAN> dopo il 2006 e rispetto a tutti i programmi futuri;</P><P>8. invita la Commissione ad impegnarsi attivamente per la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale nell'ambito delle politiche di sviluppo e cooperazione della CE mediante la valorizzazione e il significativo miglioramento delle azioni e dei programmi di cooperazione culturale con i paesi terzi, in particolare al fine di sviluppare la capacita di espressione culturale dei paesi in via di sviluppo;</P><P>9. invita la Commissione a favorire il dialogo culturale con i Ministri della cultura e dell'istruzione nazionali, federali e regionali, associandovi la società civile e i pubblici dipendenti;</P><P>10. chiede alla Commissione di presentare una comunicazione, basata sull'articolo 151, paragrafo 4 del trattato CE, quanto al modo di incorporare la cultura come principio trasversalmente applicabile a tutte le politiche nell'Unione europea, valutando <SPAN class=GramE>nel contempo tutte</SPAN> le possibili conseguenze per la cultura delle decisioni adottate in altri ambiti della politica;</P><P>11. invita la Commissione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi affinché il processo di crescente concentrazione nel settore dei mezzi di comunicazione di massa non si concretizzi in situazioni di oligopolio atte a minacciare il pluralismo, la diversità culturale e la libertà di scelta dei consumatori;</P><P>12. invita la Commissione <SPAN class=GramE>a</SPAN> inserire pienamente il concetto di diversità culturale europea nella sua strategia di comunicazione, a dare informazioni sulla Giornata mondiale della diversità culturale, il 21 maggio, e a presentare proposte su come partecipare a tale evento;</P><P>13. invita la Commissione a migliorare le occasioni di mobilità degli artisti, delle creazioni e dei beni e servizi culturali;</P><P>14. ritiene che <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> summenzionata convenzione per la diversità culturale si debba tener conto della necessità di preservare la diversità linguistica quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale, e chiede, in tale prospettiva, che siano sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di conoscenze linguistiche, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>15. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli, e ciò a maggior ragione nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN>, composto di insiemi regionali;</P><P>16. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> che i servizi e i prodotti culturali e l'istruzione non sono mercanzie o beni di consumo come gli altri, e devono per questo essere oggetto di particolari condizioni, alla luce della loro duplice natura di beni economici e culturali, condizioni che devono essere ispirate all'idea che il mercato non può disciplinare tutto, e si deve in particolare garantire la diversità di opinione e il pluralismo;</P><P>17. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei servizi pubblici nel preservare la diversità culturale, e in particolare sottolinea che i servizi pubblici di radiodiffusione svolgono un ruolo imp
ortante nella tutela della diversità e dell'identità culturale, del dialogo democratico, del pluralismo <SPAN class=SpellE>mediatico</SPAN> e dell'accesso di tutti i cittadini a contenuti e conoscenze di qualità per una positiva partecipazione alla società dell'informazione;</P><P>18. invita l'Unione a <SPAN class=GramE>sottolineare</SPAN> inequivocabilmente in sede di OMC/GATS il carattere dei servizi e prodotti culturali quali beni culturali, escludendoli dalle liberalizzazioni commerciali;</P><P>19. invita l'Unione a promuovere attivamente, a livello internazionale, il riconoscimento del carattere e dello statuto particolari della cultura, e <SPAN class=GramE>a</SPAN> impegnarsi in colloqui multilaterali nell'ambito dei prossimi negoziati relativi a una convenzione sulla diversità culturale nell'ambito dell'UNESCO al fine di estendere l'ambito dei paesi che appoggiano tale azione;</P><P>20. invita l'Unione a considerare gli scambi di servizi e prodotti culturali in funzione dell'imperativo dello sviluppo sostenibile e dell'identità culturale quale valore comune;</P><P>21. chiede all'Unione europea, ai suoi Stati membri e ai paesi terzi di astenersi da azioni internazionali, come gli impegni alla liberalizzazione a titolo <SPAN class=GramE>di </SPAN>accordi bilaterali, commerciali o di investimento, suscettibili di compromettere gli obiettivi fondamentali in settori quali l'istruzione e la cultura o di erodere la capacità dei governi di dar sostegno a identità culturali e nazionali;</P><P>22. chiede al Consiglio di attuare pienamente e di mantenere il mandato conferito nel 1999 alla Commissione<SPAN class=GramE>;</SPAN>1(19)</P><P>23. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN>, in vista del duplice significato, economico e culturale, dei servizi culturali, audiovisivi ed educativi, che non si debbono aprire negoziati nel contesto del GATS sulla loro liberalizzazione, e sottolinea inoltre che la protezione degli strumenti di sostegno e di conseguenza della diversità culturale, non può essere ottenuta nel contesto dell'OMC e del GATS ma può essere soltanto promossa negoziando una convenzione nel quadro dell'UNESCO; insiste affinché l'Unione applichi strettamente il principio di unanimità nel commercio estero nei settori dei servizi culturali e audiovisivi con i paesi terzi, come peraltro già sancito nel trattato e nel progetto di Costituzione;</P><P>24. reitera la sua volontà politica <SPAN class=GramE>in ordine alle</SPAN> regole del GATS sui servizi culturali, con specifico riferimento al settore audiovisivo, che non debbono compromettere la diversità e l'autonomia culturale delle parti contraenti dell'OMC;</P><P>25. chiede alla Commissione di elencare le offerte fatte nel settore ricreativo, dell'istruzione e audiovisivo e le eventuali conseguenze in tale settore;</P><P>26. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> la sua priorità politica di contribuire alla predisposizione di uno strumento giuridico vincolante sulla diversità culturale necessario per consolidare i diritti culturali, impegnare le parti alla cooperazione internazionale e dar vita ad un foro per discutere politiche culturali, nell'intento di operare una verifica a livello mondiale della situazione della diversità culturale, come proposto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sulla cooperazione culturale nell'Unione europea;</P><P>27. chiede alla Commissione di informare con regolarità ed <SPAN class=SpellE>esaustività</SPAN> il Parlamento europeo sulle sue attività in seno alle organizzazioni internazionali;</P><P>28. è del parere che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> essenziale riconoscere la diversità culturale nel diritto internazionale negoziando e approvando in un prossimo futuro una convenzione sulla diversità culturale nel quadro dell'UNESCO;</P><P>29. è del parere che la convenzione sulla diversità culturale, convenuta alla Conferenza generale dell'UNESCO, rappresenti un mezzo per portare alla ribalta le politiche culturali e garantire su scala <SPAN class=GramE>globale</SPAN> la protezione e la promozione della diversità dei contenuti culturali e delle espressioni artistiche, che appare particolarmente minacciata dalla globalizzazione;</P><P>30. accoglie con favore la posizione della Commissione per un approccio comune sulle questione importanti riguardo <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione sulla diversità culturale quale sviluppo significativo di azioni positive da parte degli Stati membri e delle loro regioni, e in aggiunta alla Comunità come sancito all'articolo 151, paragrafo 3 del trattato CE;</P><P>31. concorda con la Commissione sul fatto che una norma giuridica cogente sulla diversità culturale sia necessaria per consolidare i diritti culturali, favorire lo sviluppo delle politiche pubbliche culturali di ciascuno Stato, impegnare le parti alla cooperazione internazionale, creare un foro per discutere delle politiche culturali e istituire un sistema di monitoraggio <SPAN class=GramE>globale</SPAN> sullo stato della diversità culturale a livello mondiale, come viene proposto dal Parlamento europeo nella summenzionata risoluzione del 5 settembre 2001,</P><P>32. specifica che gli obiettivi principali della convenzione dovrebbero consistere nel riconoscimento della peculiarità dei beni e dei servizi culturali, nel sancire nel diritto internazionale la legittimità di ciascuno Stato o gruppo di <SPAN class=GramE>Stati</SPAN> nel definire liberamente le loro politiche culturali, e nel rafforzamento delle politiche di cooperazione internazionale e di solidarietà nel settore culturale;</P><P>33. chiede che la convenzione preveda l'adozione di provvedimenti tesi a garantire ai creatori e alle industrie culturali un effettivo accesso ai mezzi di produzione, distribuzione e diffusione delle loro opere;</P><P>34. chiede che la convenzione definisca procedure in materia <SPAN class=GramE>di </SPAN>assistenza tecnica e finanziaria nei paesi in via di sviluppo e nei paesi meno avanzati onde potenziare le loro capacità di preservare e promuovere la loro creazione culturale;</P><P><SPAN class=GramE>35. considera detta convenzione un mezzo attivo di costruzione del consenso sulla necessità di preservare e promuovere la diversità culturale in tutto il mondo e di realizzare e monitorare gli impegni internazionali nella sfera culturale; ritiene che, allo scopo di garantirne l'efficienza, la creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie debba essere parte integrante della convenzione;</SPAN></P><P>36. chiede alla Conferenza generale dell'UNESCO di insistere affinché gli Stati membri non prendano, in altre sedi internazionali o <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> accordi bilaterali, impegni che potrebbero contraddire la protezione e la promozione della diversità culturale;</P><P>37. ritiene che disposizioni specifiche di questa convenzione dovrebbero consentire ai paesi meno favoriti <SPAN class=GramE>di</SPAN> sviluppare le proprie industrie e politiche culturali, e invita in tale contesto la Commissione a rafforzare la solidarietà internazionale e ad incoraggiare e agevolare lo sviluppo di <SPAN class=SpellE>partenariati</SPAN> tra il settore pubblico e quello privato;</P><P>38. invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e alla promozione della diversità culturale e linguistica nei paesi candidati;</P><P>39. invita la Conferenza generale a far sì che la convenzione riguardi tutte le forme dell'espressione culturale: la creazione, la produzione, la <SPAN class=GramE>commercializzazione</SPAN>, l'esposizione e la rappresentazione di contenuti culturali, compresi i mezzi audiovisivi, sotto forma di prodotti culturali, ossia merci e servizi;</P><P>40. invita la Conferenza generale a garantire la trasparenza delle politiche culturali, il diritto alla libertà <SPAN class=GramE>di </SPAN>informazione, alla libertà di espressione, alla proprietà intellettuale, la tutela dei diritti fondamentali e dei dirit
ti culturali nonché il principio democratico;</P><P>41. invita la Conferenza generale dell'UNESCO a predisporre procedure, politiche e programmi atti a consentire l'accesso alla cultura e lo sviluppo di politiche culturali per offrire la possibilità ai paesi, specie a quelli in via di sviluppo, di produrre e commercializzare i propri beni e servizi culturali;</P><P>42. chiede che la convenzione impegni le parti a riconoscere i reciproci obblighi;</P><P>43. reputa essenziale che la convenzione si doti di un comitato di verifica atto ad esprimere raccomandazioni e pareri sull'attuazione delle disposizioni della convenzione <SPAN class=GramE>nonché</SPAN> di un meccanismo di risoluzione delle controversie;</P><P>44. chiede pertanto all'Unione europea di presentarsi unita nella sua condotta ai prossimi negoziati <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO, e a questo scopo chiede alla Presidenza e alla Commissione di operare in stretta connessione in ordine alla ricerca di posizioni comuni dell'UE; chiede inoltre agli Stati membri di conferire alla Commissione, ai sensi delle disposizioni del trattato CE, con la partecipazione del Parlamento europeo e dei gruppi rilevanti della società civile, un mandato chiaramente formulato che la autorizzi, in cooperazione con il Parlamento europeo, a negoziare nel quadro UNESCO sui problemi relativi a una convenzione concernente la diversità culturale e a condurre detti negoziati, in accordo con le disposizioni del trattato CE, a nome dell'UE e dei suoi Stati membri;</P><P>45. invita la Commissione a presentare una nuova comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo che <SPAN class=GramE>definisca</SPAN> la sua posizione sull'oggetto, gli obiettivi e le modalità di funzionamento della convenzione per la diversità culturale, proponendo un'articolazione di <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima con gli altri strumenti internazionali;</P><P>46. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle minoranze;</P><P>47. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al Comitato delle regioni, al <SPAN class=GramE>Comitato</SPAN> economico e sociale, al Consiglio d'Europa e all'UNESCO.</P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><P class=MsoNormal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial"></SPAN> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>MOTIVAZIONE</H2><P>È difficile e anche rischioso definire la diversità culturale, un concetto altrettanto complesso del <SPAN class=GramE>concetto</SPAN> stesso di cultura. Sia il Consiglio d'Europa che l'UNESCO <SPAN class=GramE>hanno</SPAN> compiuto lodevoli sforzi per conseguire definizioni dinamiche comuni. <SPAN class=GramE>Nondimeno</SPAN> bisogna riconoscere che le culture sono costantemente soggette a cambiamenti ed evoluzioni e che questo dinamismo rappresenta un impulso per il progresso umano. Sarà tuttavia necessaria una definizione formale di politica culturale, beni e servizi culturali e, non da ultimo, di diversità culturale, soprattutto <SPAN class=GramE>nel contesto di</SPAN> accordi in seno ad organizzazioni internazionali come l'OMC o per un eventuale, futuro strumento internazionale della diversità culturale.</P><P>In considerazione del processo <SPAN class=SpellE>globalizzante</SPAN> di modernizzazione e <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>economizzazione</SPAN> e delle conseguenti tendenze alla liberalizzazione, risulta ancor più importante un'interazione dei gruppi di interesse locali, regionali e nazionali. L'obiettivo di questa relazione è pertanto quello di segnalare strumenti e azioni capaci di garantire, rafforzare e promuovere la diversità culturale, <SPAN class=SpellE>repertoriare</SPAN> le organizzazioni internazionali e il rispettivo potenziale di rischio, sollecitare un nuovo strumento giuridico innovativo che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> nel contempo vincolante e applicare le basi giuridiche già esistenti.</P><P>Nel corso degli anni varie organizzazioni, reti e <SPAN class=GramE>coalizioni</SPAN> internazionali hanno affrontato il tema della diversità culturale, per cui è fondamentale che il Parlamento europeo ribadisca ancora una volta l'importanza della diversità culturale, la necessità di rispettare e promuovere la diversità nazionale e regionale e di dare rilievo al patrimonio culturale comune, come propugna lo <SPAN class=SpellE><I>ius</I></SPAN><I> <SPAN class=SpellE>cogens</SPAN></I> dell'UE.</P><P>La conservazione del patrimonio culturale, in quanto patrimonio comune dell'umanità, è un'esigenza della nostra società civile e il mantenimento e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale sono garanzia di pace, sicurezza, stabilità e sviluppo. Per questo motivo la diversità culturale e la cultura dovrebbero essere al centro del progetto <SPAN class=GramE>di </SPAN>integrazione europeo, per cui un approccio orizzontale in tutte le politiche dell'Unione europea(20) costituisce un requisito fondamentale. Benché si siano consolidate solo dopo il trattato di Maastricht del 1992, oggi le realizzazioni culturali sono altrettanto, se non più, eloquenti dei risultati <SPAN class=GramE>di </SPAN>altre politiche sull'origine e la natura fondamentale delle società democratiche europee. È opinione del relatore che la specificità di norme e valori condivisi da europei e non europei in campo culturale giustifichi un trattamento specifico su scala mondiale.</P><P>La diversità di lingue e ambienti culturali è<SPAN class=GramE> di fatto</SPAN> condivisa dagli Stati membri attuali e futuri dell'Unione europea. Questa diversità culturale, che può essere considerata come uno dei beni più preziosi dell'UE, <SPAN class=GramE>viene</SPAN> riconosciuta e rispettata e dovrebbe essere maggiormente promossa a livello regionale, nazionale ed internazionale. Nondimeno, la conservazione della diversità e dei valori culturali <SPAN class=GramE>viene</SPAN> spesso avvertita da terzi come un ostacolo insidioso, in particolare per il libero commercio. Nel passare da un atteggiamento puramente difensivo ad un approccio più dinamico e combattivo, è necessario porre <SPAN class=GramE>in evidenza argomenti</SPAN> che convincano gli scettici che la diversità culturale è un valore che vale la pena proteggere.</P><P>Nel <B>dibattito interno all'UE</B> è prevalso un consenso relativo in merito alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> della diversità culturale, benché ultimamente la Commissione abbia incontrato alcune difficoltà a mantenere coesa la sua azione e quando si è trattato di preservare o promuovere la diversità culturale, per un po' di tempo non è esistito alcun reale consenso. L'applicazione di questo concetto teorico ha contraddistinto principalmente i negoziati commerciali multilaterali in seno all'OMC, benché discussioni e negoziati <SPAN class=GramE>siano stati</SPAN> dedicati in parte a questo argomento anche nell'ambito della Convenzione europea. Alla fine, il risultato complessivo di queste discussioni, sotto forma di un <B>progetto di costituzione europea,</B> è stato ampiamente interpretato in maniera <SPAN class=GramE>positiva</SPAN>: i principi generali sono stati confermati e talvolta rafforzati; il voto a maggioranza in un'Unione presto composta da 25 Stati membri è stato adottato per le decisioni interne che il Consiglio prende su questioni culturali; l'unanimità è stata mantenuta per tutte le decisioni orientate verso l'esterno, come nel caso di accordi nel settore del commercio dei servizi culturali e audiovisivi. Il relatore nutre la ferma convinzione che questo schema vada confermato dalla prossima Confe
renza intergovernativa. Si tratta<SPAN class=GramE> infatti</SPAN> del consolidamento del principio consensuale, in base al quale ciascuno Stato membro avrebbe la flessibilità giuridica di prendere le misure necessarie nei campi della politica culturale, audiovisiva e dell'istruzione, al fine di preservare e promuovere la diversità culturale.</P><P>A lungo termine, l'obiettivo è di fare in modo che i responsabili europei e non <SPAN class=GramE>europei</SPAN> si mettano d'accordo sul principio fondamentale, enunciato nella Dichiarazione universale dell'UNESCO sulla diversità culturale, che i beni e i servizi culturali "non devono essere trattati come semplici prodotti o merci di consumo(21). Da quando l'Unione ha avanzato ed adottato questo principio nei negoziati dell'<B>OMC</B> (sfociati nell'"eccezione culturale"), questa politica ha incontrato la feroce opposizione dei sostenitori incondizionati del libero scambio.</P><P>È della massima importanza che <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>Unione in espansione consolidi la sua fragile politica interna nel campo della cultura e dell'istruzione prima di prendere nuove iniziative in ambito OMC/GATT o GATS per aprire il proprio mercato. In particolare, gli Stati membri in fase <SPAN class=GramE>di </SPAN>adesione dovrebbero accettare i principi fondamentali della politica UE in questi settori.</P><P>In passato il Parlamento europeo ha <SPAN class=GramE>sottolineato</SPAN> in numerose occasioni (sebbene con diverse formulazioni, segnatamente nel settore audiovisivo(22), nell'editoria(23), nella cooperazione culturale(24), nell'ampliamento e nel ruolo delle lingue regionali e minoritarie(25), e nell'industria culturale(26)) il suo attaccamento al carattere distintivo dell'Europa, ovvero la unità nella diversità, che non è altro che la coesistenza e l'interazione continua di un'ampia varietà di lingue, tradizioni, stili di vita, tendenze, movimenti ed espressioni artistici e culturali. Questa ricchezza europea merita di essere sviluppata e potrebbe servire da esempio per altre nazioni che <SPAN class=GramE>vogliano</SPAN> preservare il proprio retaggio culturale e promuovere la diversità nell'ottica - e non con la priorità - del libero commercio.</P><P>Il relatore nutre la ferma convinzione che la <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN> del commercio multilaterale perseguita in ambito OMC metta i paesi in via di sviluppo in una situazione delicata rispetto ai "paesi ricchi": è difficile resistere alle pressioni, anche minime, volte a far aprire i mercati. I vantaggi in termini di sviluppo sostenibile sono ben lungi <SPAN class=GramE>dall'essere scontati</SPAN>. Secondo gli esperti, accade di frequente che con il pretesto dello sviluppo economico ai paesi in via di sviluppo <SPAN class=GramE>venga</SPAN> chiesto di <SPAN class=GramE>aderire</SPAN> ad accordi che potrebbero mettere seriamente a repentaglio il loro sviluppo culturale(27).</P><P>Come già <SPAN class=GramE>è stato detto, la cosiddetta eccezione culturale non è</SPAN> eterna, perché limitata nel tempo (5 anni, rinnovabili). Il concetto di diversità culturale, che nel frattempo l'ha gradatamente sostituita, trarrebbe giovamento dall'essere integrata in un approccio giuridico in un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> più favorevole. Pertanto, è <SPAN class=GramE>estremamente</SPAN> provvidenziale l'iniziativa presa da Canada, Francia, Germania, Grecia, Messico, Monaco, Marocco e Senegal, sostenuta dal gruppo francofono dell'UNESCO, di iscrivere all'ordine del giorno della prossima Conferenza generale dell'UNESCO la questione di uno studio preliminare sugli aspetti tecnici e giuridici relativi all'opportunità di uno <B>strumento giuridico internazionale sulla diversità culturale. </B>In effetti, il Consiglio esecutivo dell'UNESCO ha raccomandato che la Conferenza generale <SPAN class=GramE>decida</SPAN> di continuare la propria azione volta ad elaborare un nuovo strumento internazionale e a determinarne la natura, il che è estremamente importante a causa della spaccatura esistente fra gli Stati membri dell'UNESCO sulla questione del nesso esistente fra la futura Convenzione internazionale e gli altri accordi internazionali, quali quelli conclusi nel quadro dell'OMC. Non solo è necessario approvare uno strumento, ma i negoziati devono anche essere brevi in vista della conclusione del <SPAN class=SpellE>Doha-Round</SPAN> nel 2005 e della serie ininterrotta di negoziati sulla <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN>. La Convenzione assumerebbe funzioni importanti come strumento di <SPAN class=GramE>sensibilizzazione</SPAN> ed eventuale contrappeso all'OMC.</P><P>Il relatore ritiene che l'Unione non <SPAN class=GramE>dovrebbero</SPAN> mettere in dubbio, modificare o eludere i propri obblighi nei confronti dell'OMC. Al contrario, l'Unione dovrebbe assolvere in buona fede gli obblighi che ha liberamente contratto. Tuttavia, l'Unione può avvalersi dell'architettura flessibile di questi accordi per garantire che gli impegni della Comunità <SPAN class=GramE>siano</SPAN> perfettamente in linea con gli obiettivi della politica comunitaria, così come è libera di scegliere le modalità per difendere i proprio obiettivi primari - fra cui quello della diversità culturale - nel diritto internazionale.</P><P>La scelta di uno strumento migliore per preservare e promuovere la diversità culturale è del tutto ovvia per l'Unione europea e i suoi Stati membri. Rappresenta anche una scelta fatta da sempre più paesi preoccupati per l'integrazione di strategie <SPAN class=GramE>globali</SPAN> di sviluppo sostenibile. È necessario passare da una mera dichiarazione <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione giuridicamente vincolante, dalla formazione di capacità orientate all'azione, tramite l'Alleanza globale per la diversità culturale, all'azione normativa mediante il processo intergovernativo. Questo strumento dovrà perseguire l'obiettivo <SPAN class=GramE>globale</SPAN> di promuovere la diversità culturale, contribuire al dialogo culturale e rafforzare il rispetto e la comprensione reciproci.</P><P>La legittimità che l'<SPAN class=SpellE>Unesco</SPAN> ha acquisito in questo <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> è una condizione preliminare indispensabile per il successo, ma non certo una garanzia, dal momento che le decisioni sono prese consensualmente da circa 190 Stati. È una felice coincidenza che la Dichiarazione universale sulla diversità culturale dell'UNESCO e la Dichiarazione sulla diversità culturale del Consiglio d'Europa, che <SPAN class=GramE>rappresentano</SPAN> indubbiamente i testi di base per una convenzione in materia, trascendano i meri aspetti commerciali dei servizi culturali, dell'istruzione e dei beni culturali, inglobando obiettivi specifici quali lo sviluppo di industrie culturali e locali vitali e il miglioramento della distribuzione di opere culturali a livello mondiale.</P><P>L'Unione e il Parlamento europeo hanno, pertanto, tutto l'interesse a prendere sul serio la questione e a garantire la coerenza fra le politiche interne ed esterne dell'UE e gli accordi multilaterali. Recentemente, la Commissione ha <SPAN class=GramE>ribadito</SPAN> l'attaccamento dell'Unione a soluzioni multilaterali come parte integrante della sua politica estera(28). In un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> di incertezza globale e di minacce alla coesistenza pacifica e alla comprensione reciproca fra i popoli e le culture, l'approccio multilaterale è da preferirsi a quello unilaterale. Infatti, come affermano i ministri per la cultura, riuniti a Salonicco sotto la Presidenza greca: "<SPAN class=GramE>l'</SPAN>Europa in quanto continente di cultura non può accettare che sia minacciata la sua omogeneità culturale, né il contrasto delle civiltà. La risposta europea a tutto ciò è di insistere sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sulla promozione della diversità culturale". I ministri della cultura hanno anche <SPAN
class=GramE>sottolineato</SPAN> la necessità di una base giuridica adeguata. Il relatore accoglie con favore la conseguente comunicazione della Commissione(29) in cui si afferma l'intenzione "che l'UE svolga un ruolo attivo nella futura Conferenza generale dell'UNESCO, per quanto riguarda in particolare le discussioni preliminari riguardanti l'elaborazione di uno strumento normativo internazionale sulla diversità culturale" e la volontà di coinvolgere la società civile in questo <SPAN class=GramE>processo.</SPAN> </P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal><B>3 ottobre 2003</B> </P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H2><P><SPAN class=GramE>destinato</SPAN> alla commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport</P><P><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</P><P><SPAN class=GramE>(2002</SPAN>/2269(INI))</P><P>Relatrice per parere: Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN></P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="50%" SIZE=2></DIV><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">PROCEDURA</SPAN></B></P><P>Nella riunione del 21 gennaio 2003 la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa ha nominato relatrice per parere Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 16 giugno 2003 e 1° ottobre 2003 ha esaminato il progetto di parere.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato le conclusioni in appresso con 26 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astensione.</P><P>Erano presenti al momento della votazione <SPAN class=SpellE>Elmar</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brok</SPAN> (presidente), <SPAN class=SpellE>Baroness</SPAN> <SPAN class=SpellE>Nicholson</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Winterbourne</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Geoffrey</SPAN> <SPAN class=SpellE>Van</SPAN> <SPAN class=SpellE>Orden</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Christos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Zacharakis</SPAN> (vicepresidente), Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN> (relatrice per parere), <SPAN class=SpellE>Ole</SPAN> <SPAN class=SpellE>Andreasen</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Per-Arne</SPAN> <SPAN class=SpellE>Arvidsson</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Baltas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Bastiaan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Belder</SPAN>, <SPAN class=SpellE>André</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brie</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Paul</SPAN> <SPAN class=SpellE>Coûteaux</SPAN>, <SPAN class=SpellE>John</SPAN> <SPAN class=SpellE>Walls</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cushnahan</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Véronique</SPAN> De <SPAN class=SpellE>Keyser</SPAN>, Per <SPAN class=SpellE>Gahrton</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alfred</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gomolka</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Willi</SPAN> <SPAN class=SpellE>Görlach</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Glyn</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ford</SPAN>), Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Michael</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gahler</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jacques</SPAN> <SPAN class=SpellE>F.</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Efstratios</SPAN> <SPAN class=SpellE>Korakas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Catherine</SPAN> <SPAN class=SpellE>Lalumière</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Hugues</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martin</SPAN>, Emilio <SPAN class=SpellE>Menéndez</SPAN> <SPAN class=GramE>del Valle</SPAN>, Cristiana <SPAN class=SpellE>Muscardini</SPAN>, Pasqualina Napoletano, Arie M. <SPAN class=SpellE>Oostlander</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Reino</SPAN> <SPAN class=SpellE>Paasilinna</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sakellariou</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Hans-Gert</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poettering</SPAN> (in sostituzione di David <SPAN class=SpellE>Sumberg</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Luís</SPAN> <SPAN class=SpellE>Queiró</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ignacio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Salafranca</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez-Neyra</SPAN>, Amalia <SPAN class=SpellE>Sartori</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ioannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Souladakis</SPAN>, Ursula <SPAN class=SpellE>Stenzel</SPAN>, The <SPAN class=SpellE>Earl</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Stockton</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Charles</SPAN> <SPAN class=SpellE>Tannock</SPAN>), Demetrio <SPAN class=SpellE>Volcic</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Karl</SPAN> <SPAN class=SpellE>von</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wogau</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ribeiro</SPAN> e Castro (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jean-Charles</SPAN> Marchiani, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento).</P><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">CONCLUSIONI</SPAN></B></P><P>La commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa invita la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, competente per il merito, <SPAN class=GramE>a</SPAN> includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti elementi:</P><P>1. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei valori culturali per tutti i cittadini e riafferma che l'attività culturale crea sviluppo, senso di appartenenza e integrazione nella vita sociale; ribadisce il valore della cultura per tutti i cittadini, sia all'interno dell'UE che nelle relazioni politiche ed economiche dell'UE con altri paesi; ricorda che tale dimensione è alla base dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e in tale contesto si compiace della rinnovata partecipazione degli Stati Uniti d'America in seno all'UNESCO;</P><P>2. chiede che la politica estera dell'UE sia ispirata al rispetto della diversità culturale che costituisce parte integrante dei suoi valori fondamentali e della sua identità, diversità culturale che l'Unione ha stabilito in tutta chiarezza quale criterio per l'adesione, e invita l'Unione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi per promuoverla sistematicamente nella sua politica in seno alle organizzazioni internazionali; ricorda che il rispetto della diversità culturale costituisce un elemento essenziale della strategia di prevenzione dei conflitti;</P><P>3. ricorda che una strategia di cooperazione e sviluppo dell'UE, sia in seno alle proprie istituzioni che <SPAN class=GramE>nel quadro delle</SPAN> organizzazioni internazionali, in particolare delle Nazioni Unite, è impensabile senza il rispetto e la promozione della diversità culturale quale parte integrante dell'identità delle entità politiche e delle comunità coinvolte; ricorda che la volontà di operare per lo sviluppo sostenibile è legata all'esigenza di creare una comunità sostenibile che tenga conto dei bisogni delle popolazioni autoctone;</P><P>4. raccomanda che i beni culturali siano oggetto di un trattamento rispettoso dei valori e delle identità che essi rappresentano, dal momento che la diversità che caratterizza la cultura europea è qualcosa che suscita interesse e fornisce pertanto ai produttori culturali in Europa la base per affermarsi a livello internazionale una volta aperti i confini a maggiori scambi culturali; <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> che i beni culturali richiedono un trattamento speciale consono al rispetto dei valori e delle identità di cui sono portatori; chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di dar prova della massima determinazione al
riguardo nell'ambito dei negoziati in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare al fine di salvaguardare le specificità culturali;</P><P>5. insiste affinché la diversità linguistica a livello degli Stati e delle nazioni sia pienamente riconosciuta quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale e chiede, in tale prospettiva, che <SPAN class=GramE>siano</SPAN> sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di lingue straniere, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>6. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea nuovamente la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli e ciò, a maggior ragione, nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN> composto di insiemi regionali;</P><P>7. è convinto della validità delle azioni a livello locale e regionale, quale integrazione delle forme di cooperazione tradizionali, ai fini di un maggiore coinvolgimento e di un'applicazione estensiva del principio di sussidiarietà; incoraggia pertanto lo sviluppo di progetti transfrontalieri ed interregionali <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> diversità culturale;</P><P>8. è convinto, dato il pericolo della scomparsa di numerose lingue e culture, che <SPAN class=GramE>occorra</SPAN> considerare senza indugio la possibilità di elaborare e realizzare uno strumento giuridico che garantisca il rispetto della diversità culturale sulla scena internazionale, sia a livello individuale che collettivo; chiede alla Commissione di adottare un'iniziativa in tale senso;</P><P>9. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle popolazioni minoritarie.</P></DIV></DIV>[addsig]

E.R.A.
E.R.A.

<DIV id=RTEmultiCSSID style="POSITION:Relative; FONT-FAMILY:Arial"><P><B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">15 dicembre 2003, </SPAN></B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">FINALE<SPAN class=GramE>,</SPAN> <B>A5-0477/2003</B> </SPAN></P><DIV class=Section1><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><H2><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">RELAZIONE<BR>sul mantenimento e sulla <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa(2002/2269(INI))</SPAN></H2><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo <SPAN class=GramE>sport</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Relatrice: <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=SpellE><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">PR_INI</SPAN></SPAN></P></DIV></DIV><P class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: right" align=right>312.571</P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>INDICE</H2><H4>PAGINA REGOLAMENTARE</H4><H4>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H4><H4>MOTIVAZIONE</H4><H4><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H4><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PAGINA REGOLAMENTARE</H2><P>Nella seduta del 16 gennaio 2003 il Presidente del Parlamento ha comunicato che la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>era</SPAN> stata autorizzata a elaborare una relazione di iniziativa, a norma dell'articolo 163 del regolamento, sul tema "Mantenimento e promozione della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa", e che la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa era stata consultata per parere.</P><P>Nella riunione del 28 novembre 2002, la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>aveva</SPAN> nominato relatrice <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 20 maggio, 11 settembre, 4 novembre, 25 <SPAN class=GramE>novembre</SPAN> e 2 dicembre 2003 la commissione ha esaminato il progetto di relazione.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato la proposta di risoluzione con 20 voti favorevoli, 1 contrario e 2 astensioni.</P><P>Erano presenti al momento della votazione: <SPAN class=SpellE>Michel</SPAN> <SPAN class=SpellE>Rocard</SPAN> (presidente); Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> e Mario Mauro (vicepresidenti); <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN> (relatrice); <SPAN class=SpellE>Konstantinos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alyssandrakis</SPAN> (in sostituzione <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alavanos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Pedro</SPAN> <SPAN class=SpellE>Aparicio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Bayona</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Perogordo</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ojeda</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sanz</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Raina</SPAN> A. <SPAN class=SpellE>Mercedes</SPAN> <SPAN class=SpellE>Echerer</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Säid</SPAN> <SPAN class=SpellE>El</SPAN> <SPAN class=SpellE>Khadraoui</SPAN> (in sostituzione di Giorgio <SPAN class=SpellE>Ruffolo</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Janelly</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fourtou</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Marielle</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Sarnez</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Geneviève</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fraisse</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Jean-Claude</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fruteau</SPAN> (in sostituzione di Barbara <SPAN class=SpellE>O'Toole</SPAN>, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento), <SPAN class=SpellE>Jas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gawronski</SPAN> (in sostituzione di Domenico <SPAN class=SpellE>Mennitti</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Lissy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gröner</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Maria</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martens</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Pietro-Paolo</SPAN> <SPAN class=SpellE>Mennea</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Gérard</SPAN> Onesta (in sostituzione di Daniel <SPAN class=SpellE>Marc</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cohn-Bendit</SPAN>), Doris Pack, <SPAN class=SpellE>Roy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Perry</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Feleknas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Uca</SPAN>, Gianni <SPAN class=SpellE>Vattimo</SPAN> e <SPAN class=SpellE>Eurig</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wyn</SPAN>.</P><P>Il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa è allegato.</P><P>La relazione è stata depositata il 15 dicembre 2003. </P><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H2><H2><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</H2><P style="MARGIN-TOP: 24pt"><SPAN class=GramE><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">(2002</SPAN></B></SPAN><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">/2269(INI))</SPAN></B></P><P><I>Il Parlamento europeo</I>,</P><P>– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Verso uno strumento internazionale sulla diversità culturale"<SUP>(1)</SUP> (COM(2003) 520)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione legislativa del 3 febbraio 2000 sul progetto comune, approvato dal Comitato di conciliazione, di decisione del PE e del Consiglio sul programma Cultura 2000<SUP>(2)</SUP><SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 6 settembre 2000 sulla comunicazione della Commissione "Principi e orientamenti per la politica audiovisiva della Comunità nell'era digitale"(3)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 1° febbraio 2001 sulle nuove frontiere del libro: editoria elettronica e stampa <SPAN class=GramE>su</SPAN> richiesta(4),</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 15 maggio 2001 sull'<SPAN class=SpellE>e-learning</SPAN>(5)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 5 settembre 2001 sulla cooperazione culturale nell'Unione europea(6) e in particolare il suo paragrafo 10 <SPAN class=GramE>recante la</SPAN> richiesta che venga presentato un progetto di decisione che istituisca un "Osservatorio culturale europeo", nell'intento di promuovere lo scambio di informazioni e il coordinamento tra le politiche culturali degli Stati membri e la politica culturale della Comunità,</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 13 novembre 2001 su una migliore diffusione dei film europei nel mercato interno e nei paesi candidati(7)<SPAN class=GramE>,</SPAN>– vista la sua risoluzione del 28 febbraio 2002 sull'attuazione del programma "Cultura 2000"(8) e il futuro programma "Cultura" dopo il 2006,<BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 12 marzo 2003 sull'Accordo generale sul commercio e i servizi (GATS), nell'ambito dell'OMC, inclusa la diversità culturale(9) e in particolare i suoi paragrafi da 12 a 14<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>– vista la sua risoluzione del 4 settem
bre 2003 sulla "Televisione senza frontiere"(10), </SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle raccomandazioni alla Commissione sulle lingue europee regionali e meno diffuse – le lingue delle minoranze nell'UE – in considerazione dell'allargamento e della pluralità culturale(11)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle industrie culturali(12)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– visti l'articolo 149, paragrafo 1 del trattato CE e l'articolo 151 del trattato CE, specie il paragrafo 3, che auspica una più stretta cooperazione con i paesi terzi e il Consiglio d'Europa, e il paragrafo 4, che introduce l'obbligo di tener conto degli aspetti culturali nelle altre politiche comunitarie<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il preambolo e l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'articolo 3, paragrafo 3, comma 4 del progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, in cui si afferma che l'Unione rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo; l'articolo II-22, in cui si afferma che l'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica; l'articolo III-181, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle diversità nazionali e regionali evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune, e il paragrafo 4, in cui si ribadisce che l'Unione tiene conto degli aspetti culturali nell'azione che svolge a norma di altre disposizioni della Costituzione, in particolare ai fini di rispettare e promuovere la diversità delle culture; l'articolo III-182, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione rispetta pienamente la diversità culturale e linguistica dei sistemi di istruzione degli Stati membri; l'articolo III-217, paragrafo 4, in cui si ribadisce la regola dell'unanimità in seno al Consiglio quando si negoziano e si concludono accordi nel settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi, qualora questi rischino di arrecare pregiudizio alla diversità culturale e linguistica dell'Unione;</P><P>– vista anche l'introduzione della votazione a maggioranza qualificata secondo le disposizioni del progetto di Costituzione al fine di sostenere le politiche interne nel settore culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 26 ottobre 1999 nell'ambito di un nuovo round commerciale dell'OMC<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione di Cannes(13) nella quale i Ministri della cultura dell'UE, alla presenza del presidente della commissione competente del Parlamento europeo e dei rappresentanti della Commissione responsabili per la cultura, insistono sulla necessità di mantenere la regola dell'unanimità per le decisioni attinenti ai servizi culturali e audiovisivi negli accordi commerciali<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni della riunione informale dei ministri della cultura tenutasi a Salonicco il 25 maggio 2003 sul tema della diversità culturale e dello strumento internazionale sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'accordo di Firenze del 1950 quale strumento internazionale volto a promuovere la libera circolazione <SPAN class=GramE>di </SPAN>oggetti a carattere istruttivo, scientifico, culturale(14),</P><P>– vista l'adozione della Dichiarazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla diversità culturale, del 7 dicembre 2000(15)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista l'adozione, da parte della Conferenza generale durante la 31a sessione del 2 novembre 2001(16), della Dichiarazione universale e del Piano d'azione dell'UNESCO sulla diversità culturale e visto l'appoggio dato dall'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti i dibattiti e i risultati della Tavola rotonda <SPAN class=GramE>di </SPAN>alto livello dell'UNESCO "Diversità culturale e <SPAN class=SpellE>biodiversità</SPAN> per uno sviluppo sostenibile" (Vertice di Johannesburg per uno sviluppo sostenibile, Johannesburg, 3 settembre 2002);</P><P><SPAN class=GramE>– vista la dichiarazione di Bressanone sulla diversità culturale e il GATS, approvata il 18 ottobre 2002 dall'Assemblea delle regioni euro</SPAN>pee attraverso i ministri regionali europei per l'istruzione e la cultura(17), </P><P>– vista la decisione della Conferenza generale dell'UNESCO del 17 ottobre 2003 di avviare i lavori per l'elaborazione di un progetto di Convenzione sulla diversità culturale per la prossima sessione della Conferenza generale nel 2005<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la decisione presa al Vertice dell'Unione africana <SPAN class=GramE>di </SPAN>Addis Abeba, il 10 luglio 2003, in cui si ribadisce l'importanza della diversità culturale e si dà appoggio all'iniziativa dell'UNESCO,</P><P>– vista la dichiarazione della Conferenza ministeriale della francofonia, svoltasi a Rabat il 4-5 settembre 2003, sul Vertice mondiale sulla società dell'informazione di Ginevra<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione dei ministri della cultura dei paesi ACP riuniti a Dakar il 20 giugno 2003, nella fattispecie il loro impegno a discutere e sostenere l'avvio di negoziati per l'adozione di una convenzione per la diversità culturale <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO,</P><P>– vista l'adozione, da parte della Commissione europea il 24 luglio 2003, del piano d'azione per l'apprendimento delle lingue e il pluralismo linguistico<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il fruttuoso impegno dimostrato nel campo della diversità culturale dalla società civile e da organismi quali l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN>", </I>l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Policy</SPAN>", l'"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> <SPAN class=SpellE>Organisation</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Francophony</SPAN>" e <SPAN class=GramE>l' </SPAN>"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> Liaison <SPAN class=SpellE>Committee</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Coalitions</SPAN> <SPAN class=SpellE>for</SPAN> Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN></I>",</P><P>– visto l'articolo 163 del suo regolamento<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti la relazione della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport e il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa (<A href="http://www2.europarl.eu.int/omk/sipade2?L=IT&OBJID=40464&LEVEL=3&MODE=SIP&NAV=X&LSTDOC=N" file="">A5-0477/2003</A>)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>A. considerando che la <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e la promozione della diversità culturale sono principi basilari del modello europeo(18),</P><P>B. considerando che i paesi candidati porteranno un <SPAN class=GramE>ulteriore</SPAN> contributo in termini di diversità culturale e linguistica che arricchirà l'Unione,</P><P>C. considerando che la diversità culturale può essere salvaguardata soltanto se ogni singola persona ha accesso alla propria cultura e può anche parteciparvi<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>D.</SPAN> considerando che la diversità culturale è un concetto di sviluppo culturale e un principio basilare dello sviluppo sostenibile che implica scambio e dialogo culturali,</P><P>E. considerando che in alcuni Stati membri dell'Unione europea l'identità culturale non è uniforme, e non coincide necessariamente con le frontiere di questi Stati<SPAN class=GramE>,</
SPAN></P><P><SPAN class=SpellE>F.</SPAN> considerando che il dialogo culturale favorisce la comprensione reciproca tra i popoli nell'interesse della pace e che il dialogo interculturale è atto a contrastare efficacemente il razzismo e la xenofobia<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>G.</SPAN> considerando che l'eccessiva concentrazione dei mezzi di comunicazione comporta un rischio per il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>H.</SPAN> considerando che l'Unione europea tiene alle soluzioni multilaterali in quanto elemento fondamentale della politica estera<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>I.</SPAN> considerando che gli obblighi derivanti da accordi raggiunti in seno ad organismi multilaterali integrano le intese raggiunte nel quadro dell'OMC,</P><P>J. compiacendosi per l'approvazione da parte della Conferenza generale dell'UNESCO di un mandato che consente il varo di una convenzione sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>K.</SPAN> considerando che anche in futuro ogni Stato membro e la CE devono avere la possibilità, sotto il profilo giuridico, di adottare tutti i provvedimenti necessari nei settori culturale e audiovisivo onde preservare e promuovere il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>L.</SPAN> considerando che l'apertura di negoziati sulla liberalizzazione dei servizi audiovisivi e culturali in base alle norme del GATS avvia una progressiva liberalizzazione atta a sottoporre a <SPAN class=GramE>revisione</SPAN> e, in ultima analisi, smantellare gli strumenti regionali, nazionali ed europei di promozione del settore audiovisivo locale,</P><P>1. ritiene che, in un processo <SPAN class=GramE>di </SPAN>ammodernamento tecnico-economico <SPAN class=SpellE>globalizzato</SPAN> e in una situazione di continue spinte verso una liberalizzazione su scala mondiale, la cultura sia una dimensione fondamentale dello sviluppo umano;</P><P>2. è del parere che la diversità culturale implichi il riconoscimento, la promozione e lo sviluppo delle culture locali, delle industrie culturali, delle politiche culturali pubbliche e l'apertura verso altre culture e la protezione delle istituzioni e delle realizzazioni autoctone e nazionali, compresa la ricca varietà di lingue, di conoscenze autoctone, di tradizioni, di modi di vita, <SPAN class=GramE>di </SPAN>espressioni artistiche e di cultura, il pluralismo dei mezzi di informazione e la diversità dei sistemi di istruzione;</P><P>3. ricorda che, a <SPAN class=SpellE><SPAN class=GramE>tutt'</SPAN></SPAN><SPAN class=GramE>oggi</SPAN>, il principio della diversità culturale non è riconosciuto quale diritto fondamentale dal diritto internazionale;</P><P>4. è del parere che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione potenzialmente rappresentano, attraverso la loro intrinseca flessibilità, un'opportunità di promuovere le diversità culturali, e milita a favore di un libero accesso a queste tecnologie per tutti i paesi; <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> tuttavia che l'allargarsi della forbice digitale sta esacerbando le disparità tra i paesi del Nord e quelli del Sud;</P><P>5. è del parere che il diritto degli Stati membri, delle regioni e delle entità <SPAN class=SpellE>substatali</SPAN>, là dove esistono, di definire, realizzare e adattare politiche culturali è una delle garanzie fondamentali per il rispetto e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale;</P><P>6. chiede alla Conferenza intergovernativa di consolidare i vari riferimenti alla diversità culturale e al pluralismo culturale nel progetto di Costituzione approvando i progetti di disposizioni proposti dalla Convenzione, particolarmente la regola dell'unanimità in seno al Consiglio prevista all'articolo III-217, paragrafo 4, all'atto di negoziare e <SPAN class=GramE>concludere</SPAN> accordi nel settore del commercio esterno in servizi culturali e audiovisivi;</P><P>7. chiede alla Commissione di impegnarsi attivamente nel facilitare, promuovere ed estendere geograficamente gli scambi nei settori dei servizi culturali, audiovisivi e <SPAN class=GramE>di </SPAN>istruzione all'interno dell'Europa e negli altri paesi terzi allo scopo di allargare la base per un consenso internazionale in queste materie particolarmente nel quadro dei programmi Cultura 2000, Gioventù e <SPAN class=SpellE>Socrates</SPAN> dopo il 2006 e rispetto a tutti i programmi futuri;</P><P>8. invita la Commissione ad impegnarsi attivamente per la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale nell'ambito delle politiche di sviluppo e cooperazione della CE mediante la valorizzazione e il significativo miglioramento delle azioni e dei programmi di cooperazione culturale con i paesi terzi, in particolare al fine di sviluppare la capacita di espressione culturale dei paesi in via di sviluppo;</P><P>9. invita la Commissione a favorire il dialogo culturale con i Ministri della cultura e dell'istruzione nazionali, federali e regionali, associandovi la società civile e i pubblici dipendenti;</P><P>10. chiede alla Commissione di presentare una comunicazione, basata sull'articolo 151, paragrafo 4 del trattato CE, quanto al modo di incorporare la cultura come principio trasversalmente applicabile a tutte le politiche nell'Unione europea, valutando <SPAN class=GramE>nel contempo tutte</SPAN> le possibili conseguenze per la cultura delle decisioni adottate in altri ambiti della politica;</P><P>11. invita la Commissione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi affinché il processo di crescente concentrazione nel settore dei mezzi di comunicazione di massa non si concretizzi in situazioni di oligopolio atte a minacciare il pluralismo, la diversità culturale e la libertà di scelta dei consumatori;</P><P>12. invita la Commissione <SPAN class=GramE>a</SPAN> inserire pienamente il concetto di diversità culturale europea nella sua strategia di comunicazione, a dare informazioni sulla Giornata mondiale della diversità culturale, il 21 maggio, e a presentare proposte su come partecipare a tale evento;</P><P>13. invita la Commissione a migliorare le occasioni di mobilità degli artisti, delle creazioni e dei beni e servizi culturali;</P><P>14. ritiene che <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> summenzionata convenzione per la diversità culturale si debba tener conto della necessità di preservare la diversità linguistica quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale, e chiede, in tale prospettiva, che siano sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di conoscenze linguistiche, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>15. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli, e ciò a maggior ragione nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN>, composto di insiemi regionali;</P><P>16. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> che i servizi e i prodotti culturali e l'istruzione non sono mercanzie o beni di consumo come gli altri, e devono per questo essere oggetto di particolari condizioni, alla luce della loro duplice natura di beni economici e culturali, condizioni che devono essere ispirate all'idea che il mercato non può disciplinare tutto, e si deve in particolare garantire la diversità di opinione e il pluralismo;</P><P>17. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei servizi pubblici nel preservare la diversità culturale, e in particolare sottolinea che i servizi pubblici di radiodiffusione svolgono un ruolo imp
ortante nella tutela della diversità e dell'identità culturale, del dialogo democratico, del pluralismo <SPAN class=SpellE>mediatico</SPAN> e dell'accesso di tutti i cittadini a contenuti e conoscenze di qualità per una positiva partecipazione alla società dell'informazione;</P><P>18. invita l'Unione a <SPAN class=GramE>sottolineare</SPAN> inequivocabilmente in sede di OMC/GATS il carattere dei servizi e prodotti culturali quali beni culturali, escludendoli dalle liberalizzazioni commerciali;</P><P>19. invita l'Unione a promuovere attivamente, a livello internazionale, il riconoscimento del carattere e dello statuto particolari della cultura, e <SPAN class=GramE>a</SPAN> impegnarsi in colloqui multilaterali nell'ambito dei prossimi negoziati relativi a una convenzione sulla diversità culturale nell'ambito dell'UNESCO al fine di estendere l'ambito dei paesi che appoggiano tale azione;</P><P>20. invita l'Unione a considerare gli scambi di servizi e prodotti culturali in funzione dell'imperativo dello sviluppo sostenibile e dell'identità culturale quale valore comune;</P><P>21. chiede all'Unione europea, ai suoi Stati membri e ai paesi terzi di astenersi da azioni internazionali, come gli impegni alla liberalizzazione a titolo <SPAN class=GramE>di </SPAN>accordi bilaterali, commerciali o di investimento, suscettibili di compromettere gli obiettivi fondamentali in settori quali l'istruzione e la cultura o di erodere la capacità dei governi di dar sostegno a identità culturali e nazionali;</P><P>22. chiede al Consiglio di attuare pienamente e di mantenere il mandato conferito nel 1999 alla Commissione<SPAN class=GramE>;</SPAN>1(19)</P><P>23. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN>, in vista del duplice significato, economico e culturale, dei servizi culturali, audiovisivi ed educativi, che non si debbono aprire negoziati nel contesto del GATS sulla loro liberalizzazione, e sottolinea inoltre che la protezione degli strumenti di sostegno e di conseguenza della diversità culturale, non può essere ottenuta nel contesto dell'OMC e del GATS ma può essere soltanto promossa negoziando una convenzione nel quadro dell'UNESCO; insiste affinché l'Unione applichi strettamente il principio di unanimità nel commercio estero nei settori dei servizi culturali e audiovisivi con i paesi terzi, come peraltro già sancito nel trattato e nel progetto di Costituzione;</P><P>24. reitera la sua volontà politica <SPAN class=GramE>in ordine alle</SPAN> regole del GATS sui servizi culturali, con specifico riferimento al settore audiovisivo, che non debbono compromettere la diversità e l'autonomia culturale delle parti contraenti dell'OMC;</P><P>25. chiede alla Commissione di elencare le offerte fatte nel settore ricreativo, dell'istruzione e audiovisivo e le eventuali conseguenze in tale settore;</P><P>26. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> la sua priorità politica di contribuire alla predisposizione di uno strumento giuridico vincolante sulla diversità culturale necessario per consolidare i diritti culturali, impegnare le parti alla cooperazione internazionale e dar vita ad un foro per discutere politiche culturali, nell'intento di operare una verifica a livello mondiale della situazione della diversità culturale, come proposto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sulla cooperazione culturale nell'Unione europea;</P><P>27. chiede alla Commissione di informare con regolarità ed <SPAN class=SpellE>esaustività</SPAN> il Parlamento europeo sulle sue attività in seno alle organizzazioni internazionali;</P><P>28. è del parere che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> essenziale riconoscere la diversità culturale nel diritto internazionale negoziando e approvando in un prossimo futuro una convenzione sulla diversità culturale nel quadro dell'UNESCO;</P><P>29. è del parere che la convenzione sulla diversità culturale, convenuta alla Conferenza generale dell'UNESCO, rappresenti un mezzo per portare alla ribalta le politiche culturali e garantire su scala <SPAN class=GramE>globale</SPAN> la protezione e la promozione della diversità dei contenuti culturali e delle espressioni artistiche, che appare particolarmente minacciata dalla globalizzazione;</P><P>30. accoglie con favore la posizione della Commissione per un approccio comune sulle questione importanti riguardo <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione sulla diversità culturale quale sviluppo significativo di azioni positive da parte degli Stati membri e delle loro regioni, e in aggiunta alla Comunità come sancito all'articolo 151, paragrafo 3 del trattato CE;</P><P>31. concorda con la Commissione sul fatto che una norma giuridica cogente sulla diversità culturale sia necessaria per consolidare i diritti culturali, favorire lo sviluppo delle politiche pubbliche culturali di ciascuno Stato, impegnare le parti alla cooperazione internazionale, creare un foro per discutere delle politiche culturali e istituire un sistema di monitoraggio <SPAN class=GramE>globale</SPAN> sullo stato della diversità culturale a livello mondiale, come viene proposto dal Parlamento europeo nella summenzionata risoluzione del 5 settembre 2001,</P><P>32. specifica che gli obiettivi principali della convenzione dovrebbero consistere nel riconoscimento della peculiarità dei beni e dei servizi culturali, nel sancire nel diritto internazionale la legittimità di ciascuno Stato o gruppo di <SPAN class=GramE>Stati</SPAN> nel definire liberamente le loro politiche culturali, e nel rafforzamento delle politiche di cooperazione internazionale e di solidarietà nel settore culturale;</P><P>33. chiede che la convenzione preveda l'adozione di provvedimenti tesi a garantire ai creatori e alle industrie culturali un effettivo accesso ai mezzi di produzione, distribuzione e diffusione delle loro opere;</P><P>34. chiede che la convenzione definisca procedure in materia <SPAN class=GramE>di </SPAN>assistenza tecnica e finanziaria nei paesi in via di sviluppo e nei paesi meno avanzati onde potenziare le loro capacità di preservare e promuovere la loro creazione culturale;</P><P><SPAN class=GramE>35. considera detta convenzione un mezzo attivo di costruzione del consenso sulla necessità di preservare e promuovere la diversità culturale in tutto il mondo e di realizzare e monitorare gli impegni internazionali nella sfera culturale; ritiene che, allo scopo di garantirne l'efficienza, la creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie debba essere parte integrante della convenzione;</SPAN></P><P>36. chiede alla Conferenza generale dell'UNESCO di insistere affinché gli Stati membri non prendano, in altre sedi internazionali o <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> accordi bilaterali, impegni che potrebbero contraddire la protezione e la promozione della diversità culturale;</P><P>37. ritiene che disposizioni specifiche di questa convenzione dovrebbero consentire ai paesi meno favoriti <SPAN class=GramE>di</SPAN> sviluppare le proprie industrie e politiche culturali, e invita in tale contesto la Commissione a rafforzare la solidarietà internazionale e ad incoraggiare e agevolare lo sviluppo di <SPAN class=SpellE>partenariati</SPAN> tra il settore pubblico e quello privato;</P><P>38. invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e alla promozione della diversità culturale e linguistica nei paesi candidati;</P><P>39. invita la Conferenza generale a far sì che la convenzione riguardi tutte le forme dell'espressione culturale: la creazione, la produzione, la <SPAN class=GramE>commercializzazione</SPAN>, l'esposizione e la rappresentazione di contenuti culturali, compresi i mezzi audiovisivi, sotto forma di prodotti culturali, ossia merci e servizi;</P><P>40. invita la Conferenza generale a garantire la trasparenza delle politiche culturali, il diritto alla libertà <SPAN class=GramE>di </SPAN>informazione, alla libertà di espressione, alla proprietà intellettuale, la tutela dei diritti fondamentali e dei dirit
ti culturali nonché il principio democratico;</P><P>41. invita la Conferenza generale dell'UNESCO a predisporre procedure, politiche e programmi atti a consentire l'accesso alla cultura e lo sviluppo di politiche culturali per offrire la possibilità ai paesi, specie a quelli in via di sviluppo, di produrre e commercializzare i propri beni e servizi culturali;</P><P>42. chiede che la convenzione impegni le parti a riconoscere i reciproci obblighi;</P><P>43. reputa essenziale che la convenzione si doti di un comitato di verifica atto ad esprimere raccomandazioni e pareri sull'attuazione delle disposizioni della convenzione <SPAN class=GramE>nonché</SPAN> di un meccanismo di risoluzione delle controversie;</P><P>44. chiede pertanto all'Unione europea di presentarsi unita nella sua condotta ai prossimi negoziati <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO, e a questo scopo chiede alla Presidenza e alla Commissione di operare in stretta connessione in ordine alla ricerca di posizioni comuni dell'UE; chiede inoltre agli Stati membri di conferire alla Commissione, ai sensi delle disposizioni del trattato CE, con la partecipazione del Parlamento europeo e dei gruppi rilevanti della società civile, un mandato chiaramente formulato che la autorizzi, in cooperazione con il Parlamento europeo, a negoziare nel quadro UNESCO sui problemi relativi a una convenzione concernente la diversità culturale e a condurre detti negoziati, in accordo con le disposizioni del trattato CE, a nome dell'UE e dei suoi Stati membri;</P><P>45. invita la Commissione a presentare una nuova comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo che <SPAN class=GramE>definisca</SPAN> la sua posizione sull'oggetto, gli obiettivi e le modalità di funzionamento della convenzione per la diversità culturale, proponendo un'articolazione di <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima con gli altri strumenti internazionali;</P><P>46. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle minoranze;</P><P>47. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al Comitato delle regioni, al <SPAN class=GramE>Comitato</SPAN> economico e sociale, al Consiglio d'Europa e all'UNESCO.</P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><P class=MsoNormal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial"></SPAN> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>MOTIVAZIONE</H2><P>È difficile e anche rischioso definire la diversità culturale, un concetto altrettanto complesso del <SPAN class=GramE>concetto</SPAN> stesso di cultura. Sia il Consiglio d'Europa che l'UNESCO <SPAN class=GramE>hanno</SPAN> compiuto lodevoli sforzi per conseguire definizioni dinamiche comuni. <SPAN class=GramE>Nondimeno</SPAN> bisogna riconoscere che le culture sono costantemente soggette a cambiamenti ed evoluzioni e che questo dinamismo rappresenta un impulso per il progresso umano. Sarà tuttavia necessaria una definizione formale di politica culturale, beni e servizi culturali e, non da ultimo, di diversità culturale, soprattutto <SPAN class=GramE>nel contesto di</SPAN> accordi in seno ad organizzazioni internazionali come l'OMC o per un eventuale, futuro strumento internazionale della diversità culturale.</P><P>In considerazione del processo <SPAN class=SpellE>globalizzante</SPAN> di modernizzazione e <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>economizzazione</SPAN> e delle conseguenti tendenze alla liberalizzazione, risulta ancor più importante un'interazione dei gruppi di interesse locali, regionali e nazionali. L'obiettivo di questa relazione è pertanto quello di segnalare strumenti e azioni capaci di garantire, rafforzare e promuovere la diversità culturale, <SPAN class=SpellE>repertoriare</SPAN> le organizzazioni internazionali e il rispettivo potenziale di rischio, sollecitare un nuovo strumento giuridico innovativo che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> nel contempo vincolante e applicare le basi giuridiche già esistenti.</P><P>Nel corso degli anni varie organizzazioni, reti e <SPAN class=GramE>coalizioni</SPAN> internazionali hanno affrontato il tema della diversità culturale, per cui è fondamentale che il Parlamento europeo ribadisca ancora una volta l'importanza della diversità culturale, la necessità di rispettare e promuovere la diversità nazionale e regionale e di dare rilievo al patrimonio culturale comune, come propugna lo <SPAN class=SpellE><I>ius</I></SPAN><I> <SPAN class=SpellE>cogens</SPAN></I> dell'UE.</P><P>La conservazione del patrimonio culturale, in quanto patrimonio comune dell'umanità, è un'esigenza della nostra società civile e il mantenimento e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale sono garanzia di pace, sicurezza, stabilità e sviluppo. Per questo motivo la diversità culturale e la cultura dovrebbero essere al centro del progetto <SPAN class=GramE>di </SPAN>integrazione europeo, per cui un approccio orizzontale in tutte le politiche dell'Unione europea(20) costituisce un requisito fondamentale. Benché si siano consolidate solo dopo il trattato di Maastricht del 1992, oggi le realizzazioni culturali sono altrettanto, se non più, eloquenti dei risultati <SPAN class=GramE>di </SPAN>altre politiche sull'origine e la natura fondamentale delle società democratiche europee. È opinione del relatore che la specificità di norme e valori condivisi da europei e non europei in campo culturale giustifichi un trattamento specifico su scala mondiale.</P><P>La diversità di lingue e ambienti culturali è<SPAN class=GramE> di fatto</SPAN> condivisa dagli Stati membri attuali e futuri dell'Unione europea. Questa diversità culturale, che può essere considerata come uno dei beni più preziosi dell'UE, <SPAN class=GramE>viene</SPAN> riconosciuta e rispettata e dovrebbe essere maggiormente promossa a livello regionale, nazionale ed internazionale. Nondimeno, la conservazione della diversità e dei valori culturali <SPAN class=GramE>viene</SPAN> spesso avvertita da terzi come un ostacolo insidioso, in particolare per il libero commercio. Nel passare da un atteggiamento puramente difensivo ad un approccio più dinamico e combattivo, è necessario porre <SPAN class=GramE>in evidenza argomenti</SPAN> che convincano gli scettici che la diversità culturale è un valore che vale la pena proteggere.</P><P>Nel <B>dibattito interno all'UE</B> è prevalso un consenso relativo in merito alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> della diversità culturale, benché ultimamente la Commissione abbia incontrato alcune difficoltà a mantenere coesa la sua azione e quando si è trattato di preservare o promuovere la diversità culturale, per un po' di tempo non è esistito alcun reale consenso. L'applicazione di questo concetto teorico ha contraddistinto principalmente i negoziati commerciali multilaterali in seno all'OMC, benché discussioni e negoziati <SPAN class=GramE>siano stati</SPAN> dedicati in parte a questo argomento anche nell'ambito della Convenzione europea. Alla fine, il risultato complessivo di queste discussioni, sotto forma di un <B>progetto di costituzione europea,</B> è stato ampiamente interpretato in maniera <SPAN class=GramE>positiva</SPAN>: i principi generali sono stati confermati e talvolta rafforzati; il voto a maggioranza in un'Unione presto composta da 25 Stati membri è stato adottato per le decisioni interne che il Consiglio prende su questioni culturali; l'unanimità è stata mantenuta per tutte le decisioni orientate verso l'esterno, come nel caso di accordi nel settore del commercio dei servizi culturali e audiovisivi. Il relatore nutre la ferma convinzione che questo schema vada confermato dalla prossima Confe
renza intergovernativa. Si tratta<SPAN class=GramE> infatti</SPAN> del consolidamento del principio consensuale, in base al quale ciascuno Stato membro avrebbe la flessibilità giuridica di prendere le misure necessarie nei campi della politica culturale, audiovisiva e dell'istruzione, al fine di preservare e promuovere la diversità culturale.</P><P>A lungo termine, l'obiettivo è di fare in modo che i responsabili europei e non <SPAN class=GramE>europei</SPAN> si mettano d'accordo sul principio fondamentale, enunciato nella Dichiarazione universale dell'UNESCO sulla diversità culturale, che i beni e i servizi culturali "non devono essere trattati come semplici prodotti o merci di consumo(21). Da quando l'Unione ha avanzato ed adottato questo principio nei negoziati dell'<B>OMC</B> (sfociati nell'"eccezione culturale"), questa politica ha incontrato la feroce opposizione dei sostenitori incondizionati del libero scambio.</P><P>È della massima importanza che <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>Unione in espansione consolidi la sua fragile politica interna nel campo della cultura e dell'istruzione prima di prendere nuove iniziative in ambito OMC/GATT o GATS per aprire il proprio mercato. In particolare, gli Stati membri in fase <SPAN class=GramE>di </SPAN>adesione dovrebbero accettare i principi fondamentali della politica UE in questi settori.</P><P>In passato il Parlamento europeo ha <SPAN class=GramE>sottolineato</SPAN> in numerose occasioni (sebbene con diverse formulazioni, segnatamente nel settore audiovisivo(22), nell'editoria(23), nella cooperazione culturale(24), nell'ampliamento e nel ruolo delle lingue regionali e minoritarie(25), e nell'industria culturale(26)) il suo attaccamento al carattere distintivo dell'Europa, ovvero la unità nella diversità, che non è altro che la coesistenza e l'interazione continua di un'ampia varietà di lingue, tradizioni, stili di vita, tendenze, movimenti ed espressioni artistici e culturali. Questa ricchezza europea merita di essere sviluppata e potrebbe servire da esempio per altre nazioni che <SPAN class=GramE>vogliano</SPAN> preservare il proprio retaggio culturale e promuovere la diversità nell'ottica - e non con la priorità - del libero commercio.</P><P>Il relatore nutre la ferma convinzione che la <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN> del commercio multilaterale perseguita in ambito OMC metta i paesi in via di sviluppo in una situazione delicata rispetto ai "paesi ricchi": è difficile resistere alle pressioni, anche minime, volte a far aprire i mercati. I vantaggi in termini di sviluppo sostenibile sono ben lungi <SPAN class=GramE>dall'essere scontati</SPAN>. Secondo gli esperti, accade di frequente che con il pretesto dello sviluppo economico ai paesi in via di sviluppo <SPAN class=GramE>venga</SPAN> chiesto di <SPAN class=GramE>aderire</SPAN> ad accordi che potrebbero mettere seriamente a repentaglio il loro sviluppo culturale(27).</P><P>Come già <SPAN class=GramE>è stato detto, la cosiddetta eccezione culturale non è</SPAN> eterna, perché limitata nel tempo (5 anni, rinnovabili). Il concetto di diversità culturale, che nel frattempo l'ha gradatamente sostituita, trarrebbe giovamento dall'essere integrata in un approccio giuridico in un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> più favorevole. Pertanto, è <SPAN class=GramE>estremamente</SPAN> provvidenziale l'iniziativa presa da Canada, Francia, Germania, Grecia, Messico, Monaco, Marocco e Senegal, sostenuta dal gruppo francofono dell'UNESCO, di iscrivere all'ordine del giorno della prossima Conferenza generale dell'UNESCO la questione di uno studio preliminare sugli aspetti tecnici e giuridici relativi all'opportunità di uno <B>strumento giuridico internazionale sulla diversità culturale. </B>In effetti, il Consiglio esecutivo dell'UNESCO ha raccomandato che la Conferenza generale <SPAN class=GramE>decida</SPAN> di continuare la propria azione volta ad elaborare un nuovo strumento internazionale e a determinarne la natura, il che è estremamente importante a causa della spaccatura esistente fra gli Stati membri dell'UNESCO sulla questione del nesso esistente fra la futura Convenzione internazionale e gli altri accordi internazionali, quali quelli conclusi nel quadro dell'OMC. Non solo è necessario approvare uno strumento, ma i negoziati devono anche essere brevi in vista della conclusione del <SPAN class=SpellE>Doha-Round</SPAN> nel 2005 e della serie ininterrotta di negoziati sulla <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN>. La Convenzione assumerebbe funzioni importanti come strumento di <SPAN class=GramE>sensibilizzazione</SPAN> ed eventuale contrappeso all'OMC.</P><P>Il relatore ritiene che l'Unione non <SPAN class=GramE>dovrebbero</SPAN> mettere in dubbio, modificare o eludere i propri obblighi nei confronti dell'OMC. Al contrario, l'Unione dovrebbe assolvere in buona fede gli obblighi che ha liberamente contratto. Tuttavia, l'Unione può avvalersi dell'architettura flessibile di questi accordi per garantire che gli impegni della Comunità <SPAN class=GramE>siano</SPAN> perfettamente in linea con gli obiettivi della politica comunitaria, così come è libera di scegliere le modalità per difendere i proprio obiettivi primari - fra cui quello della diversità culturale - nel diritto internazionale.</P><P>La scelta di uno strumento migliore per preservare e promuovere la diversità culturale è del tutto ovvia per l'Unione europea e i suoi Stati membri. Rappresenta anche una scelta fatta da sempre più paesi preoccupati per l'integrazione di strategie <SPAN class=GramE>globali</SPAN> di sviluppo sostenibile. È necessario passare da una mera dichiarazione <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione giuridicamente vincolante, dalla formazione di capacità orientate all'azione, tramite l'Alleanza globale per la diversità culturale, all'azione normativa mediante il processo intergovernativo. Questo strumento dovrà perseguire l'obiettivo <SPAN class=GramE>globale</SPAN> di promuovere la diversità culturale, contribuire al dialogo culturale e rafforzare il rispetto e la comprensione reciproci.</P><P>La legittimità che l'<SPAN class=SpellE>Unesco</SPAN> ha acquisito in questo <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> è una condizione preliminare indispensabile per il successo, ma non certo una garanzia, dal momento che le decisioni sono prese consensualmente da circa 190 Stati. È una felice coincidenza che la Dichiarazione universale sulla diversità culturale dell'UNESCO e la Dichiarazione sulla diversità culturale del Consiglio d'Europa, che <SPAN class=GramE>rappresentano</SPAN> indubbiamente i testi di base per una convenzione in materia, trascendano i meri aspetti commerciali dei servizi culturali, dell'istruzione e dei beni culturali, inglobando obiettivi specifici quali lo sviluppo di industrie culturali e locali vitali e il miglioramento della distribuzione di opere culturali a livello mondiale.</P><P>L'Unione e il Parlamento europeo hanno, pertanto, tutto l'interesse a prendere sul serio la questione e a garantire la coerenza fra le politiche interne ed esterne dell'UE e gli accordi multilaterali. Recentemente, la Commissione ha <SPAN class=GramE>ribadito</SPAN> l'attaccamento dell'Unione a soluzioni multilaterali come parte integrante della sua politica estera(28). In un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> di incertezza globale e di minacce alla coesistenza pacifica e alla comprensione reciproca fra i popoli e le culture, l'approccio multilaterale è da preferirsi a quello unilaterale. Infatti, come affermano i ministri per la cultura, riuniti a Salonicco sotto la Presidenza greca: "<SPAN class=GramE>l'</SPAN>Europa in quanto continente di cultura non può accettare che sia minacciata la sua omogeneità culturale, né il contrasto delle civiltà. La risposta europea a tutto ciò è di insistere sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sulla promozione della diversità culturale". I ministri della cultura hanno anche <SPAN
class=GramE>sottolineato</SPAN> la necessità di una base giuridica adeguata. Il relatore accoglie con favore la conseguente comunicazione della Commissione(29) in cui si afferma l'intenzione "che l'UE svolga un ruolo attivo nella futura Conferenza generale dell'UNESCO, per quanto riguarda in particolare le discussioni preliminari riguardanti l'elaborazione di uno strumento normativo internazionale sulla diversità culturale" e la volontà di coinvolgere la società civile in questo <SPAN class=GramE>processo.</SPAN> </P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal><B>3 ottobre 2003</B> </P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H2><P><SPAN class=GramE>destinato</SPAN> alla commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport</P><P><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</P><P><SPAN class=GramE>(2002</SPAN>/2269(INI))</P><P>Relatrice per parere: Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN></P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="50%" SIZE=2></DIV><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">PROCEDURA</SPAN></B></P><P>Nella riunione del 21 gennaio 2003 la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa ha nominato relatrice per parere Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 16 giugno 2003 e 1° ottobre 2003 ha esaminato il progetto di parere.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato le conclusioni in appresso con 26 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astensione.</P><P>Erano presenti al momento della votazione <SPAN class=SpellE>Elmar</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brok</SPAN> (presidente), <SPAN class=SpellE>Baroness</SPAN> <SPAN class=SpellE>Nicholson</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Winterbourne</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Geoffrey</SPAN> <SPAN class=SpellE>Van</SPAN> <SPAN class=SpellE>Orden</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Christos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Zacharakis</SPAN> (vicepresidente), Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN> (relatrice per parere), <SPAN class=SpellE>Ole</SPAN> <SPAN class=SpellE>Andreasen</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Per-Arne</SPAN> <SPAN class=SpellE>Arvidsson</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Baltas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Bastiaan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Belder</SPAN>, <SPAN class=SpellE>André</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brie</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Paul</SPAN> <SPAN class=SpellE>Coûteaux</SPAN>, <SPAN class=SpellE>John</SPAN> <SPAN class=SpellE>Walls</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cushnahan</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Véronique</SPAN> De <SPAN class=SpellE>Keyser</SPAN>, Per <SPAN class=SpellE>Gahrton</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alfred</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gomolka</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Willi</SPAN> <SPAN class=SpellE>Görlach</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Glyn</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ford</SPAN>), Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Michael</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gahler</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jacques</SPAN> <SPAN class=SpellE>F.</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Efstratios</SPAN> <SPAN class=SpellE>Korakas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Catherine</SPAN> <SPAN class=SpellE>Lalumière</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Hugues</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martin</SPAN>, Emilio <SPAN class=SpellE>Menéndez</SPAN> <SPAN class=GramE>del Valle</SPAN>, Cristiana <SPAN class=SpellE>Muscardini</SPAN>, Pasqualina Napoletano, Arie M. <SPAN class=SpellE>Oostlander</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Reino</SPAN> <SPAN class=SpellE>Paasilinna</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sakellariou</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Hans-Gert</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poettering</SPAN> (in sostituzione di David <SPAN class=SpellE>Sumberg</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Luís</SPAN> <SPAN class=SpellE>Queiró</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ignacio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Salafranca</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez-Neyra</SPAN>, Amalia <SPAN class=SpellE>Sartori</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ioannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Souladakis</SPAN>, Ursula <SPAN class=SpellE>Stenzel</SPAN>, The <SPAN class=SpellE>Earl</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Stockton</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Charles</SPAN> <SPAN class=SpellE>Tannock</SPAN>), Demetrio <SPAN class=SpellE>Volcic</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Karl</SPAN> <SPAN class=SpellE>von</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wogau</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ribeiro</SPAN> e Castro (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jean-Charles</SPAN> Marchiani, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento).</P><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">CONCLUSIONI</SPAN></B></P><P>La commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa invita la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, competente per il merito, <SPAN class=GramE>a</SPAN> includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti elementi:</P><P>1. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei valori culturali per tutti i cittadini e riafferma che l'attività culturale crea sviluppo, senso di appartenenza e integrazione nella vita sociale; ribadisce il valore della cultura per tutti i cittadini, sia all'interno dell'UE che nelle relazioni politiche ed economiche dell'UE con altri paesi; ricorda che tale dimensione è alla base dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e in tale contesto si compiace della rinnovata partecipazione degli Stati Uniti d'America in seno all'UNESCO;</P><P>2. chiede che la politica estera dell'UE sia ispirata al rispetto della diversità culturale che costituisce parte integrante dei suoi valori fondamentali e della sua identità, diversità culturale che l'Unione ha stabilito in tutta chiarezza quale criterio per l'adesione, e invita l'Unione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi per promuoverla sistematicamente nella sua politica in seno alle organizzazioni internazionali; ricorda che il rispetto della diversità culturale costituisce un elemento essenziale della strategia di prevenzione dei conflitti;</P><P>3. ricorda che una strategia di cooperazione e sviluppo dell'UE, sia in seno alle proprie istituzioni che <SPAN class=GramE>nel quadro delle</SPAN> organizzazioni internazionali, in particolare delle Nazioni Unite, è impensabile senza il rispetto e la promozione della diversità culturale quale parte integrante dell'identità delle entità politiche e delle comunità coinvolte; ricorda che la volontà di operare per lo sviluppo sostenibile è legata all'esigenza di creare una comunità sostenibile che tenga conto dei bisogni delle popolazioni autoctone;</P><P>4. raccomanda che i beni culturali siano oggetto di un trattamento rispettoso dei valori e delle identità che essi rappresentano, dal momento che la diversità che caratterizza la cultura europea è qualcosa che suscita interesse e fornisce pertanto ai produttori culturali in Europa la base per affermarsi a livello internazionale una volta aperti i confini a maggiori scambi culturali; <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> che i beni culturali richiedono un trattamento speciale consono al rispetto dei valori e delle identità di cui sono portatori; chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di dar prova della massima determinazione al
riguardo nell'ambito dei negoziati in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare al fine di salvaguardare le specificità culturali;</P><P>5. insiste affinché la diversità linguistica a livello degli Stati e delle nazioni sia pienamente riconosciuta quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale e chiede, in tale prospettiva, che <SPAN class=GramE>siano</SPAN> sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di lingue straniere, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>6. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea nuovamente la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli e ciò, a maggior ragione, nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN> composto di insiemi regionali;</P><P>7. è convinto della validità delle azioni a livello locale e regionale, quale integrazione delle forme di cooperazione tradizionali, ai fini di un maggiore coinvolgimento e di un'applicazione estensiva del principio di sussidiarietà; incoraggia pertanto lo sviluppo di progetti transfrontalieri ed interregionali <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> diversità culturale;</P><P>8. è convinto, dato il pericolo della scomparsa di numerose lingue e culture, che <SPAN class=GramE>occorra</SPAN> considerare senza indugio la possibilità di elaborare e realizzare uno strumento giuridico che garantisca il rispetto della diversità culturale sulla scena internazionale, sia a livello individuale che collettivo; chiede alla Commissione di adottare un'iniziativa in tale senso;</P><P>9. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle popolazioni minoritarie.</P></DIV></DIV>[addsig]

E.R.A.
E.R.A.

<DIV id=RTEmultiCSSID style="POSITION:Relative; FONT-FAMILY:Arial"><P><B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">15 dicembre 2003, </SPAN></B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">FINALE<SPAN class=GramE>,</SPAN> <B>A5-0477/2003</B> </SPAN></P><DIV class=Section1><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><H2><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">RELAZIONE<BR>sul mantenimento e sulla <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa(2002/2269(INI))</SPAN></H2><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo <SPAN class=GramE>sport</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Relatrice: <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=SpellE><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">PR_INI</SPAN></SPAN></P></DIV></DIV><P class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: right" align=right>312.571</P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>INDICE</H2><H4>PAGINA REGOLAMENTARE</H4><H4>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H4><H4>MOTIVAZIONE</H4><H4><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H4><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PAGINA REGOLAMENTARE</H2><P>Nella seduta del 16 gennaio 2003 il Presidente del Parlamento ha comunicato che la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>era</SPAN> stata autorizzata a elaborare una relazione di iniziativa, a norma dell'articolo 163 del regolamento, sul tema "Mantenimento e promozione della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa", e che la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa era stata consultata per parere.</P><P>Nella riunione del 28 novembre 2002, la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>aveva</SPAN> nominato relatrice <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 20 maggio, 11 settembre, 4 novembre, 25 <SPAN class=GramE>novembre</SPAN> e 2 dicembre 2003 la commissione ha esaminato il progetto di relazione.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato la proposta di risoluzione con 20 voti favorevoli, 1 contrario e 2 astensioni.</P><P>Erano presenti al momento della votazione: <SPAN class=SpellE>Michel</SPAN> <SPAN class=SpellE>Rocard</SPAN> (presidente); Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> e Mario Mauro (vicepresidenti); <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN> (relatrice); <SPAN class=SpellE>Konstantinos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alyssandrakis</SPAN> (in sostituzione <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alavanos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Pedro</SPAN> <SPAN class=SpellE>Aparicio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Bayona</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Perogordo</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ojeda</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sanz</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Raina</SPAN> A. <SPAN class=SpellE>Mercedes</SPAN> <SPAN class=SpellE>Echerer</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Säid</SPAN> <SPAN class=SpellE>El</SPAN> <SPAN class=SpellE>Khadraoui</SPAN> (in sostituzione di Giorgio <SPAN class=SpellE>Ruffolo</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Janelly</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fourtou</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Marielle</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Sarnez</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Geneviève</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fraisse</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Jean-Claude</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fruteau</SPAN> (in sostituzione di Barbara <SPAN class=SpellE>O'Toole</SPAN>, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento), <SPAN class=SpellE>Jas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gawronski</SPAN> (in sostituzione di Domenico <SPAN class=SpellE>Mennitti</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Lissy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gröner</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Maria</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martens</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Pietro-Paolo</SPAN> <SPAN class=SpellE>Mennea</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Gérard</SPAN> Onesta (in sostituzione di Daniel <SPAN class=SpellE>Marc</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cohn-Bendit</SPAN>), Doris Pack, <SPAN class=SpellE>Roy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Perry</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Feleknas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Uca</SPAN>, Gianni <SPAN class=SpellE>Vattimo</SPAN> e <SPAN class=SpellE>Eurig</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wyn</SPAN>.</P><P>Il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa è allegato.</P><P>La relazione è stata depositata il 15 dicembre 2003. </P><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H2><H2><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</H2><P style="MARGIN-TOP: 24pt"><SPAN class=GramE><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">(2002</SPAN></B></SPAN><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">/2269(INI))</SPAN></B></P><P><I>Il Parlamento europeo</I>,</P><P>– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Verso uno strumento internazionale sulla diversità culturale"<SUP>(1)</SUP> (COM(2003) 520)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione legislativa del 3 febbraio 2000 sul progetto comune, approvato dal Comitato di conciliazione, di decisione del PE e del Consiglio sul programma Cultura 2000<SUP>(2)</SUP><SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 6 settembre 2000 sulla comunicazione della Commissione "Principi e orientamenti per la politica audiovisiva della Comunità nell'era digitale"(3)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 1° febbraio 2001 sulle nuove frontiere del libro: editoria elettronica e stampa <SPAN class=GramE>su</SPAN> richiesta(4),</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 15 maggio 2001 sull'<SPAN class=SpellE>e-learning</SPAN>(5)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 5 settembre 2001 sulla cooperazione culturale nell'Unione europea(6) e in particolare il suo paragrafo 10 <SPAN class=GramE>recante la</SPAN> richiesta che venga presentato un progetto di decisione che istituisca un "Osservatorio culturale europeo", nell'intento di promuovere lo scambio di informazioni e il coordinamento tra le politiche culturali degli Stati membri e la politica culturale della Comunità,</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 13 novembre 2001 su una migliore diffusione dei film europei nel mercato interno e nei paesi candidati(7)<SPAN class=GramE>,</SPAN>– vista la sua risoluzione del 28 febbraio 2002 sull'attuazione del programma "Cultura 2000"(8) e il futuro programma "Cultura" dopo il 2006,<BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 12 marzo 2003 sull'Accordo generale sul commercio e i servizi (GATS), nell'ambito dell'OMC, inclusa la diversità culturale(9) e in particolare i suoi paragrafi da 12 a 14<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>– vista la sua risoluzione del 4 settem
bre 2003 sulla "Televisione senza frontiere"(10), </SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle raccomandazioni alla Commissione sulle lingue europee regionali e meno diffuse – le lingue delle minoranze nell'UE – in considerazione dell'allargamento e della pluralità culturale(11)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle industrie culturali(12)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– visti l'articolo 149, paragrafo 1 del trattato CE e l'articolo 151 del trattato CE, specie il paragrafo 3, che auspica una più stretta cooperazione con i paesi terzi e il Consiglio d'Europa, e il paragrafo 4, che introduce l'obbligo di tener conto degli aspetti culturali nelle altre politiche comunitarie<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il preambolo e l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'articolo 3, paragrafo 3, comma 4 del progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, in cui si afferma che l'Unione rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo; l'articolo II-22, in cui si afferma che l'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica; l'articolo III-181, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle diversità nazionali e regionali evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune, e il paragrafo 4, in cui si ribadisce che l'Unione tiene conto degli aspetti culturali nell'azione che svolge a norma di altre disposizioni della Costituzione, in particolare ai fini di rispettare e promuovere la diversità delle culture; l'articolo III-182, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione rispetta pienamente la diversità culturale e linguistica dei sistemi di istruzione degli Stati membri; l'articolo III-217, paragrafo 4, in cui si ribadisce la regola dell'unanimità in seno al Consiglio quando si negoziano e si concludono accordi nel settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi, qualora questi rischino di arrecare pregiudizio alla diversità culturale e linguistica dell'Unione;</P><P>– vista anche l'introduzione della votazione a maggioranza qualificata secondo le disposizioni del progetto di Costituzione al fine di sostenere le politiche interne nel settore culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 26 ottobre 1999 nell'ambito di un nuovo round commerciale dell'OMC<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione di Cannes(13) nella quale i Ministri della cultura dell'UE, alla presenza del presidente della commissione competente del Parlamento europeo e dei rappresentanti della Commissione responsabili per la cultura, insistono sulla necessità di mantenere la regola dell'unanimità per le decisioni attinenti ai servizi culturali e audiovisivi negli accordi commerciali<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni della riunione informale dei ministri della cultura tenutasi a Salonicco il 25 maggio 2003 sul tema della diversità culturale e dello strumento internazionale sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'accordo di Firenze del 1950 quale strumento internazionale volto a promuovere la libera circolazione <SPAN class=GramE>di </SPAN>oggetti a carattere istruttivo, scientifico, culturale(14),</P><P>– vista l'adozione della Dichiarazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla diversità culturale, del 7 dicembre 2000(15)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista l'adozione, da parte della Conferenza generale durante la 31a sessione del 2 novembre 2001(16), della Dichiarazione universale e del Piano d'azione dell'UNESCO sulla diversità culturale e visto l'appoggio dato dall'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti i dibattiti e i risultati della Tavola rotonda <SPAN class=GramE>di </SPAN>alto livello dell'UNESCO "Diversità culturale e <SPAN class=SpellE>biodiversità</SPAN> per uno sviluppo sostenibile" (Vertice di Johannesburg per uno sviluppo sostenibile, Johannesburg, 3 settembre 2002);</P><P><SPAN class=GramE>– vista la dichiarazione di Bressanone sulla diversità culturale e il GATS, approvata il 18 ottobre 2002 dall'Assemblea delle regioni euro</SPAN>pee attraverso i ministri regionali europei per l'istruzione e la cultura(17), </P><P>– vista la decisione della Conferenza generale dell'UNESCO del 17 ottobre 2003 di avviare i lavori per l'elaborazione di un progetto di Convenzione sulla diversità culturale per la prossima sessione della Conferenza generale nel 2005<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la decisione presa al Vertice dell'Unione africana <SPAN class=GramE>di </SPAN>Addis Abeba, il 10 luglio 2003, in cui si ribadisce l'importanza della diversità culturale e si dà appoggio all'iniziativa dell'UNESCO,</P><P>– vista la dichiarazione della Conferenza ministeriale della francofonia, svoltasi a Rabat il 4-5 settembre 2003, sul Vertice mondiale sulla società dell'informazione di Ginevra<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione dei ministri della cultura dei paesi ACP riuniti a Dakar il 20 giugno 2003, nella fattispecie il loro impegno a discutere e sostenere l'avvio di negoziati per l'adozione di una convenzione per la diversità culturale <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO,</P><P>– vista l'adozione, da parte della Commissione europea il 24 luglio 2003, del piano d'azione per l'apprendimento delle lingue e il pluralismo linguistico<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il fruttuoso impegno dimostrato nel campo della diversità culturale dalla società civile e da organismi quali l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN>", </I>l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Policy</SPAN>", l'"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> <SPAN class=SpellE>Organisation</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Francophony</SPAN>" e <SPAN class=GramE>l' </SPAN>"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> Liaison <SPAN class=SpellE>Committee</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Coalitions</SPAN> <SPAN class=SpellE>for</SPAN> Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN></I>",</P><P>– visto l'articolo 163 del suo regolamento<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti la relazione della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport e il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa (<A href="http://www2.europarl.eu.int/omk/sipade2?L=IT&OBJID=40464&LEVEL=3&MODE=SIP&NAV=X&LSTDOC=N" file="">A5-0477/2003</A>)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>A. considerando che la <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e la promozione della diversità culturale sono principi basilari del modello europeo(18),</P><P>B. considerando che i paesi candidati porteranno un <SPAN class=GramE>ulteriore</SPAN> contributo in termini di diversità culturale e linguistica che arricchirà l'Unione,</P><P>C. considerando che la diversità culturale può essere salvaguardata soltanto se ogni singola persona ha accesso alla propria cultura e può anche parteciparvi<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>D.</SPAN> considerando che la diversità culturale è un concetto di sviluppo culturale e un principio basilare dello sviluppo sostenibile che implica scambio e dialogo culturali,</P><P>E. considerando che in alcuni Stati membri dell'Unione europea l'identità culturale non è uniforme, e non coincide necessariamente con le frontiere di questi Stati<SPAN class=GramE>,</
SPAN></P><P><SPAN class=SpellE>F.</SPAN> considerando che il dialogo culturale favorisce la comprensione reciproca tra i popoli nell'interesse della pace e che il dialogo interculturale è atto a contrastare efficacemente il razzismo e la xenofobia<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>G.</SPAN> considerando che l'eccessiva concentrazione dei mezzi di comunicazione comporta un rischio per il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>H.</SPAN> considerando che l'Unione europea tiene alle soluzioni multilaterali in quanto elemento fondamentale della politica estera<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>I.</SPAN> considerando che gli obblighi derivanti da accordi raggiunti in seno ad organismi multilaterali integrano le intese raggiunte nel quadro dell'OMC,</P><P>J. compiacendosi per l'approvazione da parte della Conferenza generale dell'UNESCO di un mandato che consente il varo di una convenzione sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>K.</SPAN> considerando che anche in futuro ogni Stato membro e la CE devono avere la possibilità, sotto il profilo giuridico, di adottare tutti i provvedimenti necessari nei settori culturale e audiovisivo onde preservare e promuovere il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>L.</SPAN> considerando che l'apertura di negoziati sulla liberalizzazione dei servizi audiovisivi e culturali in base alle norme del GATS avvia una progressiva liberalizzazione atta a sottoporre a <SPAN class=GramE>revisione</SPAN> e, in ultima analisi, smantellare gli strumenti regionali, nazionali ed europei di promozione del settore audiovisivo locale,</P><P>1. ritiene che, in un processo <SPAN class=GramE>di </SPAN>ammodernamento tecnico-economico <SPAN class=SpellE>globalizzato</SPAN> e in una situazione di continue spinte verso una liberalizzazione su scala mondiale, la cultura sia una dimensione fondamentale dello sviluppo umano;</P><P>2. è del parere che la diversità culturale implichi il riconoscimento, la promozione e lo sviluppo delle culture locali, delle industrie culturali, delle politiche culturali pubbliche e l'apertura verso altre culture e la protezione delle istituzioni e delle realizzazioni autoctone e nazionali, compresa la ricca varietà di lingue, di conoscenze autoctone, di tradizioni, di modi di vita, <SPAN class=GramE>di </SPAN>espressioni artistiche e di cultura, il pluralismo dei mezzi di informazione e la diversità dei sistemi di istruzione;</P><P>3. ricorda che, a <SPAN class=SpellE><SPAN class=GramE>tutt'</SPAN></SPAN><SPAN class=GramE>oggi</SPAN>, il principio della diversità culturale non è riconosciuto quale diritto fondamentale dal diritto internazionale;</P><P>4. è del parere che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione potenzialmente rappresentano, attraverso la loro intrinseca flessibilità, un'opportunità di promuovere le diversità culturali, e milita a favore di un libero accesso a queste tecnologie per tutti i paesi; <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> tuttavia che l'allargarsi della forbice digitale sta esacerbando le disparità tra i paesi del Nord e quelli del Sud;</P><P>5. è del parere che il diritto degli Stati membri, delle regioni e delle entità <SPAN class=SpellE>substatali</SPAN>, là dove esistono, di definire, realizzare e adattare politiche culturali è una delle garanzie fondamentali per il rispetto e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale;</P><P>6. chiede alla Conferenza intergovernativa di consolidare i vari riferimenti alla diversità culturale e al pluralismo culturale nel progetto di Costituzione approvando i progetti di disposizioni proposti dalla Convenzione, particolarmente la regola dell'unanimità in seno al Consiglio prevista all'articolo III-217, paragrafo 4, all'atto di negoziare e <SPAN class=GramE>concludere</SPAN> accordi nel settore del commercio esterno in servizi culturali e audiovisivi;</P><P>7. chiede alla Commissione di impegnarsi attivamente nel facilitare, promuovere ed estendere geograficamente gli scambi nei settori dei servizi culturali, audiovisivi e <SPAN class=GramE>di </SPAN>istruzione all'interno dell'Europa e negli altri paesi terzi allo scopo di allargare la base per un consenso internazionale in queste materie particolarmente nel quadro dei programmi Cultura 2000, Gioventù e <SPAN class=SpellE>Socrates</SPAN> dopo il 2006 e rispetto a tutti i programmi futuri;</P><P>8. invita la Commissione ad impegnarsi attivamente per la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale nell'ambito delle politiche di sviluppo e cooperazione della CE mediante la valorizzazione e il significativo miglioramento delle azioni e dei programmi di cooperazione culturale con i paesi terzi, in particolare al fine di sviluppare la capacita di espressione culturale dei paesi in via di sviluppo;</P><P>9. invita la Commissione a favorire il dialogo culturale con i Ministri della cultura e dell'istruzione nazionali, federali e regionali, associandovi la società civile e i pubblici dipendenti;</P><P>10. chiede alla Commissione di presentare una comunicazione, basata sull'articolo 151, paragrafo 4 del trattato CE, quanto al modo di incorporare la cultura come principio trasversalmente applicabile a tutte le politiche nell'Unione europea, valutando <SPAN class=GramE>nel contempo tutte</SPAN> le possibili conseguenze per la cultura delle decisioni adottate in altri ambiti della politica;</P><P>11. invita la Commissione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi affinché il processo di crescente concentrazione nel settore dei mezzi di comunicazione di massa non si concretizzi in situazioni di oligopolio atte a minacciare il pluralismo, la diversità culturale e la libertà di scelta dei consumatori;</P><P>12. invita la Commissione <SPAN class=GramE>a</SPAN> inserire pienamente il concetto di diversità culturale europea nella sua strategia di comunicazione, a dare informazioni sulla Giornata mondiale della diversità culturale, il 21 maggio, e a presentare proposte su come partecipare a tale evento;</P><P>13. invita la Commissione a migliorare le occasioni di mobilità degli artisti, delle creazioni e dei beni e servizi culturali;</P><P>14. ritiene che <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> summenzionata convenzione per la diversità culturale si debba tener conto della necessità di preservare la diversità linguistica quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale, e chiede, in tale prospettiva, che siano sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di conoscenze linguistiche, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>15. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli, e ciò a maggior ragione nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN>, composto di insiemi regionali;</P><P>16. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> che i servizi e i prodotti culturali e l'istruzione non sono mercanzie o beni di consumo come gli altri, e devono per questo essere oggetto di particolari condizioni, alla luce della loro duplice natura di beni economici e culturali, condizioni che devono essere ispirate all'idea che il mercato non può disciplinare tutto, e si deve in particolare garantire la diversità di opinione e il pluralismo;</P><P>17. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei servizi pubblici nel preservare la diversità culturale, e in particolare sottolinea che i servizi pubblici di radiodiffusione svolgono un ruolo imp
ortante nella tutela della diversità e dell'identità culturale, del dialogo democratico, del pluralismo <SPAN class=SpellE>mediatico</SPAN> e dell'accesso di tutti i cittadini a contenuti e conoscenze di qualità per una positiva partecipazione alla società dell'informazione;</P><P>18. invita l'Unione a <SPAN class=GramE>sottolineare</SPAN> inequivocabilmente in sede di OMC/GATS il carattere dei servizi e prodotti culturali quali beni culturali, escludendoli dalle liberalizzazioni commerciali;</P><P>19. invita l'Unione a promuovere attivamente, a livello internazionale, il riconoscimento del carattere e dello statuto particolari della cultura, e <SPAN class=GramE>a</SPAN> impegnarsi in colloqui multilaterali nell'ambito dei prossimi negoziati relativi a una convenzione sulla diversità culturale nell'ambito dell'UNESCO al fine di estendere l'ambito dei paesi che appoggiano tale azione;</P><P>20. invita l'Unione a considerare gli scambi di servizi e prodotti culturali in funzione dell'imperativo dello sviluppo sostenibile e dell'identità culturale quale valore comune;</P><P>21. chiede all'Unione europea, ai suoi Stati membri e ai paesi terzi di astenersi da azioni internazionali, come gli impegni alla liberalizzazione a titolo <SPAN class=GramE>di </SPAN>accordi bilaterali, commerciali o di investimento, suscettibili di compromettere gli obiettivi fondamentali in settori quali l'istruzione e la cultura o di erodere la capacità dei governi di dar sostegno a identità culturali e nazionali;</P><P>22. chiede al Consiglio di attuare pienamente e di mantenere il mandato conferito nel 1999 alla Commissione<SPAN class=GramE>;</SPAN>1(19)</P><P>23. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN>, in vista del duplice significato, economico e culturale, dei servizi culturali, audiovisivi ed educativi, che non si debbono aprire negoziati nel contesto del GATS sulla loro liberalizzazione, e sottolinea inoltre che la protezione degli strumenti di sostegno e di conseguenza della diversità culturale, non può essere ottenuta nel contesto dell'OMC e del GATS ma può essere soltanto promossa negoziando una convenzione nel quadro dell'UNESCO; insiste affinché l'Unione applichi strettamente il principio di unanimità nel commercio estero nei settori dei servizi culturali e audiovisivi con i paesi terzi, come peraltro già sancito nel trattato e nel progetto di Costituzione;</P><P>24. reitera la sua volontà politica <SPAN class=GramE>in ordine alle</SPAN> regole del GATS sui servizi culturali, con specifico riferimento al settore audiovisivo, che non debbono compromettere la diversità e l'autonomia culturale delle parti contraenti dell'OMC;</P><P>25. chiede alla Commissione di elencare le offerte fatte nel settore ricreativo, dell'istruzione e audiovisivo e le eventuali conseguenze in tale settore;</P><P>26. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> la sua priorità politica di contribuire alla predisposizione di uno strumento giuridico vincolante sulla diversità culturale necessario per consolidare i diritti culturali, impegnare le parti alla cooperazione internazionale e dar vita ad un foro per discutere politiche culturali, nell'intento di operare una verifica a livello mondiale della situazione della diversità culturale, come proposto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sulla cooperazione culturale nell'Unione europea;</P><P>27. chiede alla Commissione di informare con regolarità ed <SPAN class=SpellE>esaustività</SPAN> il Parlamento europeo sulle sue attività in seno alle organizzazioni internazionali;</P><P>28. è del parere che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> essenziale riconoscere la diversità culturale nel diritto internazionale negoziando e approvando in un prossimo futuro una convenzione sulla diversità culturale nel quadro dell'UNESCO;</P><P>29. è del parere che la convenzione sulla diversità culturale, convenuta alla Conferenza generale dell'UNESCO, rappresenti un mezzo per portare alla ribalta le politiche culturali e garantire su scala <SPAN class=GramE>globale</SPAN> la protezione e la promozione della diversità dei contenuti culturali e delle espressioni artistiche, che appare particolarmente minacciata dalla globalizzazione;</P><P>30. accoglie con favore la posizione della Commissione per un approccio comune sulle questione importanti riguardo <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione sulla diversità culturale quale sviluppo significativo di azioni positive da parte degli Stati membri e delle loro regioni, e in aggiunta alla Comunità come sancito all'articolo 151, paragrafo 3 del trattato CE;</P><P>31. concorda con la Commissione sul fatto che una norma giuridica cogente sulla diversità culturale sia necessaria per consolidare i diritti culturali, favorire lo sviluppo delle politiche pubbliche culturali di ciascuno Stato, impegnare le parti alla cooperazione internazionale, creare un foro per discutere delle politiche culturali e istituire un sistema di monitoraggio <SPAN class=GramE>globale</SPAN> sullo stato della diversità culturale a livello mondiale, come viene proposto dal Parlamento europeo nella summenzionata risoluzione del 5 settembre 2001,</P><P>32. specifica che gli obiettivi principali della convenzione dovrebbero consistere nel riconoscimento della peculiarità dei beni e dei servizi culturali, nel sancire nel diritto internazionale la legittimità di ciascuno Stato o gruppo di <SPAN class=GramE>Stati</SPAN> nel definire liberamente le loro politiche culturali, e nel rafforzamento delle politiche di cooperazione internazionale e di solidarietà nel settore culturale;</P><P>33. chiede che la convenzione preveda l'adozione di provvedimenti tesi a garantire ai creatori e alle industrie culturali un effettivo accesso ai mezzi di produzione, distribuzione e diffusione delle loro opere;</P><P>34. chiede che la convenzione definisca procedure in materia <SPAN class=GramE>di </SPAN>assistenza tecnica e finanziaria nei paesi in via di sviluppo e nei paesi meno avanzati onde potenziare le loro capacità di preservare e promuovere la loro creazione culturale;</P><P><SPAN class=GramE>35. considera detta convenzione un mezzo attivo di costruzione del consenso sulla necessità di preservare e promuovere la diversità culturale in tutto il mondo e di realizzare e monitorare gli impegni internazionali nella sfera culturale; ritiene che, allo scopo di garantirne l'efficienza, la creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie debba essere parte integrante della convenzione;</SPAN></P><P>36. chiede alla Conferenza generale dell'UNESCO di insistere affinché gli Stati membri non prendano, in altre sedi internazionali o <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> accordi bilaterali, impegni che potrebbero contraddire la protezione e la promozione della diversità culturale;</P><P>37. ritiene che disposizioni specifiche di questa convenzione dovrebbero consentire ai paesi meno favoriti <SPAN class=GramE>di</SPAN> sviluppare le proprie industrie e politiche culturali, e invita in tale contesto la Commissione a rafforzare la solidarietà internazionale e ad incoraggiare e agevolare lo sviluppo di <SPAN class=SpellE>partenariati</SPAN> tra il settore pubblico e quello privato;</P><P>38. invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e alla promozione della diversità culturale e linguistica nei paesi candidati;</P><P>39. invita la Conferenza generale a far sì che la convenzione riguardi tutte le forme dell'espressione culturale: la creazione, la produzione, la <SPAN class=GramE>commercializzazione</SPAN>, l'esposizione e la rappresentazione di contenuti culturali, compresi i mezzi audiovisivi, sotto forma di prodotti culturali, ossia merci e servizi;</P><P>40. invita la Conferenza generale a garantire la trasparenza delle politiche culturali, il diritto alla libertà <SPAN class=GramE>di </SPAN>informazione, alla libertà di espressione, alla proprietà intellettuale, la tutela dei diritti fondamentali e dei dirit
ti culturali nonché il principio democratico;</P><P>41. invita la Conferenza generale dell'UNESCO a predisporre procedure, politiche e programmi atti a consentire l'accesso alla cultura e lo sviluppo di politiche culturali per offrire la possibilità ai paesi, specie a quelli in via di sviluppo, di produrre e commercializzare i propri beni e servizi culturali;</P><P>42. chiede che la convenzione impegni le parti a riconoscere i reciproci obblighi;</P><P>43. reputa essenziale che la convenzione si doti di un comitato di verifica atto ad esprimere raccomandazioni e pareri sull'attuazione delle disposizioni della convenzione <SPAN class=GramE>nonché</SPAN> di un meccanismo di risoluzione delle controversie;</P><P>44. chiede pertanto all'Unione europea di presentarsi unita nella sua condotta ai prossimi negoziati <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO, e a questo scopo chiede alla Presidenza e alla Commissione di operare in stretta connessione in ordine alla ricerca di posizioni comuni dell'UE; chiede inoltre agli Stati membri di conferire alla Commissione, ai sensi delle disposizioni del trattato CE, con la partecipazione del Parlamento europeo e dei gruppi rilevanti della società civile, un mandato chiaramente formulato che la autorizzi, in cooperazione con il Parlamento europeo, a negoziare nel quadro UNESCO sui problemi relativi a una convenzione concernente la diversità culturale e a condurre detti negoziati, in accordo con le disposizioni del trattato CE, a nome dell'UE e dei suoi Stati membri;</P><P>45. invita la Commissione a presentare una nuova comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo che <SPAN class=GramE>definisca</SPAN> la sua posizione sull'oggetto, gli obiettivi e le modalità di funzionamento della convenzione per la diversità culturale, proponendo un'articolazione di <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima con gli altri strumenti internazionali;</P><P>46. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle minoranze;</P><P>47. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al Comitato delle regioni, al <SPAN class=GramE>Comitato</SPAN> economico e sociale, al Consiglio d'Europa e all'UNESCO.</P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><P class=MsoNormal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial"></SPAN> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>MOTIVAZIONE</H2><P>È difficile e anche rischioso definire la diversità culturale, un concetto altrettanto complesso del <SPAN class=GramE>concetto</SPAN> stesso di cultura. Sia il Consiglio d'Europa che l'UNESCO <SPAN class=GramE>hanno</SPAN> compiuto lodevoli sforzi per conseguire definizioni dinamiche comuni. <SPAN class=GramE>Nondimeno</SPAN> bisogna riconoscere che le culture sono costantemente soggette a cambiamenti ed evoluzioni e che questo dinamismo rappresenta un impulso per il progresso umano. Sarà tuttavia necessaria una definizione formale di politica culturale, beni e servizi culturali e, non da ultimo, di diversità culturale, soprattutto <SPAN class=GramE>nel contesto di</SPAN> accordi in seno ad organizzazioni internazionali come l'OMC o per un eventuale, futuro strumento internazionale della diversità culturale.</P><P>In considerazione del processo <SPAN class=SpellE>globalizzante</SPAN> di modernizzazione e <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>economizzazione</SPAN> e delle conseguenti tendenze alla liberalizzazione, risulta ancor più importante un'interazione dei gruppi di interesse locali, regionali e nazionali. L'obiettivo di questa relazione è pertanto quello di segnalare strumenti e azioni capaci di garantire, rafforzare e promuovere la diversità culturale, <SPAN class=SpellE>repertoriare</SPAN> le organizzazioni internazionali e il rispettivo potenziale di rischio, sollecitare un nuovo strumento giuridico innovativo che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> nel contempo vincolante e applicare le basi giuridiche già esistenti.</P><P>Nel corso degli anni varie organizzazioni, reti e <SPAN class=GramE>coalizioni</SPAN> internazionali hanno affrontato il tema della diversità culturale, per cui è fondamentale che il Parlamento europeo ribadisca ancora una volta l'importanza della diversità culturale, la necessità di rispettare e promuovere la diversità nazionale e regionale e di dare rilievo al patrimonio culturale comune, come propugna lo <SPAN class=SpellE><I>ius</I></SPAN><I> <SPAN class=SpellE>cogens</SPAN></I> dell'UE.</P><P>La conservazione del patrimonio culturale, in quanto patrimonio comune dell'umanità, è un'esigenza della nostra società civile e il mantenimento e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale sono garanzia di pace, sicurezza, stabilità e sviluppo. Per questo motivo la diversità culturale e la cultura dovrebbero essere al centro del progetto <SPAN class=GramE>di </SPAN>integrazione europeo, per cui un approccio orizzontale in tutte le politiche dell'Unione europea(20) costituisce un requisito fondamentale. Benché si siano consolidate solo dopo il trattato di Maastricht del 1992, oggi le realizzazioni culturali sono altrettanto, se non più, eloquenti dei risultati <SPAN class=GramE>di </SPAN>altre politiche sull'origine e la natura fondamentale delle società democratiche europee. È opinione del relatore che la specificità di norme e valori condivisi da europei e non europei in campo culturale giustifichi un trattamento specifico su scala mondiale.</P><P>La diversità di lingue e ambienti culturali è<SPAN class=GramE> di fatto</SPAN> condivisa dagli Stati membri attuali e futuri dell'Unione europea. Questa diversità culturale, che può essere considerata come uno dei beni più preziosi dell'UE, <SPAN class=GramE>viene</SPAN> riconosciuta e rispettata e dovrebbe essere maggiormente promossa a livello regionale, nazionale ed internazionale. Nondimeno, la conservazione della diversità e dei valori culturali <SPAN class=GramE>viene</SPAN> spesso avvertita da terzi come un ostacolo insidioso, in particolare per il libero commercio. Nel passare da un atteggiamento puramente difensivo ad un approccio più dinamico e combattivo, è necessario porre <SPAN class=GramE>in evidenza argomenti</SPAN> che convincano gli scettici che la diversità culturale è un valore che vale la pena proteggere.</P><P>Nel <B>dibattito interno all'UE</B> è prevalso un consenso relativo in merito alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> della diversità culturale, benché ultimamente la Commissione abbia incontrato alcune difficoltà a mantenere coesa la sua azione e quando si è trattato di preservare o promuovere la diversità culturale, per un po' di tempo non è esistito alcun reale consenso. L'applicazione di questo concetto teorico ha contraddistinto principalmente i negoziati commerciali multilaterali in seno all'OMC, benché discussioni e negoziati <SPAN class=GramE>siano stati</SPAN> dedicati in parte a questo argomento anche nell'ambito della Convenzione europea. Alla fine, il risultato complessivo di queste discussioni, sotto forma di un <B>progetto di costituzione europea,</B> è stato ampiamente interpretato in maniera <SPAN class=GramE>positiva</SPAN>: i principi generali sono stati confermati e talvolta rafforzati; il voto a maggioranza in un'Unione presto composta da 25 Stati membri è stato adottato per le decisioni interne che il Consiglio prende su questioni culturali; l'unanimità è stata mantenuta per tutte le decisioni orientate verso l'esterno, come nel caso di accordi nel settore del commercio dei servizi culturali e audiovisivi. Il relatore nutre la ferma convinzione che questo schema vada confermato dalla prossima Confe
renza intergovernativa. Si tratta<SPAN class=GramE> infatti</SPAN> del consolidamento del principio consensuale, in base al quale ciascuno Stato membro avrebbe la flessibilità giuridica di prendere le misure necessarie nei campi della politica culturale, audiovisiva e dell'istruzione, al fine di preservare e promuovere la diversità culturale.</P><P>A lungo termine, l'obiettivo è di fare in modo che i responsabili europei e non <SPAN class=GramE>europei</SPAN> si mettano d'accordo sul principio fondamentale, enunciato nella Dichiarazione universale dell'UNESCO sulla diversità culturale, che i beni e i servizi culturali "non devono essere trattati come semplici prodotti o merci di consumo(21). Da quando l'Unione ha avanzato ed adottato questo principio nei negoziati dell'<B>OMC</B> (sfociati nell'"eccezione culturale"), questa politica ha incontrato la feroce opposizione dei sostenitori incondizionati del libero scambio.</P><P>È della massima importanza che <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>Unione in espansione consolidi la sua fragile politica interna nel campo della cultura e dell'istruzione prima di prendere nuove iniziative in ambito OMC/GATT o GATS per aprire il proprio mercato. In particolare, gli Stati membri in fase <SPAN class=GramE>di </SPAN>adesione dovrebbero accettare i principi fondamentali della politica UE in questi settori.</P><P>In passato il Parlamento europeo ha <SPAN class=GramE>sottolineato</SPAN> in numerose occasioni (sebbene con diverse formulazioni, segnatamente nel settore audiovisivo(22), nell'editoria(23), nella cooperazione culturale(24), nell'ampliamento e nel ruolo delle lingue regionali e minoritarie(25), e nell'industria culturale(26)) il suo attaccamento al carattere distintivo dell'Europa, ovvero la unità nella diversità, che non è altro che la coesistenza e l'interazione continua di un'ampia varietà di lingue, tradizioni, stili di vita, tendenze, movimenti ed espressioni artistici e culturali. Questa ricchezza europea merita di essere sviluppata e potrebbe servire da esempio per altre nazioni che <SPAN class=GramE>vogliano</SPAN> preservare il proprio retaggio culturale e promuovere la diversità nell'ottica - e non con la priorità - del libero commercio.</P><P>Il relatore nutre la ferma convinzione che la <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN> del commercio multilaterale perseguita in ambito OMC metta i paesi in via di sviluppo in una situazione delicata rispetto ai "paesi ricchi": è difficile resistere alle pressioni, anche minime, volte a far aprire i mercati. I vantaggi in termini di sviluppo sostenibile sono ben lungi <SPAN class=GramE>dall'essere scontati</SPAN>. Secondo gli esperti, accade di frequente che con il pretesto dello sviluppo economico ai paesi in via di sviluppo <SPAN class=GramE>venga</SPAN> chiesto di <SPAN class=GramE>aderire</SPAN> ad accordi che potrebbero mettere seriamente a repentaglio il loro sviluppo culturale(27).</P><P>Come già <SPAN class=GramE>è stato detto, la cosiddetta eccezione culturale non è</SPAN> eterna, perché limitata nel tempo (5 anni, rinnovabili). Il concetto di diversità culturale, che nel frattempo l'ha gradatamente sostituita, trarrebbe giovamento dall'essere integrata in un approccio giuridico in un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> più favorevole. Pertanto, è <SPAN class=GramE>estremamente</SPAN> provvidenziale l'iniziativa presa da Canada, Francia, Germania, Grecia, Messico, Monaco, Marocco e Senegal, sostenuta dal gruppo francofono dell'UNESCO, di iscrivere all'ordine del giorno della prossima Conferenza generale dell'UNESCO la questione di uno studio preliminare sugli aspetti tecnici e giuridici relativi all'opportunità di uno <B>strumento giuridico internazionale sulla diversità culturale. </B>In effetti, il Consiglio esecutivo dell'UNESCO ha raccomandato che la Conferenza generale <SPAN class=GramE>decida</SPAN> di continuare la propria azione volta ad elaborare un nuovo strumento internazionale e a determinarne la natura, il che è estremamente importante a causa della spaccatura esistente fra gli Stati membri dell'UNESCO sulla questione del nesso esistente fra la futura Convenzione internazionale e gli altri accordi internazionali, quali quelli conclusi nel quadro dell'OMC. Non solo è necessario approvare uno strumento, ma i negoziati devono anche essere brevi in vista della conclusione del <SPAN class=SpellE>Doha-Round</SPAN> nel 2005 e della serie ininterrotta di negoziati sulla <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN>. La Convenzione assumerebbe funzioni importanti come strumento di <SPAN class=GramE>sensibilizzazione</SPAN> ed eventuale contrappeso all'OMC.</P><P>Il relatore ritiene che l'Unione non <SPAN class=GramE>dovrebbero</SPAN> mettere in dubbio, modificare o eludere i propri obblighi nei confronti dell'OMC. Al contrario, l'Unione dovrebbe assolvere in buona fede gli obblighi che ha liberamente contratto. Tuttavia, l'Unione può avvalersi dell'architettura flessibile di questi accordi per garantire che gli impegni della Comunità <SPAN class=GramE>siano</SPAN> perfettamente in linea con gli obiettivi della politica comunitaria, così come è libera di scegliere le modalità per difendere i proprio obiettivi primari - fra cui quello della diversità culturale - nel diritto internazionale.</P><P>La scelta di uno strumento migliore per preservare e promuovere la diversità culturale è del tutto ovvia per l'Unione europea e i suoi Stati membri. Rappresenta anche una scelta fatta da sempre più paesi preoccupati per l'integrazione di strategie <SPAN class=GramE>globali</SPAN> di sviluppo sostenibile. È necessario passare da una mera dichiarazione <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione giuridicamente vincolante, dalla formazione di capacità orientate all'azione, tramite l'Alleanza globale per la diversità culturale, all'azione normativa mediante il processo intergovernativo. Questo strumento dovrà perseguire l'obiettivo <SPAN class=GramE>globale</SPAN> di promuovere la diversità culturale, contribuire al dialogo culturale e rafforzare il rispetto e la comprensione reciproci.</P><P>La legittimità che l'<SPAN class=SpellE>Unesco</SPAN> ha acquisito in questo <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> è una condizione preliminare indispensabile per il successo, ma non certo una garanzia, dal momento che le decisioni sono prese consensualmente da circa 190 Stati. È una felice coincidenza che la Dichiarazione universale sulla diversità culturale dell'UNESCO e la Dichiarazione sulla diversità culturale del Consiglio d'Europa, che <SPAN class=GramE>rappresentano</SPAN> indubbiamente i testi di base per una convenzione in materia, trascendano i meri aspetti commerciali dei servizi culturali, dell'istruzione e dei beni culturali, inglobando obiettivi specifici quali lo sviluppo di industrie culturali e locali vitali e il miglioramento della distribuzione di opere culturali a livello mondiale.</P><P>L'Unione e il Parlamento europeo hanno, pertanto, tutto l'interesse a prendere sul serio la questione e a garantire la coerenza fra le politiche interne ed esterne dell'UE e gli accordi multilaterali. Recentemente, la Commissione ha <SPAN class=GramE>ribadito</SPAN> l'attaccamento dell'Unione a soluzioni multilaterali come parte integrante della sua politica estera(28). In un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> di incertezza globale e di minacce alla coesistenza pacifica e alla comprensione reciproca fra i popoli e le culture, l'approccio multilaterale è da preferirsi a quello unilaterale. Infatti, come affermano i ministri per la cultura, riuniti a Salonicco sotto la Presidenza greca: "<SPAN class=GramE>l'</SPAN>Europa in quanto continente di cultura non può accettare che sia minacciata la sua omogeneità culturale, né il contrasto delle civiltà. La risposta europea a tutto ciò è di insistere sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sulla promozione della diversità culturale". I ministri della cultura hanno anche <SPAN
class=GramE>sottolineato</SPAN> la necessità di una base giuridica adeguata. Il relatore accoglie con favore la conseguente comunicazione della Commissione(29) in cui si afferma l'intenzione "che l'UE svolga un ruolo attivo nella futura Conferenza generale dell'UNESCO, per quanto riguarda in particolare le discussioni preliminari riguardanti l'elaborazione di uno strumento normativo internazionale sulla diversità culturale" e la volontà di coinvolgere la società civile in questo <SPAN class=GramE>processo.</SPAN> </P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal><B>3 ottobre 2003</B> </P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H2><P><SPAN class=GramE>destinato</SPAN> alla commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport</P><P><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</P><P><SPAN class=GramE>(2002</SPAN>/2269(INI))</P><P>Relatrice per parere: Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN></P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="50%" SIZE=2></DIV><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">PROCEDURA</SPAN></B></P><P>Nella riunione del 21 gennaio 2003 la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa ha nominato relatrice per parere Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 16 giugno 2003 e 1° ottobre 2003 ha esaminato il progetto di parere.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato le conclusioni in appresso con 26 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astensione.</P><P>Erano presenti al momento della votazione <SPAN class=SpellE>Elmar</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brok</SPAN> (presidente), <SPAN class=SpellE>Baroness</SPAN> <SPAN class=SpellE>Nicholson</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Winterbourne</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Geoffrey</SPAN> <SPAN class=SpellE>Van</SPAN> <SPAN class=SpellE>Orden</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Christos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Zacharakis</SPAN> (vicepresidente), Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN> (relatrice per parere), <SPAN class=SpellE>Ole</SPAN> <SPAN class=SpellE>Andreasen</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Per-Arne</SPAN> <SPAN class=SpellE>Arvidsson</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Baltas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Bastiaan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Belder</SPAN>, <SPAN class=SpellE>André</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brie</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Paul</SPAN> <SPAN class=SpellE>Coûteaux</SPAN>, <SPAN class=SpellE>John</SPAN> <SPAN class=SpellE>Walls</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cushnahan</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Véronique</SPAN> De <SPAN class=SpellE>Keyser</SPAN>, Per <SPAN class=SpellE>Gahrton</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alfred</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gomolka</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Willi</SPAN> <SPAN class=SpellE>Görlach</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Glyn</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ford</SPAN>), Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Michael</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gahler</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jacques</SPAN> <SPAN class=SpellE>F.</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Efstratios</SPAN> <SPAN class=SpellE>Korakas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Catherine</SPAN> <SPAN class=SpellE>Lalumière</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Hugues</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martin</SPAN>, Emilio <SPAN class=SpellE>Menéndez</SPAN> <SPAN class=GramE>del Valle</SPAN>, Cristiana <SPAN class=SpellE>Muscardini</SPAN>, Pasqualina Napoletano, Arie M. <SPAN class=SpellE>Oostlander</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Reino</SPAN> <SPAN class=SpellE>Paasilinna</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sakellariou</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Hans-Gert</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poettering</SPAN> (in sostituzione di David <SPAN class=SpellE>Sumberg</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Luís</SPAN> <SPAN class=SpellE>Queiró</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ignacio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Salafranca</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez-Neyra</SPAN>, Amalia <SPAN class=SpellE>Sartori</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ioannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Souladakis</SPAN>, Ursula <SPAN class=SpellE>Stenzel</SPAN>, The <SPAN class=SpellE>Earl</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Stockton</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Charles</SPAN> <SPAN class=SpellE>Tannock</SPAN>), Demetrio <SPAN class=SpellE>Volcic</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Karl</SPAN> <SPAN class=SpellE>von</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wogau</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ribeiro</SPAN> e Castro (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jean-Charles</SPAN> Marchiani, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento).</P><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">CONCLUSIONI</SPAN></B></P><P>La commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa invita la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, competente per il merito, <SPAN class=GramE>a</SPAN> includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti elementi:</P><P>1. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei valori culturali per tutti i cittadini e riafferma che l'attività culturale crea sviluppo, senso di appartenenza e integrazione nella vita sociale; ribadisce il valore della cultura per tutti i cittadini, sia all'interno dell'UE che nelle relazioni politiche ed economiche dell'UE con altri paesi; ricorda che tale dimensione è alla base dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e in tale contesto si compiace della rinnovata partecipazione degli Stati Uniti d'America in seno all'UNESCO;</P><P>2. chiede che la politica estera dell'UE sia ispirata al rispetto della diversità culturale che costituisce parte integrante dei suoi valori fondamentali e della sua identità, diversità culturale che l'Unione ha stabilito in tutta chiarezza quale criterio per l'adesione, e invita l'Unione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi per promuoverla sistematicamente nella sua politica in seno alle organizzazioni internazionali; ricorda che il rispetto della diversità culturale costituisce un elemento essenziale della strategia di prevenzione dei conflitti;</P><P>3. ricorda che una strategia di cooperazione e sviluppo dell'UE, sia in seno alle proprie istituzioni che <SPAN class=GramE>nel quadro delle</SPAN> organizzazioni internazionali, in particolare delle Nazioni Unite, è impensabile senza il rispetto e la promozione della diversità culturale quale parte integrante dell'identità delle entità politiche e delle comunità coinvolte; ricorda che la volontà di operare per lo sviluppo sostenibile è legata all'esigenza di creare una comunità sostenibile che tenga conto dei bisogni delle popolazioni autoctone;</P><P>4. raccomanda che i beni culturali siano oggetto di un trattamento rispettoso dei valori e delle identità che essi rappresentano, dal momento che la diversità che caratterizza la cultura europea è qualcosa che suscita interesse e fornisce pertanto ai produttori culturali in Europa la base per affermarsi a livello internazionale una volta aperti i confini a maggiori scambi culturali; <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> che i beni culturali richiedono un trattamento speciale consono al rispetto dei valori e delle identità di cui sono portatori; chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di dar prova della massima determinazione al
riguardo nell'ambito dei negoziati in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare al fine di salvaguardare le specificità culturali;</P><P>5. insiste affinché la diversità linguistica a livello degli Stati e delle nazioni sia pienamente riconosciuta quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale e chiede, in tale prospettiva, che <SPAN class=GramE>siano</SPAN> sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di lingue straniere, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>6. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea nuovamente la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli e ciò, a maggior ragione, nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN> composto di insiemi regionali;</P><P>7. è convinto della validità delle azioni a livello locale e regionale, quale integrazione delle forme di cooperazione tradizionali, ai fini di un maggiore coinvolgimento e di un'applicazione estensiva del principio di sussidiarietà; incoraggia pertanto lo sviluppo di progetti transfrontalieri ed interregionali <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> diversità culturale;</P><P>8. è convinto, dato il pericolo della scomparsa di numerose lingue e culture, che <SPAN class=GramE>occorra</SPAN> considerare senza indugio la possibilità di elaborare e realizzare uno strumento giuridico che garantisca il rispetto della diversità culturale sulla scena internazionale, sia a livello individuale che collettivo; chiede alla Commissione di adottare un'iniziativa in tale senso;</P><P>9. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle popolazioni minoritarie.</P></DIV></DIV>[addsig]

E.R.A.
E.R.A.

<DIV id=RTEmultiCSSID style="POSITION:Relative; FONT-FAMILY:Arial"><P><B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">15 dicembre 2003, </SPAN></B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">FINALE<SPAN class=GramE>,</SPAN> <B>A5-0477/2003</B> </SPAN></P><DIV class=Section1><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><H2><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">RELAZIONE<BR>sul mantenimento e sulla <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa(2002/2269(INI))</SPAN></H2><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo <SPAN class=GramE>sport</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Relatrice: <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=SpellE><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">PR_INI</SPAN></SPAN></P></DIV></DIV><P class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: right" align=right>312.571</P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>INDICE</H2><H4>PAGINA REGOLAMENTARE</H4><H4>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H4><H4>MOTIVAZIONE</H4><H4><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H4><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PAGINA REGOLAMENTARE</H2><P>Nella seduta del 16 gennaio 2003 il Presidente del Parlamento ha comunicato che la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>era</SPAN> stata autorizzata a elaborare una relazione di iniziativa, a norma dell'articolo 163 del regolamento, sul tema "Mantenimento e promozione della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa", e che la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa era stata consultata per parere.</P><P>Nella riunione del 28 novembre 2002, la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>aveva</SPAN> nominato relatrice <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 20 maggio, 11 settembre, 4 novembre, 25 <SPAN class=GramE>novembre</SPAN> e 2 dicembre 2003 la commissione ha esaminato il progetto di relazione.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato la proposta di risoluzione con 20 voti favorevoli, 1 contrario e 2 astensioni.</P><P>Erano presenti al momento della votazione: <SPAN class=SpellE>Michel</SPAN> <SPAN class=SpellE>Rocard</SPAN> (presidente); Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> e Mario Mauro (vicepresidenti); <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN> (relatrice); <SPAN class=SpellE>Konstantinos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alyssandrakis</SPAN> (in sostituzione <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alavanos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Pedro</SPAN> <SPAN class=SpellE>Aparicio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Bayona</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Perogordo</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ojeda</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sanz</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Raina</SPAN> A. <SPAN class=SpellE>Mercedes</SPAN> <SPAN class=SpellE>Echerer</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Säid</SPAN> <SPAN class=SpellE>El</SPAN> <SPAN class=SpellE>Khadraoui</SPAN> (in sostituzione di Giorgio <SPAN class=SpellE>Ruffolo</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Janelly</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fourtou</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Marielle</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Sarnez</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Geneviève</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fraisse</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Jean-Claude</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fruteau</SPAN> (in sostituzione di Barbara <SPAN class=SpellE>O'Toole</SPAN>, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento), <SPAN class=SpellE>Jas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gawronski</SPAN> (in sostituzione di Domenico <SPAN class=SpellE>Mennitti</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Lissy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gröner</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Maria</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martens</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Pietro-Paolo</SPAN> <SPAN class=SpellE>Mennea</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Gérard</SPAN> Onesta (in sostituzione di Daniel <SPAN class=SpellE>Marc</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cohn-Bendit</SPAN>), Doris Pack, <SPAN class=SpellE>Roy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Perry</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Feleknas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Uca</SPAN>, Gianni <SPAN class=SpellE>Vattimo</SPAN> e <SPAN class=SpellE>Eurig</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wyn</SPAN>.</P><P>Il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa è allegato.</P><P>La relazione è stata depositata il 15 dicembre 2003. </P><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H2><H2><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</H2><P style="MARGIN-TOP: 24pt"><SPAN class=GramE><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">(2002</SPAN></B></SPAN><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">/2269(INI))</SPAN></B></P><P><I>Il Parlamento europeo</I>,</P><P>– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Verso uno strumento internazionale sulla diversità culturale"<SUP>(1)</SUP> (COM(2003) 520)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione legislativa del 3 febbraio 2000 sul progetto comune, approvato dal Comitato di conciliazione, di decisione del PE e del Consiglio sul programma Cultura 2000<SUP>(2)</SUP><SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 6 settembre 2000 sulla comunicazione della Commissione "Principi e orientamenti per la politica audiovisiva della Comunità nell'era digitale"(3)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 1° febbraio 2001 sulle nuove frontiere del libro: editoria elettronica e stampa <SPAN class=GramE>su</SPAN> richiesta(4),</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 15 maggio 2001 sull'<SPAN class=SpellE>e-learning</SPAN>(5)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 5 settembre 2001 sulla cooperazione culturale nell'Unione europea(6) e in particolare il suo paragrafo 10 <SPAN class=GramE>recante la</SPAN> richiesta che venga presentato un progetto di decisione che istituisca un "Osservatorio culturale europeo", nell'intento di promuovere lo scambio di informazioni e il coordinamento tra le politiche culturali degli Stati membri e la politica culturale della Comunità,</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 13 novembre 2001 su una migliore diffusione dei film europei nel mercato interno e nei paesi candidati(7)<SPAN class=GramE>,</SPAN>– vista la sua risoluzione del 28 febbraio 2002 sull'attuazione del programma "Cultura 2000"(8) e il futuro programma "Cultura" dopo il 2006,<BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 12 marzo 2003 sull'Accordo generale sul commercio e i servizi (GATS), nell'ambito dell'OMC, inclusa la diversità culturale(9) e in particolare i suoi paragrafi da 12 a 14<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>– vista la sua risoluzione del 4 settem
bre 2003 sulla "Televisione senza frontiere"(10), </SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle raccomandazioni alla Commissione sulle lingue europee regionali e meno diffuse – le lingue delle minoranze nell'UE – in considerazione dell'allargamento e della pluralità culturale(11)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle industrie culturali(12)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– visti l'articolo 149, paragrafo 1 del trattato CE e l'articolo 151 del trattato CE, specie il paragrafo 3, che auspica una più stretta cooperazione con i paesi terzi e il Consiglio d'Europa, e il paragrafo 4, che introduce l'obbligo di tener conto degli aspetti culturali nelle altre politiche comunitarie<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il preambolo e l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'articolo 3, paragrafo 3, comma 4 del progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, in cui si afferma che l'Unione rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo; l'articolo II-22, in cui si afferma che l'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica; l'articolo III-181, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle diversità nazionali e regionali evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune, e il paragrafo 4, in cui si ribadisce che l'Unione tiene conto degli aspetti culturali nell'azione che svolge a norma di altre disposizioni della Costituzione, in particolare ai fini di rispettare e promuovere la diversità delle culture; l'articolo III-182, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione rispetta pienamente la diversità culturale e linguistica dei sistemi di istruzione degli Stati membri; l'articolo III-217, paragrafo 4, in cui si ribadisce la regola dell'unanimità in seno al Consiglio quando si negoziano e si concludono accordi nel settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi, qualora questi rischino di arrecare pregiudizio alla diversità culturale e linguistica dell'Unione;</P><P>– vista anche l'introduzione della votazione a maggioranza qualificata secondo le disposizioni del progetto di Costituzione al fine di sostenere le politiche interne nel settore culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 26 ottobre 1999 nell'ambito di un nuovo round commerciale dell'OMC<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione di Cannes(13) nella quale i Ministri della cultura dell'UE, alla presenza del presidente della commissione competente del Parlamento europeo e dei rappresentanti della Commissione responsabili per la cultura, insistono sulla necessità di mantenere la regola dell'unanimità per le decisioni attinenti ai servizi culturali e audiovisivi negli accordi commerciali<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni della riunione informale dei ministri della cultura tenutasi a Salonicco il 25 maggio 2003 sul tema della diversità culturale e dello strumento internazionale sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'accordo di Firenze del 1950 quale strumento internazionale volto a promuovere la libera circolazione <SPAN class=GramE>di </SPAN>oggetti a carattere istruttivo, scientifico, culturale(14),</P><P>– vista l'adozione della Dichiarazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla diversità culturale, del 7 dicembre 2000(15)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista l'adozione, da parte della Conferenza generale durante la 31a sessione del 2 novembre 2001(16), della Dichiarazione universale e del Piano d'azione dell'UNESCO sulla diversità culturale e visto l'appoggio dato dall'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti i dibattiti e i risultati della Tavola rotonda <SPAN class=GramE>di </SPAN>alto livello dell'UNESCO "Diversità culturale e <SPAN class=SpellE>biodiversità</SPAN> per uno sviluppo sostenibile" (Vertice di Johannesburg per uno sviluppo sostenibile, Johannesburg, 3 settembre 2002);</P><P><SPAN class=GramE>– vista la dichiarazione di Bressanone sulla diversità culturale e il GATS, approvata il 18 ottobre 2002 dall'Assemblea delle regioni euro</SPAN>pee attraverso i ministri regionali europei per l'istruzione e la cultura(17), </P><P>– vista la decisione della Conferenza generale dell'UNESCO del 17 ottobre 2003 di avviare i lavori per l'elaborazione di un progetto di Convenzione sulla diversità culturale per la prossima sessione della Conferenza generale nel 2005<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la decisione presa al Vertice dell'Unione africana <SPAN class=GramE>di </SPAN>Addis Abeba, il 10 luglio 2003, in cui si ribadisce l'importanza della diversità culturale e si dà appoggio all'iniziativa dell'UNESCO,</P><P>– vista la dichiarazione della Conferenza ministeriale della francofonia, svoltasi a Rabat il 4-5 settembre 2003, sul Vertice mondiale sulla società dell'informazione di Ginevra<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione dei ministri della cultura dei paesi ACP riuniti a Dakar il 20 giugno 2003, nella fattispecie il loro impegno a discutere e sostenere l'avvio di negoziati per l'adozione di una convenzione per la diversità culturale <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO,</P><P>– vista l'adozione, da parte della Commissione europea il 24 luglio 2003, del piano d'azione per l'apprendimento delle lingue e il pluralismo linguistico<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il fruttuoso impegno dimostrato nel campo della diversità culturale dalla società civile e da organismi quali l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN>", </I>l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Policy</SPAN>", l'"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> <SPAN class=SpellE>Organisation</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Francophony</SPAN>" e <SPAN class=GramE>l' </SPAN>"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> Liaison <SPAN class=SpellE>Committee</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Coalitions</SPAN> <SPAN class=SpellE>for</SPAN> Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN></I>",</P><P>– visto l'articolo 163 del suo regolamento<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti la relazione della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport e il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa (<A href="http://www2.europarl.eu.int/omk/sipade2?L=IT&OBJID=40464&LEVEL=3&MODE=SIP&NAV=X&LSTDOC=N" file="">A5-0477/2003</A>)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>A. considerando che la <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e la promozione della diversità culturale sono principi basilari del modello europeo(18),</P><P>B. considerando che i paesi candidati porteranno un <SPAN class=GramE>ulteriore</SPAN> contributo in termini di diversità culturale e linguistica che arricchirà l'Unione,</P><P>C. considerando che la diversità culturale può essere salvaguardata soltanto se ogni singola persona ha accesso alla propria cultura e può anche parteciparvi<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>D.</SPAN> considerando che la diversità culturale è un concetto di sviluppo culturale e un principio basilare dello sviluppo sostenibile che implica scambio e dialogo culturali,</P><P>E. considerando che in alcuni Stati membri dell'Unione europea l'identità culturale non è uniforme, e non coincide necessariamente con le frontiere di questi Stati<SPAN class=GramE>,</
SPAN></P><P><SPAN class=SpellE>F.</SPAN> considerando che il dialogo culturale favorisce la comprensione reciproca tra i popoli nell'interesse della pace e che il dialogo interculturale è atto a contrastare efficacemente il razzismo e la xenofobia<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>G.</SPAN> considerando che l'eccessiva concentrazione dei mezzi di comunicazione comporta un rischio per il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>H.</SPAN> considerando che l'Unione europea tiene alle soluzioni multilaterali in quanto elemento fondamentale della politica estera<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>I.</SPAN> considerando che gli obblighi derivanti da accordi raggiunti in seno ad organismi multilaterali integrano le intese raggiunte nel quadro dell'OMC,</P><P>J. compiacendosi per l'approvazione da parte della Conferenza generale dell'UNESCO di un mandato che consente il varo di una convenzione sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>K.</SPAN> considerando che anche in futuro ogni Stato membro e la CE devono avere la possibilità, sotto il profilo giuridico, di adottare tutti i provvedimenti necessari nei settori culturale e audiovisivo onde preservare e promuovere il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>L.</SPAN> considerando che l'apertura di negoziati sulla liberalizzazione dei servizi audiovisivi e culturali in base alle norme del GATS avvia una progressiva liberalizzazione atta a sottoporre a <SPAN class=GramE>revisione</SPAN> e, in ultima analisi, smantellare gli strumenti regionali, nazionali ed europei di promozione del settore audiovisivo locale,</P><P>1. ritiene che, in un processo <SPAN class=GramE>di </SPAN>ammodernamento tecnico-economico <SPAN class=SpellE>globalizzato</SPAN> e in una situazione di continue spinte verso una liberalizzazione su scala mondiale, la cultura sia una dimensione fondamentale dello sviluppo umano;</P><P>2. è del parere che la diversità culturale implichi il riconoscimento, la promozione e lo sviluppo delle culture locali, delle industrie culturali, delle politiche culturali pubbliche e l'apertura verso altre culture e la protezione delle istituzioni e delle realizzazioni autoctone e nazionali, compresa la ricca varietà di lingue, di conoscenze autoctone, di tradizioni, di modi di vita, <SPAN class=GramE>di </SPAN>espressioni artistiche e di cultura, il pluralismo dei mezzi di informazione e la diversità dei sistemi di istruzione;</P><P>3. ricorda che, a <SPAN class=SpellE><SPAN class=GramE>tutt'</SPAN></SPAN><SPAN class=GramE>oggi</SPAN>, il principio della diversità culturale non è riconosciuto quale diritto fondamentale dal diritto internazionale;</P><P>4. è del parere che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione potenzialmente rappresentano, attraverso la loro intrinseca flessibilità, un'opportunità di promuovere le diversità culturali, e milita a favore di un libero accesso a queste tecnologie per tutti i paesi; <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> tuttavia che l'allargarsi della forbice digitale sta esacerbando le disparità tra i paesi del Nord e quelli del Sud;</P><P>5. è del parere che il diritto degli Stati membri, delle regioni e delle entità <SPAN class=SpellE>substatali</SPAN>, là dove esistono, di definire, realizzare e adattare politiche culturali è una delle garanzie fondamentali per il rispetto e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale;</P><P>6. chiede alla Conferenza intergovernativa di consolidare i vari riferimenti alla diversità culturale e al pluralismo culturale nel progetto di Costituzione approvando i progetti di disposizioni proposti dalla Convenzione, particolarmente la regola dell'unanimità in seno al Consiglio prevista all'articolo III-217, paragrafo 4, all'atto di negoziare e <SPAN class=GramE>concludere</SPAN> accordi nel settore del commercio esterno in servizi culturali e audiovisivi;</P><P>7. chiede alla Commissione di impegnarsi attivamente nel facilitare, promuovere ed estendere geograficamente gli scambi nei settori dei servizi culturali, audiovisivi e <SPAN class=GramE>di </SPAN>istruzione all'interno dell'Europa e negli altri paesi terzi allo scopo di allargare la base per un consenso internazionale in queste materie particolarmente nel quadro dei programmi Cultura 2000, Gioventù e <SPAN class=SpellE>Socrates</SPAN> dopo il 2006 e rispetto a tutti i programmi futuri;</P><P>8. invita la Commissione ad impegnarsi attivamente per la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale nell'ambito delle politiche di sviluppo e cooperazione della CE mediante la valorizzazione e il significativo miglioramento delle azioni e dei programmi di cooperazione culturale con i paesi terzi, in particolare al fine di sviluppare la capacita di espressione culturale dei paesi in via di sviluppo;</P><P>9. invita la Commissione a favorire il dialogo culturale con i Ministri della cultura e dell'istruzione nazionali, federali e regionali, associandovi la società civile e i pubblici dipendenti;</P><P>10. chiede alla Commissione di presentare una comunicazione, basata sull'articolo 151, paragrafo 4 del trattato CE, quanto al modo di incorporare la cultura come principio trasversalmente applicabile a tutte le politiche nell'Unione europea, valutando <SPAN class=GramE>nel contempo tutte</SPAN> le possibili conseguenze per la cultura delle decisioni adottate in altri ambiti della politica;</P><P>11. invita la Commissione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi affinché il processo di crescente concentrazione nel settore dei mezzi di comunicazione di massa non si concretizzi in situazioni di oligopolio atte a minacciare il pluralismo, la diversità culturale e la libertà di scelta dei consumatori;</P><P>12. invita la Commissione <SPAN class=GramE>a</SPAN> inserire pienamente il concetto di diversità culturale europea nella sua strategia di comunicazione, a dare informazioni sulla Giornata mondiale della diversità culturale, il 21 maggio, e a presentare proposte su come partecipare a tale evento;</P><P>13. invita la Commissione a migliorare le occasioni di mobilità degli artisti, delle creazioni e dei beni e servizi culturali;</P><P>14. ritiene che <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> summenzionata convenzione per la diversità culturale si debba tener conto della necessità di preservare la diversità linguistica quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale, e chiede, in tale prospettiva, che siano sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di conoscenze linguistiche, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>15. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli, e ciò a maggior ragione nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN>, composto di insiemi regionali;</P><P>16. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> che i servizi e i prodotti culturali e l'istruzione non sono mercanzie o beni di consumo come gli altri, e devono per questo essere oggetto di particolari condizioni, alla luce della loro duplice natura di beni economici e culturali, condizioni che devono essere ispirate all'idea che il mercato non può disciplinare tutto, e si deve in particolare garantire la diversità di opinione e il pluralismo;</P><P>17. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei servizi pubblici nel preservare la diversità culturale, e in particolare sottolinea che i servizi pubblici di radiodiffusione svolgono un ruolo imp
ortante nella tutela della diversità e dell'identità culturale, del dialogo democratico, del pluralismo <SPAN class=SpellE>mediatico</SPAN> e dell'accesso di tutti i cittadini a contenuti e conoscenze di qualità per una positiva partecipazione alla società dell'informazione;</P><P>18. invita l'Unione a <SPAN class=GramE>sottolineare</SPAN> inequivocabilmente in sede di OMC/GATS il carattere dei servizi e prodotti culturali quali beni culturali, escludendoli dalle liberalizzazioni commerciali;</P><P>19. invita l'Unione a promuovere attivamente, a livello internazionale, il riconoscimento del carattere e dello statuto particolari della cultura, e <SPAN class=GramE>a</SPAN> impegnarsi in colloqui multilaterali nell'ambito dei prossimi negoziati relativi a una convenzione sulla diversità culturale nell'ambito dell'UNESCO al fine di estendere l'ambito dei paesi che appoggiano tale azione;</P><P>20. invita l'Unione a considerare gli scambi di servizi e prodotti culturali in funzione dell'imperativo dello sviluppo sostenibile e dell'identità culturale quale valore comune;</P><P>21. chiede all'Unione europea, ai suoi Stati membri e ai paesi terzi di astenersi da azioni internazionali, come gli impegni alla liberalizzazione a titolo <SPAN class=GramE>di </SPAN>accordi bilaterali, commerciali o di investimento, suscettibili di compromettere gli obiettivi fondamentali in settori quali l'istruzione e la cultura o di erodere la capacità dei governi di dar sostegno a identità culturali e nazionali;</P><P>22. chiede al Consiglio di attuare pienamente e di mantenere il mandato conferito nel 1999 alla Commissione<SPAN class=GramE>;</SPAN>1(19)</P><P>23. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN>, in vista del duplice significato, economico e culturale, dei servizi culturali, audiovisivi ed educativi, che non si debbono aprire negoziati nel contesto del GATS sulla loro liberalizzazione, e sottolinea inoltre che la protezione degli strumenti di sostegno e di conseguenza della diversità culturale, non può essere ottenuta nel contesto dell'OMC e del GATS ma può essere soltanto promossa negoziando una convenzione nel quadro dell'UNESCO; insiste affinché l'Unione applichi strettamente il principio di unanimità nel commercio estero nei settori dei servizi culturali e audiovisivi con i paesi terzi, come peraltro già sancito nel trattato e nel progetto di Costituzione;</P><P>24. reitera la sua volontà politica <SPAN class=GramE>in ordine alle</SPAN> regole del GATS sui servizi culturali, con specifico riferimento al settore audiovisivo, che non debbono compromettere la diversità e l'autonomia culturale delle parti contraenti dell'OMC;</P><P>25. chiede alla Commissione di elencare le offerte fatte nel settore ricreativo, dell'istruzione e audiovisivo e le eventuali conseguenze in tale settore;</P><P>26. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> la sua priorità politica di contribuire alla predisposizione di uno strumento giuridico vincolante sulla diversità culturale necessario per consolidare i diritti culturali, impegnare le parti alla cooperazione internazionale e dar vita ad un foro per discutere politiche culturali, nell'intento di operare una verifica a livello mondiale della situazione della diversità culturale, come proposto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sulla cooperazione culturale nell'Unione europea;</P><P>27. chiede alla Commissione di informare con regolarità ed <SPAN class=SpellE>esaustività</SPAN> il Parlamento europeo sulle sue attività in seno alle organizzazioni internazionali;</P><P>28. è del parere che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> essenziale riconoscere la diversità culturale nel diritto internazionale negoziando e approvando in un prossimo futuro una convenzione sulla diversità culturale nel quadro dell'UNESCO;</P><P>29. è del parere che la convenzione sulla diversità culturale, convenuta alla Conferenza generale dell'UNESCO, rappresenti un mezzo per portare alla ribalta le politiche culturali e garantire su scala <SPAN class=GramE>globale</SPAN> la protezione e la promozione della diversità dei contenuti culturali e delle espressioni artistiche, che appare particolarmente minacciata dalla globalizzazione;</P><P>30. accoglie con favore la posizione della Commissione per un approccio comune sulle questione importanti riguardo <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione sulla diversità culturale quale sviluppo significativo di azioni positive da parte degli Stati membri e delle loro regioni, e in aggiunta alla Comunità come sancito all'articolo 151, paragrafo 3 del trattato CE;</P><P>31. concorda con la Commissione sul fatto che una norma giuridica cogente sulla diversità culturale sia necessaria per consolidare i diritti culturali, favorire lo sviluppo delle politiche pubbliche culturali di ciascuno Stato, impegnare le parti alla cooperazione internazionale, creare un foro per discutere delle politiche culturali e istituire un sistema di monitoraggio <SPAN class=GramE>globale</SPAN> sullo stato della diversità culturale a livello mondiale, come viene proposto dal Parlamento europeo nella summenzionata risoluzione del 5 settembre 2001,</P><P>32. specifica che gli obiettivi principali della convenzione dovrebbero consistere nel riconoscimento della peculiarità dei beni e dei servizi culturali, nel sancire nel diritto internazionale la legittimità di ciascuno Stato o gruppo di <SPAN class=GramE>Stati</SPAN> nel definire liberamente le loro politiche culturali, e nel rafforzamento delle politiche di cooperazione internazionale e di solidarietà nel settore culturale;</P><P>33. chiede che la convenzione preveda l'adozione di provvedimenti tesi a garantire ai creatori e alle industrie culturali un effettivo accesso ai mezzi di produzione, distribuzione e diffusione delle loro opere;</P><P>34. chiede che la convenzione definisca procedure in materia <SPAN class=GramE>di </SPAN>assistenza tecnica e finanziaria nei paesi in via di sviluppo e nei paesi meno avanzati onde potenziare le loro capacità di preservare e promuovere la loro creazione culturale;</P><P><SPAN class=GramE>35. considera detta convenzione un mezzo attivo di costruzione del consenso sulla necessità di preservare e promuovere la diversità culturale in tutto il mondo e di realizzare e monitorare gli impegni internazionali nella sfera culturale; ritiene che, allo scopo di garantirne l'efficienza, la creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie debba essere parte integrante della convenzione;</SPAN></P><P>36. chiede alla Conferenza generale dell'UNESCO di insistere affinché gli Stati membri non prendano, in altre sedi internazionali o <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> accordi bilaterali, impegni che potrebbero contraddire la protezione e la promozione della diversità culturale;</P><P>37. ritiene che disposizioni specifiche di questa convenzione dovrebbero consentire ai paesi meno favoriti <SPAN class=GramE>di</SPAN> sviluppare le proprie industrie e politiche culturali, e invita in tale contesto la Commissione a rafforzare la solidarietà internazionale e ad incoraggiare e agevolare lo sviluppo di <SPAN class=SpellE>partenariati</SPAN> tra il settore pubblico e quello privato;</P><P>38. invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e alla promozione della diversità culturale e linguistica nei paesi candidati;</P><P>39. invita la Conferenza generale a far sì che la convenzione riguardi tutte le forme dell'espressione culturale: la creazione, la produzione, la <SPAN class=GramE>commercializzazione</SPAN>, l'esposizione e la rappresentazione di contenuti culturali, compresi i mezzi audiovisivi, sotto forma di prodotti culturali, ossia merci e servizi;</P><P>40. invita la Conferenza generale a garantire la trasparenza delle politiche culturali, il diritto alla libertà <SPAN class=GramE>di </SPAN>informazione, alla libertà di espressione, alla proprietà intellettuale, la tutela dei diritti fondamentali e dei dirit
ti culturali nonché il principio democratico;</P><P>41. invita la Conferenza generale dell'UNESCO a predisporre procedure, politiche e programmi atti a consentire l'accesso alla cultura e lo sviluppo di politiche culturali per offrire la possibilità ai paesi, specie a quelli in via di sviluppo, di produrre e commercializzare i propri beni e servizi culturali;</P><P>42. chiede che la convenzione impegni le parti a riconoscere i reciproci obblighi;</P><P>43. reputa essenziale che la convenzione si doti di un comitato di verifica atto ad esprimere raccomandazioni e pareri sull'attuazione delle disposizioni della convenzione <SPAN class=GramE>nonché</SPAN> di un meccanismo di risoluzione delle controversie;</P><P>44. chiede pertanto all'Unione europea di presentarsi unita nella sua condotta ai prossimi negoziati <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO, e a questo scopo chiede alla Presidenza e alla Commissione di operare in stretta connessione in ordine alla ricerca di posizioni comuni dell'UE; chiede inoltre agli Stati membri di conferire alla Commissione, ai sensi delle disposizioni del trattato CE, con la partecipazione del Parlamento europeo e dei gruppi rilevanti della società civile, un mandato chiaramente formulato che la autorizzi, in cooperazione con il Parlamento europeo, a negoziare nel quadro UNESCO sui problemi relativi a una convenzione concernente la diversità culturale e a condurre detti negoziati, in accordo con le disposizioni del trattato CE, a nome dell'UE e dei suoi Stati membri;</P><P>45. invita la Commissione a presentare una nuova comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo che <SPAN class=GramE>definisca</SPAN> la sua posizione sull'oggetto, gli obiettivi e le modalità di funzionamento della convenzione per la diversità culturale, proponendo un'articolazione di <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima con gli altri strumenti internazionali;</P><P>46. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle minoranze;</P><P>47. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al Comitato delle regioni, al <SPAN class=GramE>Comitato</SPAN> economico e sociale, al Consiglio d'Europa e all'UNESCO.</P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><P class=MsoNormal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial"></SPAN> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>MOTIVAZIONE</H2><P>È difficile e anche rischioso definire la diversità culturale, un concetto altrettanto complesso del <SPAN class=GramE>concetto</SPAN> stesso di cultura. Sia il Consiglio d'Europa che l'UNESCO <SPAN class=GramE>hanno</SPAN> compiuto lodevoli sforzi per conseguire definizioni dinamiche comuni. <SPAN class=GramE>Nondimeno</SPAN> bisogna riconoscere che le culture sono costantemente soggette a cambiamenti ed evoluzioni e che questo dinamismo rappresenta un impulso per il progresso umano. Sarà tuttavia necessaria una definizione formale di politica culturale, beni e servizi culturali e, non da ultimo, di diversità culturale, soprattutto <SPAN class=GramE>nel contesto di</SPAN> accordi in seno ad organizzazioni internazionali come l'OMC o per un eventuale, futuro strumento internazionale della diversità culturale.</P><P>In considerazione del processo <SPAN class=SpellE>globalizzante</SPAN> di modernizzazione e <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>economizzazione</SPAN> e delle conseguenti tendenze alla liberalizzazione, risulta ancor più importante un'interazione dei gruppi di interesse locali, regionali e nazionali. L'obiettivo di questa relazione è pertanto quello di segnalare strumenti e azioni capaci di garantire, rafforzare e promuovere la diversità culturale, <SPAN class=SpellE>repertoriare</SPAN> le organizzazioni internazionali e il rispettivo potenziale di rischio, sollecitare un nuovo strumento giuridico innovativo che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> nel contempo vincolante e applicare le basi giuridiche già esistenti.</P><P>Nel corso degli anni varie organizzazioni, reti e <SPAN class=GramE>coalizioni</SPAN> internazionali hanno affrontato il tema della diversità culturale, per cui è fondamentale che il Parlamento europeo ribadisca ancora una volta l'importanza della diversità culturale, la necessità di rispettare e promuovere la diversità nazionale e regionale e di dare rilievo al patrimonio culturale comune, come propugna lo <SPAN class=SpellE><I>ius</I></SPAN><I> <SPAN class=SpellE>cogens</SPAN></I> dell'UE.</P><P>La conservazione del patrimonio culturale, in quanto patrimonio comune dell'umanità, è un'esigenza della nostra società civile e il mantenimento e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale sono garanzia di pace, sicurezza, stabilità e sviluppo. Per questo motivo la diversità culturale e la cultura dovrebbero essere al centro del progetto <SPAN class=GramE>di </SPAN>integrazione europeo, per cui un approccio orizzontale in tutte le politiche dell'Unione europea(20) costituisce un requisito fondamentale. Benché si siano consolidate solo dopo il trattato di Maastricht del 1992, oggi le realizzazioni culturali sono altrettanto, se non più, eloquenti dei risultati <SPAN class=GramE>di </SPAN>altre politiche sull'origine e la natura fondamentale delle società democratiche europee. È opinione del relatore che la specificità di norme e valori condivisi da europei e non europei in campo culturale giustifichi un trattamento specifico su scala mondiale.</P><P>La diversità di lingue e ambienti culturali è<SPAN class=GramE> di fatto</SPAN> condivisa dagli Stati membri attuali e futuri dell'Unione europea. Questa diversità culturale, che può essere considerata come uno dei beni più preziosi dell'UE, <SPAN class=GramE>viene</SPAN> riconosciuta e rispettata e dovrebbe essere maggiormente promossa a livello regionale, nazionale ed internazionale. Nondimeno, la conservazione della diversità e dei valori culturali <SPAN class=GramE>viene</SPAN> spesso avvertita da terzi come un ostacolo insidioso, in particolare per il libero commercio. Nel passare da un atteggiamento puramente difensivo ad un approccio più dinamico e combattivo, è necessario porre <SPAN class=GramE>in evidenza argomenti</SPAN> che convincano gli scettici che la diversità culturale è un valore che vale la pena proteggere.</P><P>Nel <B>dibattito interno all'UE</B> è prevalso un consenso relativo in merito alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> della diversità culturale, benché ultimamente la Commissione abbia incontrato alcune difficoltà a mantenere coesa la sua azione e quando si è trattato di preservare o promuovere la diversità culturale, per un po' di tempo non è esistito alcun reale consenso. L'applicazione di questo concetto teorico ha contraddistinto principalmente i negoziati commerciali multilaterali in seno all'OMC, benché discussioni e negoziati <SPAN class=GramE>siano stati</SPAN> dedicati in parte a questo argomento anche nell'ambito della Convenzione europea. Alla fine, il risultato complessivo di queste discussioni, sotto forma di un <B>progetto di costituzione europea,</B> è stato ampiamente interpretato in maniera <SPAN class=GramE>positiva</SPAN>: i principi generali sono stati confermati e talvolta rafforzati; il voto a maggioranza in un'Unione presto composta da 25 Stati membri è stato adottato per le decisioni interne che il Consiglio prende su questioni culturali; l'unanimità è stata mantenuta per tutte le decisioni orientate verso l'esterno, come nel caso di accordi nel settore del commercio dei servizi culturali e audiovisivi. Il relatore nutre la ferma convinzione che questo schema vada confermato dalla prossima Confe
renza intergovernativa. Si tratta<SPAN class=GramE> infatti</SPAN> del consolidamento del principio consensuale, in base al quale ciascuno Stato membro avrebbe la flessibilità giuridica di prendere le misure necessarie nei campi della politica culturale, audiovisiva e dell'istruzione, al fine di preservare e promuovere la diversità culturale.</P><P>A lungo termine, l'obiettivo è di fare in modo che i responsabili europei e non <SPAN class=GramE>europei</SPAN> si mettano d'accordo sul principio fondamentale, enunciato nella Dichiarazione universale dell'UNESCO sulla diversità culturale, che i beni e i servizi culturali "non devono essere trattati come semplici prodotti o merci di consumo(21). Da quando l'Unione ha avanzato ed adottato questo principio nei negoziati dell'<B>OMC</B> (sfociati nell'"eccezione culturale"), questa politica ha incontrato la feroce opposizione dei sostenitori incondizionati del libero scambio.</P><P>È della massima importanza che <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>Unione in espansione consolidi la sua fragile politica interna nel campo della cultura e dell'istruzione prima di prendere nuove iniziative in ambito OMC/GATT o GATS per aprire il proprio mercato. In particolare, gli Stati membri in fase <SPAN class=GramE>di </SPAN>adesione dovrebbero accettare i principi fondamentali della politica UE in questi settori.</P><P>In passato il Parlamento europeo ha <SPAN class=GramE>sottolineato</SPAN> in numerose occasioni (sebbene con diverse formulazioni, segnatamente nel settore audiovisivo(22), nell'editoria(23), nella cooperazione culturale(24), nell'ampliamento e nel ruolo delle lingue regionali e minoritarie(25), e nell'industria culturale(26)) il suo attaccamento al carattere distintivo dell'Europa, ovvero la unità nella diversità, che non è altro che la coesistenza e l'interazione continua di un'ampia varietà di lingue, tradizioni, stili di vita, tendenze, movimenti ed espressioni artistici e culturali. Questa ricchezza europea merita di essere sviluppata e potrebbe servire da esempio per altre nazioni che <SPAN class=GramE>vogliano</SPAN> preservare il proprio retaggio culturale e promuovere la diversità nell'ottica - e non con la priorità - del libero commercio.</P><P>Il relatore nutre la ferma convinzione che la <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN> del commercio multilaterale perseguita in ambito OMC metta i paesi in via di sviluppo in una situazione delicata rispetto ai "paesi ricchi": è difficile resistere alle pressioni, anche minime, volte a far aprire i mercati. I vantaggi in termini di sviluppo sostenibile sono ben lungi <SPAN class=GramE>dall'essere scontati</SPAN>. Secondo gli esperti, accade di frequente che con il pretesto dello sviluppo economico ai paesi in via di sviluppo <SPAN class=GramE>venga</SPAN> chiesto di <SPAN class=GramE>aderire</SPAN> ad accordi che potrebbero mettere seriamente a repentaglio il loro sviluppo culturale(27).</P><P>Come già <SPAN class=GramE>è stato detto, la cosiddetta eccezione culturale non è</SPAN> eterna, perché limitata nel tempo (5 anni, rinnovabili). Il concetto di diversità culturale, che nel frattempo l'ha gradatamente sostituita, trarrebbe giovamento dall'essere integrata in un approccio giuridico in un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> più favorevole. Pertanto, è <SPAN class=GramE>estremamente</SPAN> provvidenziale l'iniziativa presa da Canada, Francia, Germania, Grecia, Messico, Monaco, Marocco e Senegal, sostenuta dal gruppo francofono dell'UNESCO, di iscrivere all'ordine del giorno della prossima Conferenza generale dell'UNESCO la questione di uno studio preliminare sugli aspetti tecnici e giuridici relativi all'opportunità di uno <B>strumento giuridico internazionale sulla diversità culturale. </B>In effetti, il Consiglio esecutivo dell'UNESCO ha raccomandato che la Conferenza generale <SPAN class=GramE>decida</SPAN> di continuare la propria azione volta ad elaborare un nuovo strumento internazionale e a determinarne la natura, il che è estremamente importante a causa della spaccatura esistente fra gli Stati membri dell'UNESCO sulla questione del nesso esistente fra la futura Convenzione internazionale e gli altri accordi internazionali, quali quelli conclusi nel quadro dell'OMC. Non solo è necessario approvare uno strumento, ma i negoziati devono anche essere brevi in vista della conclusione del <SPAN class=SpellE>Doha-Round</SPAN> nel 2005 e della serie ininterrotta di negoziati sulla <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN>. La Convenzione assumerebbe funzioni importanti come strumento di <SPAN class=GramE>sensibilizzazione</SPAN> ed eventuale contrappeso all'OMC.</P><P>Il relatore ritiene che l'Unione non <SPAN class=GramE>dovrebbero</SPAN> mettere in dubbio, modificare o eludere i propri obblighi nei confronti dell'OMC. Al contrario, l'Unione dovrebbe assolvere in buona fede gli obblighi che ha liberamente contratto. Tuttavia, l'Unione può avvalersi dell'architettura flessibile di questi accordi per garantire che gli impegni della Comunità <SPAN class=GramE>siano</SPAN> perfettamente in linea con gli obiettivi della politica comunitaria, così come è libera di scegliere le modalità per difendere i proprio obiettivi primari - fra cui quello della diversità culturale - nel diritto internazionale.</P><P>La scelta di uno strumento migliore per preservare e promuovere la diversità culturale è del tutto ovvia per l'Unione europea e i suoi Stati membri. Rappresenta anche una scelta fatta da sempre più paesi preoccupati per l'integrazione di strategie <SPAN class=GramE>globali</SPAN> di sviluppo sostenibile. È necessario passare da una mera dichiarazione <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione giuridicamente vincolante, dalla formazione di capacità orientate all'azione, tramite l'Alleanza globale per la diversità culturale, all'azione normativa mediante il processo intergovernativo. Questo strumento dovrà perseguire l'obiettivo <SPAN class=GramE>globale</SPAN> di promuovere la diversità culturale, contribuire al dialogo culturale e rafforzare il rispetto e la comprensione reciproci.</P><P>La legittimità che l'<SPAN class=SpellE>Unesco</SPAN> ha acquisito in questo <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> è una condizione preliminare indispensabile per il successo, ma non certo una garanzia, dal momento che le decisioni sono prese consensualmente da circa 190 Stati. È una felice coincidenza che la Dichiarazione universale sulla diversità culturale dell'UNESCO e la Dichiarazione sulla diversità culturale del Consiglio d'Europa, che <SPAN class=GramE>rappresentano</SPAN> indubbiamente i testi di base per una convenzione in materia, trascendano i meri aspetti commerciali dei servizi culturali, dell'istruzione e dei beni culturali, inglobando obiettivi specifici quali lo sviluppo di industrie culturali e locali vitali e il miglioramento della distribuzione di opere culturali a livello mondiale.</P><P>L'Unione e il Parlamento europeo hanno, pertanto, tutto l'interesse a prendere sul serio la questione e a garantire la coerenza fra le politiche interne ed esterne dell'UE e gli accordi multilaterali. Recentemente, la Commissione ha <SPAN class=GramE>ribadito</SPAN> l'attaccamento dell'Unione a soluzioni multilaterali come parte integrante della sua politica estera(28). In un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> di incertezza globale e di minacce alla coesistenza pacifica e alla comprensione reciproca fra i popoli e le culture, l'approccio multilaterale è da preferirsi a quello unilaterale. Infatti, come affermano i ministri per la cultura, riuniti a Salonicco sotto la Presidenza greca: "<SPAN class=GramE>l'</SPAN>Europa in quanto continente di cultura non può accettare che sia minacciata la sua omogeneità culturale, né il contrasto delle civiltà. La risposta europea a tutto ciò è di insistere sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sulla promozione della diversità culturale". I ministri della cultura hanno anche <SPAN
class=GramE>sottolineato</SPAN> la necessità di una base giuridica adeguata. Il relatore accoglie con favore la conseguente comunicazione della Commissione(29) in cui si afferma l'intenzione "che l'UE svolga un ruolo attivo nella futura Conferenza generale dell'UNESCO, per quanto riguarda in particolare le discussioni preliminari riguardanti l'elaborazione di uno strumento normativo internazionale sulla diversità culturale" e la volontà di coinvolgere la società civile in questo <SPAN class=GramE>processo.</SPAN> </P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal><B>3 ottobre 2003</B> </P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H2><P><SPAN class=GramE>destinato</SPAN> alla commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport</P><P><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</P><P><SPAN class=GramE>(2002</SPAN>/2269(INI))</P><P>Relatrice per parere: Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN></P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="50%" SIZE=2></DIV><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">PROCEDURA</SPAN></B></P><P>Nella riunione del 21 gennaio 2003 la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa ha nominato relatrice per parere Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 16 giugno 2003 e 1° ottobre 2003 ha esaminato il progetto di parere.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato le conclusioni in appresso con 26 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astensione.</P><P>Erano presenti al momento della votazione <SPAN class=SpellE>Elmar</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brok</SPAN> (presidente), <SPAN class=SpellE>Baroness</SPAN> <SPAN class=SpellE>Nicholson</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Winterbourne</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Geoffrey</SPAN> <SPAN class=SpellE>Van</SPAN> <SPAN class=SpellE>Orden</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Christos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Zacharakis</SPAN> (vicepresidente), Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN> (relatrice per parere), <SPAN class=SpellE>Ole</SPAN> <SPAN class=SpellE>Andreasen</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Per-Arne</SPAN> <SPAN class=SpellE>Arvidsson</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Baltas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Bastiaan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Belder</SPAN>, <SPAN class=SpellE>André</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brie</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Paul</SPAN> <SPAN class=SpellE>Coûteaux</SPAN>, <SPAN class=SpellE>John</SPAN> <SPAN class=SpellE>Walls</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cushnahan</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Véronique</SPAN> De <SPAN class=SpellE>Keyser</SPAN>, Per <SPAN class=SpellE>Gahrton</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alfred</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gomolka</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Willi</SPAN> <SPAN class=SpellE>Görlach</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Glyn</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ford</SPAN>), Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Michael</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gahler</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jacques</SPAN> <SPAN class=SpellE>F.</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Efstratios</SPAN> <SPAN class=SpellE>Korakas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Catherine</SPAN> <SPAN class=SpellE>Lalumière</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Hugues</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martin</SPAN>, Emilio <SPAN class=SpellE>Menéndez</SPAN> <SPAN class=GramE>del Valle</SPAN>, Cristiana <SPAN class=SpellE>Muscardini</SPAN>, Pasqualina Napoletano, Arie M. <SPAN class=SpellE>Oostlander</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Reino</SPAN> <SPAN class=SpellE>Paasilinna</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sakellariou</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Hans-Gert</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poettering</SPAN> (in sostituzione di David <SPAN class=SpellE>Sumberg</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Luís</SPAN> <SPAN class=SpellE>Queiró</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ignacio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Salafranca</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez-Neyra</SPAN>, Amalia <SPAN class=SpellE>Sartori</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ioannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Souladakis</SPAN>, Ursula <SPAN class=SpellE>Stenzel</SPAN>, The <SPAN class=SpellE>Earl</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Stockton</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Charles</SPAN> <SPAN class=SpellE>Tannock</SPAN>), Demetrio <SPAN class=SpellE>Volcic</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Karl</SPAN> <SPAN class=SpellE>von</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wogau</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ribeiro</SPAN> e Castro (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jean-Charles</SPAN> Marchiani, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento).</P><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">CONCLUSIONI</SPAN></B></P><P>La commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa invita la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, competente per il merito, <SPAN class=GramE>a</SPAN> includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti elementi:</P><P>1. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei valori culturali per tutti i cittadini e riafferma che l'attività culturale crea sviluppo, senso di appartenenza e integrazione nella vita sociale; ribadisce il valore della cultura per tutti i cittadini, sia all'interno dell'UE che nelle relazioni politiche ed economiche dell'UE con altri paesi; ricorda che tale dimensione è alla base dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e in tale contesto si compiace della rinnovata partecipazione degli Stati Uniti d'America in seno all'UNESCO;</P><P>2. chiede che la politica estera dell'UE sia ispirata al rispetto della diversità culturale che costituisce parte integrante dei suoi valori fondamentali e della sua identità, diversità culturale che l'Unione ha stabilito in tutta chiarezza quale criterio per l'adesione, e invita l'Unione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi per promuoverla sistematicamente nella sua politica in seno alle organizzazioni internazionali; ricorda che il rispetto della diversità culturale costituisce un elemento essenziale della strategia di prevenzione dei conflitti;</P><P>3. ricorda che una strategia di cooperazione e sviluppo dell'UE, sia in seno alle proprie istituzioni che <SPAN class=GramE>nel quadro delle</SPAN> organizzazioni internazionali, in particolare delle Nazioni Unite, è impensabile senza il rispetto e la promozione della diversità culturale quale parte integrante dell'identità delle entità politiche e delle comunità coinvolte; ricorda che la volontà di operare per lo sviluppo sostenibile è legata all'esigenza di creare una comunità sostenibile che tenga conto dei bisogni delle popolazioni autoctone;</P><P>4. raccomanda che i beni culturali siano oggetto di un trattamento rispettoso dei valori e delle identità che essi rappresentano, dal momento che la diversità che caratterizza la cultura europea è qualcosa che suscita interesse e fornisce pertanto ai produttori culturali in Europa la base per affermarsi a livello internazionale una volta aperti i confini a maggiori scambi culturali; <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> che i beni culturali richiedono un trattamento speciale consono al rispetto dei valori e delle identità di cui sono portatori; chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di dar prova della massima determinazione al
riguardo nell'ambito dei negoziati in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare al fine di salvaguardare le specificità culturali;</P><P>5. insiste affinché la diversità linguistica a livello degli Stati e delle nazioni sia pienamente riconosciuta quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale e chiede, in tale prospettiva, che <SPAN class=GramE>siano</SPAN> sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di lingue straniere, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>6. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea nuovamente la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli e ciò, a maggior ragione, nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN> composto di insiemi regionali;</P><P>7. è convinto della validità delle azioni a livello locale e regionale, quale integrazione delle forme di cooperazione tradizionali, ai fini di un maggiore coinvolgimento e di un'applicazione estensiva del principio di sussidiarietà; incoraggia pertanto lo sviluppo di progetti transfrontalieri ed interregionali <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> diversità culturale;</P><P>8. è convinto, dato il pericolo della scomparsa di numerose lingue e culture, che <SPAN class=GramE>occorra</SPAN> considerare senza indugio la possibilità di elaborare e realizzare uno strumento giuridico che garantisca il rispetto della diversità culturale sulla scena internazionale, sia a livello individuale che collettivo; chiede alla Commissione di adottare un'iniziativa in tale senso;</P><P>9. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle popolazioni minoritarie.</P></DIV></DIV>[addsig]

E.R.A.
E.R.A.

<DIV id=RTEmultiCSSID style="POSITION:Relative; FONT-FAMILY:Arial"><P><B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">15 dicembre 2003, </SPAN></B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">FINALE<SPAN class=GramE>,</SPAN> <B>A5-0477/2003</B> </SPAN></P><DIV class=Section1><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><H2><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">RELAZIONE<BR>sul mantenimento e sulla <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa(2002/2269(INI))</SPAN></H2><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo <SPAN class=GramE>sport</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Relatrice: <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=SpellE><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">PR_INI</SPAN></SPAN></P></DIV></DIV><P class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: right" align=right>312.571</P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>INDICE</H2><H4>PAGINA REGOLAMENTARE</H4><H4>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H4><H4>MOTIVAZIONE</H4><H4><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H4><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PAGINA REGOLAMENTARE</H2><P>Nella seduta del 16 gennaio 2003 il Presidente del Parlamento ha comunicato che la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>era</SPAN> stata autorizzata a elaborare una relazione di iniziativa, a norma dell'articolo 163 del regolamento, sul tema "Mantenimento e promozione della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa", e che la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa era stata consultata per parere.</P><P>Nella riunione del 28 novembre 2002, la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>aveva</SPAN> nominato relatrice <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 20 maggio, 11 settembre, 4 novembre, 25 <SPAN class=GramE>novembre</SPAN> e 2 dicembre 2003 la commissione ha esaminato il progetto di relazione.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato la proposta di risoluzione con 20 voti favorevoli, 1 contrario e 2 astensioni.</P><P>Erano presenti al momento della votazione: <SPAN class=SpellE>Michel</SPAN> <SPAN class=SpellE>Rocard</SPAN> (presidente); Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> e Mario Mauro (vicepresidenti); <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN> (relatrice); <SPAN class=SpellE>Konstantinos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alyssandrakis</SPAN> (in sostituzione <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alavanos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Pedro</SPAN> <SPAN class=SpellE>Aparicio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Bayona</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Perogordo</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ojeda</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sanz</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Raina</SPAN> A. <SPAN class=SpellE>Mercedes</SPAN> <SPAN class=SpellE>Echerer</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Säid</SPAN> <SPAN class=SpellE>El</SPAN> <SPAN class=SpellE>Khadraoui</SPAN> (in sostituzione di Giorgio <SPAN class=SpellE>Ruffolo</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Janelly</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fourtou</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Marielle</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Sarnez</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Geneviève</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fraisse</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Jean-Claude</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fruteau</SPAN> (in sostituzione di Barbara <SPAN class=SpellE>O'Toole</SPAN>, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento), <SPAN class=SpellE>Jas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gawronski</SPAN> (in sostituzione di Domenico <SPAN class=SpellE>Mennitti</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Lissy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gröner</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Maria</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martens</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Pietro-Paolo</SPAN> <SPAN class=SpellE>Mennea</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Gérard</SPAN> Onesta (in sostituzione di Daniel <SPAN class=SpellE>Marc</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cohn-Bendit</SPAN>), Doris Pack, <SPAN class=SpellE>Roy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Perry</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Feleknas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Uca</SPAN>, Gianni <SPAN class=SpellE>Vattimo</SPAN> e <SPAN class=SpellE>Eurig</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wyn</SPAN>.</P><P>Il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa è allegato.</P><P>La relazione è stata depositata il 15 dicembre 2003. </P><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H2><H2><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</H2><P style="MARGIN-TOP: 24pt"><SPAN class=GramE><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">(2002</SPAN></B></SPAN><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">/2269(INI))</SPAN></B></P><P><I>Il Parlamento europeo</I>,</P><P>– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Verso uno strumento internazionale sulla diversità culturale"<SUP>(1)</SUP> (COM(2003) 520)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione legislativa del 3 febbraio 2000 sul progetto comune, approvato dal Comitato di conciliazione, di decisione del PE e del Consiglio sul programma Cultura 2000<SUP>(2)</SUP><SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 6 settembre 2000 sulla comunicazione della Commissione "Principi e orientamenti per la politica audiovisiva della Comunità nell'era digitale"(3)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 1° febbraio 2001 sulle nuove frontiere del libro: editoria elettronica e stampa <SPAN class=GramE>su</SPAN> richiesta(4),</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 15 maggio 2001 sull'<SPAN class=SpellE>e-learning</SPAN>(5)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 5 settembre 2001 sulla cooperazione culturale nell'Unione europea(6) e in particolare il suo paragrafo 10 <SPAN class=GramE>recante la</SPAN> richiesta che venga presentato un progetto di decisione che istituisca un "Osservatorio culturale europeo", nell'intento di promuovere lo scambio di informazioni e il coordinamento tra le politiche culturali degli Stati membri e la politica culturale della Comunità,</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 13 novembre 2001 su una migliore diffusione dei film europei nel mercato interno e nei paesi candidati(7)<SPAN class=GramE>,</SPAN>– vista la sua risoluzione del 28 febbraio 2002 sull'attuazione del programma "Cultura 2000"(8) e il futuro programma "Cultura" dopo il 2006,<BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 12 marzo 2003 sull'Accordo generale sul commercio e i servizi (GATS), nell'ambito dell'OMC, inclusa la diversità culturale(9) e in particolare i suoi paragrafi da 12 a 14<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>– vista la sua risoluzione del 4 settem
bre 2003 sulla "Televisione senza frontiere"(10), </SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle raccomandazioni alla Commissione sulle lingue europee regionali e meno diffuse – le lingue delle minoranze nell'UE – in considerazione dell'allargamento e della pluralità culturale(11)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle industrie culturali(12)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– visti l'articolo 149, paragrafo 1 del trattato CE e l'articolo 151 del trattato CE, specie il paragrafo 3, che auspica una più stretta cooperazione con i paesi terzi e il Consiglio d'Europa, e il paragrafo 4, che introduce l'obbligo di tener conto degli aspetti culturali nelle altre politiche comunitarie<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il preambolo e l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'articolo 3, paragrafo 3, comma 4 del progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, in cui si afferma che l'Unione rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo; l'articolo II-22, in cui si afferma che l'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica; l'articolo III-181, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle diversità nazionali e regionali evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune, e il paragrafo 4, in cui si ribadisce che l'Unione tiene conto degli aspetti culturali nell'azione che svolge a norma di altre disposizioni della Costituzione, in particolare ai fini di rispettare e promuovere la diversità delle culture; l'articolo III-182, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione rispetta pienamente la diversità culturale e linguistica dei sistemi di istruzione degli Stati membri; l'articolo III-217, paragrafo 4, in cui si ribadisce la regola dell'unanimità in seno al Consiglio quando si negoziano e si concludono accordi nel settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi, qualora questi rischino di arrecare pregiudizio alla diversità culturale e linguistica dell'Unione;</P><P>– vista anche l'introduzione della votazione a maggioranza qualificata secondo le disposizioni del progetto di Costituzione al fine di sostenere le politiche interne nel settore culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 26 ottobre 1999 nell'ambito di un nuovo round commerciale dell'OMC<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione di Cannes(13) nella quale i Ministri della cultura dell'UE, alla presenza del presidente della commissione competente del Parlamento europeo e dei rappresentanti della Commissione responsabili per la cultura, insistono sulla necessità di mantenere la regola dell'unanimità per le decisioni attinenti ai servizi culturali e audiovisivi negli accordi commerciali<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni della riunione informale dei ministri della cultura tenutasi a Salonicco il 25 maggio 2003 sul tema della diversità culturale e dello strumento internazionale sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'accordo di Firenze del 1950 quale strumento internazionale volto a promuovere la libera circolazione <SPAN class=GramE>di </SPAN>oggetti a carattere istruttivo, scientifico, culturale(14),</P><P>– vista l'adozione della Dichiarazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla diversità culturale, del 7 dicembre 2000(15)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista l'adozione, da parte della Conferenza generale durante la 31a sessione del 2 novembre 2001(16), della Dichiarazione universale e del Piano d'azione dell'UNESCO sulla diversità culturale e visto l'appoggio dato dall'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti i dibattiti e i risultati della Tavola rotonda <SPAN class=GramE>di </SPAN>alto livello dell'UNESCO "Diversità culturale e <SPAN class=SpellE>biodiversità</SPAN> per uno sviluppo sostenibile" (Vertice di Johannesburg per uno sviluppo sostenibile, Johannesburg, 3 settembre 2002);</P><P><SPAN class=GramE>– vista la dichiarazione di Bressanone sulla diversità culturale e il GATS, approvata il 18 ottobre 2002 dall'Assemblea delle regioni euro</SPAN>pee attraverso i ministri regionali europei per l'istruzione e la cultura(17), </P><P>– vista la decisione della Conferenza generale dell'UNESCO del 17 ottobre 2003 di avviare i lavori per l'elaborazione di un progetto di Convenzione sulla diversità culturale per la prossima sessione della Conferenza generale nel 2005<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la decisione presa al Vertice dell'Unione africana <SPAN class=GramE>di </SPAN>Addis Abeba, il 10 luglio 2003, in cui si ribadisce l'importanza della diversità culturale e si dà appoggio all'iniziativa dell'UNESCO,</P><P>– vista la dichiarazione della Conferenza ministeriale della francofonia, svoltasi a Rabat il 4-5 settembre 2003, sul Vertice mondiale sulla società dell'informazione di Ginevra<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione dei ministri della cultura dei paesi ACP riuniti a Dakar il 20 giugno 2003, nella fattispecie il loro impegno a discutere e sostenere l'avvio di negoziati per l'adozione di una convenzione per la diversità culturale <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO,</P><P>– vista l'adozione, da parte della Commissione europea il 24 luglio 2003, del piano d'azione per l'apprendimento delle lingue e il pluralismo linguistico<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il fruttuoso impegno dimostrato nel campo della diversità culturale dalla società civile e da organismi quali l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN>", </I>l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Policy</SPAN>", l'"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> <SPAN class=SpellE>Organisation</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Francophony</SPAN>" e <SPAN class=GramE>l' </SPAN>"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> Liaison <SPAN class=SpellE>Committee</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Coalitions</SPAN> <SPAN class=SpellE>for</SPAN> Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN></I>",</P><P>– visto l'articolo 163 del suo regolamento<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti la relazione della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport e il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa (<A href="http://www2.europarl.eu.int/omk/sipade2?L=IT&OBJID=40464&LEVEL=3&MODE=SIP&NAV=X&LSTDOC=N" file="">A5-0477/2003</A>)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>A. considerando che la <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e la promozione della diversità culturale sono principi basilari del modello europeo(18),</P><P>B. considerando che i paesi candidati porteranno un <SPAN class=GramE>ulteriore</SPAN> contributo in termini di diversità culturale e linguistica che arricchirà l'Unione,</P><P>C. considerando che la diversità culturale può essere salvaguardata soltanto se ogni singola persona ha accesso alla propria cultura e può anche parteciparvi<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>D.</SPAN> considerando che la diversità culturale è un concetto di sviluppo culturale e un principio basilare dello sviluppo sostenibile che implica scambio e dialogo culturali,</P><P>E. considerando che in alcuni Stati membri dell'Unione europea l'identità culturale non è uniforme, e non coincide necessariamente con le frontiere di questi Stati<SPAN class=GramE>,</
SPAN></P><P><SPAN class=SpellE>F.</SPAN> considerando che il dialogo culturale favorisce la comprensione reciproca tra i popoli nell'interesse della pace e che il dialogo interculturale è atto a contrastare efficacemente il razzismo e la xenofobia<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>G.</SPAN> considerando che l'eccessiva concentrazione dei mezzi di comunicazione comporta un rischio per il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>H.</SPAN> considerando che l'Unione europea tiene alle soluzioni multilaterali in quanto elemento fondamentale della politica estera<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>I.</SPAN> considerando che gli obblighi derivanti da accordi raggiunti in seno ad organismi multilaterali integrano le intese raggiunte nel quadro dell'OMC,</P><P>J. compiacendosi per l'approvazione da parte della Conferenza generale dell'UNESCO di un mandato che consente il varo di una convenzione sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>K.</SPAN> considerando che anche in futuro ogni Stato membro e la CE devono avere la possibilità, sotto il profilo giuridico, di adottare tutti i provvedimenti necessari nei settori culturale e audiovisivo onde preservare e promuovere il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>L.</SPAN> considerando che l'apertura di negoziati sulla liberalizzazione dei servizi audiovisivi e culturali in base alle norme del GATS avvia una progressiva liberalizzazione atta a sottoporre a <SPAN class=GramE>revisione</SPAN> e, in ultima analisi, smantellare gli strumenti regionali, nazionali ed europei di promozione del settore audiovisivo locale,</P><P>1. ritiene che, in un processo <SPAN class=GramE>di </SPAN>ammodernamento tecnico-economico <SPAN class=SpellE>globalizzato</SPAN> e in una situazione di continue spinte verso una liberalizzazione su scala mondiale, la cultura sia una dimensione fondamentale dello sviluppo umano;</P><P>2. è del parere che la diversità culturale implichi il riconoscimento, la promozione e lo sviluppo delle culture locali, delle industrie culturali, delle politiche culturali pubbliche e l'apertura verso altre culture e la protezione delle istituzioni e delle realizzazioni autoctone e nazionali, compresa la ricca varietà di lingue, di conoscenze autoctone, di tradizioni, di modi di vita, <SPAN class=GramE>di </SPAN>espressioni artistiche e di cultura, il pluralismo dei mezzi di informazione e la diversità dei sistemi di istruzione;</P><P>3. ricorda che, a <SPAN class=SpellE><SPAN class=GramE>tutt'</SPAN></SPAN><SPAN class=GramE>oggi</SPAN>, il principio della diversità culturale non è riconosciuto quale diritto fondamentale dal diritto internazionale;</P><P>4. è del parere che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione potenzialmente rappresentano, attraverso la loro intrinseca flessibilità, un'opportunità di promuovere le diversità culturali, e milita a favore di un libero accesso a queste tecnologie per tutti i paesi; <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> tuttavia che l'allargarsi della forbice digitale sta esacerbando le disparità tra i paesi del Nord e quelli del Sud;</P><P>5. è del parere che il diritto degli Stati membri, delle regioni e delle entità <SPAN class=SpellE>substatali</SPAN>, là dove esistono, di definire, realizzare e adattare politiche culturali è una delle garanzie fondamentali per il rispetto e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale;</P><P>6. chiede alla Conferenza intergovernativa di consolidare i vari riferimenti alla diversità culturale e al pluralismo culturale nel progetto di Costituzione approvando i progetti di disposizioni proposti dalla Convenzione, particolarmente la regola dell'unanimità in seno al Consiglio prevista all'articolo III-217, paragrafo 4, all'atto di negoziare e <SPAN class=GramE>concludere</SPAN> accordi nel settore del commercio esterno in servizi culturali e audiovisivi;</P><P>7. chiede alla Commissione di impegnarsi attivamente nel facilitare, promuovere ed estendere geograficamente gli scambi nei settori dei servizi culturali, audiovisivi e <SPAN class=GramE>di </SPAN>istruzione all'interno dell'Europa e negli altri paesi terzi allo scopo di allargare la base per un consenso internazionale in queste materie particolarmente nel quadro dei programmi Cultura 2000, Gioventù e <SPAN class=SpellE>Socrates</SPAN> dopo il 2006 e rispetto a tutti i programmi futuri;</P><P>8. invita la Commissione ad impegnarsi attivamente per la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale nell'ambito delle politiche di sviluppo e cooperazione della CE mediante la valorizzazione e il significativo miglioramento delle azioni e dei programmi di cooperazione culturale con i paesi terzi, in particolare al fine di sviluppare la capacita di espressione culturale dei paesi in via di sviluppo;</P><P>9. invita la Commissione a favorire il dialogo culturale con i Ministri della cultura e dell'istruzione nazionali, federali e regionali, associandovi la società civile e i pubblici dipendenti;</P><P>10. chiede alla Commissione di presentare una comunicazione, basata sull'articolo 151, paragrafo 4 del trattato CE, quanto al modo di incorporare la cultura come principio trasversalmente applicabile a tutte le politiche nell'Unione europea, valutando <SPAN class=GramE>nel contempo tutte</SPAN> le possibili conseguenze per la cultura delle decisioni adottate in altri ambiti della politica;</P><P>11. invita la Commissione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi affinché il processo di crescente concentrazione nel settore dei mezzi di comunicazione di massa non si concretizzi in situazioni di oligopolio atte a minacciare il pluralismo, la diversità culturale e la libertà di scelta dei consumatori;</P><P>12. invita la Commissione <SPAN class=GramE>a</SPAN> inserire pienamente il concetto di diversità culturale europea nella sua strategia di comunicazione, a dare informazioni sulla Giornata mondiale della diversità culturale, il 21 maggio, e a presentare proposte su come partecipare a tale evento;</P><P>13. invita la Commissione a migliorare le occasioni di mobilità degli artisti, delle creazioni e dei beni e servizi culturali;</P><P>14. ritiene che <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> summenzionata convenzione per la diversità culturale si debba tener conto della necessità di preservare la diversità linguistica quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale, e chiede, in tale prospettiva, che siano sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di conoscenze linguistiche, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>15. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli, e ciò a maggior ragione nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN>, composto di insiemi regionali;</P><P>16. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> che i servizi e i prodotti culturali e l'istruzione non sono mercanzie o beni di consumo come gli altri, e devono per questo essere oggetto di particolari condizioni, alla luce della loro duplice natura di beni economici e culturali, condizioni che devono essere ispirate all'idea che il mercato non può disciplinare tutto, e si deve in particolare garantire la diversità di opinione e il pluralismo;</P><P>17. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei servizi pubblici nel preservare la diversità culturale, e in particolare sottolinea che i servizi pubblici di radiodiffusione svolgono un ruolo imp
ortante nella tutela della diversità e dell'identità culturale, del dialogo democratico, del pluralismo <SPAN class=SpellE>mediatico</SPAN> e dell'accesso di tutti i cittadini a contenuti e conoscenze di qualità per una positiva partecipazione alla società dell'informazione;</P><P>18. invita l'Unione a <SPAN class=GramE>sottolineare</SPAN> inequivocabilmente in sede di OMC/GATS il carattere dei servizi e prodotti culturali quali beni culturali, escludendoli dalle liberalizzazioni commerciali;</P><P>19. invita l'Unione a promuovere attivamente, a livello internazionale, il riconoscimento del carattere e dello statuto particolari della cultura, e <SPAN class=GramE>a</SPAN> impegnarsi in colloqui multilaterali nell'ambito dei prossimi negoziati relativi a una convenzione sulla diversità culturale nell'ambito dell'UNESCO al fine di estendere l'ambito dei paesi che appoggiano tale azione;</P><P>20. invita l'Unione a considerare gli scambi di servizi e prodotti culturali in funzione dell'imperativo dello sviluppo sostenibile e dell'identità culturale quale valore comune;</P><P>21. chiede all'Unione europea, ai suoi Stati membri e ai paesi terzi di astenersi da azioni internazionali, come gli impegni alla liberalizzazione a titolo <SPAN class=GramE>di </SPAN>accordi bilaterali, commerciali o di investimento, suscettibili di compromettere gli obiettivi fondamentali in settori quali l'istruzione e la cultura o di erodere la capacità dei governi di dar sostegno a identità culturali e nazionali;</P><P>22. chiede al Consiglio di attuare pienamente e di mantenere il mandato conferito nel 1999 alla Commissione<SPAN class=GramE>;</SPAN>1(19)</P><P>23. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN>, in vista del duplice significato, economico e culturale, dei servizi culturali, audiovisivi ed educativi, che non si debbono aprire negoziati nel contesto del GATS sulla loro liberalizzazione, e sottolinea inoltre che la protezione degli strumenti di sostegno e di conseguenza della diversità culturale, non può essere ottenuta nel contesto dell'OMC e del GATS ma può essere soltanto promossa negoziando una convenzione nel quadro dell'UNESCO; insiste affinché l'Unione applichi strettamente il principio di unanimità nel commercio estero nei settori dei servizi culturali e audiovisivi con i paesi terzi, come peraltro già sancito nel trattato e nel progetto di Costituzione;</P><P>24. reitera la sua volontà politica <SPAN class=GramE>in ordine alle</SPAN> regole del GATS sui servizi culturali, con specifico riferimento al settore audiovisivo, che non debbono compromettere la diversità e l'autonomia culturale delle parti contraenti dell'OMC;</P><P>25. chiede alla Commissione di elencare le offerte fatte nel settore ricreativo, dell'istruzione e audiovisivo e le eventuali conseguenze in tale settore;</P><P>26. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> la sua priorità politica di contribuire alla predisposizione di uno strumento giuridico vincolante sulla diversità culturale necessario per consolidare i diritti culturali, impegnare le parti alla cooperazione internazionale e dar vita ad un foro per discutere politiche culturali, nell'intento di operare una verifica a livello mondiale della situazione della diversità culturale, come proposto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sulla cooperazione culturale nell'Unione europea;</P><P>27. chiede alla Commissione di informare con regolarità ed <SPAN class=SpellE>esaustività</SPAN> il Parlamento europeo sulle sue attività in seno alle organizzazioni internazionali;</P><P>28. è del parere che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> essenziale riconoscere la diversità culturale nel diritto internazionale negoziando e approvando in un prossimo futuro una convenzione sulla diversità culturale nel quadro dell'UNESCO;</P><P>29. è del parere che la convenzione sulla diversità culturale, convenuta alla Conferenza generale dell'UNESCO, rappresenti un mezzo per portare alla ribalta le politiche culturali e garantire su scala <SPAN class=GramE>globale</SPAN> la protezione e la promozione della diversità dei contenuti culturali e delle espressioni artistiche, che appare particolarmente minacciata dalla globalizzazione;</P><P>30. accoglie con favore la posizione della Commissione per un approccio comune sulle questione importanti riguardo <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione sulla diversità culturale quale sviluppo significativo di azioni positive da parte degli Stati membri e delle loro regioni, e in aggiunta alla Comunità come sancito all'articolo 151, paragrafo 3 del trattato CE;</P><P>31. concorda con la Commissione sul fatto che una norma giuridica cogente sulla diversità culturale sia necessaria per consolidare i diritti culturali, favorire lo sviluppo delle politiche pubbliche culturali di ciascuno Stato, impegnare le parti alla cooperazione internazionale, creare un foro per discutere delle politiche culturali e istituire un sistema di monitoraggio <SPAN class=GramE>globale</SPAN> sullo stato della diversità culturale a livello mondiale, come viene proposto dal Parlamento europeo nella summenzionata risoluzione del 5 settembre 2001,</P><P>32. specifica che gli obiettivi principali della convenzione dovrebbero consistere nel riconoscimento della peculiarità dei beni e dei servizi culturali, nel sancire nel diritto internazionale la legittimità di ciascuno Stato o gruppo di <SPAN class=GramE>Stati</SPAN> nel definire liberamente le loro politiche culturali, e nel rafforzamento delle politiche di cooperazione internazionale e di solidarietà nel settore culturale;</P><P>33. chiede che la convenzione preveda l'adozione di provvedimenti tesi a garantire ai creatori e alle industrie culturali un effettivo accesso ai mezzi di produzione, distribuzione e diffusione delle loro opere;</P><P>34. chiede che la convenzione definisca procedure in materia <SPAN class=GramE>di </SPAN>assistenza tecnica e finanziaria nei paesi in via di sviluppo e nei paesi meno avanzati onde potenziare le loro capacità di preservare e promuovere la loro creazione culturale;</P><P><SPAN class=GramE>35. considera detta convenzione un mezzo attivo di costruzione del consenso sulla necessità di preservare e promuovere la diversità culturale in tutto il mondo e di realizzare e monitorare gli impegni internazionali nella sfera culturale; ritiene che, allo scopo di garantirne l'efficienza, la creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie debba essere parte integrante della convenzione;</SPAN></P><P>36. chiede alla Conferenza generale dell'UNESCO di insistere affinché gli Stati membri non prendano, in altre sedi internazionali o <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> accordi bilaterali, impegni che potrebbero contraddire la protezione e la promozione della diversità culturale;</P><P>37. ritiene che disposizioni specifiche di questa convenzione dovrebbero consentire ai paesi meno favoriti <SPAN class=GramE>di</SPAN> sviluppare le proprie industrie e politiche culturali, e invita in tale contesto la Commissione a rafforzare la solidarietà internazionale e ad incoraggiare e agevolare lo sviluppo di <SPAN class=SpellE>partenariati</SPAN> tra il settore pubblico e quello privato;</P><P>38. invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e alla promozione della diversità culturale e linguistica nei paesi candidati;</P><P>39. invita la Conferenza generale a far sì che la convenzione riguardi tutte le forme dell'espressione culturale: la creazione, la produzione, la <SPAN class=GramE>commercializzazione</SPAN>, l'esposizione e la rappresentazione di contenuti culturali, compresi i mezzi audiovisivi, sotto forma di prodotti culturali, ossia merci e servizi;</P><P>40. invita la Conferenza generale a garantire la trasparenza delle politiche culturali, il diritto alla libertà <SPAN class=GramE>di </SPAN>informazione, alla libertà di espressione, alla proprietà intellettuale, la tutela dei diritti fondamentali e dei dirit
ti culturali nonché il principio democratico;</P><P>41. invita la Conferenza generale dell'UNESCO a predisporre procedure, politiche e programmi atti a consentire l'accesso alla cultura e lo sviluppo di politiche culturali per offrire la possibilità ai paesi, specie a quelli in via di sviluppo, di produrre e commercializzare i propri beni e servizi culturali;</P><P>42. chiede che la convenzione impegni le parti a riconoscere i reciproci obblighi;</P><P>43. reputa essenziale che la convenzione si doti di un comitato di verifica atto ad esprimere raccomandazioni e pareri sull'attuazione delle disposizioni della convenzione <SPAN class=GramE>nonché</SPAN> di un meccanismo di risoluzione delle controversie;</P><P>44. chiede pertanto all'Unione europea di presentarsi unita nella sua condotta ai prossimi negoziati <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO, e a questo scopo chiede alla Presidenza e alla Commissione di operare in stretta connessione in ordine alla ricerca di posizioni comuni dell'UE; chiede inoltre agli Stati membri di conferire alla Commissione, ai sensi delle disposizioni del trattato CE, con la partecipazione del Parlamento europeo e dei gruppi rilevanti della società civile, un mandato chiaramente formulato che la autorizzi, in cooperazione con il Parlamento europeo, a negoziare nel quadro UNESCO sui problemi relativi a una convenzione concernente la diversità culturale e a condurre detti negoziati, in accordo con le disposizioni del trattato CE, a nome dell'UE e dei suoi Stati membri;</P><P>45. invita la Commissione a presentare una nuova comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo che <SPAN class=GramE>definisca</SPAN> la sua posizione sull'oggetto, gli obiettivi e le modalità di funzionamento della convenzione per la diversità culturale, proponendo un'articolazione di <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima con gli altri strumenti internazionali;</P><P>46. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle minoranze;</P><P>47. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al Comitato delle regioni, al <SPAN class=GramE>Comitato</SPAN> economico e sociale, al Consiglio d'Europa e all'UNESCO.</P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><P class=MsoNormal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial"></SPAN> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>MOTIVAZIONE</H2><P>È difficile e anche rischioso definire la diversità culturale, un concetto altrettanto complesso del <SPAN class=GramE>concetto</SPAN> stesso di cultura. Sia il Consiglio d'Europa che l'UNESCO <SPAN class=GramE>hanno</SPAN> compiuto lodevoli sforzi per conseguire definizioni dinamiche comuni. <SPAN class=GramE>Nondimeno</SPAN> bisogna riconoscere che le culture sono costantemente soggette a cambiamenti ed evoluzioni e che questo dinamismo rappresenta un impulso per il progresso umano. Sarà tuttavia necessaria una definizione formale di politica culturale, beni e servizi culturali e, non da ultimo, di diversità culturale, soprattutto <SPAN class=GramE>nel contesto di</SPAN> accordi in seno ad organizzazioni internazionali come l'OMC o per un eventuale, futuro strumento internazionale della diversità culturale.</P><P>In considerazione del processo <SPAN class=SpellE>globalizzante</SPAN> di modernizzazione e <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>economizzazione</SPAN> e delle conseguenti tendenze alla liberalizzazione, risulta ancor più importante un'interazione dei gruppi di interesse locali, regionali e nazionali. L'obiettivo di questa relazione è pertanto quello di segnalare strumenti e azioni capaci di garantire, rafforzare e promuovere la diversità culturale, <SPAN class=SpellE>repertoriare</SPAN> le organizzazioni internazionali e il rispettivo potenziale di rischio, sollecitare un nuovo strumento giuridico innovativo che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> nel contempo vincolante e applicare le basi giuridiche già esistenti.</P><P>Nel corso degli anni varie organizzazioni, reti e <SPAN class=GramE>coalizioni</SPAN> internazionali hanno affrontato il tema della diversità culturale, per cui è fondamentale che il Parlamento europeo ribadisca ancora una volta l'importanza della diversità culturale, la necessità di rispettare e promuovere la diversità nazionale e regionale e di dare rilievo al patrimonio culturale comune, come propugna lo <SPAN class=SpellE><I>ius</I></SPAN><I> <SPAN class=SpellE>cogens</SPAN></I> dell'UE.</P><P>La conservazione del patrimonio culturale, in quanto patrimonio comune dell'umanità, è un'esigenza della nostra società civile e il mantenimento e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale sono garanzia di pace, sicurezza, stabilità e sviluppo. Per questo motivo la diversità culturale e la cultura dovrebbero essere al centro del progetto <SPAN class=GramE>di </SPAN>integrazione europeo, per cui un approccio orizzontale in tutte le politiche dell'Unione europea(20) costituisce un requisito fondamentale. Benché si siano consolidate solo dopo il trattato di Maastricht del 1992, oggi le realizzazioni culturali sono altrettanto, se non più, eloquenti dei risultati <SPAN class=GramE>di </SPAN>altre politiche sull'origine e la natura fondamentale delle società democratiche europee. È opinione del relatore che la specificità di norme e valori condivisi da europei e non europei in campo culturale giustifichi un trattamento specifico su scala mondiale.</P><P>La diversità di lingue e ambienti culturali è<SPAN class=GramE> di fatto</SPAN> condivisa dagli Stati membri attuali e futuri dell'Unione europea. Questa diversità culturale, che può essere considerata come uno dei beni più preziosi dell'UE, <SPAN class=GramE>viene</SPAN> riconosciuta e rispettata e dovrebbe essere maggiormente promossa a livello regionale, nazionale ed internazionale. Nondimeno, la conservazione della diversità e dei valori culturali <SPAN class=GramE>viene</SPAN> spesso avvertita da terzi come un ostacolo insidioso, in particolare per il libero commercio. Nel passare da un atteggiamento puramente difensivo ad un approccio più dinamico e combattivo, è necessario porre <SPAN class=GramE>in evidenza argomenti</SPAN> che convincano gli scettici che la diversità culturale è un valore che vale la pena proteggere.</P><P>Nel <B>dibattito interno all'UE</B> è prevalso un consenso relativo in merito alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> della diversità culturale, benché ultimamente la Commissione abbia incontrato alcune difficoltà a mantenere coesa la sua azione e quando si è trattato di preservare o promuovere la diversità culturale, per un po' di tempo non è esistito alcun reale consenso. L'applicazione di questo concetto teorico ha contraddistinto principalmente i negoziati commerciali multilaterali in seno all'OMC, benché discussioni e negoziati <SPAN class=GramE>siano stati</SPAN> dedicati in parte a questo argomento anche nell'ambito della Convenzione europea. Alla fine, il risultato complessivo di queste discussioni, sotto forma di un <B>progetto di costituzione europea,</B> è stato ampiamente interpretato in maniera <SPAN class=GramE>positiva</SPAN>: i principi generali sono stati confermati e talvolta rafforzati; il voto a maggioranza in un'Unione presto composta da 25 Stati membri è stato adottato per le decisioni interne che il Consiglio prende su questioni culturali; l'unanimità è stata mantenuta per tutte le decisioni orientate verso l'esterno, come nel caso di accordi nel settore del commercio dei servizi culturali e audiovisivi. Il relatore nutre la ferma convinzione che questo schema vada confermato dalla prossima Confe
renza intergovernativa. Si tratta<SPAN class=GramE> infatti</SPAN> del consolidamento del principio consensuale, in base al quale ciascuno Stato membro avrebbe la flessibilità giuridica di prendere le misure necessarie nei campi della politica culturale, audiovisiva e dell'istruzione, al fine di preservare e promuovere la diversità culturale.</P><P>A lungo termine, l'obiettivo è di fare in modo che i responsabili europei e non <SPAN class=GramE>europei</SPAN> si mettano d'accordo sul principio fondamentale, enunciato nella Dichiarazione universale dell'UNESCO sulla diversità culturale, che i beni e i servizi culturali "non devono essere trattati come semplici prodotti o merci di consumo(21). Da quando l'Unione ha avanzato ed adottato questo principio nei negoziati dell'<B>OMC</B> (sfociati nell'"eccezione culturale"), questa politica ha incontrato la feroce opposizione dei sostenitori incondizionati del libero scambio.</P><P>È della massima importanza che <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>Unione in espansione consolidi la sua fragile politica interna nel campo della cultura e dell'istruzione prima di prendere nuove iniziative in ambito OMC/GATT o GATS per aprire il proprio mercato. In particolare, gli Stati membri in fase <SPAN class=GramE>di </SPAN>adesione dovrebbero accettare i principi fondamentali della politica UE in questi settori.</P><P>In passato il Parlamento europeo ha <SPAN class=GramE>sottolineato</SPAN> in numerose occasioni (sebbene con diverse formulazioni, segnatamente nel settore audiovisivo(22), nell'editoria(23), nella cooperazione culturale(24), nell'ampliamento e nel ruolo delle lingue regionali e minoritarie(25), e nell'industria culturale(26)) il suo attaccamento al carattere distintivo dell'Europa, ovvero la unità nella diversità, che non è altro che la coesistenza e l'interazione continua di un'ampia varietà di lingue, tradizioni, stili di vita, tendenze, movimenti ed espressioni artistici e culturali. Questa ricchezza europea merita di essere sviluppata e potrebbe servire da esempio per altre nazioni che <SPAN class=GramE>vogliano</SPAN> preservare il proprio retaggio culturale e promuovere la diversità nell'ottica - e non con la priorità - del libero commercio.</P><P>Il relatore nutre la ferma convinzione che la <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN> del commercio multilaterale perseguita in ambito OMC metta i paesi in via di sviluppo in una situazione delicata rispetto ai "paesi ricchi": è difficile resistere alle pressioni, anche minime, volte a far aprire i mercati. I vantaggi in termini di sviluppo sostenibile sono ben lungi <SPAN class=GramE>dall'essere scontati</SPAN>. Secondo gli esperti, accade di frequente che con il pretesto dello sviluppo economico ai paesi in via di sviluppo <SPAN class=GramE>venga</SPAN> chiesto di <SPAN class=GramE>aderire</SPAN> ad accordi che potrebbero mettere seriamente a repentaglio il loro sviluppo culturale(27).</P><P>Come già <SPAN class=GramE>è stato detto, la cosiddetta eccezione culturale non è</SPAN> eterna, perché limitata nel tempo (5 anni, rinnovabili). Il concetto di diversità culturale, che nel frattempo l'ha gradatamente sostituita, trarrebbe giovamento dall'essere integrata in un approccio giuridico in un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> più favorevole. Pertanto, è <SPAN class=GramE>estremamente</SPAN> provvidenziale l'iniziativa presa da Canada, Francia, Germania, Grecia, Messico, Monaco, Marocco e Senegal, sostenuta dal gruppo francofono dell'UNESCO, di iscrivere all'ordine del giorno della prossima Conferenza generale dell'UNESCO la questione di uno studio preliminare sugli aspetti tecnici e giuridici relativi all'opportunità di uno <B>strumento giuridico internazionale sulla diversità culturale. </B>In effetti, il Consiglio esecutivo dell'UNESCO ha raccomandato che la Conferenza generale <SPAN class=GramE>decida</SPAN> di continuare la propria azione volta ad elaborare un nuovo strumento internazionale e a determinarne la natura, il che è estremamente importante a causa della spaccatura esistente fra gli Stati membri dell'UNESCO sulla questione del nesso esistente fra la futura Convenzione internazionale e gli altri accordi internazionali, quali quelli conclusi nel quadro dell'OMC. Non solo è necessario approvare uno strumento, ma i negoziati devono anche essere brevi in vista della conclusione del <SPAN class=SpellE>Doha-Round</SPAN> nel 2005 e della serie ininterrotta di negoziati sulla <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN>. La Convenzione assumerebbe funzioni importanti come strumento di <SPAN class=GramE>sensibilizzazione</SPAN> ed eventuale contrappeso all'OMC.</P><P>Il relatore ritiene che l'Unione non <SPAN class=GramE>dovrebbero</SPAN> mettere in dubbio, modificare o eludere i propri obblighi nei confronti dell'OMC. Al contrario, l'Unione dovrebbe assolvere in buona fede gli obblighi che ha liberamente contratto. Tuttavia, l'Unione può avvalersi dell'architettura flessibile di questi accordi per garantire che gli impegni della Comunità <SPAN class=GramE>siano</SPAN> perfettamente in linea con gli obiettivi della politica comunitaria, così come è libera di scegliere le modalità per difendere i proprio obiettivi primari - fra cui quello della diversità culturale - nel diritto internazionale.</P><P>La scelta di uno strumento migliore per preservare e promuovere la diversità culturale è del tutto ovvia per l'Unione europea e i suoi Stati membri. Rappresenta anche una scelta fatta da sempre più paesi preoccupati per l'integrazione di strategie <SPAN class=GramE>globali</SPAN> di sviluppo sostenibile. È necessario passare da una mera dichiarazione <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione giuridicamente vincolante, dalla formazione di capacità orientate all'azione, tramite l'Alleanza globale per la diversità culturale, all'azione normativa mediante il processo intergovernativo. Questo strumento dovrà perseguire l'obiettivo <SPAN class=GramE>globale</SPAN> di promuovere la diversità culturale, contribuire al dialogo culturale e rafforzare il rispetto e la comprensione reciproci.</P><P>La legittimità che l'<SPAN class=SpellE>Unesco</SPAN> ha acquisito in questo <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> è una condizione preliminare indispensabile per il successo, ma non certo una garanzia, dal momento che le decisioni sono prese consensualmente da circa 190 Stati. È una felice coincidenza che la Dichiarazione universale sulla diversità culturale dell'UNESCO e la Dichiarazione sulla diversità culturale del Consiglio d'Europa, che <SPAN class=GramE>rappresentano</SPAN> indubbiamente i testi di base per una convenzione in materia, trascendano i meri aspetti commerciali dei servizi culturali, dell'istruzione e dei beni culturali, inglobando obiettivi specifici quali lo sviluppo di industrie culturali e locali vitali e il miglioramento della distribuzione di opere culturali a livello mondiale.</P><P>L'Unione e il Parlamento europeo hanno, pertanto, tutto l'interesse a prendere sul serio la questione e a garantire la coerenza fra le politiche interne ed esterne dell'UE e gli accordi multilaterali. Recentemente, la Commissione ha <SPAN class=GramE>ribadito</SPAN> l'attaccamento dell'Unione a soluzioni multilaterali come parte integrante della sua politica estera(28). In un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> di incertezza globale e di minacce alla coesistenza pacifica e alla comprensione reciproca fra i popoli e le culture, l'approccio multilaterale è da preferirsi a quello unilaterale. Infatti, come affermano i ministri per la cultura, riuniti a Salonicco sotto la Presidenza greca: "<SPAN class=GramE>l'</SPAN>Europa in quanto continente di cultura non può accettare che sia minacciata la sua omogeneità culturale, né il contrasto delle civiltà. La risposta europea a tutto ciò è di insistere sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sulla promozione della diversità culturale". I ministri della cultura hanno anche <SPAN
class=GramE>sottolineato</SPAN> la necessità di una base giuridica adeguata. Il relatore accoglie con favore la conseguente comunicazione della Commissione(29) in cui si afferma l'intenzione "che l'UE svolga un ruolo attivo nella futura Conferenza generale dell'UNESCO, per quanto riguarda in particolare le discussioni preliminari riguardanti l'elaborazione di uno strumento normativo internazionale sulla diversità culturale" e la volontà di coinvolgere la società civile in questo <SPAN class=GramE>processo.</SPAN> </P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal><B>3 ottobre 2003</B> </P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H2><P><SPAN class=GramE>destinato</SPAN> alla commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport</P><P><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</P><P><SPAN class=GramE>(2002</SPAN>/2269(INI))</P><P>Relatrice per parere: Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN></P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="50%" SIZE=2></DIV><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">PROCEDURA</SPAN></B></P><P>Nella riunione del 21 gennaio 2003 la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa ha nominato relatrice per parere Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 16 giugno 2003 e 1° ottobre 2003 ha esaminato il progetto di parere.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato le conclusioni in appresso con 26 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astensione.</P><P>Erano presenti al momento della votazione <SPAN class=SpellE>Elmar</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brok</SPAN> (presidente), <SPAN class=SpellE>Baroness</SPAN> <SPAN class=SpellE>Nicholson</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Winterbourne</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Geoffrey</SPAN> <SPAN class=SpellE>Van</SPAN> <SPAN class=SpellE>Orden</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Christos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Zacharakis</SPAN> (vicepresidente), Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN> (relatrice per parere), <SPAN class=SpellE>Ole</SPAN> <SPAN class=SpellE>Andreasen</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Per-Arne</SPAN> <SPAN class=SpellE>Arvidsson</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Baltas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Bastiaan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Belder</SPAN>, <SPAN class=SpellE>André</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brie</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Paul</SPAN> <SPAN class=SpellE>Coûteaux</SPAN>, <SPAN class=SpellE>John</SPAN> <SPAN class=SpellE>Walls</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cushnahan</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Véronique</SPAN> De <SPAN class=SpellE>Keyser</SPAN>, Per <SPAN class=SpellE>Gahrton</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alfred</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gomolka</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Willi</SPAN> <SPAN class=SpellE>Görlach</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Glyn</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ford</SPAN>), Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Michael</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gahler</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jacques</SPAN> <SPAN class=SpellE>F.</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Efstratios</SPAN> <SPAN class=SpellE>Korakas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Catherine</SPAN> <SPAN class=SpellE>Lalumière</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Hugues</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martin</SPAN>, Emilio <SPAN class=SpellE>Menéndez</SPAN> <SPAN class=GramE>del Valle</SPAN>, Cristiana <SPAN class=SpellE>Muscardini</SPAN>, Pasqualina Napoletano, Arie M. <SPAN class=SpellE>Oostlander</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Reino</SPAN> <SPAN class=SpellE>Paasilinna</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sakellariou</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Hans-Gert</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poettering</SPAN> (in sostituzione di David <SPAN class=SpellE>Sumberg</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Luís</SPAN> <SPAN class=SpellE>Queiró</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ignacio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Salafranca</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez-Neyra</SPAN>, Amalia <SPAN class=SpellE>Sartori</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ioannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Souladakis</SPAN>, Ursula <SPAN class=SpellE>Stenzel</SPAN>, The <SPAN class=SpellE>Earl</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Stockton</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Charles</SPAN> <SPAN class=SpellE>Tannock</SPAN>), Demetrio <SPAN class=SpellE>Volcic</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Karl</SPAN> <SPAN class=SpellE>von</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wogau</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ribeiro</SPAN> e Castro (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jean-Charles</SPAN> Marchiani, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento).</P><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">CONCLUSIONI</SPAN></B></P><P>La commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa invita la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, competente per il merito, <SPAN class=GramE>a</SPAN> includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti elementi:</P><P>1. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei valori culturali per tutti i cittadini e riafferma che l'attività culturale crea sviluppo, senso di appartenenza e integrazione nella vita sociale; ribadisce il valore della cultura per tutti i cittadini, sia all'interno dell'UE che nelle relazioni politiche ed economiche dell'UE con altri paesi; ricorda che tale dimensione è alla base dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e in tale contesto si compiace della rinnovata partecipazione degli Stati Uniti d'America in seno all'UNESCO;</P><P>2. chiede che la politica estera dell'UE sia ispirata al rispetto della diversità culturale che costituisce parte integrante dei suoi valori fondamentali e della sua identità, diversità culturale che l'Unione ha stabilito in tutta chiarezza quale criterio per l'adesione, e invita l'Unione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi per promuoverla sistematicamente nella sua politica in seno alle organizzazioni internazionali; ricorda che il rispetto della diversità culturale costituisce un elemento essenziale della strategia di prevenzione dei conflitti;</P><P>3. ricorda che una strategia di cooperazione e sviluppo dell'UE, sia in seno alle proprie istituzioni che <SPAN class=GramE>nel quadro delle</SPAN> organizzazioni internazionali, in particolare delle Nazioni Unite, è impensabile senza il rispetto e la promozione della diversità culturale quale parte integrante dell'identità delle entità politiche e delle comunità coinvolte; ricorda che la volontà di operare per lo sviluppo sostenibile è legata all'esigenza di creare una comunità sostenibile che tenga conto dei bisogni delle popolazioni autoctone;</P><P>4. raccomanda che i beni culturali siano oggetto di un trattamento rispettoso dei valori e delle identità che essi rappresentano, dal momento che la diversità che caratterizza la cultura europea è qualcosa che suscita interesse e fornisce pertanto ai produttori culturali in Europa la base per affermarsi a livello internazionale una volta aperti i confini a maggiori scambi culturali; <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> che i beni culturali richiedono un trattamento speciale consono al rispetto dei valori e delle identità di cui sono portatori; chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di dar prova della massima determinazione al
riguardo nell'ambito dei negoziati in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare al fine di salvaguardare le specificità culturali;</P><P>5. insiste affinché la diversità linguistica a livello degli Stati e delle nazioni sia pienamente riconosciuta quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale e chiede, in tale prospettiva, che <SPAN class=GramE>siano</SPAN> sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di lingue straniere, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>6. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea nuovamente la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli e ciò, a maggior ragione, nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN> composto di insiemi regionali;</P><P>7. è convinto della validità delle azioni a livello locale e regionale, quale integrazione delle forme di cooperazione tradizionali, ai fini di un maggiore coinvolgimento e di un'applicazione estensiva del principio di sussidiarietà; incoraggia pertanto lo sviluppo di progetti transfrontalieri ed interregionali <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> diversità culturale;</P><P>8. è convinto, dato il pericolo della scomparsa di numerose lingue e culture, che <SPAN class=GramE>occorra</SPAN> considerare senza indugio la possibilità di elaborare e realizzare uno strumento giuridico che garantisca il rispetto della diversità culturale sulla scena internazionale, sia a livello individuale che collettivo; chiede alla Commissione di adottare un'iniziativa in tale senso;</P><P>9. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle popolazioni minoritarie.</P></DIV></DIV>[addsig]

E.R.A.
E.R.A.

<DIV id=RTEmultiCSSID style="POSITION:Relative; FONT-FAMILY:Arial"><P><B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">15 dicembre 2003, </SPAN></B><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">FINALE<SPAN class=GramE>,</SPAN> <B>A5-0477/2003</B> </SPAN></P><DIV class=Section1><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><H2><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">RELAZIONE<BR>sul mantenimento e sulla <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa(2002/2269(INI))</SPAN></H2><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo <SPAN class=GramE>sport</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=signal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">Relatrice: <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN></SPAN></SPAN></P><P><SPAN class=SpellE><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial">PR_INI</SPAN></SPAN></P></DIV></DIV><P class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: right" align=right>312.571</P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>INDICE</H2><H4>PAGINA REGOLAMENTARE</H4><H4>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H4><H4>MOTIVAZIONE</H4><H4><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H4><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PAGINA REGOLAMENTARE</H2><P>Nella seduta del 16 gennaio 2003 il Presidente del Parlamento ha comunicato che la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>era</SPAN> stata autorizzata a elaborare una relazione di iniziativa, a norma dell'articolo 163 del regolamento, sul tema "Mantenimento e promozione della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa", e che la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa era stata consultata per parere.</P><P>Nella riunione del 28 novembre 2002, la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport <SPAN class=GramE>aveva</SPAN> nominato relatrice <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 20 maggio, 11 settembre, 4 novembre, 25 <SPAN class=GramE>novembre</SPAN> e 2 dicembre 2003 la commissione ha esaminato il progetto di relazione.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato la proposta di risoluzione con 20 voti favorevoli, 1 contrario e 2 astensioni.</P><P>Erano presenti al momento della votazione: <SPAN class=SpellE>Michel</SPAN> <SPAN class=SpellE>Rocard</SPAN> (presidente); Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> e Mario Mauro (vicepresidenti); <SPAN class=SpellE>Christa</SPAN> <SPAN class=SpellE>Prets</SPAN> (relatrice); <SPAN class=SpellE>Konstantinos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alyssandrakis</SPAN> (in sostituzione <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Alavanos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Pedro</SPAN> <SPAN class=SpellE>Aparicio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Bayona</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Perogordo</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Juan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ojeda</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sanz</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Raina</SPAN> A. <SPAN class=SpellE>Mercedes</SPAN> <SPAN class=SpellE>Echerer</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Säid</SPAN> <SPAN class=SpellE>El</SPAN> <SPAN class=SpellE>Khadraoui</SPAN> (in sostituzione di Giorgio <SPAN class=SpellE>Ruffolo</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Janelly</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fourtou</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Marielle</SPAN> de <SPAN class=SpellE>Sarnez</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Geneviève</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fraisse</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Jean-Claude</SPAN> <SPAN class=SpellE>Fruteau</SPAN> (in sostituzione di Barbara <SPAN class=SpellE>O'Toole</SPAN>, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento), <SPAN class=SpellE>Jas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gawronski</SPAN> (in sostituzione di Domenico <SPAN class=SpellE>Mennitti</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Lissy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gröner</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Maria</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martens</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Pietro-Paolo</SPAN> <SPAN class=SpellE>Mennea</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Gérard</SPAN> Onesta (in sostituzione di Daniel <SPAN class=SpellE>Marc</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cohn-Bendit</SPAN>), Doris Pack, <SPAN class=SpellE>Roy</SPAN> <SPAN class=SpellE>Perry</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Feleknas</SPAN> <SPAN class=SpellE>Uca</SPAN>, Gianni <SPAN class=SpellE>Vattimo</SPAN> e <SPAN class=SpellE>Eurig</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wyn</SPAN>.</P><P>Il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa è allegato.</P><P>La relazione è stata depositata il 15 dicembre 2003. </P><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO <SPAN class=GramE>EUROPEO</SPAN></H2><H2><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</H2><P style="MARGIN-TOP: 24pt"><SPAN class=GramE><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">(2002</SPAN></B></SPAN><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">/2269(INI))</SPAN></B></P><P><I>Il Parlamento europeo</I>,</P><P>– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Verso uno strumento internazionale sulla diversità culturale"<SUP>(1)</SUP> (COM(2003) 520)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione legislativa del 3 febbraio 2000 sul progetto comune, approvato dal Comitato di conciliazione, di decisione del PE e del Consiglio sul programma Cultura 2000<SUP>(2)</SUP><SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 6 settembre 2000 sulla comunicazione della Commissione "Principi e orientamenti per la politica audiovisiva della Comunità nell'era digitale"(3)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 1° febbraio 2001 sulle nuove frontiere del libro: editoria elettronica e stampa <SPAN class=GramE>su</SPAN> richiesta(4),</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 15 maggio 2001 sull'<SPAN class=SpellE>e-learning</SPAN>(5)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 5 settembre 2001 sulla cooperazione culturale nell'Unione europea(6) e in particolare il suo paragrafo 10 <SPAN class=GramE>recante la</SPAN> richiesta che venga presentato un progetto di decisione che istituisca un "Osservatorio culturale europeo", nell'intento di promuovere lo scambio di informazioni e il coordinamento tra le politiche culturali degli Stati membri e la politica culturale della Comunità,</P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 13 novembre 2001 su una migliore diffusione dei film europei nel mercato interno e nei paesi candidati(7)<SPAN class=GramE>,</SPAN>– vista la sua risoluzione del 28 febbraio 2002 sull'attuazione del programma "Cultura 2000"(8) e il futuro programma "Cultura" dopo il 2006,<BR> </P><P>– vista la sua risoluzione del 12 marzo 2003 sull'Accordo generale sul commercio e i servizi (GATS), nell'ambito dell'OMC, inclusa la diversità culturale(9) e in particolare i suoi paragrafi da 12 a 14<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>– vista la sua risoluzione del 4 settem
bre 2003 sulla "Televisione senza frontiere"(10), </SPAN></P><P>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle raccomandazioni alla Commissione sulle lingue europee regionali e meno diffuse – le lingue delle minoranze nell'UE – in considerazione dell'allargamento e della pluralità culturale(11)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P class=MsoNormal>– vista la sua risoluzione del 4 settembre 2003 sulle industrie culturali(12)<SPAN class=GramE>,</SPAN><BR> </P><P>– visti l'articolo 149, paragrafo 1 del trattato CE e l'articolo 151 del trattato CE, specie il paragrafo 3, che auspica una più stretta cooperazione con i paesi terzi e il Consiglio d'Europa, e il paragrafo 4, che introduce l'obbligo di tener conto degli aspetti culturali nelle altre politiche comunitarie<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il preambolo e l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'articolo 3, paragrafo 3, comma 4 del progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, in cui si afferma che l'Unione rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo; l'articolo II-22, in cui si afferma che l'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica; l'articolo III-181, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle diversità nazionali e regionali evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune, e il paragrafo 4, in cui si ribadisce che l'Unione tiene conto degli aspetti culturali nell'azione che svolge a norma di altre disposizioni della Costituzione, in particolare ai fini di rispettare e promuovere la diversità delle culture; l'articolo III-182, paragrafo 1, in cui si ribadisce che l'Unione rispetta pienamente la diversità culturale e linguistica dei sistemi di istruzione degli Stati membri; l'articolo III-217, paragrafo 4, in cui si ribadisce la regola dell'unanimità in seno al Consiglio quando si negoziano e si concludono accordi nel settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi, qualora questi rischino di arrecare pregiudizio alla diversità culturale e linguistica dell'Unione;</P><P>– vista anche l'introduzione della votazione a maggioranza qualificata secondo le disposizioni del progetto di Costituzione al fine di sostenere le politiche interne nel settore culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 26 ottobre 1999 nell'ambito di un nuovo round commerciale dell'OMC<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione di Cannes(13) nella quale i Ministri della cultura dell'UE, alla presenza del presidente della commissione competente del Parlamento europeo e dei rappresentanti della Commissione responsabili per la cultura, insistono sulla necessità di mantenere la regola dell'unanimità per le decisioni attinenti ai servizi culturali e audiovisivi negli accordi commerciali<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– viste le conclusioni della riunione informale dei ministri della cultura tenutasi a Salonicco il 25 maggio 2003 sul tema della diversità culturale e dello strumento internazionale sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto l'accordo di Firenze del 1950 quale strumento internazionale volto a promuovere la libera circolazione <SPAN class=GramE>di </SPAN>oggetti a carattere istruttivo, scientifico, culturale(14),</P><P>– vista l'adozione della Dichiarazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa sulla diversità culturale, del 7 dicembre 2000(15)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista l'adozione, da parte della Conferenza generale durante la 31a sessione del 2 novembre 2001(16), della Dichiarazione universale e del Piano d'azione dell'UNESCO sulla diversità culturale e visto l'appoggio dato dall'Unione europea<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti i dibattiti e i risultati della Tavola rotonda <SPAN class=GramE>di </SPAN>alto livello dell'UNESCO "Diversità culturale e <SPAN class=SpellE>biodiversità</SPAN> per uno sviluppo sostenibile" (Vertice di Johannesburg per uno sviluppo sostenibile, Johannesburg, 3 settembre 2002);</P><P><SPAN class=GramE>– vista la dichiarazione di Bressanone sulla diversità culturale e il GATS, approvata il 18 ottobre 2002 dall'Assemblea delle regioni euro</SPAN>pee attraverso i ministri regionali europei per l'istruzione e la cultura(17), </P><P>– vista la decisione della Conferenza generale dell'UNESCO del 17 ottobre 2003 di avviare i lavori per l'elaborazione di un progetto di Convenzione sulla diversità culturale per la prossima sessione della Conferenza generale nel 2005<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la decisione presa al Vertice dell'Unione africana <SPAN class=GramE>di </SPAN>Addis Abeba, il 10 luglio 2003, in cui si ribadisce l'importanza della diversità culturale e si dà appoggio all'iniziativa dell'UNESCO,</P><P>– vista la dichiarazione della Conferenza ministeriale della francofonia, svoltasi a Rabat il 4-5 settembre 2003, sul Vertice mondiale sulla società dell'informazione di Ginevra<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– vista la dichiarazione dei ministri della cultura dei paesi ACP riuniti a Dakar il 20 giugno 2003, nella fattispecie il loro impegno a discutere e sostenere l'avvio di negoziati per l'adozione di una convenzione per la diversità culturale <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO,</P><P>– vista l'adozione, da parte della Commissione europea il 24 luglio 2003, del piano d'azione per l'apprendimento delle lingue e il pluralismo linguistico<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visto il fruttuoso impegno dimostrato nel campo della diversità culturale dalla società civile e da organismi quali l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN>", </I>l'"<SPAN class=SpellE><I>International</I></SPAN><I> Network on Cultural <SPAN class=SpellE>Policy</SPAN>", l'"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> <SPAN class=SpellE>Organisation</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Francophony</SPAN>" e <SPAN class=GramE>l' </SPAN>"<SPAN class=SpellE>International</SPAN> Liaison <SPAN class=SpellE>Committee</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Coalitions</SPAN> <SPAN class=SpellE>for</SPAN> Cultural <SPAN class=SpellE>Diversity</SPAN></I>",</P><P>– visto l'articolo 163 del suo regolamento<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>– visti la relazione della commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport e il parere della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa (<A href="http://www2.europarl.eu.int/omk/sipade2?L=IT&OBJID=40464&LEVEL=3&MODE=SIP&NAV=X&LSTDOC=N" file="">A5-0477/2003</A>)<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P>A. considerando che la <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e la promozione della diversità culturale sono principi basilari del modello europeo(18),</P><P>B. considerando che i paesi candidati porteranno un <SPAN class=GramE>ulteriore</SPAN> contributo in termini di diversità culturale e linguistica che arricchirà l'Unione,</P><P>C. considerando che la diversità culturale può essere salvaguardata soltanto se ogni singola persona ha accesso alla propria cultura e può anche parteciparvi<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>D.</SPAN> considerando che la diversità culturale è un concetto di sviluppo culturale e un principio basilare dello sviluppo sostenibile che implica scambio e dialogo culturali,</P><P>E. considerando che in alcuni Stati membri dell'Unione europea l'identità culturale non è uniforme, e non coincide necessariamente con le frontiere di questi Stati<SPAN class=GramE>,</
SPAN></P><P><SPAN class=SpellE>F.</SPAN> considerando che il dialogo culturale favorisce la comprensione reciproca tra i popoli nell'interesse della pace e che il dialogo interculturale è atto a contrastare efficacemente il razzismo e la xenofobia<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>G.</SPAN> considerando che l'eccessiva concentrazione dei mezzi di comunicazione comporta un rischio per il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>H.</SPAN> considerando che l'Unione europea tiene alle soluzioni multilaterali in quanto elemento fondamentale della politica estera<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>I.</SPAN> considerando che gli obblighi derivanti da accordi raggiunti in seno ad organismi multilaterali integrano le intese raggiunte nel quadro dell'OMC,</P><P>J. compiacendosi per l'approvazione da parte della Conferenza generale dell'UNESCO di un mandato che consente il varo di una convenzione sulla diversità culturale<SPAN class=GramE>,</SPAN></P><P><SPAN class=GramE>K.</SPAN> considerando che anche in futuro ogni Stato membro e la CE devono avere la possibilità, sotto il profilo giuridico, di adottare tutti i provvedimenti necessari nei settori culturale e audiovisivo onde preservare e promuovere il pluralismo culturale,</P><P><SPAN class=SpellE>L.</SPAN> considerando che l'apertura di negoziati sulla liberalizzazione dei servizi audiovisivi e culturali in base alle norme del GATS avvia una progressiva liberalizzazione atta a sottoporre a <SPAN class=GramE>revisione</SPAN> e, in ultima analisi, smantellare gli strumenti regionali, nazionali ed europei di promozione del settore audiovisivo locale,</P><P>1. ritiene che, in un processo <SPAN class=GramE>di </SPAN>ammodernamento tecnico-economico <SPAN class=SpellE>globalizzato</SPAN> e in una situazione di continue spinte verso una liberalizzazione su scala mondiale, la cultura sia una dimensione fondamentale dello sviluppo umano;</P><P>2. è del parere che la diversità culturale implichi il riconoscimento, la promozione e lo sviluppo delle culture locali, delle industrie culturali, delle politiche culturali pubbliche e l'apertura verso altre culture e la protezione delle istituzioni e delle realizzazioni autoctone e nazionali, compresa la ricca varietà di lingue, di conoscenze autoctone, di tradizioni, di modi di vita, <SPAN class=GramE>di </SPAN>espressioni artistiche e di cultura, il pluralismo dei mezzi di informazione e la diversità dei sistemi di istruzione;</P><P>3. ricorda che, a <SPAN class=SpellE><SPAN class=GramE>tutt'</SPAN></SPAN><SPAN class=GramE>oggi</SPAN>, il principio della diversità culturale non è riconosciuto quale diritto fondamentale dal diritto internazionale;</P><P>4. è del parere che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione potenzialmente rappresentano, attraverso la loro intrinseca flessibilità, un'opportunità di promuovere le diversità culturali, e milita a favore di un libero accesso a queste tecnologie per tutti i paesi; <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> tuttavia che l'allargarsi della forbice digitale sta esacerbando le disparità tra i paesi del Nord e quelli del Sud;</P><P>5. è del parere che il diritto degli Stati membri, delle regioni e delle entità <SPAN class=SpellE>substatali</SPAN>, là dove esistono, di definire, realizzare e adattare politiche culturali è una delle garanzie fondamentali per il rispetto e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale;</P><P>6. chiede alla Conferenza intergovernativa di consolidare i vari riferimenti alla diversità culturale e al pluralismo culturale nel progetto di Costituzione approvando i progetti di disposizioni proposti dalla Convenzione, particolarmente la regola dell'unanimità in seno al Consiglio prevista all'articolo III-217, paragrafo 4, all'atto di negoziare e <SPAN class=GramE>concludere</SPAN> accordi nel settore del commercio esterno in servizi culturali e audiovisivi;</P><P>7. chiede alla Commissione di impegnarsi attivamente nel facilitare, promuovere ed estendere geograficamente gli scambi nei settori dei servizi culturali, audiovisivi e <SPAN class=GramE>di </SPAN>istruzione all'interno dell'Europa e negli altri paesi terzi allo scopo di allargare la base per un consenso internazionale in queste materie particolarmente nel quadro dei programmi Cultura 2000, Gioventù e <SPAN class=SpellE>Socrates</SPAN> dopo il 2006 e rispetto a tutti i programmi futuri;</P><P>8. invita la Commissione ad impegnarsi attivamente per la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale nell'ambito delle politiche di sviluppo e cooperazione della CE mediante la valorizzazione e il significativo miglioramento delle azioni e dei programmi di cooperazione culturale con i paesi terzi, in particolare al fine di sviluppare la capacita di espressione culturale dei paesi in via di sviluppo;</P><P>9. invita la Commissione a favorire il dialogo culturale con i Ministri della cultura e dell'istruzione nazionali, federali e regionali, associandovi la società civile e i pubblici dipendenti;</P><P>10. chiede alla Commissione di presentare una comunicazione, basata sull'articolo 151, paragrafo 4 del trattato CE, quanto al modo di incorporare la cultura come principio trasversalmente applicabile a tutte le politiche nell'Unione europea, valutando <SPAN class=GramE>nel contempo tutte</SPAN> le possibili conseguenze per la cultura delle decisioni adottate in altri ambiti della politica;</P><P>11. invita la Commissione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi affinché il processo di crescente concentrazione nel settore dei mezzi di comunicazione di massa non si concretizzi in situazioni di oligopolio atte a minacciare il pluralismo, la diversità culturale e la libertà di scelta dei consumatori;</P><P>12. invita la Commissione <SPAN class=GramE>a</SPAN> inserire pienamente il concetto di diversità culturale europea nella sua strategia di comunicazione, a dare informazioni sulla Giornata mondiale della diversità culturale, il 21 maggio, e a presentare proposte su come partecipare a tale evento;</P><P>13. invita la Commissione a migliorare le occasioni di mobilità degli artisti, delle creazioni e dei beni e servizi culturali;</P><P>14. ritiene che <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> summenzionata convenzione per la diversità culturale si debba tener conto della necessità di preservare la diversità linguistica quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale, e chiede, in tale prospettiva, che siano sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di conoscenze linguistiche, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>15. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli, e ciò a maggior ragione nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN>, composto di insiemi regionali;</P><P>16. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN> che i servizi e i prodotti culturali e l'istruzione non sono mercanzie o beni di consumo come gli altri, e devono per questo essere oggetto di particolari condizioni, alla luce della loro duplice natura di beni economici e culturali, condizioni che devono essere ispirate all'idea che il mercato non può disciplinare tutto, e si deve in particolare garantire la diversità di opinione e il pluralismo;</P><P>17. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei servizi pubblici nel preservare la diversità culturale, e in particolare sottolinea che i servizi pubblici di radiodiffusione svolgono un ruolo imp
ortante nella tutela della diversità e dell'identità culturale, del dialogo democratico, del pluralismo <SPAN class=SpellE>mediatico</SPAN> e dell'accesso di tutti i cittadini a contenuti e conoscenze di qualità per una positiva partecipazione alla società dell'informazione;</P><P>18. invita l'Unione a <SPAN class=GramE>sottolineare</SPAN> inequivocabilmente in sede di OMC/GATS il carattere dei servizi e prodotti culturali quali beni culturali, escludendoli dalle liberalizzazioni commerciali;</P><P>19. invita l'Unione a promuovere attivamente, a livello internazionale, il riconoscimento del carattere e dello statuto particolari della cultura, e <SPAN class=GramE>a</SPAN> impegnarsi in colloqui multilaterali nell'ambito dei prossimi negoziati relativi a una convenzione sulla diversità culturale nell'ambito dell'UNESCO al fine di estendere l'ambito dei paesi che appoggiano tale azione;</P><P>20. invita l'Unione a considerare gli scambi di servizi e prodotti culturali in funzione dell'imperativo dello sviluppo sostenibile e dell'identità culturale quale valore comune;</P><P>21. chiede all'Unione europea, ai suoi Stati membri e ai paesi terzi di astenersi da azioni internazionali, come gli impegni alla liberalizzazione a titolo <SPAN class=GramE>di </SPAN>accordi bilaterali, commerciali o di investimento, suscettibili di compromettere gli obiettivi fondamentali in settori quali l'istruzione e la cultura o di erodere la capacità dei governi di dar sostegno a identità culturali e nazionali;</P><P>22. chiede al Consiglio di attuare pienamente e di mantenere il mandato conferito nel 1999 alla Commissione<SPAN class=GramE>;</SPAN>1(19)</P><P>23. <SPAN class=GramE>sottolinea</SPAN>, in vista del duplice significato, economico e culturale, dei servizi culturali, audiovisivi ed educativi, che non si debbono aprire negoziati nel contesto del GATS sulla loro liberalizzazione, e sottolinea inoltre che la protezione degli strumenti di sostegno e di conseguenza della diversità culturale, non può essere ottenuta nel contesto dell'OMC e del GATS ma può essere soltanto promossa negoziando una convenzione nel quadro dell'UNESCO; insiste affinché l'Unione applichi strettamente il principio di unanimità nel commercio estero nei settori dei servizi culturali e audiovisivi con i paesi terzi, come peraltro già sancito nel trattato e nel progetto di Costituzione;</P><P>24. reitera la sua volontà politica <SPAN class=GramE>in ordine alle</SPAN> regole del GATS sui servizi culturali, con specifico riferimento al settore audiovisivo, che non debbono compromettere la diversità e l'autonomia culturale delle parti contraenti dell'OMC;</P><P>25. chiede alla Commissione di elencare le offerte fatte nel settore ricreativo, dell'istruzione e audiovisivo e le eventuali conseguenze in tale settore;</P><P>26. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> la sua priorità politica di contribuire alla predisposizione di uno strumento giuridico vincolante sulla diversità culturale necessario per consolidare i diritti culturali, impegnare le parti alla cooperazione internazionale e dar vita ad un foro per discutere politiche culturali, nell'intento di operare una verifica a livello mondiale della situazione della diversità culturale, come proposto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sulla cooperazione culturale nell'Unione europea;</P><P>27. chiede alla Commissione di informare con regolarità ed <SPAN class=SpellE>esaustività</SPAN> il Parlamento europeo sulle sue attività in seno alle organizzazioni internazionali;</P><P>28. è del parere che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> essenziale riconoscere la diversità culturale nel diritto internazionale negoziando e approvando in un prossimo futuro una convenzione sulla diversità culturale nel quadro dell'UNESCO;</P><P>29. è del parere che la convenzione sulla diversità culturale, convenuta alla Conferenza generale dell'UNESCO, rappresenti un mezzo per portare alla ribalta le politiche culturali e garantire su scala <SPAN class=GramE>globale</SPAN> la protezione e la promozione della diversità dei contenuti culturali e delle espressioni artistiche, che appare particolarmente minacciata dalla globalizzazione;</P><P>30. accoglie con favore la posizione della Commissione per un approccio comune sulle questione importanti riguardo <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione sulla diversità culturale quale sviluppo significativo di azioni positive da parte degli Stati membri e delle loro regioni, e in aggiunta alla Comunità come sancito all'articolo 151, paragrafo 3 del trattato CE;</P><P>31. concorda con la Commissione sul fatto che una norma giuridica cogente sulla diversità culturale sia necessaria per consolidare i diritti culturali, favorire lo sviluppo delle politiche pubbliche culturali di ciascuno Stato, impegnare le parti alla cooperazione internazionale, creare un foro per discutere delle politiche culturali e istituire un sistema di monitoraggio <SPAN class=GramE>globale</SPAN> sullo stato della diversità culturale a livello mondiale, come viene proposto dal Parlamento europeo nella summenzionata risoluzione del 5 settembre 2001,</P><P>32. specifica che gli obiettivi principali della convenzione dovrebbero consistere nel riconoscimento della peculiarità dei beni e dei servizi culturali, nel sancire nel diritto internazionale la legittimità di ciascuno Stato o gruppo di <SPAN class=GramE>Stati</SPAN> nel definire liberamente le loro politiche culturali, e nel rafforzamento delle politiche di cooperazione internazionale e di solidarietà nel settore culturale;</P><P>33. chiede che la convenzione preveda l'adozione di provvedimenti tesi a garantire ai creatori e alle industrie culturali un effettivo accesso ai mezzi di produzione, distribuzione e diffusione delle loro opere;</P><P>34. chiede che la convenzione definisca procedure in materia <SPAN class=GramE>di </SPAN>assistenza tecnica e finanziaria nei paesi in via di sviluppo e nei paesi meno avanzati onde potenziare le loro capacità di preservare e promuovere la loro creazione culturale;</P><P><SPAN class=GramE>35. considera detta convenzione un mezzo attivo di costruzione del consenso sulla necessità di preservare e promuovere la diversità culturale in tutto il mondo e di realizzare e monitorare gli impegni internazionali nella sfera culturale; ritiene che, allo scopo di garantirne l'efficienza, la creazione di un meccanismo di risoluzione delle controversie debba essere parte integrante della convenzione;</SPAN></P><P>36. chiede alla Conferenza generale dell'UNESCO di insistere affinché gli Stati membri non prendano, in altre sedi internazionali o <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> accordi bilaterali, impegni che potrebbero contraddire la protezione e la promozione della diversità culturale;</P><P>37. ritiene che disposizioni specifiche di questa convenzione dovrebbero consentire ai paesi meno favoriti <SPAN class=GramE>di</SPAN> sviluppare le proprie industrie e politiche culturali, e invita in tale contesto la Commissione a rafforzare la solidarietà internazionale e ad incoraggiare e agevolare lo sviluppo di <SPAN class=SpellE>partenariati</SPAN> tra il settore pubblico e quello privato;</P><P>38. invita la Commissione a prestare particolare attenzione alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e alla promozione della diversità culturale e linguistica nei paesi candidati;</P><P>39. invita la Conferenza generale a far sì che la convenzione riguardi tutte le forme dell'espressione culturale: la creazione, la produzione, la <SPAN class=GramE>commercializzazione</SPAN>, l'esposizione e la rappresentazione di contenuti culturali, compresi i mezzi audiovisivi, sotto forma di prodotti culturali, ossia merci e servizi;</P><P>40. invita la Conferenza generale a garantire la trasparenza delle politiche culturali, il diritto alla libertà <SPAN class=GramE>di </SPAN>informazione, alla libertà di espressione, alla proprietà intellettuale, la tutela dei diritti fondamentali e dei dirit
ti culturali nonché il principio democratico;</P><P>41. invita la Conferenza generale dell'UNESCO a predisporre procedure, politiche e programmi atti a consentire l'accesso alla cultura e lo sviluppo di politiche culturali per offrire la possibilità ai paesi, specie a quelli in via di sviluppo, di produrre e commercializzare i propri beni e servizi culturali;</P><P>42. chiede che la convenzione impegni le parti a riconoscere i reciproci obblighi;</P><P>43. reputa essenziale che la convenzione si doti di un comitato di verifica atto ad esprimere raccomandazioni e pareri sull'attuazione delle disposizioni della convenzione <SPAN class=GramE>nonché</SPAN> di un meccanismo di risoluzione delle controversie;</P><P>44. chiede pertanto all'Unione europea di presentarsi unita nella sua condotta ai prossimi negoziati <SPAN class=GramE>nel quadro dell'</SPAN>UNESCO, e a questo scopo chiede alla Presidenza e alla Commissione di operare in stretta connessione in ordine alla ricerca di posizioni comuni dell'UE; chiede inoltre agli Stati membri di conferire alla Commissione, ai sensi delle disposizioni del trattato CE, con la partecipazione del Parlamento europeo e dei gruppi rilevanti della società civile, un mandato chiaramente formulato che la autorizzi, in cooperazione con il Parlamento europeo, a negoziare nel quadro UNESCO sui problemi relativi a una convenzione concernente la diversità culturale e a condurre detti negoziati, in accordo con le disposizioni del trattato CE, a nome dell'UE e dei suoi Stati membri;</P><P>45. invita la Commissione a presentare una nuova comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo che <SPAN class=GramE>definisca</SPAN> la sua posizione sull'oggetto, gli obiettivi e le modalità di funzionamento della convenzione per la diversità culturale, proponendo un'articolazione di <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima con gli altri strumenti internazionali;</P><P>46. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle minoranze;</P><P>47. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al Comitato delle regioni, al <SPAN class=GramE>Comitato</SPAN> economico e sociale, al Consiglio d'Europa e all'UNESCO.</P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><DIV id=Arena_Forum><DIV id=Arena_Forum><P class=MsoNormal><SPAN style="FONT-FAMILY: Arial"></SPAN> </P></DIV></DIV><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center>MOTIVAZIONE</H2><P>È difficile e anche rischioso definire la diversità culturale, un concetto altrettanto complesso del <SPAN class=GramE>concetto</SPAN> stesso di cultura. Sia il Consiglio d'Europa che l'UNESCO <SPAN class=GramE>hanno</SPAN> compiuto lodevoli sforzi per conseguire definizioni dinamiche comuni. <SPAN class=GramE>Nondimeno</SPAN> bisogna riconoscere che le culture sono costantemente soggette a cambiamenti ed evoluzioni e che questo dinamismo rappresenta un impulso per il progresso umano. Sarà tuttavia necessaria una definizione formale di politica culturale, beni e servizi culturali e, non da ultimo, di diversità culturale, soprattutto <SPAN class=GramE>nel contesto di</SPAN> accordi in seno ad organizzazioni internazionali come l'OMC o per un eventuale, futuro strumento internazionale della diversità culturale.</P><P>In considerazione del processo <SPAN class=SpellE>globalizzante</SPAN> di modernizzazione e <SPAN class=GramE>di </SPAN><SPAN class=SpellE>economizzazione</SPAN> e delle conseguenti tendenze alla liberalizzazione, risulta ancor più importante un'interazione dei gruppi di interesse locali, regionali e nazionali. L'obiettivo di questa relazione è pertanto quello di segnalare strumenti e azioni capaci di garantire, rafforzare e promuovere la diversità culturale, <SPAN class=SpellE>repertoriare</SPAN> le organizzazioni internazionali e il rispettivo potenziale di rischio, sollecitare un nuovo strumento giuridico innovativo che <SPAN class=GramE>sia</SPAN> nel contempo vincolante e applicare le basi giuridiche già esistenti.</P><P>Nel corso degli anni varie organizzazioni, reti e <SPAN class=GramE>coalizioni</SPAN> internazionali hanno affrontato il tema della diversità culturale, per cui è fondamentale che il Parlamento europeo ribadisca ancora una volta l'importanza della diversità culturale, la necessità di rispettare e promuovere la diversità nazionale e regionale e di dare rilievo al patrimonio culturale comune, come propugna lo <SPAN class=SpellE><I>ius</I></SPAN><I> <SPAN class=SpellE>cogens</SPAN></I> dell'UE.</P><P>La conservazione del patrimonio culturale, in quanto patrimonio comune dell'umanità, è un'esigenza della nostra società civile e il mantenimento e la <SPAN class=GramE>promozione della</SPAN> diversità culturale sono garanzia di pace, sicurezza, stabilità e sviluppo. Per questo motivo la diversità culturale e la cultura dovrebbero essere al centro del progetto <SPAN class=GramE>di </SPAN>integrazione europeo, per cui un approccio orizzontale in tutte le politiche dell'Unione europea(20) costituisce un requisito fondamentale. Benché si siano consolidate solo dopo il trattato di Maastricht del 1992, oggi le realizzazioni culturali sono altrettanto, se non più, eloquenti dei risultati <SPAN class=GramE>di </SPAN>altre politiche sull'origine e la natura fondamentale delle società democratiche europee. È opinione del relatore che la specificità di norme e valori condivisi da europei e non europei in campo culturale giustifichi un trattamento specifico su scala mondiale.</P><P>La diversità di lingue e ambienti culturali è<SPAN class=GramE> di fatto</SPAN> condivisa dagli Stati membri attuali e futuri dell'Unione europea. Questa diversità culturale, che può essere considerata come uno dei beni più preziosi dell'UE, <SPAN class=GramE>viene</SPAN> riconosciuta e rispettata e dovrebbe essere maggiormente promossa a livello regionale, nazionale ed internazionale. Nondimeno, la conservazione della diversità e dei valori culturali <SPAN class=GramE>viene</SPAN> spesso avvertita da terzi come un ostacolo insidioso, in particolare per il libero commercio. Nel passare da un atteggiamento puramente difensivo ad un approccio più dinamico e combattivo, è necessario porre <SPAN class=GramE>in evidenza argomenti</SPAN> che convincano gli scettici che la diversità culturale è un valore che vale la pena proteggere.</P><P>Nel <B>dibattito interno all'UE</B> è prevalso un consenso relativo in merito alla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> della diversità culturale, benché ultimamente la Commissione abbia incontrato alcune difficoltà a mantenere coesa la sua azione e quando si è trattato di preservare o promuovere la diversità culturale, per un po' di tempo non è esistito alcun reale consenso. L'applicazione di questo concetto teorico ha contraddistinto principalmente i negoziati commerciali multilaterali in seno all'OMC, benché discussioni e negoziati <SPAN class=GramE>siano stati</SPAN> dedicati in parte a questo argomento anche nell'ambito della Convenzione europea. Alla fine, il risultato complessivo di queste discussioni, sotto forma di un <B>progetto di costituzione europea,</B> è stato ampiamente interpretato in maniera <SPAN class=GramE>positiva</SPAN>: i principi generali sono stati confermati e talvolta rafforzati; il voto a maggioranza in un'Unione presto composta da 25 Stati membri è stato adottato per le decisioni interne che il Consiglio prende su questioni culturali; l'unanimità è stata mantenuta per tutte le decisioni orientate verso l'esterno, come nel caso di accordi nel settore del commercio dei servizi culturali e audiovisivi. Il relatore nutre la ferma convinzione che questo schema vada confermato dalla prossima Confe
renza intergovernativa. Si tratta<SPAN class=GramE> infatti</SPAN> del consolidamento del principio consensuale, in base al quale ciascuno Stato membro avrebbe la flessibilità giuridica di prendere le misure necessarie nei campi della politica culturale, audiovisiva e dell'istruzione, al fine di preservare e promuovere la diversità culturale.</P><P>A lungo termine, l'obiettivo è di fare in modo che i responsabili europei e non <SPAN class=GramE>europei</SPAN> si mettano d'accordo sul principio fondamentale, enunciato nella Dichiarazione universale dell'UNESCO sulla diversità culturale, che i beni e i servizi culturali "non devono essere trattati come semplici prodotti o merci di consumo(21). Da quando l'Unione ha avanzato ed adottato questo principio nei negoziati dell'<B>OMC</B> (sfociati nell'"eccezione culturale"), questa politica ha incontrato la feroce opposizione dei sostenitori incondizionati del libero scambio.</P><P>È della massima importanza che <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>Unione in espansione consolidi la sua fragile politica interna nel campo della cultura e dell'istruzione prima di prendere nuove iniziative in ambito OMC/GATT o GATS per aprire il proprio mercato. In particolare, gli Stati membri in fase <SPAN class=GramE>di </SPAN>adesione dovrebbero accettare i principi fondamentali della politica UE in questi settori.</P><P>In passato il Parlamento europeo ha <SPAN class=GramE>sottolineato</SPAN> in numerose occasioni (sebbene con diverse formulazioni, segnatamente nel settore audiovisivo(22), nell'editoria(23), nella cooperazione culturale(24), nell'ampliamento e nel ruolo delle lingue regionali e minoritarie(25), e nell'industria culturale(26)) il suo attaccamento al carattere distintivo dell'Europa, ovvero la unità nella diversità, che non è altro che la coesistenza e l'interazione continua di un'ampia varietà di lingue, tradizioni, stili di vita, tendenze, movimenti ed espressioni artistici e culturali. Questa ricchezza europea merita di essere sviluppata e potrebbe servire da esempio per altre nazioni che <SPAN class=GramE>vogliano</SPAN> preservare il proprio retaggio culturale e promuovere la diversità nell'ottica - e non con la priorità - del libero commercio.</P><P>Il relatore nutre la ferma convinzione che la <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN> del commercio multilaterale perseguita in ambito OMC metta i paesi in via di sviluppo in una situazione delicata rispetto ai "paesi ricchi": è difficile resistere alle pressioni, anche minime, volte a far aprire i mercati. I vantaggi in termini di sviluppo sostenibile sono ben lungi <SPAN class=GramE>dall'essere scontati</SPAN>. Secondo gli esperti, accade di frequente che con il pretesto dello sviluppo economico ai paesi in via di sviluppo <SPAN class=GramE>venga</SPAN> chiesto di <SPAN class=GramE>aderire</SPAN> ad accordi che potrebbero mettere seriamente a repentaglio il loro sviluppo culturale(27).</P><P>Come già <SPAN class=GramE>è stato detto, la cosiddetta eccezione culturale non è</SPAN> eterna, perché limitata nel tempo (5 anni, rinnovabili). Il concetto di diversità culturale, che nel frattempo l'ha gradatamente sostituita, trarrebbe giovamento dall'essere integrata in un approccio giuridico in un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> più favorevole. Pertanto, è <SPAN class=GramE>estremamente</SPAN> provvidenziale l'iniziativa presa da Canada, Francia, Germania, Grecia, Messico, Monaco, Marocco e Senegal, sostenuta dal gruppo francofono dell'UNESCO, di iscrivere all'ordine del giorno della prossima Conferenza generale dell'UNESCO la questione di uno studio preliminare sugli aspetti tecnici e giuridici relativi all'opportunità di uno <B>strumento giuridico internazionale sulla diversità culturale. </B>In effetti, il Consiglio esecutivo dell'UNESCO ha raccomandato che la Conferenza generale <SPAN class=GramE>decida</SPAN> di continuare la propria azione volta ad elaborare un nuovo strumento internazionale e a determinarne la natura, il che è estremamente importante a causa della spaccatura esistente fra gli Stati membri dell'UNESCO sulla questione del nesso esistente fra la futura Convenzione internazionale e gli altri accordi internazionali, quali quelli conclusi nel quadro dell'OMC. Non solo è necessario approvare uno strumento, ma i negoziati devono anche essere brevi in vista della conclusione del <SPAN class=SpellE>Doha-Round</SPAN> nel 2005 e della serie ininterrotta di negoziati sulla <SPAN class=GramE>liberalizzazione</SPAN>. La Convenzione assumerebbe funzioni importanti come strumento di <SPAN class=GramE>sensibilizzazione</SPAN> ed eventuale contrappeso all'OMC.</P><P>Il relatore ritiene che l'Unione non <SPAN class=GramE>dovrebbero</SPAN> mettere in dubbio, modificare o eludere i propri obblighi nei confronti dell'OMC. Al contrario, l'Unione dovrebbe assolvere in buona fede gli obblighi che ha liberamente contratto. Tuttavia, l'Unione può avvalersi dell'architettura flessibile di questi accordi per garantire che gli impegni della Comunità <SPAN class=GramE>siano</SPAN> perfettamente in linea con gli obiettivi della politica comunitaria, così come è libera di scegliere le modalità per difendere i proprio obiettivi primari - fra cui quello della diversità culturale - nel diritto internazionale.</P><P>La scelta di uno strumento migliore per preservare e promuovere la diversità culturale è del tutto ovvia per l'Unione europea e i suoi Stati membri. Rappresenta anche una scelta fatta da sempre più paesi preoccupati per l'integrazione di strategie <SPAN class=GramE>globali</SPAN> di sviluppo sostenibile. È necessario passare da una mera dichiarazione <SPAN class=GramE>a</SPAN> una convenzione giuridicamente vincolante, dalla formazione di capacità orientate all'azione, tramite l'Alleanza globale per la diversità culturale, all'azione normativa mediante il processo intergovernativo. Questo strumento dovrà perseguire l'obiettivo <SPAN class=GramE>globale</SPAN> di promuovere la diversità culturale, contribuire al dialogo culturale e rafforzare il rispetto e la comprensione reciproci.</P><P>La legittimità che l'<SPAN class=SpellE>Unesco</SPAN> ha acquisito in questo <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> è una condizione preliminare indispensabile per il successo, ma non certo una garanzia, dal momento che le decisioni sono prese consensualmente da circa 190 Stati. È una felice coincidenza che la Dichiarazione universale sulla diversità culturale dell'UNESCO e la Dichiarazione sulla diversità culturale del Consiglio d'Europa, che <SPAN class=GramE>rappresentano</SPAN> indubbiamente i testi di base per una convenzione in materia, trascendano i meri aspetti commerciali dei servizi culturali, dell'istruzione e dei beni culturali, inglobando obiettivi specifici quali lo sviluppo di industrie culturali e locali vitali e il miglioramento della distribuzione di opere culturali a livello mondiale.</P><P>L'Unione e il Parlamento europeo hanno, pertanto, tutto l'interesse a prendere sul serio la questione e a garantire la coerenza fra le politiche interne ed esterne dell'UE e gli accordi multilaterali. Recentemente, la Commissione ha <SPAN class=GramE>ribadito</SPAN> l'attaccamento dell'Unione a soluzioni multilaterali come parte integrante della sua politica estera(28). In un <SPAN class=GramE>contesto</SPAN> di incertezza globale e di minacce alla coesistenza pacifica e alla comprensione reciproca fra i popoli e le culture, l'approccio multilaterale è da preferirsi a quello unilaterale. Infatti, come affermano i ministri per la cultura, riuniti a Salonicco sotto la Presidenza greca: "<SPAN class=GramE>l'</SPAN>Europa in quanto continente di cultura non può accettare che sia minacciata la sua omogeneità culturale, né il contrasto delle civiltà. La risposta europea a tutto ciò è di insistere sulla <SPAN class=GramE>salvaguardia</SPAN> e sulla promozione della diversità culturale". I ministri della cultura hanno anche <SPAN
class=GramE>sottolineato</SPAN> la necessità di una base giuridica adeguata. Il relatore accoglie con favore la conseguente comunicazione della Commissione(29) in cui si afferma l'intenzione "che l'UE svolga un ruolo attivo nella futura Conferenza generale dell'UNESCO, per quanto riguarda in particolare le discussioni preliminari riguardanti l'elaborazione di uno strumento normativo internazionale sulla diversità culturale" e la volontà di coinvolgere la società civile in questo <SPAN class=GramE>processo.</SPAN> </P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="100%" SIZE=2></DIV><P class=MsoNormal><B>3 ottobre 2003</B> </P><H2 style="TEXT-ALIGN: center" align=center><SPAN class=GramE>PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI, I DIRITTI DELL'UOMO, LA SICUREZZA COMUNE E LA POLITICA DI DIFESA</SPAN></H2><P><SPAN class=GramE>destinato</SPAN> alla commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport</P><P><SPAN class=GramE>sul</SPAN> mantenimento della diversità culturale: il ruolo delle regioni europee e delle organizzazioni internazionali quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa</P><P><SPAN class=GramE>(2002</SPAN>/2269(INI))</P><P>Relatrice per parere: Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN></P><DIV class=MsoNormal style="TEXT-ALIGN: center" align=center><HR align=center width="50%" SIZE=2></DIV><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">PROCEDURA</SPAN></B></P><P>Nella riunione del 21 gennaio 2003 la commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa ha nominato relatrice per parere Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN>.</P><P>Nelle riunioni del 16 giugno 2003 e 1° ottobre 2003 ha esaminato il progetto di parere.</P><P>In <SPAN class=SpellE>quest'</SPAN>ultima riunione ha approvato le conclusioni in appresso con 26 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astensione.</P><P>Erano presenti al momento della votazione <SPAN class=SpellE>Elmar</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brok</SPAN> (presidente), <SPAN class=SpellE>Baroness</SPAN> <SPAN class=SpellE>Nicholson</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Winterbourne</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Geoffrey</SPAN> <SPAN class=SpellE>Van</SPAN> <SPAN class=SpellE>Orden</SPAN> (vicepresidente), <SPAN class=SpellE>Christos</SPAN> <SPAN class=SpellE>Zacharakis</SPAN> (vicepresidente), Nelly <SPAN class=SpellE>Maes</SPAN> (relatrice per parere), <SPAN class=SpellE>Ole</SPAN> <SPAN class=SpellE>Andreasen</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Per-Arne</SPAN> <SPAN class=SpellE>Arvidsson</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alexandros</SPAN> <SPAN class=SpellE>Baltas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Bastiaan</SPAN> <SPAN class=SpellE>Belder</SPAN>, <SPAN class=SpellE>André</SPAN> <SPAN class=SpellE>Brie</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Paul</SPAN> <SPAN class=SpellE>Coûteaux</SPAN>, <SPAN class=SpellE>John</SPAN> <SPAN class=SpellE>Walls</SPAN> <SPAN class=SpellE>Cushnahan</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Véronique</SPAN> De <SPAN class=SpellE>Keyser</SPAN>, Per <SPAN class=SpellE>Gahrton</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Alfred</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gomolka</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Willi</SPAN> <SPAN class=SpellE>Görlach</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Glyn</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ford</SPAN>), Vasco <SPAN class=SpellE>Graça</SPAN> <SPAN class=SpellE>Moura</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Michael</SPAN> <SPAN class=SpellE>Gahler</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Ulpu</SPAN> <SPAN class=SpellE>Iivari</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jacques</SPAN> <SPAN class=SpellE>F.</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poos</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Efstratios</SPAN> <SPAN class=SpellE>Korakas</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Catherine</SPAN> <SPAN class=SpellE>Lalumière</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Hugues</SPAN> <SPAN class=SpellE>Martin</SPAN>, Emilio <SPAN class=SpellE>Menéndez</SPAN> <SPAN class=GramE>del Valle</SPAN>, Cristiana <SPAN class=SpellE>Muscardini</SPAN>, Pasqualina Napoletano, Arie M. <SPAN class=SpellE>Oostlander</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Reino</SPAN> <SPAN class=SpellE>Paasilinna</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sakellariou</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Hans-Gert</SPAN> <SPAN class=SpellE>Poettering</SPAN> (in sostituzione di David <SPAN class=SpellE>Sumberg</SPAN>), <SPAN class=SpellE>Luís</SPAN> <SPAN class=SpellE>Queiró</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ignacio</SPAN> <SPAN class=SpellE>Salafranca</SPAN> <SPAN class=SpellE>Sánchez-Neyra</SPAN>, Amalia <SPAN class=SpellE>Sartori</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Ioannis</SPAN> <SPAN class=SpellE>Souladakis</SPAN>, Ursula <SPAN class=SpellE>Stenzel</SPAN>, The <SPAN class=SpellE>Earl</SPAN> of <SPAN class=SpellE>Stockton</SPAN> (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Charles</SPAN> <SPAN class=SpellE>Tannock</SPAN>), Demetrio <SPAN class=SpellE>Volcic</SPAN>, <SPAN class=SpellE>Karl</SPAN> <SPAN class=SpellE>von</SPAN> <SPAN class=SpellE>Wogau</SPAN>, <SPAN class=SpellE>José</SPAN> <SPAN class=SpellE>Ribeiro</SPAN> e Castro (in sostituzione di <SPAN class=SpellE>Jean-Charles</SPAN> Marchiani, a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, del regolamento).</P><P style="MARGIN-TOP: 24pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><B><SPAN style="FONT-SIZE: 13.5pt">CONCLUSIONI</SPAN></B></P><P>La commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa invita la commissione per la cultura, la gioventù, l'istruzione, i mezzi d'informazione e lo sport, competente per il merito, <SPAN class=GramE>a</SPAN> includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti elementi:</P><P>1. <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> l'importanza dei valori culturali per tutti i cittadini e riafferma che l'attività culturale crea sviluppo, senso di appartenenza e integrazione nella vita sociale; ribadisce il valore della cultura per tutti i cittadini, sia all'interno dell'UE che nelle relazioni politiche ed economiche dell'UE con altri paesi; ricorda che tale dimensione è alla base dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e in tale contesto si compiace della rinnovata partecipazione degli Stati Uniti d'America in seno all'UNESCO;</P><P>2. chiede che la politica estera dell'UE sia ispirata al rispetto della diversità culturale che costituisce parte integrante dei suoi valori fondamentali e della sua identità, diversità culturale che l'Unione ha stabilito in tutta chiarezza quale criterio per l'adesione, e invita l'Unione <SPAN class=GramE>ad</SPAN> adoperarsi per promuoverla sistematicamente nella sua politica in seno alle organizzazioni internazionali; ricorda che il rispetto della diversità culturale costituisce un elemento essenziale della strategia di prevenzione dei conflitti;</P><P>3. ricorda che una strategia di cooperazione e sviluppo dell'UE, sia in seno alle proprie istituzioni che <SPAN class=GramE>nel quadro delle</SPAN> organizzazioni internazionali, in particolare delle Nazioni Unite, è impensabile senza il rispetto e la promozione della diversità culturale quale parte integrante dell'identità delle entità politiche e delle comunità coinvolte; ricorda che la volontà di operare per lo sviluppo sostenibile è legata all'esigenza di creare una comunità sostenibile che tenga conto dei bisogni delle popolazioni autoctone;</P><P>4. raccomanda che i beni culturali siano oggetto di un trattamento rispettoso dei valori e delle identità che essi rappresentano, dal momento che la diversità che caratterizza la cultura europea è qualcosa che suscita interesse e fornisce pertanto ai produttori culturali in Europa la base per affermarsi a livello internazionale una volta aperti i confini a maggiori scambi culturali; <SPAN class=GramE>ribadisce</SPAN> che i beni culturali richiedono un trattamento speciale consono al rispetto dei valori e delle identità di cui sono portatori; chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di dar prova della massima determinazione al
riguardo nell'ambito dei negoziati in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare al fine di salvaguardare le specificità culturali;</P><P>5. insiste affinché la diversità linguistica a livello degli Stati e delle nazioni sia pienamente riconosciuta quale dato di base nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni internazionali in generale e chiede, in tale prospettiva, che <SPAN class=GramE>siano</SPAN> sviluppate specifiche strategie di mantenimento e tutela delle diversità, unitamente a strategie volte alla promozione del multilinguismo attraverso un sostegno attivo e concreto all'istruzione nella lingua madre e all'acquisizione di lingue straniere, alla formazione e alla sensibilizzazione senza discriminazioni;</P><P>6. conferma la sua vigilanza per quanto concerne il trattamento delle popolazioni e delle lingue minoritarie, comprese le lingue autoctone, <SPAN class=GramE>nel quadro di</SPAN> un'Europa ampliata; sottolinea nuovamente la necessità che le istituzioni multilaterali, comprese quelle regionali, proteggano e garantiscano i diritti e le libertà di tutti i popoli e ciò, a maggior ragione, nel quadro di un mondo <SPAN class=SpellE>multipolare</SPAN> composto di insiemi regionali;</P><P>7. è convinto della validità delle azioni a livello locale e regionale, quale integrazione delle forme di cooperazione tradizionali, ai fini di un maggiore coinvolgimento e di un'applicazione estensiva del principio di sussidiarietà; incoraggia pertanto lo sviluppo di progetti transfrontalieri ed interregionali <SPAN class=GramE>nel quadro della</SPAN> diversità culturale;</P><P>8. è convinto, dato il pericolo della scomparsa di numerose lingue e culture, che <SPAN class=GramE>occorra</SPAN> considerare senza indugio la possibilità di elaborare e realizzare uno strumento giuridico che garantisca il rispetto della diversità culturale sulla scena internazionale, sia a livello individuale che collettivo; chiede alla Commissione di adottare un'iniziativa in tale senso;</P><P>9. esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione, in sede <SPAN class=GramE>di </SPAN>inventario, registrazione e restauro dei beni culturali, ai monumenti, agli edifici e agli oggetti di uso quotidiano che rivestono grande importanza per il patrimonio culturale delle popolazioni minoritarie.</P></DIV></DIV>[addsig]

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