Patricia, il francese e le lingue morte

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Il Caso

Patricia, il francese e le lingue morte

di Enzo Riboni

Loro lo chiamano «ordinateur», in puro francese doc. Per il resto del mondo è il pc, il computer, o quanto meno il calcolatore. Non è una novità, ma ricorda come, per i francesi, sia un punto d’onore non derogare alla lingua nazionale. A costo di non farsi capire da tutti gli altri. E se succede il contrario, se l’offesa alla «grandeur» linguistica si installa nei piani alti del management, diventa un caso nazionale, uno scandalo che ha un nome e cognome: Patricia Russo. Da oggi, infatti, la 54-enne presidente e ceo dell’americana Lucent prende le redini del nuovo gruppo nato dalla fusione con la francese Alcatel. E prima ancora di installarsi nel quartier generale parigino gela l’orgoglio dei nuovi partner con una secca battuta: «Non ho alcuna intenzione di imparare il francese». Immaginabili le reazioni. «E’ un fatto scioccante», dice il senatore Jacques Legendre. «Avrà problemi in azienda – rincara il capo del Francophone business forum Steve Gentili -. Come se la caverà con sindacati e azionisti che parlano solo francese?». E il colpo sferrato dalla Russo diventa tanto più subdolo in quanto diffonde un dubbio insostenibile per i francesi: siamo terra di conquista per la lingua e lo stile di gestione anglosassoni? «Di qui la difesa ad oltranza della tradizione – dice Gianni Dell’ Orto, presidente della società “cacciatrice” di top manager Neusearch -. Andare in Francia senza dar peso all’orgoglio francese porta a pericolosi fallimenti: chi non parla la lingua o la parla con accento, vede ridursi le chance. Se devi negoziare su un tema importante, spesso fanno finta di non capire, ti fanno ripetere più volte il concetto e se proprio non pongono difficoltà, ti apprezzano meno». Al punto che Dell’Orto, appena saputo che una banca francese ne acquistava una italiana in cui lavorava un’amica, le ha telefonato: «Vuoi iniziare bene? Salta le ferie e fai un corso intensivo a Parigi». L’egocentrismo manageriale dei francesi viene però ridimensionato da un parigino, Eric Salmon, presidente di Salmon & partner executive search. «I francesi – sostiene – hanno una reputazione peggiore di quel che sono. Non viaggiano e non sanno le lingue? La generazione dei 30-40enni, in realtà, è molto apprezzata nel business internazionale: abbiamo tre milioni di espatriati». «E’ vero – conferma Dell’ Orto – ma resta un difetto nello stile di management: sono troppo accentratori, non concedono fiducia».

(Dal Corriere della Sera, 1/12/2006).

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