Parole usate come sfogo

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«Parole usate come sfogo Anch’ io lo faccio spesso»

di Maria Antonietta Calabrò

Per Edoardo Sanguineti, scrittore, poeta che per sua stessa ammissione ha usato «con molta libertà, parole sommamente sconvenienti», la sentenza sul «vaffa», è giusta, dal punto di vista strettamente linguistico. Perché? «Tanto più una parola indecente viene utilizzata, più si svuota della sua valenza offensiva. Diventa un’interiezione, un grido, uno sfogo di rabbia ma ha molto poco a che fare con il suo “vecchio” contenuto. È una caratteristica dell’evoluzione delle nostre lingue occidentali, quelle che conosco». Ma c’è anche il dilagare del “politicamente corretto”? «Curiosamente da una parte c’è un grande lassismo delle parole, dall’altra c’ è un’ipersensibilità estrema, come nel recente caso della frase del ministro Amato sui “siculo-pachistani”, sicuramente infelice, ma che è stata usata come un modo di dire, non per offendere». Che rapporto c’ è tra poesia e linguaggio volgare? «Poche parole sono sozze e triviali come quelle usate, accanto alle più sublimi, da Dante nella Commedia: per me, nella tradizione italiana prevale nettamente Dante rispetto a Petrarca e alla sua linea di purezza del linguaggio».

(Dal Corriere della Sera, 18/7/2007).

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