Parole: TUC

Posted on in Politica e lingue 14 vedi

Lapsus

STEFANO BARTEZZAGHI

TUC

Una volta a cambiare vorticosamente, in Italia, erano le sigle dei servizi segreti, le targhe e il formato delle lire, banconote e monete. Adesso un particolare cabaret onomastico pare avere investito tutta la delicata materia della fiscalità su immobili e servizi. Si è cominciato nel 1992 con Isi e Ici. Vent’anni dopo, nel 2011, è arrivata l’Imu, accompagnata dalla Tares sui rifiuti. Cambio di iniziale: dalla I alla T. È come quando le canzoni si alzano di un tono: sta per venire il bello. Due anni dopo si parla di Trise, che si comporrà di Tari e Tasi. Ieri si è infine stagliata l’ombra di un onomatopeico Tuc. Possibile? Possibile. Nella metamorfosi delle sigle c’è la volontà di smorzare, di mescolare le carte, di distrarre, di pettinare la desolante realtà. Quanto c’è non di buffo ma di beffardo non viene colto: eppure non è poco. Anche il fatto che vengano perlopiù citate al femminile, pare oscuramente sintomatico. Tutti quelli in T non sono «tasse» bensì «Tributi». Eppure si sente dire La Trise, la Tari, la Tasi, la Tuc: e sembra più che altro uno scioglilingua lombardo-veneto. 

(Da La Repubblica, 12/11/2013).

 




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.