Parole in rivolta

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Pezzenti e Sanculotti

Parole in Rivolta

di Sergio Luzzatto

Per chi di mestiere fa lo storico, lo spettacolo più notevole della settimana appena trascorsa non è stato quello di un presidente del Consiglio pronto a definire “coglioni” gli italiani che non voteranno come lui desidera. E’ stato quello degli elettori di centrosinistra fotografati nelle piazze con una scritta appesa al collo: “Io sono un coglione”.

Più che una caduta di stile, Silvio Berlusconi ha forse commesso un errore politico. In effetti, non sarebbe questa la prima volta nella storia d’Europa che l’uso di un epiteto offensivo finisce per ritorcersi contro chi lo ha impiegato, quando i suoi stessi avversari si appropriano della qualifica peggiorativa come di un’identità, e quindi la sventolano come una bandiera.

Nei Paesi Bassi spagnoli, verso la metà del Cinquecento, un consigliere della corte asburgica qualificò come “pezzenti” i nobili ostili a Madrid: l’insulto alimentò il sentimento nazionale e la coesione politica dei patrizi olandesi, che scatenarono contro la Spagna la loro guerra d’indipendenza.

Nella Parigi della Rivoluzione francese, gli aristocratici derisero i popolani chiamandoli “sanculotti” (“sans-culottes”) perché portavano pantaloni larghi e lunghi, più adatti al lavoro delle attillate “culottes” indossate dalla gente elegante: i popolani trassero dall’insulto un sovrappiù di fierezza sociale e di determinazione politica.

Gli storici del futuro descriveranno forse le elezioni italiane del 2006 come quelle che fecero registrare l’orgogliosa vittoria dei “coglioni”?

(Dal Corriere della Sera, 8/4/2006).

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