Parole da salvare

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LE PAROLE DA SALVARE

Biasimare

Giorgio De Rienzo

In arrivo dal francese antico «blasmer» (a sua volta dal latino parlato, «blashemare», bestemmiare) è presente nella nostra lingua prima del 1250. Ha una forma transitiva per dire disapprovare con un giudizio spesso tacitamente espresso, o criticare qualcuno. Nella forma riflessiva sta per rimproverarsi con onestà. È ormai un verbo praticamente in disuso, per la forma fatta di sfumature e di sottintesi, a cui si sono sostituiti i più netti e decisi «criticare» (senza giudizi severi o valutazione morale) oppure apertamente «condannare», riconoscendo tuttavia delle colpe specifiche. Rimane oggi per lo più nella sua forma burocratica, «nota di biasimo». «Per uno che ‘l pregi, biasmanlo in cento», scrive Guittone d’Arezzo a un amico. Nella forma originaria si registrano solo usi fino all’Ottocento. Ha scritto Manzoni nell’Adelchi: «E a tanto / acquisto, o figlio, ubbidïenza sola, spinger ti può? – Questa è in mia mano: e intera l’avrai / fin che respiro. – Ubbidiresti / biasimando? – Ubbidirei».
(Dal Corriere della Sera, 21/7/2011).




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