Parole.

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“Crowdfounding” = finanziamento collettivo: chi ha un’idea o un progetto chiede denaro per realizzarli. Raccolta di soldi da donatori volontari, su larga scala grazie a internet. Colletta, in italiano. Chiaro e semplice. Troppo, per elemosinieri immodesti.

“ Follower” = letteralmente: seguace. Perché no? Boh.

“Location” = ambientazione, se riferita a film, spettacoli e simili; se no, luogo o sinonimi, appropriati al soggetto.

“Spending review” = revisione della spesa, espressione impeccabile. Non viene adoperata dai politici per scansare l’implicito concetto del togliere e del tagliare; e dai giornalisti per mostrarsi alla loro altezza.

“Tutor” = latino per tutore. Vietato pronunciarlo, quindi, con labbra a culo di gallina oppure con la “u” fischiata o soffiata.

“Voluntary disclosure” = rivelazione volontaria dei denari all’estero occultati al fisco. Già la pronuncia è cacofonica e sconsiglia l’uso, così inutile, a cui invece si abbandonano con ridicoli contorcimenti mascellari. Autodenuncia è vocabolo perfetto, ma non suona eufemistico.

“Street control” = controllo stradale. Nessuno sa perché venga adoperato l’inglese. Ma il cretino che lo adopera, sì.
(Da “Lo sgretolamento della lingua italiana”,opinione.it, 10/9/2015).

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