Parolacce in tempo di crisi

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NEOLOGISMI E PAROLACCE LA CAMERA APERTA PER FERIE ALL’ULTIMA SPIAGGIA

di M.Feltri

Per comprendere il fine ultimo di una giornata di ordinaria crisi – fra commissioni e supervertici – è forse utile passare attraverso un glossario.
Oltre alle «patrimoniali», ai «downgrading» e ai «vincoli di bilancio», sono state spese parole più irrituali e quindi probabilmente più indicative degli umori e dei proponimenti che scuotono le leadership.
Scemo
Così il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, ha definito Giulio Tremonti dopo che il ministro aveva proposto un esercizio di spirito non del tutto spumeggiante: «Casini (che sosteneva d’aver saputo della manovra più dai giornali che dal titolare dell’Economia, ndr) ha fatto un intervento anche abbastanza ironico e non me ne vorrà se userò pari ironia: domani leggerò sui giornali più dettagli rispetto al suo intervento». Nella replica – consegnata a un collega di partito – Casini ha scelto un profilo più rurale: «Ma questo è tutto scemo, da ricoverare».
Schiavista
«Il ministro dell’Economia parla di libertà di licenziare: Tremonti non vorrà per caso riproporre
lo schiavismo?». Questa articolata analisi è stata offerta dal verde Angelo Bonelli. ..
Rotture dì…
Non è facilissimo decrittare i discorsi di Umberto Bossi, specialmente adesso che il timbro tenorile
è declinato a sussurro gutturale. Quando poi il gran capo leghista non si aiuta con le braccia, le mani e
soprattutto le dita, !intervista è subito zoppicante. Comunque i bravi giornalisti delle agenzie, rotti all’esperienza della decodificazione, assicurano che, quando gli hanno chiesto di che cosa avesse parlato il giorno prima con Silvio Berlusconi, Bossi ha risposto: «Di rotture di coglioni»…
Regina dei focolare
Non l’ha detto ma ci è andato vicino: quando si è opposto con vibrante indignazione all’ipotesi di innalzamento dell’età pensionabile per le donne, il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, ha battuto un pugno sul tavolo e ha esclamato: «Sono il fulcro della famiglia! Ammortizzatori sociali insostituibili! Hanno a carico gli anziani e i bambini!». Purtroppo non c’era spazio per andare avanti: bastoni della vecchiaia, cardini tradizionali dei fornelli, pietre angolari della pulizie di primavera.
Salamandra
Coltissimi i riferimenti di Francesco Rutelli che ha riconosciuto nell’esecutivo una suggestiva «sindrome della salamandra». Ecco il resoconto testuale della diagnosi: «La sindrome della salamandra significa sistemarsi sul bordo di un fiume, guardarsi attorno e cercare il proprio rifugio. Prima o poi il sole la brucerà (la salamandra, ndr)». E poi: «Significa che, se il governo resterà nell’inerzia, si brucerà assieme a tutto il Paese». Qualche screanzato già chiama Tremonti «il Salamandra».
Andare a letto con la Bce
La raccapricciante figura retorica appartiene ad Antonio Di Pietro. A Tremonti, che non rivela il contenuto della lettera confidenziale della Bce per questioni di galateo, il ruspante leader dell’Idv ha detto: «Lo so anch’io cosa vuole dire "confidenziale", che cosa crede? Ma lei mica ci è andato a letto con la Bce, che ci ha la confidenza…».
Arrosticino
Rientrato su un terreno semantico a lui già più congeniale, Di Pietro ha trovato il modo di riepilogare il discorso di Tremonti, davanti al quale già Bossi aveva sollevato qualche perplessità («Fumoso», ha detto il capo padano). L’ex pm ha così raggiunto la perfezione metaforica: «Tra aria fritta e fumoso, capisce che ci passa poca differenza, qualche arrosticino di Ferragosto…».
Reazionari furibondi
Era chiaro che da una giornalista così il Pd non sarebbe uscito illeso. Paolo Ferrero, di Rifondazioe, ha dato il suo contributo all’unità della sinistra paragonando Walter Veltroni agli «esponenti del Tea Party, un accrocchio di reazionari furibondi».
Allibito
Parla di sé, Gianfranco Fini. Lo si viene a sapere da «fonti della presidenza della Camera». È allibito dalla replica di Tremonti in commissione, anche se non è chiaro quale parola, frase, periodo (o se l’intera performance) allibisca il presidente.
Milanese
Né il meneghino né la cotoletta, ma l’ex braccio destro. Elegantissimo come sempre, il finiano Italo Bocchino ha gridato a Tremonti: «Fattela spiegare da Milanese!». Il ministro stava giudicando “la grande ampiezza” dell’analisi del futurista, «che mi riservo di studiare».
Ma Bocchino non apprezza il sarcasmo, e se non della casa di Montecarlo, si parli di quella di Campo Marzio.
(Da La Stampa, 12/8/2011).




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

il commento <br />
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LA PAROLACCIA Sì, MA SOLO SE È DI SINISTRA <br />
<br />
di Luigi Mascheroni<br />
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Dentro e fuori Montecitorio, se lo chiedono tutti. Perché Franco Battiato commette un grave errore dicendo che ci sono «troie in giro per il Parlamento», mentre Beppe Grillo può correttamente chiamare i leader politici «padri puttanieri»? Puttane-puttanieri-puttaniere, forse anche” bottane-bottane industriali-bottane-parlamentari”, sì. Ma «troie», no. «Trofie», forse sarebbe passato indenne, se l’avesse detto Grillo, che è di Genova. E «trote», è assolutamente legittimo, se riferito alle fidanzate del figlio di Bossi, essendo il Trota. Ma la questione non è, come si capisce, etico-morale (da tempo etica e morale sono considerate ineleggibili). Ma squisitamente linguistica. Quali sono - ecco il punto - le parolacce politicamente corrette? <br />
Esistono insulti bipartisan? Quali sono le ingiurie che possono essere varate all’unanimità, e quali no? "Vaiassa", nella variante più colta "vajassa", è un turpiloquio «alto», una rarità filologica, pregna di riferimenti letterari e sociali, quindi da usarsi tranquillamente. Tipica espressione dispregiativa napoletana utilizzata in pubblico la prima volta nel XVII secolo dal poeta dialettale Giulio Cesare Cortese che pensava alle servette, e l’ultima nel 2010 in un’intervista al “Mattino” dal ministro Mara Carfagna che aveva in mente l’onorevole Alessandra Mussolini, “vaiassa” è ormai espressione entrata nel dizionario delle buone maniere parlamentari e giornalistiche. Da cui la locuzione beneaugurale per tutte le giovani deputate napoletane che si siedono per la prima volta sugli scranni di Montecitorio: «Vai vai, “vaiassa”!» . Al contrario, assolutamente da cassare, Costituzione alla mano, il turpiloquio padano, frutto di una pericolosa coprolalia genetica tipica dei popoli barbarici, e in particolare le espressioni, ancorché singolari, come «Noi ce l’abbiamo duro» e «Col tricolore mi ci spazzo il culo!». Locuzione nella quale non c`è chi non veda l’uso scorretto del verbo «spazzare» in luogo di un più appropriato «pulire». Curiosa invece la discriminante politico-temporale che distingue un utilizzo assolutamente inaccettabile socialmente, oltre che grammaticalmente, dell’espressione resa famosa dal ministro Renato Brunetta - «Élite di merda, che vadano a morire ammazzate» - dall’utilizzo invece pedagogico e moralmente esemplare di un più consono sinonimo utilizzato da Gianfranco Fini il quale, incontrando alla Camera un gruppo di ragazzi extracomunitari, definì «Stronzo chi discrimina gli stranieri», unanimemente applaudito da dotti linguisti e giornalisti leccaculo in quanto l’espressione, altrimenti deprecabile, fu usata dopo lo strappo con Berlusconi. Il quale invece non potrà mai farsi perdonare il giudizio filologicamente disinvolto attribuito alla stampa italiana «che sputtana il Paese» (molto più corretta e efficace semmai la formulazione dell’onorevole D’Alema declinata al singolare verso un giornalista: «Vada a farsi fottere, mascalzone») e tanto meno dall’uso del raccapricciante seppur colorito aggettivo qualificativo «Coglioni!» dato dal Cavaliere agli elettori di sinistra. Errore da matita blu. Accettabile, invece, in quanto da matita rossa, la proposizione filosofica «La destra italiana è una cosa che non appartiene agli esseri umani». Che, essendo stata usata da un maestro, quale è Franco Battiato, da oggi, in sprezzo alla logica, fa scuola. <br />
(Da Il Giornale, 29/3/2013).

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