"Parlez-vous suisse?": nata lobby che protegge culture minoritarie

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“Parlez-vous suisse?”: nata lobby che protegge culture minoritarie

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BERNA – Le minoranze linguistiche in Svizzera uniscono le loro forze per proteggere meglio i loro interessi. Si è presentata oggi a Berna la nuova comunità di lavoro “Parlez-vous suisse?”. Alla conferenza stampa tre consiglieri nazionali – il ticinese Fabio Abate, il grigionese Sep Cathomas e la lucernese Cécile Bühlmann – hanno ribadito la volontà di operare in favore della ripresa delle discussioni parlamentari sull’approvazione della nuova legge sulle lingue e la comprensione tra le comunità linguistiche.

La comunità di lavoro riunisce 15 organizzazioni che intendono agire a favore della diversità culturale e linguistica in Svizzera. Convinta che questa sia una premessa necessaria per la convivenza pacifica, “Parlez-vous suisse?” intende così consigliare i legislatori e dar voce a diverse personalità. Per dar voce alle proprie rivendicazioni la nuova lobby ha redatto anche un manifesto con dodici tesi e ha creato un sito internet (www.pvs.ch) quadrilingue.

“I politici non possono allontanarsi dalle solide basi culturali e federaliste su cui si è formata la Svizzera” soprattutto se a spingere in questa direzione è unicamente la “logica contabile a corto termine”, ha ammonito Fabio Abate (PLR/TI). A suo avviso la Svizzera italiana in futuro si troverà in una situazione sempre più delicata, anche perché la percentuale di italofoni non è più così forte come in passato e i flussi migratori dall’Italia si sono arrestati. Per questo è necessario stabilire al più presto una legge che protegga gli interessi dell’italianità e della Svizzera in generale. L’inglese sta diventando il nuovo esperanto, ha detto, per questo “l’italiano deve riuscire a trovare un proprio spazio”.

“Fortunatamente il Parlamento e le commissioni interessate la pensano diversamente dal Consiglio federale”, ha aggiunto Abate. Infatti, la legge sulle lingue era stata accantonata dal Consiglio federale lo scorso aprile, ma lunedì scorso la Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Consiglio nazionale ha accolto all’unanimità un’iniziativa parlamentare di Christan Levrat (PS/FR) che chiede di rimettere sui binari questo disegno di legge. Secondo la consigliera nazionale Cécile Bühlmann (Verdi) grazie a questa nuova pressione le discussioni dovrebbero ricominciare già nel corso dell’anno prossimo.

La Bühlmann ha poi messo l’accento sull’importanza di avere sempre almeno conoscenze passive delle altre lingue. “È fondamentale che a livello ufficiale ognuno possa esprimersi nella propria lingua materna”, ha detto. “L’inglese va quindi imparato, ma accanto alle altre lingue nazionali.”

Il rappresentante romancio Sep Cathomas (PPDC/GR) ha ammesso che con il riconoscimento ufficiale del 1996 il popolo romancio ha già ottenuto molto, ma perché la cultura sopravviva non è necessario solo il sostegno finanziario ma anche e soprattutto quello politico. “Imparare l’inglese è importante ma la varietà linguistica del nostro Paese lo è molto di più e per questo vale la pena lottare per preservarla.”

Tra le 15 organizzazioni unitesi nella nuovo lobby figurano anche la Lia Rumantscha, l’Osservatorio linguistico della Svizzera italiana e la Pro Grigioni Italiano. Alla conferenza stampa avrebbe dovuto partecipare, quale rappresentante della francofonia, anche Christan Levrat, che però non si è presentato.

ATS

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