Parlano sempre inglese i migliori atenei del mondo. Nessun campus italiano tra i primi duecento

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Puntuale come ogni anno, anche nel 2013 la Times Higher Education (in collaborazione con Thomson Reuters) ha stilato la classifica delle migliori università al mondo. Tredici i parametri utili all'allestimento della graduatoria, suddivisi in cinque categorie, tra i quali didattica e insegnamento, collaborazioni internazionali, citazioni e ricerca, parametro quest'ultimo piuttosto controverso giacché «influenzato dalle politiche nazionali e dalla situazione economica».
Questo tipo di classifiche, così come i parametri utilizzati per stilarle, sono spesso suscettibili di critiche, ciò non toglie che quelle prodotte dal Times Higher Education, dall'Academic Ranking of World Universities e dal QS World University Rankings siano ritenute le più attendibili.
La graduatoria, anche per l'edizione attuale, vede primeggiare il California Insitute of Technology con un punteggio globale di 95,5 su un massimo di 100. Sono americani quindici tra i primi venti atenei e laddove non svetta la bandiera americana, pure cambiando le geometrie, sventola il bianco, il rosso e il blu, questa volta a rappresentare il Regno Unito. Appare solitario, nella top 20, il Politecnico Federale di Zurigo. Oxford, seconda a livello mondiale al pari della Stanford University, si assesta come primo ateneo europeo, poi è di nuovo predominio americano fino alle posizioni numero 7 e 8, occupate rispettivamente da Cambridge e dall'Imperial College of London.
Le prime 200 posizioni della classifica mondiale sono dettagliate, salvo poi procedere a blocchi "ex aequo" di 25 atenei e, tra questi, le tracce dell'Italia (selezionando il dettaglio delle migliori università europee) si ritrovano nel gruppo che va dalla posizione 251 alla 275 con l'Università degli Studi di Milano, la Bicocca e l'Università di Trieste (tutte e tre erano nel blocco 226-250 lo scorso anno). Marciano sul posto o a passo di gambero altri 11 atenei italiani, a dimostrare che il parametro legato alla ricerca (e quindi alla situazione politico-economica) è una zavorra che difficilmente le università possono scrollarsi di dosso. Per gli amanti del dato statistico a fini di paragone: l'unica università greca presente è quella di Creta, inserita nella tranche 276-300 l'anno scorso e scivolata in quella 301-350 quest'anno.

(di Giuditta Mosca, da http://www.ilsole24ore.com, 07/03/2013)




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