Parlamento europeo in mano agli eurofobi?

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DALLA FRANCIA ALL’OLANDA, ASCESA DEGLI ANTI-UE.

PARLAMENTO EUROPEO IN MANO AGLI EUROFOBI?

Succede in Europa, in pochi giorni: il populista Geert Wilders presenta agli olandesi NExit, un rapporto sulla convenienza economica di sfilarsi dall’Ue; a Oslo circolano volantini del Partito del
Progresso che invitano a seguire la via elvetica di una stretta sugli ingressi all’immigrazione; nei
pressi di Manchester l’euroscettico Ukip si piazza secondo (dopo i laburisti) in un voto suppletivo; gli ultra-nazionalisti ungheresi di Jobbik tengono un comizio in una ex-sinagoga proprio mentre
un terzo dei francesi dice di condividere le idee di Marine Le Pen, confermando la sua capacità di normalizzare il partito xenofobo del padre al punto da trasformarlo in quella che probabilmente risulterà la prima forza politica alle prossime elezioni europee.
Poche istantanee, ma sufficienti a intuire quale sia, a due mesi dal voto per il Parlamento di Strasburgo, il nuovo spettro che s’aggira per l`Europa. Nella Germania del 1928 il partito nazista ottenne il 2,6 per cento; cinque anni dopo Hitler diventò cancelliere. La storia torna a ripetersi?
Non come una fotocopia, certo. Ma qualche assonanza con gli anni ’30 l’avrà percepita pure Manuel Barroso, se di recente ha esortato a «non dimenticare». E non c’è bisogno di scomodare gli storici per notare che l’attuale marea nera, a tratti nerissima, ad ogni modo nazionalista,
che rischia di inondare l’Europarlamento di anti-europeisti, sia cresciuta di pari passo a una crisi che da sei anni continua a falcidiare impieghi e drenare speranze.
Il fantasma di un ritorno al fascismo, comunque, «non è il tema giusto», secondo Catherine Fieschi, direttore del think-tank Counterpoint. Più corretto sarebbe chiedersi quanto questa marea composita, ma comunque anti-Bruxelles e anti-immigrati, sarà in grado di sfruttare il malcontento
per influenzare il dibattito politico dell’Ue. A giudicare dai numeri, abbastanza. In Francia il Front National è al 34 per cento: tre anni fa era al 22. L’islamobofo Wilders sembra aver
convinto gli olandesi che sia ora di «riprenderci i nostri soldi e il nostro futuro», tanto che il suo Partito per la Libertà è dato per vincente alle europee. Così come sembrano destinati a risultati
lusinghieri il suo omonimo austriaco, il Fpoe, e l’Ukip di Nigel Farage, il cui successo ha spinto Cameron a promettere il referendum per l’uscita dall’Ue, per non essere superato a destra.
Grazie poi a partiti ai margini della rispettabilità ma terzi per rappresentanza in patria, come Jobbik in Ungheria, il populismo potrebbe quindi aggiudicarsi il 2 percento dei 766 seggi dell’Europarlamento, secondo i sondaggi, contro il 12 attuale.
Certo, prima di ritrovarci delle norme approvate con il sigillo degli eurofobi, questi dovranno raggiungere una massa critica formando gruppi parlamentari. Questione tutt’altro che scontata
viste le differenze che li dividono. Prendete il partito della Le Pen e quello di Wilders: si corteggiano in vista di un’alleanza, ma il primo ha un passato antisemita e un presente omofobo, il secondo è pro-Israele e pro-gay. Resta il fatto che nell’Ue a 28 l’estrema destra non era mai parsa così prestante, che ciò che accomuna i suoi esponenti – il leitmotiv sull’ingerenza del leviatano europeo, sul ritorno a una sovranità nazionale che difenda lavoro e confini – funziona.
E funziona perché con la crisi la fiducia nell’Ue è precipitata dal 60 al 30 per cento. Quel progetto europeo nato per evitare il ripetersi di conflitti ha contribuito a creare il terreno fertile per gli estremismi. (Valerio Fraschetti).
(Da Il Venerdì (La Repubblica), 7/3/2014).

 

 

 

 




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