Parla’ romano è meglio che italiano

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"Parla’ romano è meglio che italiano"

Divisi i ragazzi di Ostia: c’è chi critica e chi difende le ragazze del video più cliccato su Youtube. Pro e contro: "Non rispecchiano i giovani". "Io so’ coatto ma preferisco la nutella ar calippo".

Coatto sì, coatto no. Sulle spiagge di Ostia, a pochi giorni dall’intervista alle due ragazze de «er calippo e la bira» che sta spopolando sul web, i ragazzi sotto il sole commentano quello che sembra esser diventato il tormentone dell’estate. Se alcuni si rispecchiano nelle due ormai famose adolescenti, altri quasi ne prendono le distanze, infastiditi a tratti da quella che Manuel, 18 anni compiuti due giorni fa, definisce «una forzatura mediatica». «Io sono romano e parlo romanaccio – spiega – ma come me e come le due ragazze intervistate ce ne sono a migliaia qui a Roma». «Alla fine dove sta il problema? Ognuno parla come vuole no? – attacca Martina, 18enne anche lei – essere o comportarsi da coatto non vuol dire essere persone sbagliate. Io vado al liceo scientifico all’Aventino ma vivo ad Acilia. Certo so’ stata bocciata due volte – precisa fumando con disinvoltura una sigaretta – ma solo perché la scuola non mi piace e ho preferito dedicarmi all’accademia di danza classica che ho frequentato da piccola fino a poco tempo fa».

Lo smalto rosso ormai rovinato, il naso screpolato da troppo sole e un paio di occhialoni scuri la fanno somigliare a molte altre ragazze che frequentano stabilimenti e spiagge libere del litorale. Come Debora e Romina, appunto, le due lanciatissime ragazze riprese da Sky, sono spensierate e sorridenti. Come dovrebbero essere, d’altronde, alla loro età. Ma c’è chi – da queste – ci tiene a distinguersi. Giulia, per esempio: 18 anni, studia all’Istituto Tecnico Commerciale «Magellano» di Acilia ma, intimidita dal fotografo e dalle domande sulle due quasi coetanee mette le mani avanti per chiarire: «Quelle ragazze, che comunque non possono essere giudicate per come hanno scherzato con il giornalista, certo non rispecchiano tutti i giovani di Roma. Io non mi ritengo una coatta, non lo sono mai stata e non ostento il mio dialetto, del quale comunque non mi vergogno e che anzi, a volte, uso per giocare con gli amici. Come me di ragazze "precise" Ostia, nel caso specifico, è piena».

A conferma di quanto detto da Giulia c’è Marta, iscritta all’ultimo anno dell’istituto turistico di Acilia, a San Giorgio: «Abito a Ostia Antica, non sono coatta e mai lo sono stata». «Io so’ coatto ma al calippo preferisco er panino co’ la nutella che me prepara mi’ madre prima di venire al mare – sdrammatizza Davide, 19 anni, addentando la rosetta – Una de’ quelle che hanno intervistato l’ho pure vista una volta». «Che male c’è a parlare in dialetto? – domanda Manuel, 20 anni – Io sono nato e cresciuto ad Acilia, studio giurisprudenza e domani mi trasferisco a San Marino per giocare a calcio, in serie C2. Non per questo mi sforzo di parlare diversamente da come ho parlato finora e non capisco perché tanto accanimento su queste due che tra l’altro non sono neanche di qui ma di Ciampino». «Ma quelle so’ due pischelle – ci dice Pierluigi, 20enne dipendente Ama – Io pure da ragazzino ero un coatto, poi si cresce, si inizia a lavorare e con la macchina e l’indipendenza economica si cominciano a frequentare posti nuovi e a conoscere gente nuova. È così che si cambia e si matura».

Dello stesso parere Valerio, bagnino 30enne dello stabilimento balneare «Guerrino Beach»: «Da ragazzo anche io ero un coatto – spiega – Ora con il lavoro, gli impegni e tutto il resto, sono più serio. Diverso, ovviamente, da come mi comportavo e mi sentivo dieci anni fa». «Sa che c’è? – mi ferma un altro ragazzino incuriosito dal fotografo e dalle domande al bagnino – Io domani faccio 16 anni, vado al liceo e sono stato promosso solo con un debito, in latino. A noi de’ Roma ci piace proprio parla’ romano. Poi che c’entra, se uno sta a scuola o magari deve esse’ interrogato, se regola e evita "sfondoni”. L’italiano – assicura con aria spavalda – lo sappiamo tutti. Il romano però è più bello».

Silvia Mancinelli

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