Parla inglese o muori: Il razzismo di nuova generazione è linguistico.

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Parla inglese o muori, Giorgio Pagano: Il razzismo di nuova generazione è linguistico.

«Il classico razzismo viene oggi finalmente condannato all’unanimità in tutti i paesi civili del mondo, e considerato un crimine odioso, ma proprio negli stessi paesi se ne sta affermando un altro più subdolo e quindi pericoloso: quello linguistico. La discriminazione oggi si riferisce alla lingua parlata, e si concretizza sempre più spesso nel contrasto fra la lingua più forte, cioè l’inglese, esportato dalla nazione più ricca e potente del mondo, e quelle di tutti gli altri, le cui lingue sono destinate al ridimensionamento fino alla scomparsa». Così Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, commenta l’episodio denunciato ieri da Le Monde, dove una donna a Melbourne perché cantava in francese e non in inglese è stata insultata e minacciata di morte.
«Questa nuova tendenza, alimentata dalla stessa intolleranza che fomentava appellativi ingiuriosi riferiti alla razza o alla religione – prosegue Pagano – non viene mai messa in evidenza e affrontata, in virtù della connivenza collaborazionista dei governi di molti Paesi, di destra o sinistra che siano: nella maggior parte dei casi si tratta di Paesi dove l’amicizia con gli USA è pura e semplice subalternità.

L’Europa federale necessita di patrioti europei, consci che l’Unione europea rappresenta ancora il più ricco mercato del mondo e ha il doppio degli abitanti degli USA, quindi non può più giustificare questa sudditanza. Invece, le nostre classi dirigenti dimostrano conformismo e mancanza di visione politica, alimentando lo status quo con politiche culturali ottuse, tese al livellamento verso il basso e colonizzato del sistema formativo. Basti pensare all’attuale ministro dell’Istruzione Profumo, che da Rettore del Politecnico di Torino aveva deciso di esentare dal pagamento delle tasse universitarie solo gli studenti che sceglievano corsi in inglese. Un anticipo di quello che sta succedendo con il Politecnico di Milano, che ha addirittura abrogato tutte le lauree magistrali in italiano», conclude Pagano.




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