Pareggio diplomatico con Berlino. Se per Merkel la crisi dura altri 5 anni, la sua leadership va discussa

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Pareggio diplomatico con Berlino. Se per Merkel la crisi dura altri 5 anni, la sua leadership va discussa

Secondo Angela Merkel, la crisi dell'Eurozona è destinata a durare ancora cinque anni. Solo adesso la cancelliera tedesca si rende conto che il processo di aggiustamento andrà ben oltre il prossimo biennio, in quanto sia quest'anno sia quello successivo saranno periodi di recessione. E dopo si porrà il problema di una ripresa che, continuando con lo schema attuale di un'Eurozona dominata dal mero rigore fiscale, sarebbe resa molto difficile per almeno due motivi. Il primo è che una parte degli stati non avrà ancora raggiunto il pareggio e dovrà quindi restringere ulteriormente la domanda interna attraverso le politiche fiscali. Il secondo, perché altri paesi, come l'Italia, con il bilancio in equilibrio, dovranno addirittura cercare di generare surplus reali o finanziari per ridurre il rapporto tra debito e pil nella misura indicata dal Fiscal compact. Come ciò sia possibile, in un regime di denaro a basso costo e con un'economia indebolita da anni di anemia, rimane misterioso. La crisi è aggravata dal fatto che la politica fiscale restrittiva è accompagnata da una politica monetaria e del credito asimmetrica: permissiva per la Germania e qualche paese satellite, ma deflattiva per i paesi dell'area mediterranea e circostanti. La Germania ha però tratteggiato un percorso vago nei tempi e negli strumenti per l'unione bancaria e le politiche fiscali comuni (eurobond, project-bond e simili). Mentre gli interventi della Banca centrale europea a favore degli stati con alto spread sarebbero condizionati dal placet della Commissione europea (se non di un commissario speciale), dalla richiesta di intervento del Meccanismo di stabilità (Esm) da parte dei governi bisognosi di sostegno, e dalla vigilanza del Fondo monetario internazionale. In questo assetto l'unica a guadagnarci sarebbe la Germania, ammesso che la sua politica di espansione della domanda sui mercati emergenti basti a compensare il calo nell'Eurozona. Milton Friedman, un economista monetarista ortodosso (non un inflazionista), ha dimostrato che la crisi del 1929 si è prolungata negli anni 30 del Novecento per via della politica monetaria restrittiva della Federal Reserve. Se la prospettiva è questa, bisogna dunque ridiscutere il "Berliner consensus". In particolare, la Bce deve poter intervenire liberamente nell'acquisto del debito degli stati che, come l'Italia, grazie al rigore fiscale, sono ormai prossimi al pareggio. Ciò fa parte del nostro diritto a che la Bce adempia ai compiti di stabilizzazione finanziaria disposti dal suo statuto. E adesso che Merkel ha pubblicamente chiarito qual è l'effetto dell'austerità (altri cinque anni di crisi), dovrebbe essere anche un dovere della Germania costruire, insieme agli altri, le fondamenta per una politica economica della crescita e non più del rigore.

(Da "Il Foglio", 06/11/2012)




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