Paraguay, la Corte suprema conferma la restituzione delle terre ai popoli nativi.

Paraguay, la Corte suprema conferma la restituzione delle terre ai popoli nativi.

di Riccardo Noury.

La lotta della comunità sawhoyamaxa per avere indietro le loro terre potrebbe essere finalmente terminata giovedì 2 ottobre.
Quel giorno, la Corte suprema del Paraguay ha respinto all’unanimità il ricorso presentato da un gruppo di imprese appartenenti a Heribert Roedel contro la legge 5194/14 che, a giugno, aveva espropriato 14.404 ettari di terra per restituirli alla comunità nativa.
La legge era stata sollecitata da una sentenza della Corte interamericana dei diritti umani, adottata ben sei anni fa, che aveva condannato lo stato paraguayano per la violazione dei diritti umani dei sawhoyamaxa.
La vicenda risale alla fine degli anni Ottanta, quando alcune imprese private si appropriarono delle terre ancestrali sawhoyamaxa nella zona boschiva di una sponda del fiume Paraguay. La comunità fu costretta a smembrarsi e le famiglie si misero a lavorare nelle fattorie limitrofe, dove in molti casi vennero sottoposte a sfruttamento e maltrattamenti.
Con l’appoggio degli avvocati di Tierraviva, un’organizzazione non governativa paraguayana, nel 1991 i sawhoyamaxa avviarono l’azione legale. Le fattorie presso le quali lavoravano quegli “indigeni” riottosi iniziarono a rendere la loro vita impossibile. Così, da uno sgombero a un licenziamento, i sawhoyamaxa finirono per ritrovarsi accampati lungo un’autostrada, con limitato accesso al cibo, senza istruzione e con scarse cure mediche. Ora, tutto questo si spera appartenga definitivamente al passato.
Nel 2012, sempre a seguito di una sentenza della Corte interamericana dei diritti umani, un’altra comunità nativa, gli yakye axa, aveva ottenuto il ripristino dei diritti sulle terre ancestrali. Per quasi 20 anni, le 90 famiglie sgomberate avevano vissuto in condizioni disumane, anche loro accampate ai margini di una strada a scorrimento veloce.
Sono giornate importanti per i popoli nativi dell’America meridionale. Il 30 settembre, dopo decenni di lotta per il riconoscimento dei loro diritti, la comunità nativa Kichwa di Sarayaku ha ricevuto le scuse ufficiali del governo dell’Ecuador per le violazioni dei diritti umani commesse ai suoi danni.
(Da lepersoneeladignita.corriere.it, 8/10/2014).

 




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