Paradossi dell’autonomia, la simultanea anche quando non serve

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Un politico andaluso parla in catalano e viene tradotto nella sua lingua madre

Barcellona, 25-05-2010

"La politica dell’esperpento", così la chiama El Mundo scherzando con il vecchio sogno dell’esperanto, la lingua comune che doveva unire popoli e culture. In Spagna, invece, accade che José Montilla, presidente della Generalitat, l’istituzione di autogoverno della Catalogna, parli in catalano alla Commissione generale
delle Comunità autonome, l’unico organo del Senato dove si possono parlare tutte le lingue ufficiali spagnole: castillano, basco, catalano, galiziano.

E che per questo motivo siano costretti ad ascoltarlo con traduzione simultanea diversi parlamentari. Fra questi anche il vicepresidente Chaves, ritratto nella foto del Mundo mentre si avvicina all’orecchio l’auricolare con la traduzione in castillano.
La notizia nella notizia è che anche Montilla, come Chavez è di nascita andaluso (precisamente di Cordoba). Insomma, le autonomie costringono due andalusi al traduttore simultaneo.

Un antipasto, forse, di quanto potrebbe accadere un giorno nel Senato delle Regioni in Italia, se, come vorrebbero alcuni, fossero riconosciuti come lingue ufficiali i dialetti…

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=141280




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