Papaveri e papere

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“….Delle tante, troppe storielle un po’ crudeli attribuite a Francesco Totti sembra che ce ne sia una vera. A un giornalista che gli ha gridato “Carpe diem!” il calciatore avrebbe replicato: “Ma lo sai che l’inglese non lo mastico”.

…Gli scivoloni dei politici, se possibile, sono peggio. Memorabile quello di Silvio Berlusconi al summit di Pratica di Mare. Dopo aver raccontato gli amori fra Enea e Lavinia, il presidente del Consiglio, con un tocco di cabaret, concluse dicendo che dalla loro unione erano nati “Romolo e Remolo”. Alfredo Biondi, di Forza Italia, e’ un osservatore spietato di gaffe parlamentari. Fra quelle piu’ esilaranti ricorda: “cari colleghi, qui bisogna fare una crociera contro la droga” (piu’ rilassante della solita crociata), “ubi maior minor cessas” ( e dalli col povero latinorum, lasciatelo almeno morire in pace), “la legge e’ stata violata all’umanita’” e un favoloso “Basta! Non ne posso piu’ di questi kit-e-kat!”, adattamento dolce e nazionalpopolare del solito “diktat” alla tedesca.

Un terzo di giovani senza diploma

Nessun attenuante (e’ o non e’ il ministro per i Beni e le attivita’ culturali?) per Giuliano Urbani. Speciali visori da realta’ virtuale, ha scritto, potrebbero permettere di scoprire sul collo di un angelo, nella Cappella Sistina, la firma di Raffaello. E il povero Michelangiolo?

Si’, la tentazione di seppellire tutto quanto con una bella risata e’ forte. Anche questo fa parte dell’autoindulgenza italiana, un po’ alla Sordi: “saccenti”, “primi della classe” e tanti “professorini” non hanno mai goduto buona fama, sono sempre stati antipatici sin dai giorni di scuola. Ma quando dagli aneddoti si passa alle indagini ufficiali, c’e’ poco da ridere. Come quando per esempio si scopre che nell’anno 2003, in Italia, ci sono ancora 2 milioni e mezzo di persone sull’orlo dell’analfabetismo.

Mentre secondo una ricerca dell’Oneda (Osservatorio nazionale sull’educazione degli adulti) il 33 per cento dei giovani diciottenni sono fuori del “sistema formatico”. In parole povere hanno lasciato la scuola senza alcun diploma. E sono in difficolta’ nell’ “utilizzare e produrre comunicazione” ovvero, in parole ancora piu’ povere, hanno problemi con l’interpretazione della lingua scritta. Due dati agghiaccianti: di quei diciottenni solo il 50 per cento sa che vuol dire l’espressione “a domicilio” e solo il 17 per cento capisce il significato della parola “causale” scritta in un conto corrente bancario. Secondo un’altra indagine, condotta dal Censis, appena la meta’ dei giovani tra i 18 e i 30 anni (stavolta diplomati compresi) sa indicare un libro particolarmente significativo, insomma un titolo fondamentale per la loro formazione. E solo il 30 per cento e’ in grado di citare un autore di riferimento, un “maestro” di vita e di pensiero come si diceva una volta (tra i pochi citati, accanto al maggioritario Hermann Hesse, e’ spuntato persino Cecchi Paone…).

Basteranno l’ingegno naturale e la simpatia a farli competere alla pari con gli altri giovani d’Europa?”.

Da “Il fu Mattia Bazar” di Antonio Bisso, Anna n.18 – maggio 2003.

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