Papa Francesco incoraggia il cambiamento in America Latina.

Papa Francesco incoraggia il cambiamento in America Latina.

Dopo tre giorni di discussioni, le organizzazioni sociali riunite dal 7 al 9 luglio nel secondo Incontro mondiale dei Movimenti Popolari a Santa Cruz de la Sierra in Bolivia (il primo si era tenuto in Vaticano lo scorso novembre) hanno elaborato il loro documento finale, la “Carta de Santa Cruz”. Hanno partecipato circa 1500 persone di organizzazioni di 40 Paesi. Papa Francesco li ha raggiunti il 9 luglio; nel suo discorso ha chiesto loro perseveranza nell’impegno di lotta per i cambiamenti strutturali necessari a garantire i diritti fondamentali (terra, casa e lavoro), affermando che sono urgenti trasformazioni profonde.
È opportuno ritornare su questo documento perché segna una tappa importante nel cammino per la possibilità di costruire un nuovo modello di sviluppo. La Carta di Santa Cruz sostiene, in linea con il pensiero del Papa, il superamento a livello globale di sistema – sociale, politico, economico e culturale – incapace di garantire i diritti per tutti, “che mina la pace tra le persone e mette a rischio la stessa sopravvivenza della Madre Terra”. “Il nostro grido, il grido dei più esclusi e marginalizzati – scrivono i movimenti sociali – obbliga i potenti a comprendere che non si può continuare così. I poveri del mondo si sono sollevati contro l’esclusione sociale che soffrono quotidianamente. Non vogliamo sfruttare, né essere sfruttati. Non vogliamo escludere né essere esclusi. Vogliamo costruire un modo di vita nel quale la dignità innalzi sopra tutte le cose”.
Per questo il documento consiste in una serie di impegni, volti a “stimolare e approfondire il processo del cambiamento.
Consapevoli che le problematiche sociali e ambientali sono due facce della stessa medaglia, le organizzazioni sociali si impegnano a “vivere in armonia con la Madre Terra”, lottando per proteggerla, lavorando per leggi ambientali in tutti i paesi sulla cura dei beni comuni e “promuovendo l’ecologia integrale di cui parla il papa”. Il documento richiama l’attenzione sulla necessità di una “riforma agraria integrale per distribuire la terra in modo giusto e equo”, garantendo a tutti i popoli la sovranità alimentare. Si rifiuta con forza “la proprietà privata dei semi da parte dei grandi gruppi industriali”, l’inquinamento causato dai veleni agricoli e “l’introduzione di prodotti transgenici, che distruggono la biodiversità”, riaffermando invece “la difesa delle conoscenze tradizionali dei popoli indigeni in relazione all’agricoltura sostenibile”.
Sul fronte del lavoro, l’impegno è volto alla “progettazione e realizzazione di politiche che restituiscano a tutti i diritti eliminati dal capitalismo neoliberista, come il sistema di sicurezza sociale, le pensioni e il diritto di sindacalizzazione”. C’è poi l’invito ai governi a stabilire “forme di regolarizzazione che eliminino il lavoro schiavo, il traffico di esseri umani e lo sfruttamento del bambini”, con la richiesta di sostenere gli sforzi che provengono dalle basi sociali.
Un capitoletto è dedicato alla libertà di espressione e all’accesso all’informazione. Scienza e tecnologia devono essere “a servizio dei popoli”, così come la conoscenza e le università, a cui si rimprovera di inseguire spesso l’interesse di pochi.
A partire dalla “vocazione pacifica dei nostri popoli”, i movimenti sociali si impegnano a “lottare contro qualsiasi forma di discriminazione” (con una condanna esplicita al maschilismo e alla violenza sulla donna), contro qualsiasi tipo di aggressione militare”, e a “costruire la pace e la cultura dell’incontro”, intensificando “le azioni collettive che garantiscano la pace tra tutte le persone, i popoli, le religioni, le etnie e le culture”.
“Condanniamo qualsiasi tipo di aggressione militare”, “rifiutiamo l’imperialismo e le nuove forme di colonialismo, militari, finanziarie o mediatiche”. Ancora: “Respingiamo il consumismo e la cultura dello spreco” e “sosteniamo la solidarietà come progetto di vita, personale e collettiva. Ci impegniamo a lottare contro l’individualismo, l’ambizione, l’invidia e l’avidità che si annidano nella nostra società e spesso in noi stessi”. “Continuermo a lavorare per costruire ponti tra i popoli che ci permettano di abbattere i muri dell’esclusione e dello sfruttamento”.
La portata rivoluzionaria dell’incontro di Santa Cruz è riassunta dal card. Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace: se il compito di realizzare un processo di cambiamento in difesa della Terra e della dignità delle persone, ha dichiarato il cardinale, «non è esclusivo dei leader religiosi, degli scienziati, dei politici o degli imprenditori», ma interessa tutta l’umanità, il clamore e le pressioni dei poveri «sono di vitale importanza perché i potenti del mondo comprendano che così non si può andare avanti». E il compito della Chiesa è «ascoltare questo grido e unirsi ad esso», sostenendo i processi di organizzazione con cui i poveri resistono «all’esclusione sociale, a una scandalosa disuguaglianza e alla devastazione dell’ambiente», cercando di risolvere da sé «i problemi di accesso alla Casa, alla Terra e al Lavoro a cui né gli Stati né il Mercato danno risposta».
Allo stesso modo, ha proseguito Turkson, la Chiesa è chiamata a riconoscere e promuovere le forme, proprie dei poveri, dei contadini e dei popoli indigeni, e alternative a quelle egemoniche, di «fare politica (organizzazione comunitaria), di sviluppare l’economia (economia popolare) e di custodire la natura (ecologia popolare)», lottando contro il saccheggio delle risorse naturali: i movimenti, ha sottolineato Turkson, «non vogliono che si privatizzi l’acqua, né il sottosuolo, né il mare. Non vogliono che le transnazionali abusino della terra praticando, per esempio, un’attività mineraria inquinante o l’estrazione di idrocarburi con la tecnica della fratturazione idraulica (fracking), né che si usino i transgenici per sfruttare i contadini o concentrare la terra in poche mani, né che si distrugga la pesca artigianale attraverso una devastante industria ittica». E la Chiesa deve accompagnare le loro preoccupazioni e le loro lotte «per i doni della creazione». Così, è nel quadro di tale accompagnamento che, secondo Turkson, si è inscritto questo II Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, al fine di perpetuare «nel tempo la comunicazione, la cooperazione e il coordinamento tra gli stessi movimenti di base e tra questi e la Chiesa a tutti i suoi livelli».
Il Sindaco di Bogotà Gustavo Petro invitato recentemente in Vaticano insieme al Presidente della Repubblica plurinazionale della Bolivia Evo Morales sono d’accordo nell’affermare che «Con il Papa abbiamo enormi coincidenze sulle politiche economiche e sociali, coincidenze su come realizzare il Buen Vivir. Non avevamo mai sentito prima che un papa potesse condividere un messaggio di pace e giustizia sociale. Il nome di Francesco rende onore, orgoglio ai popoli e alla chiesa perché mette in risalto la figura di San Francesco di Assisi, un santo dei poveri».
Guzmán Carriquiry, segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina, commenta: “È stato il discorso più duro, con una dimensione politica. Non è facile incontrare i movimenti popolari, tra loro c’è una grande diversità: ci sono quelli che si auto-organizzano in spazi alternativi per rispondere ai loro bisogni, come la costruzione di case, l’organizzazione dei quartieri marginali, i riciclatori di materiali. Ma molti sono politicizzati e ancora ideologici, tesi ad una lotta per il potere. In quell’incontro il Papa ha tentato di fare una rilettura coraggiosa del pensiero sociale della Chiesa, alla luce dell’esperienza delle organizzazioni popolari. Ha citato le tante situazioni di violenza dei contadini senza terra, delle famiglie senza tetto, dei giovani senza lavoro, dei bambini di strada, delle donne violentate, con lo sguardo commosso di un pastore, ma che sa riconoscere come tutto ciò sia legato a un sistema economico che uccide, provoca esclusione sociale e distrugge l’ambiente”.
Ho potuto partecipare personalmente al viaggio di Papa Francesco. Le sue parole confermano anche il lavoro che stiamo svolgendo qui nelle periferie degradate di Bogotà quando denuncia “Nessuna famiglia senza casa. Nessun contadino senza terra! Nessun lavoratore senza diritti! Nessuna persona senza la dignità che dà il lavoro”.
La visita del Papa ha dato un nuovo riconoscimento ai movimenti popolari. È fondamentale costruire spazi di dialogo tra istituzioni e attori che non hanno un riconoscimento formale, ma che divengono accreditati per la loro capacità di interagire a nome delle comunità di cui rappresentano diritti e forme organizzative, che trasgrediscono i tradizionali sistemi istituzionali.
Il riconoscimento di questi attori diviene decisivo per comprendere i bisogni e per impostare le nuove politiche urbane nei quartieri marginali e informali, ribaltando i procedimenti tradizionali a favore di un pieno riconoscimento dei protagonistidell’urbanizzazione irregolare, attribuendo loro un ruolo fondamentale nella costruzione delle strategie d’intervento.
Cristiano Morsolin è esperto di diritti umani in America Latina, autore di vari libri. Analizza il legame tra diritti umani, movimenti sociali, politiche emancipatorie.
(Da unimondo.org, 28/8/2015).

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