Torna l’Esperanto per gli 80 anni di Papa Francesco. Forse il fintotontismo dei “negrieri” della mente potrà essere arginato.

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Si cominciano ad intravedere i primi effetti dell’incontro col Nunzio Apostolico a New York e dell’Appello a Papa Francesco – la cui Segreteria è stata finora raggiunta da 608 appelli – per far tornare l’Esperanto in Vaticano e sostenere la lingua della nonviolenza nel dialogo tra le fedi e tra gli Stati.

In occasione degli ottanta anni di Papa Francesco, infatti, è stata diffusa da Radio Vaticana l’immagine del Papa con accanto la sua esortazione a pregare per lui in varie lingue tra le quali compare l’Esperanto “Preĝu por mi!”, proprio sopra il “Pregate per me” in italiano, alla sinistra di chi guarda e alla destra di Papa Bergoglio.

Ora auspichiamo che torni l’Esperanto per la tradizionale Benedizione Urbi et Orbi, come per primo fece Giovanni Paolo II durante la Marcia del Partito Radicale nella Pasqua del 1994.  

Papa Bergoglio riteniamo abbia, però, una sensibilità per i poveri e i diseredati del mondo, più acuta di Giovanni Paolo II. Ecco perché insisteremo affinché vi sia una reazione adeguata di Papa Francesco al nuovo schiavismo, quello delle menti.

Schiavismo delle menti messo in atto con lucida determinazione almeno dal 1943, anno in cui Churchill, sostenuto nel merito da Roosevelt, ebbe a dire agli studenti dell’Università di Harvard:«Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli della mente».
Ebbene, oggi, la liberazione dallo schiavismo delle menti passa da qui: dal promuovere a livello transnazionale, in tutte le sedi possibili, l’Esperanto come lingua della nonviolenza, del dialogo, dell’incontro, della speranza – come dice il suo nome e come era nell’intento del suo ideatore -. In un mondo dove sembra si voglia far prevalere violenza, emarginazione, esclusione e disperazione, anche ad opera di persone ed organismi che, se da una parte si dicono costruttori e volontari di pace, dall’altra la demoliscono con un fintotontismo non più accettabile, mentendo e imbrogliando il prossimo a sostegno di una dimensione “neutrale” e “necessaria” dell’inglese che non solo non ha ma che, invece, è tesa a nazionalizzare linguisticamente in inglese gli  altri popoli, a partire dal proprio.
Avviare con l’affermazione de “La lingua comune della specie umana”  un percorso verso la pace, la fratellanza ed il benessere dell’umanità oggi non solo è possibile ma urgente prima che il nuovo “diluvio universale” affoghi le menti degli uomini e delle donne di buona volontà.

Dichiarazione di Giorgio Kadmo Pagano, Segretario della Esperanto Radikala Asocio onlus




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