Paolo Di Stefano: Se Gates si sente «stupido» per non aver imparato altre lingue, noi dovremmo sentirci molto «intelligenti» per aver deciso di apprendere la sua abbandonando la nostra?

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LA RIFLESSIONE.

Le lingue straniere che non si conoscono Il rimpianto di Gates.

Paolo Di Stefano.

Mai avremmo immaginato che Bill Gates confessasse una debolezza di questo genere. Addirittura il fondatore di Microsoft afferma di sentirsi «abbastanza stupido per il fatto di non conoscere nessuna lingua straniera». Ricorda di avere studiato al liceo il latino e il greco, il che lo rende subito simpatico. «E andavo molto bene», aggiunge. E questa sua fierezza quasi adolescenziale lo rende ancora più simpatico. «Credo che mi abbia aiutato ad arricchire il vocabolario». Giustissimo. Probabilmente, Bill Gates non ignora che le grandi opere della cultura scientifica – quella che dovrebbe essergli più familiare – sono state scritte in latino: basti pensare a Cartesio, Newton, Galileo, Leibniz. Uno spot a difesa della cultura classica. Nel suo recente libro sulle lingue europee, Tullio De Mauro fa notare un apparente paradosso che è semplice evidenza numerica: il 75% del vocabolario inglese è composto da parole di origine latina. «Vorrei conoscere il francese, l’arabo o il cinese»: questo è il rimpianto del sessantenne Bill Gates. Purtroppo per noi non cita l’italiano, ma la sua considerazione resta pur sempre un altro grande spot: questa volta dalla parte dei pochi (ormai) che sostengono la necessità di diversificare le conoscenze linguistiche e di non appiattirsi sull’inglese internazionale. Uno spot tanto più efficace perché proviene dal re della tecnologia. E certo, è anche vero che Gates lo dice dall’alto del suo anglo-americano passepartout, cioè dall’alto di una competenza inattaccabile nella lingua considerata globale per eccellenza, anche se il cinese e lo spagnolo, per numero di parlanti madrelingua, la superano di molto. Una lingua al cui dominio lui stesso ha contribuito largamente. Potrebbe dunque accontentarsi, Gates, invece invidia Mark Zuckerberg, che sa dialogare in cinese con gli studenti universitari. Chissà che cosa penserebbe della contestata decisione del rettore del Politecnico di Milano di imporre l’inglese nei corsi di specializzazione, prefigurando un mondo scientifico monolingue e liquidando l’italiano come lingua inadatta alla ricerca avanzata del futuro. Se Gates si sente «stupido» per non aver imparato altre lingue, noi dovremmo sentirci molto «intelligenti» per aver deciso di apprendere la sua abbandonando la nostra? E ancora più «intelligenti» per aver gettato a mare quella che il padre di Microsoft considera la ricchezza del latino e del greco
(Dal Corriere della Sera, 30/1/2015).

 




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