PAGELLE ALLE UNIVERSITÀ COME E DA CHI VENGONO DATE

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RISPONDE SERGIO ROMANO

PAGELLE ALLE UNIVERSITÀ COME E DA CHI VENGONO DATE

Le classifiche sulle università che relegano le nostre oltre il 200° posto mi lasciano molto interdetto e vorrei sapere su quali indicatori sono state costruite. A Milano i laureati del Politecnico e della Bocconi sono sempre stati richiesti sia in Italia che all’estero. E la «fuga di cervelli» non è sempre una «fuga» in cerca di lavoro, ma una offerta di lavoro dall’estero. E le eccellenze di docenti, ricercatori, industriali e imprenditori italiani sono solo frutto delle nostre doti di fantasia e creatività o anche frutto del patrimonio sia culturale che professionale che ci hanno saputo dare i nostri atenei?
Luciano De Stefani, lds@fastwebnet.it

Caro De Stefani,
Vi sono agenzie specializzate che adottano, per la classificazione delle università, criteri diversi. Ma l’obiettivo, in generale, è quello di valutare la qualità della loro didattica e della loro ricerca, la capacità di attrarre studenti stranieri, l’importanza dei loro diplomi nel mondo del lavoro, delle professioni e degli affari. Questi sono alcuni degli indicatori generalmente utilizzati.
La reputazione accademica nel mondo degli studi. Per misurarla l’agenzia invia parecchie centinaia di lettere a esponenti del mondo universitario con la domanda: qual è l’università che produce la migliore ricerca nel campo di vostra competenza? Beninteso nessuno dei destinatari può indicare la propria università.
Giudizio dei datori di lavoro (soprattutto aziende e studi professionali). Nelle sue lettere l’agenzia chiede agli interpellati quali siano le università da cui provengono i loro migliori dipendenti.
Rapporto fra studenti e docenti. Quanto più basso è il numero degli studenti affidati a un docente, tanto più elevata, almeno in teoria, è la qualità dell’insegnamento.
Citazione delle singole università in saggi e articoli di natura scientifica. Gli studiosi annunciano le loro teorie e la conclusione dei loro lavori indicando accanto al loro nome quello dell’università in cui hanno svolto le loro ricerche. Il numero delle citazioni riferite alle singole università può essere considerato un indice di qualità.
Il numero dei docenti e degli studenti stranieri. Una considerevole presenza di professori e studenti provenienti da altri Paesi è indice di buona internazionalizzazione. Le università pressoché interamente domestiche hanno generalmente un orizzonte più limitato e un clima accademico più provinciale.
Come avrà notato, caro De Stefani, i criteri sono seri e i risultati verosimilmente attendibili. Con due avvertenze. In primo luogo la qualità del sondaggio dipende dal numero e dalla competenza delle persone interpellate. Sarebbe più facile giudicare l’indagine se conoscessimo il nome di tutte le persone che hanno riempito i formulari inviati dall’agenzia e collaborato all’indagine. In secondo luogo anche la graduatoria delle università, come le valutazioni delle agenzie di rating e molte altre classifiche che vanno per il mondo sulle materie più disparate, è un esercizio in lingua inglese che finisce inevitabilmente per privilegiare i Paesi, gli studiosi e le istituzioni accademiche in cui l’inglese è lingua nazionale o lingua franca. Credo che all’Unione europea converrebbe cercare di rompere questo monopolio attribuendo a Eurostat compiti statistici che oggi sono prevalentemente nelle mani di agenzie angloamericane.
(Dal Corriere della Sera, 29/9/2012).




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