Otto milioni per il gaelico lingua ufficiale Ue

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Il giorno di San Babele

Otto milioni per il gaelico lingua ufficiale Ue

L’imminenza del St. Patrick’s day, gioiosa festa irlandese ormai globalizzata come San Valentino che venerdì farà versare ettolitri di birra nei pub bruxellesi e no, ricorda che il gaelico, idioma nobile e glorioso, è una delle lingue ufficiali dell’Unione europea dal primo gennaio scorso. La sua adozione è costata ai contribuenti comunitari 8 milioni di euro. Di questi, 3,5 milioni sono il costo annuale per la traduzione, interpretazione, la pubblicazione e i servizi legali.

Il governo irlandese ha chiesto il riconoscimento della lingua perché i Trattati europei gliene riconoscono il diritto. Tutti gli idiomi nazionali possono essere veicolo ufficiale dell’Unione europea. E’ un principio sulla carta giusta, ma in pratica fa di Bruxelles una dispendiosa torre di Babele.

Su 4,3 milioni di irlandesi sono 1,5 milioni quelli che capiscono il gaelico e solo 350 mila quelli che lo parlano tutti i giorni. La maggioranza di questi sono i ragazzi nelle scuole dove è obbligatoria a fianco dell’inglese. Fuori dell’Eire, a parte una stima di venticinquemila americani, non c’è praticamente nessuno che conosce la lingua. Ad esempio il commissario Ue dell’Irlanda, Charlie McCreevy, non parla un fluente gaelico e pare che questo sia un eufemismo. Cosa che vale anche per due terzi degli eurodeputati dell’isola atlantica.

Ne valeva la pena? Gli irlandesi dicono di sì. Ora – assicurano – ci sarà più gente in patria che imparerà il gaelico. Alla domanda, “non era meglio imparare il francese o lo spagnolo?” inorridiscono.

L’Europa ha già ventitre lingue ufficiali. Il maltese lo sarà a tutti gli effetti dal 30 aprile prossimo. Ha avuto una deroga di tre anni perché non si trovavano traduttori di qualità. Così si capisce perché i catalani siano infuriati, loro si sentono una nazione con lingua non riconosciuta. E allora che diranno i piemontesi, ovvero – secondo le statistiche – due milioni di persone che parlano un dialetto riconosciuto nel 1981 fra le lingue minoritarie dell’Europa e censito dall’Unesco come idioma da proteggere?

Il dibattito sul multilinguismo è aperto. La Commissione lo vede come la possibilità di offrire tutto in tutto le lingue. E’ un errore. Multilinguismo è creare le possibilità perché tutti parlino almeno due o tre lingue.

Riflessione finale: il buon senso propone di erigere un monumento ai Lussemburghesi, soci fondatori della Comunità che sin dall’inizio hanno rinunciato ad imporre ai documenti europei la loro lingua ufficiale.

12/3/2007 – IL PROBLEMA DEL MULTILINGUISMO
– La Stampa.


PS. NELLA FOTO L'ATRIO DEL PALAZZO DEL CONSIGLIO UE ADIBITO A SALA STAMPA PER IL VERTICE EUROPEO

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