OSSERVATORIO LINGUISTICO MONDIALE

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Osservatorio linguistico mondiale

SUCCESSO POLITICO DELL’ASSOCIAZIONE RADICALE "ESPERANTO" A STOCCOLMA: LA CONFERENZA UNESCO "IL POTERE DELLA CULTURA" IMPEGNA IL DIRETTORE GENERALE MAYOR A PROMUOVERE LA CREAZIONE DELL’OSSERVATORIO LINGUISTICO MONDIALE.

Chiedere 100 per avere 50. E’ questa una delle tante solidi leggi del mercato – anche politico – ma questa volta è andata ancora meglio perché si è ottenuto 150:
fin dalle prime fasi di preparazione della Conferenza intergovernativa di Stoccolma "Il Potere della Cultura", riguardante in particolare le politiche culturali per lo sviluppo, l’ERA ha inviato all’UNESCO di Parigi i propri utili emendamenti al documento preparatorio della Conferenza, insistendo sulla creazione di un Osservatorio sull’ecosistema linguistico culturale mondiale. Su tale richiesta aveva successivamente chiesto l’impegno della Delegazione del Governo italiano e, in particolare, al Ministro Veltroni che l’avrebbe guidata. Ben accettato il suggerimento il Vicepresidente del Consiglio aveva caldeggiato la proposta dell’Osservatorio nel suo intervento a Stoccolma.
Ora, nel documento conclusivo della Conferenza, al punto 14 sulle indicazioni per il Direttore Generale, emerge esplicitamente la promozione dell’Osservatorio.
Ne emerge però con una formulazione "Promuovere la creazione di un osservatorio sulle politiche linguistiche" più stringente e determinata. Una formulazione che ci fa affermare si è ottenuto 150 perché:
1) gran parte degli stati membri dell’UNESCO non ha alcuna politica linguistica quest’ultima, quando c’è, è spesso legata alla indiretta distruzione di una minoranza attraverso la discriminazione della loro lingua e cultura oppure demandata al competente ministero dell’istruzione che quasi sempre ne fa un mero fatto scolastico.
Avere un osservatorio di quel tipo costringerà tali stati quantomeno ad interrogarsi su ciò che non hanno e a confrontarsi con coloro che, al contrario, non solo hanno una precisa politica linguistica, bensì la dotano di strumenti anche potentissimi;
2) la determinazione di politiche discriminatorie, poi, potrà consentire un intervento anche della comunità internazionale (magari attraverso una "Corte internazionale" ad hoc), come anche di associazioni ed enti che per la democrazia linguistica nel mondo si battono;
3) si potranno evidenziare tutte le discrepanze e discriminazioni relativi all’assenza di democrazia nella comunicazione linguistica (perché no, anche nelle istituzioni internazionali dove popoli più forti sembrano avere sempre lingue più uguali degli altri popoli meno fortunati.




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