Ora una vera unione fiscale

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IL FUTURO DELL`EUROPA
Ora una vera unione fiscale

L'urgenza di risolvere un, problema talvolta pone le basi per crearne un altro, anche più grave. Stretti nella morsa della crisi del debito, si cercano soluzioni per superare la resistenza tedesca. L`unione fiscale per la stabilità proposta nell`ultimo summit europeo dall`asse franco-tedesco è la soluzione oggi sul tavolo. Ma, se anche dovesse aiutare a dissolvere i dubbi della Merkel e risolvere la crisi della moneta unica, questo avverrebbe creando non pochi effetti collaterali di cui è bene essere consapevoli per cercare se possibile di annullarli o almeno mitigarli. La proposta non ha niente a che vedere col significato comune che si attribuisce al termine unione fiscale e, come è attualmente configurata, non porta affatto verso una soluzione duratura dei problemi di contenimento del debito, e di contemporanea necessità di stimolare la crescita, che stanno piagando l`eurozona.
La creazione di un`unione fiscale tra un gruppo di Paesi come quelli dell`area euro, che si sono dotati di una moneta unica e hanno quindi rinunciato alle loro politiche monetarie nazionali, dovrebbe avere l`obiettivo di offrire assicurazione reciproca ai partecipanti e ridurre la volatilità dei redditi all`interno dell`intera regione.
La rinuncia allo strumento di politica monetaria a livello dei singoli Paesi è infatti di per sé una fonte di accresciuta volatilità dei Pil dei singoli Stati. Detto altrimenti, prima dell`unione monetaria ciascun Paese aveva due strumenti – lo strumento monetario e quello fiscale – per smussare gli angoli dei boom e delle crisi e per sostenere l`economia lungo un sentiero senza eccessivi sbalzi nel livello di consumo e di investimento. Dopo l`unione monetaria, i Paesi dell`eurozona hanno perso uno dei due strumenti. E quindi hanno dovuto reagire alle crisi solo con politiche fiscali nazionali, che hanno esacerbato le differenze e le iniquità senza ridurre a sufficienza la volatilità e senza permettere di raggiungere quella stabilizzazione del consumo che si poteva raggiungere con due strumenti. Questo sistema è diventato insostenibile, ponendo i Paesi dell`euro di fronte a un bivio: o si abbandona la moneta unica e si torna alle politiche monetarie individuali – una soluzione disastrosa per molti motivi – oppure si integrano le politiche fiscali in una sola, con una vera unione fiscale. Una in cui esiste un ministro delle Finanze europeo che decide sul livello delle imposte e della spesa pubblica per tutta l`Europa con un unico criterio. Questo porterebbe l`Europa ad agire come un`unica nazione sul piano monetario e su quello fiscale, riacquisendo quindi la disponibilità dei due strumenti di cui sopra.
Questa forma di vera unione fiscale dovrebbe quindi includere un meccanismo di trasferimenti anticiclici che si indirizzano automaticamente verso le aree in cui la recessione batte più forte, oggi in un Paese domani in un altro. In contrasto stridente con questa necessità, il meccanismo descritto al summit imporrebbe, addirittura per via costituzionale, aggiustamenti prociclici. In recessione questi aggiustamenti forzeranno i Paesi ad esacerbare la recessione stessa, senza prevedere alcuna manovra compensativa rivolta in direzione opposta e a favore della crescita. Questo meccanismo lo vediamo già oggi all`opera e preoccupa non poco. L`abuso di linguaggio nel chiamare la proposta fatta una "unione fiscale" è il riflesso di mia strategia di formazione del consenso politico, tesa a sedare l`opposizione tedesca rendendo digeribile agli occhi dei cittadini della RepubblicaFederale l`intervento stabilizzatore della Bce. È il frutto della necessità di conformare le politiche al sentimento e alla cultura dei propri elettori, senza alcuna lungimiranza in termini di efficacia economica. Ovviamente una forte disciplina fiscale che impedisca di continuare ad accumulare debito è una necessità ma imporla con il sistema di "punizioni fiscali" immaginato nel summit va contro i principi base della finanza pubblica: accontenta gli elettori tedeschi ma al costo di imporre un meccanismo di finanza pubblica pericolosamente prociclica. La soluzione per garantire sia disciplina fiscale sia una finanza pubblica stabilizzatrice è passare a una politica fiscale federale, come negli Stati Uniti. Ci sono tante resistenze a questa soluzione da parte degli Stati membri. Tra queste anche la diffidenza dei Paesi del Nord Europa, Germania in testa, che trovano oggi non tollerabile l`ideache il ministro delle Finanze dell`Europa possa essere di tanto in tanto anche un greco o un italiano.
Ma nessuno ha provato a spiegare ai cittadini tedeschi che il ministro europeo, che sia greco o tedesco, dovrà semplicemente amministrare la politica fiscale comune, all`interno delle regole che la definiscono, e non certo favorire il popolo greco o quello tedesco. Soprattutto la politica fiscale sarebbe lontana dalle pressioni locali – greche, italiane o irlandesi – che sono i veri focolai della creazione di debito pubblico. Proviamo a convincerli traendo dall`esperienza della Banca centrale europea: abbiamo avuto governatori del Nord, Centro e Sud Europa. Ma la politica monetaria che hanno seguito è quella disciplinata dal trattato e ha garantito stabilità monetaria per tutti. Come per la politica monetaria comune, è possibile dotarsi di una buona unione fiscale che serva gli interessi dell`area e non solo aiuti a stabilizzare l`economia anziché ampliarne le fluttuazioni ma assicuri rigore fiscale. Talvolta si possono prendere due piccioni con una fava.

di Luigi Guiso e Massimo Morelli
il Sole24Ore, pag.1 e 9
03/01/2012




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