Oneri Ue più leggeri del 25% In testa il Regno Unito

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ROMA
L'obiettivo, a livello europeo, è stato raggiunto. I documenti diffusi a fine dicembre dalla Commissione Ue al Parlamento e agli Stati membri certificano che il piano d'azione per la misurazione e la riduzione dei costi di informazione e comunicazione imposti alle imprese dalla burocrazia in 13 settori di regolazione sono stati ridotti del 25%, centrando così il target che era stato lanciato nel 2007. Il totale degli oneri misurati e tagliati equivale, in termini di costi diretti e indiretti per assolvere ad adempimenti e procedure, a 30,8 miliardi (pari appunto al 25% su un totale stimato in 123,8 miliardi). E un altro gruppo di semplificazioni, equivalente a un 5% aggiuntivo di oneri ridotti, potrebbe essere raggiunto se il Parlamento europeo e il Consiglio adotteranno le ulteriori proposte inviate dalla Commissione.
La smart regulation Ue spazia dai sussidi all'agricoltura all'ambiente, dalla sicurezza alimentare ai trasporti, dalle regole fiscali sulle imprese, la contabilità aziendale alla regolazione in materia farmaceutica fino alla sicurezza sul lavoro. Uno sforzo di semplificazione che potrebbe garantire un incremento dell'1,4% del Pil potenziale dell'Unione, per un equivalente di 150 miliardi di valore aggiunto.
Chiuso questo primo bilancio, ora l'attenzione si concentra sulle posizioni dei singoli Stati membri, per capire i livelli di implementazione raggiunti sia con le semplificazioni amministrative sia, per chi è più avanti, per le future semplificazioni degli oneri regolatori e procedurali nazionali. Il gruppo di testa è guidato dal Regno Unito, seguito da Germania, Paesi Bassi e Svezia, vale a dire quei Paesi che hanno da tempo adottato manualistiche comuni per la regolazione semplificata, un traguardo che l'Italia potrebbe avvicinare già l'anno prossimo. L'esperienza inglese, in particolare, è già arrivata all'adozione del meccanismo "one in one out" di compensazione dei nuovi oneri amministrativi introdotti con l'equivalente eliminazione di quelli esistenti, un programma su cui l'Italia è abbastanza avanti e che dovrebbe concretizzarsi con l'ormai imminente entrata in vigore di due decreti taglia-oneri (si veda Il Sole 24ore di lunedì 14 gennaio) concepiti, tra l'altro, per l'introduzione di un tariffario che indica i costi delle procedure adottate e da eliminare.
Gli inglesi, dopo la pubblicazione del Rapporto Hampton (2005) sulla valutazione dei costi economici derivanti dalla regolazione e gli olandesi (con l'Inspection and simplification program del 2006) sono considerati i più avanti anche nella revisione dei sistemi di controllo sulle imprese, altra area su cui hanno puntato da tempo i loro obiettivi organismi com l'Ocse o la Banca mondiale, sollecitando le migliori pratiche di coordinamento delle ispezioni, di collaborazione informata con le imprese e di ponderazione degli interventi sulla base della dimensione delle aziende e del livello di rischio delle attività svolte; sempre nell'ottica di una riduzione delle incertezze e dei carichi regolatori percepiti dagli imprenditori. E anche qui la posizione dell'Italia è buona, visto che le linee guida sui nuovi controlli coordinati sono pronte e al vaglio finale della Conferenza unificata attesa entro fine mese.
Le raccomandazione Ue si concentrano soprattutto sui metodi da adottare per conseguire buoni risultati nell'implementazione delle semplificazioni amministrative e regolatorie: la consultazione costante con cittadini e imprese e l'informazione sui nuovi standard adottati sono la chiave del successo, come confermano i benchmark più ricorrenti che arrivano dalla Francia (con la consultazione "Ensemble Simplifions"), dal Belgio ("Kafka Point") o, ancora, dall'Inghilterra ("Making life as simple as possible" per la consultazione o il programma "Red tape challenge" sulla misurazione degli oneri regolatori).

Da: http://www.ilsole24ore.com 16/01/2013




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