Omero e Dante in napoletano

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Letteratura dialettale

Omero e Dante in napoletano

di ILARIA URBANI

Per diffondere al grande pubblico le versioni in dialetto napoletano di opere come l’Iliade, la Divina Commedia, Gerusalemme Liberata e centinaia di altri capolavori di letteratura dialettale la Biblioteca Universitaria di Napoli ha catalogato per la prima volta, le opere in lingua partenopea custodite tra i prestigiosi scaffali della collezione del cosiddetto edificio del cortile delle statue in via Giovanni Paladino. La presentazione del volume "La letteratura dialettale napoletana – I fondi della Biblioteca Universitaria di Napoli dalle origini all’Unità d’Italia", edito da Dante & Descartes grazie al contributo dell’Istituto Banco di Napoli – Fondazione … sarà un confronto sulla vitalità del dialetto, le sue evoluzioni nel tempo e il rapporto con l’italiano, con Nicola De Blasi, ordinario di Storia della lingua italiana della Federico II, Anna Bolognese, direttore della Biblioteca, Gregorio Angelici, della Direzione regionale per Beni culturali e paesaggistici.
I grandi della letteratura in dialetto
La discussione muoverà dal volume che raccoglie il repertorio bio-bibliografico conservato nella Biblioteca universitaria (oltre un milione i volumi disponibili, 5000 quelli rari, consultabili dal lunedì al venerdì nonostante i lavori in corso in un’ala dell’edificio). Il progetto di recupero dei fondi dello scrittore Vittorio Imbriani, donati a metà Ottocento dalla moglie, è stato curato da Antonio Monelli e Aniello Fratta. Al fondo Imbriani si accompagnano centinaia di lasciti di docenti dell’Università di Napoli, opere, opuscoli e "fogli sciolti". "Imbriani dedicò venti dei suoi 46 anni di vita a quella che lui stesso definì "demopsicologia" con dentro poesia popolare, fiabe, libretti a stampa e fogli volanti", spiegano i curatori.
Tra le opere più rare l’Iliade in versione napoletana di Nunziante Pagano e Nicolò Papasso, "Lo Tasso napoletano, zoè la Gierosalemme liberata de lo sio Torquato Tasso votata a llengua nosta da Gabriele Fasano de sta cetate: e dda lo stisso appresentata a la llostrissema nobeltà nnapoletana", stampata nella stamperia di Iacovo Raillardo nel 1689 e il Dante popolare o La Divina Commedia in dialetto napolitano di Domenico Jaccarino. Tra i testi più preziosi anche una traduzione in tedesco del 1846 de "Lo conte de li cunti" di Giovanbattista Basile con firma autografa dello stesso Imbriani. L’opera in versione italiana è consultabile anche nella versione introdotta da Benedetto Croce. E’ del 1783 invece l’edizione de "La Tiorba a taccone" di Felippo Sgruttendio de Scafato, tra le più raffinate raccolte di sonetti e canzoni in dialetto in napoletano. D’impatto anche le meno note dodici quartine in dialetto di Pasquale Carcani dal titolo "La vera storia de lo matremmonio de D. Ciccio P. … con D. Marcellina B…".
Centinaia i fogli volanti, pagine singole su cui venivano stampate canzoni, vendute spesso in strada o regalate. Ampia anche la sezione dei dizionari e dei periodici tra i quali figura la rivista trisettimanale post-unitaria, 1862, "Zì Peppe Galubarde: giurnale de llu popolo". L’intento di costruire attraverso la lingua un pezzo di unità nazionale emerge da una lettera di Imbriani scritto al padre Paolo Emilio, nel 1871: "Lavori faticosi e modesti che non mi procacceranno né lodi né guadagni (…) utili alla conoscenza del nostro carattere nazionale".
"Un catalogo nel 150esimo anniversario dell’Unità non è un caso – spiega il curatore Antonio Borriello – abbiamo seguito la lezione di Imbriani: tutti i dialetti, non solo quello napoletano, sono una ricchezza per il patrimonio culturale della nazione. Lui riunì queste opere pensando fosse utile a creare lo Stato unitario, anche nelle sue differenza".
(Da Repubblica.it, 24/3/2011).




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