Oggi Roma dialoga con l’Europa Intervista a Tajani: l’Unione non è soltanto moneta.

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Oggi Roma dialoga con l’Europa
Intervista a Tajani: l’Unione non è soltanto moneta

Un Paese domanda, l’Europa risponde. Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e commissario all’Industria, in questa intervista anticipa i temi sui quali oggi risponderà in Campidoglio ai cittadini romani.

Gli italiani erano uno dei popoli più europeisti del Continente, ora sembra dilagare lo scetticismo.

«Più che euroscetticismo credo che ci sia un desiderio di veder risolti i problemi, che l’Europa non riesce a risolvere. Eurobarometro ci dice che i cittadini non vogliono l’uscita dall’euro, chiedono più mercato interno; il problema è che l’Unione negli ultimi mesi è apparsa, a causa della crisi, come un’istituzione che chiede i sacrifici. Era inevitabile, perché per molti anni l’Europa ha vissuto al di sopra delle sue possibilità, però fare una politica economica basata solo sui sacrifici porta alla recessione. Dobbiamo sostenere l’economia reale, rilanciando il mercato interno, non abbastanza utilizzato. Poi, serve un’azione forte per la reindustrializzazione, non secondo un modello otto-novecentesco; la realtà industriale intorno a Roma può essere una via da seguire, per esempio l’industria chimico-farmaceutica e l’aerospaziale. Un comparto moderno, competitivo, che punti sulla qualità, non sulla quantità».

Che cosa ha sbagliato l’Italia, che cosa ha sbagliato l’Unione?

«L’Italia doveva avviare riforme non fatte, penso soprattutto alla riduzione della pressione fiscale sulle imprese, alla riforma del lavoro, forse non completa; poi, più investimenti in infrastrutture, cioè creare lavoro oggi per sostenere l’economia reale domani. Da parte della Ue, si deve capire che non possiamo chiedere altri sacrifici alla Grecia, all’Irlanda, alla Spagna, al Portogallo e all’Italia (anche se la situazione italiana non è paragonabile a quella di altri, il nostro è un Paese che sta soffrendo); dobbiamo favorire i consumi e mettere in moto la macchina produttiva, aiutando le Pmi. La direttiva europea che limita il ritardo dei pagamenti a 30 giorni in Italia è stata recepita in anticipo, e questo permetterà alle Pmi di salvarsi e di salvare posti di lavoro».

Che cosa fa l’Europa per l’innovazione?

«Tutta la Commissione europea sta puntando a investire molto di più in innovazione e ricerca; fino al 2013 investivamo 54 miliardi, la nostra proposta è di 80 miliardi in questo campo. Il Consiglio europeo ne ha controproposti 71, c’è pur sempre un aumento di quasi 20 miliardi. Un errore che abbiamo fatto in passato è di fare ricerca non applicata all’industria. Per esempio in nanotecnologia e biotecnologia, l’Europa era all’avanguardia, giapponesi e cinesi usavano i nostri risultati per applicarli ai loro prodotti. Utilizzavano le nostre ricerche per batterci. Dobbiamo fare uno sforzo, arrivare a un matrimonio tra Università e industria».

Che cosa dirà oggi ai romani?

«E’ nostro dovere spiegare l’Europa, che non può essere concepita come una grande macchina burocratica, sarebbe il nostro fallimento. L’obiettivo è di mostrarla come un grande ideale; è arrivare agli Stati Uniti d’Europa, con una politica economica, una politica estera e una politica della difesa comuni; oggi siamo a metà del guado, dobbiamo andare avanti. Un grande disegno non può essere soltanto quello delle banche e della moneta: ne serve uno che faccia sognare i giovani di oggi, preparando il terreno perché possano trovare lavoro in Europa; perché la sfida nel mondo non si vince più da cittadini italiani o tedeschi, si vince da buoni italiani per essere buoni europei».

Venerdì 15 Marzo 2013 – 12:41

http://www.ilmessaggero.it/commissione_ … ?id=258520




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