Obama rimprovera l’UE: Internet è americana. Ecco perché sbaglia.

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“Gli Stati Uniti hanno creato, sviluppato e perfezionato Internet.” ha detto. Probabilmente è così, ma non dimentichiamo che la Rete appartiene a tutti.

Barack Obama negli ultimi giorni sta diventato estremamente popolare in Rete. Nel bene e nel male. Lo abbiamo visto nel video di BuzzFeed nella veste inaspettata di un Presidente che prova i discorsi davanti allo specchio o che utilizza l’ormai abusato bastone per fare una selfie. Ora sono le sue dichiarazioni riguardo Internet che fanno discutere. E sono dichiarazioni pesanti.

In una recente intervista rilasciata al sito Recode il Presidente degli Stati Uniti, parlando del burrascoso rapporto tra l’Unione Europea e società come Google o Facebook, è arrivato a ipotizzare che: “I Service Provider europei… che non possono competere con i nostri, stanno cercando di mettere i bastoni tra le ruote a società statunitensi per evitare che possano operare in modo efficace in Europa.”

Ma le dichiarazioni di Obama vanno al di là di semplice campanilismo a difesa delle imprese statunitensi, esprimendo concetti che posso far storcere il naso. “Siamo stati i proprietari di Internet, – spiega il numero uno della Casa Bianca, – Le nostre società lo hanno creato, espanso e perfezionato a livelli in cui le imprese europee non possono competere.” Si può non essere d’accordo ma è innegabile che un fondo di verità nelle parole del Presidente americano ci sia.

Da un lato la concorrenza europea a Google o Facebook è effettivamente poca cosa, anche se è altrettanto vero che sono le stesse società che dominano la Rete ad averla disegnata come meglio ritenevano. Alcune richieste e azioni intraprese dal Parlamento Europeo, quando si parla di Internet, possono essere interpretate come un tentativo di favorire le imprese del Vecchio Continente; ma quando si parla di rispettare privacy o di evitare benefici fiscali, per l’Unione Europea tutte le società che lavorano in Rete non hanno un Paese d’origine. Così come non dovrebbe averlo Internet.

“Difficile pensare che senza il contributo di miliardi di utenti sparsi per il mondo, i big della Rete potessero diventare quello che sono oggi, – ci spiega Tiziano Toniutti, giornalista di Repubblica, – Certo gli investimenti sono americani, così come le infrastrutture, molte delle quali però, ospitate in server sparsi ovunque nel mondo.“

Certo, Internet, leggi ArpaNet , è nato negli Stati Uniti, ma non dobbiamo dimenticare che il World Wide Web è nato invece in Svizzera. Insomma, la Rete è per antonomasia un mezzo per dare parola a chi non l’ha; un mezzo per sentirsi liberi; un mezzo che dovrebbe essere di tutti, senza padroni né Paese d’appartenenza.

Che Internet sia appartenuto agli Stati Uniti, così come dice Barack Obama, e che proprio le grandi società legate alla Rete lo abbiano creato, plasmato, reso quel che è oggi, è una verità più che probabile. Ma ora Internet è qualcosa di più, è da considerarsi un bene che appartiene a tutti, e proprio perché è di tutti l’ultima parola spetta proprio chi lo usa, non a chi lo ha creato. In definitiva, indipendentemente da chi abbia “costruito” Internet, è un sacrosanto diritto di chi lo utilizza porsi dubbi sul suo funzionamento e, nel caso in cui alcuni aspetti non piacciano, poterlo modificare.

“È prima di tutto l’idea di Internet a essere un pensiero globale, recepito da tutti i connessi del mondo come uno stato dell’arte. – ci dice ancora Toniutti, – Può essere inteso come il corpo della propria identità digitale, e di quella collettiva, senza alcuna linea di confine.” E volendo estendere alla Rete il diritto di usucapione, secondo il quale l’uso protratto di un bene nel tempo ne garantisce la proprietà, il giornalista chiude la nostra chiacchierata con un gioco di parole: “Internet è di chi la usa, così come di chi non la usa”.

 

http://www.wired.it/internet/web/2015/02/19/obama-internet-americana/




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