Obama/Merkel, non si sana la “ferita Snowden”.

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“Cara Angela siamo d’accordo su tutto ma io continuerò a spiarti”. No, Barack Obama questa frase non l’ha detta, nella conferenza stampa con Angela Merkel. Ma per la cancelliera forse è la sintesi di un summit molto delicato. Accordo pieno, o quasi, sull’Ucraina. Annuncio di una terza fase di sanzioni, stavolta allargate ad interi settori dell’economia russa, Se Putin continua nella sua opera di destabilizzazione. Convergenze strategiche anche su una nuova cooperazione Usa-Ue in campo energetico: l’America ha petrolio e gas sovrabbondanti che sono un vantaggio competitivo, lentamente si sta convincendo ad aumentare le licenze per salvare gli europei dal ricatto energetico russo. Dove invece Obama e la Merkel non hanno fatto passi avanti è proprio sullo spionaggio. C’era grande attesa nell’opinione pubblica tedesca, come dimostra la raffica di domande di giornalisti venuti dalla Germania. Si aspettavano un accordo “no-spy”, di non belligeranza reciproca tra i servizi di intelligence, che estenda alla Germania quel trattamento da “vero amico” che oggi Washington riserva all’area degli alleati anglosassoni (Regno Unito, canada, Australia, Nuova Zelanda). Quell’accordo non è arrivato, “rimangono delle differenze da superare”, è la secca risposta offerta sia da Obama che dalla Merkel.
Sull’Ucraina il linguaggio è quello della concordia. I due alleati alzano il tono verso Vladimir Putin. “La crisi ucraina – dice la Merkel – è stata la priorità di questo vertice, e dimostra quanto sia vitale l’Alleanza atlantica. Putin rimette in discussione l’ordine internazionale del dopoguerra, fondato sull’integrità territoriale. Solo lui può impedire che diventino inevitabili le nuove sanzioni”. Obama è ancora più preciso nell’evocare una scadenza per il nuovo giro di sanzioni: entro il 25 maggio, data delle elezioni ucraine, o Putin fa cessare le azioni minacciose delle sue milizie para-militari filo-russe, e consente lo svolgimento ordinato del voto, oppure partiranno el misure più pesanti “contro una Russia che già sta scivolando nella recessione, che subirà 100 miliardi di fughe di capitali quest’anno”. Perché il popolo ucraino “non può decidere liberamente sul suo futuro con una pistola puntata alla tempia”. Obama incoraggia la Merkel a parlare con Putin per convincerlo che non c’è altra strada al di fuori della soluzione diplomatica. La spinge anche a quel “chiarimento all’interno dell’Ue sulle sanzioni”, ben consapevole che “alcuni paesi europei più dipendenti dal gas russo ne sarebbero colpiti a loro volta”.

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