Nuovo impegno per l’Europa

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13/12/2004, Il Corriere della Sera, pag. 1

Come promuovere la Costituzione Ue
NUOVO IMPEGNO PER L'EUROPA

Di Mario Monti
Con questo editoriale il professor Mario Monti riprende la sua collaborazione al Corriere della Sera dopo gli anni alla Conunissione europea.
Il Consiglio europeo che si terrà giovedì concluderà l'anno più importante nella storia dell'integrazione europea. In maggio 10 nuovi Paesi sono entrati nell'Unione. In ottobre è stato firmato il Trattato costituzionale. Nel Consiglio europeo i capi di governo indicheranno un percorso per il negoziato di adesione della Turchia, che determinerà la stessa identità del1'Ue.
La questione turca dominerà il dibattito. Ma un tema non all'ordine del giorno sarà altrettanto presente nelle preoccupazioni dei dirigenti europei. Nelle prossime settimane, a mio parere, essi dovrebbero prenderlo apertamente in considerazione: una strategia politica nel caso la Costituzione non potesse entrare in vigore a causa della mancata ratifica da parte di uno o più Stati.
Nessuno considera perfetta la Costituzione. Tutti convengono però che un'Unione a 25 Stati sarebbe incapace di padroneggiare il proprio destino se dovesse funzionare con le regole obsolete alle quali la Costituzione ha posto almeno in parte rimedio.
Senza questa più robusta architettura, dopo tanti sforzi di approfondimento e allargamento la costruzione europea crollerebbe su se stessa.
Non è detto che sia impossibile l'en plein della ratifica, parlamentare o referendaria, in tutti e 25 i Paesi. Ci sono segni incoraggianti, come la recente presa di posizione del partito socialista francese. Ma anche supponendo che in ogni Paese sia il 90% la probabilità di ratifica, la probabilità che i 25 ratifichino tutti è del 7%. E anche nell'ipotesi che un rischio vi sia solo nei Paesi che ricorreranno al referendum e che esso sia solo del 10%, la probabilità di ratifica da parte dei 25 sarebbe del 35%. Viene qualche brivido.
Che succede se uno o più Paesi non ratificano? E' previsto un passo di procedura: il tema andrà al Consiglio europeo. Ma nulla si dice su cosa avverrebbe.
Due scenari sembrano poco percorribili, quello del «prova e riprova» e quello delle cooperazioni rafforzate. Una ripetizione del referendum, dopo un primo «no», avvenne in passato con esito positivo in Danimarca e in Irlanda: ma è un metodo non proprio democratico per «imporre» l'Europa e mal si presta ad un trattato costituzionale. Le cooperazioni rafforzate, o geometrie variabili, hanno dato ottima prova quando le innovazioni inizialmente respinte da alcuni riguardavano specifici oggetti dell'integrazione (libero movimento delle ersone, moneta unica Ma ora ciò che verrebbe respinto è una materia non divisibile: il nuovo «regolamento di condominio» dell'Ue.
Ad esempio, la Gran Bretagna può non partecipare all'euro e l'Italia sì. Ma per quanto riguarda il funzionamento delle istituzioni o i modi di formazione delle leggi europee, non potrebbero evidentemente applicarsi regole diverse a Gran Bretagna e Italia.
Un terzo scenario, invece, meriterebbe di essere discusso. Nulla cambia per ciò che è già stato stabilito: nei 25 Stati i parlamenti o, nei casi di referendum, gli elettori si esprimono sul quesito che è oggi all'ordine del giorno, approvare o respingere la ratifica della Costituzione. Se anche solo uno Stato la respinge, la Costituzione non può entrare in vigore per nessuno.
Ma per evitare che il giusto diritto degli uni (magari qualche centinaio di migliaia di cittadini di un solo Stato) di rifiutare liberamente una Costituzione che non vogliono implichi la perdita della libertà degli altri (magari centinaia di milioni di cittadini di 24 Stati) di darsi una Costituzione che vogliono, i 25 capi di governo dovrebbero assumere un comune impegno politico, prima che il ciclo delle ratifiche inizi. Un semplice impegno in tre punti: 1) Sarà ovviamente rispettato l'esito del voto, parlamentare
o referendario; 2) Nel caso esso sia negativo, un nuovo e diverso quesito sarà proposto entro una certa data, per via parlamentare o referendaria: «Volete voi che il nostro Paese continui a far parte dell'Ue, ratificando la Costituzione firmata a Roma nell'ottobre 2004, o cessi di far parte dell'Ue?»; 3) Simmetricamente, ogni capo di governo assumerebbe l'impegno di assicurare la necessaria cooperazione nell'affrontare i problemi, non insuperabili secondo i giuristi, che si incontrerebbero in sede di recesso di quello o quegli Stati nei quali la seconda prova desse esito negativo.
Questo percorso politico presenterebbe chiari vantaggi di trasparenza, scongiurerebbe il rischio di un'Europa paralizzata, renderebbe evidente a tutti che l'Europa è uno spazio di libertà e non è, per nessuno, una prigione. Forse il governo italiano, che si è adoperato con impegno per la nuova Costituzione fin dalla fase della Convenzione, in cui fu rappresentato efficacemente dall'attuale ministro degli Esteri Gianfranco Fini, potrebbe farsi promotore di un'iniziativa intesa a radicare nella realtà europea il secondo Trattato di Roma.

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