Nuova alleanza Roma-Mosca Il Papa «benedice» Putin

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GUERRA E PACE IN MEDIORIENTE
Nuovi equilibri

Nuova alleanza Roma-Mosca
Il Papa «benedice» Putin

Riavvicinati dalle posizioni anti-interventiste in Siria, il presidente russo
e Francesco si incontreranno in Vaticano per sancire un’intesa inaspettata

di ANDREA MORIGI

 

Roma e Mosca sono più vicine che mai. A sancire la nuova alleanza fra Santa Sede e Federazione Russa sarà la visita del presidente russo Vladimir Putin in Vaticano il prossimo 25 novembre, dove sarà ricevuto da Papa Francesco in udienza privata.
Più che il dialogo fra cristiani di diverse confessioni, l’occasione per sviluppare e migliorare i rapporti fra quelli che Papa Giovanni Paolo II definiva «i due polmoni dell’Europa» è arrivata grazie alla comune difesa dei cristiani perseguitati.
Come nel secolo scorso, quando nei gulag sovietici si realizzò il vero ecumenismo fra cattolici e ortodossi deportati dal regime comunista, così nel settembre scorso l’azione diplomatica per evitare la guerra in Siria e per tutelare le minoranze cristiane minacciate dal fondamentalismo islamico, sembra aver impresso un’accelerazione di carattere politico al disgelo.
Il Papa, nel bel mezzo della tensione internazionale e a un passo dall’intervento militare statunitense, aveva scritto a Putin in quanto presidente del G20 chiedendo ai leader mondiali di «trovare una soluzione che impedisca il massacro» in Siria. In quell’occasione si appellò ai leader affinché non rimanessero «inerti» di fronte a una situazione tanto drammatica.
Nella lettera a Putin, Papa Bergoglio affrontava anche i temi della crisi e affermava tra l’altro che «l’economia mondiale potrà svilupparsi realmente e garantire una vita degna a tutti esseri umani, di ogni abitante della terra, se la crisi economica sarà affrontata con rispetto della persona umana e dei più deboli».
La dinamica ecclesiale di riavvicinamento era già stata avviata durante il pontificato di Benedetto XVI, con la nomina di monsignor Paolo Pezzi ad arcivescovo cattolico di Mosca.
Si era interrotta così la predominanza di una gerarchia polacca in Russia, che non aveva contribuito alla distensione fra le due comunità religiose.
Per una Chiesa ancora fortemente cesaropapista come quella ortodossa russa, inoltre, il sostegno alle politiche del governo è quasi un carisma. E quando il rapporto di devozione e deferenza si fa reciproco come accade fra Putin e Kirill, il metropolita di Mosca e di tutte le Russie, ciò che unisce sono i valori, ma anche i nemici. Sul fronte interno, Chiesa e Stato procedono uniti contro i simboli della scristianizzazione, le Pussy Riot e le associazioni gay.
Fuori dai confini dell’ex impero zarista, invece, la rivalità con gli Stati Uniti potrebbe trovare un inatteso alleato proprio nella Chiesa cattolica. In fondo, il presidente americano Barack Obama è entrato a pieno titolo nello schieramento dei laicisti aggressivi, con la sua riforma sanitaria che l’episcopato Usa ha accusato di violare la libertà religiosa. L’Unione Europea, in fondo, non fa che seguire la Casa Bianca sullo stesso terreno della secolarizzazione, senza muovere un dito a favore delle minoranze religiose oppresse nel mondo.
Per la Chiesa cattolica rimangono quindi opportunità aperte, nello scacchiere geopolitico, in due grandi aree. La prima è l’Africa, il Continente nel quale i cristiani hanno sopravanzato numericamente i musulmani, ma dove proseguono anche gli scontri interreligiosi.
La seconda è l’Asia, con gli scogli indiano e cinese. Per far pressione su Nuova Delhi e Pechino, affinché rispettino i diritti umani, non si può più contare sull’Occidente.
In un certo senso, Papa Francesco non ha scelta: al suo fianco è rimasta soltanto la Santa Russia. E quando, in piazza San Pietro, ha consacrato il mondo alla Madonna di Fatima, il Pontefice non può non averci pensato, visto che la profezia mariana indicava proprio nella conversione della Russia la soluzione per allontanare lo spettro di un’apocalisse.
(Da Libero Quotidiano, 8/11/2013).




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