Notizie: GENOCIDIO LINGUISTICO E SCOMPARSA DEI POPOLI: UN ALTRO MODO DI CONDURRE LE GUERRE

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  Il 27 Novembre scorso si è tenuto a Roma presso la Sala delle Colonne, organizzata dalla Associazione Radicale Esperanto, la Conferenza–Dibattito “GENOCIDIO LINGUISTICO E SCOMPARSA DEI POPOLI: UN ALTRO MODO DI CONDURRE LE GUERRE” con lo scopo di approfondire per meglio combatterlo il genocidio linguistico e la scomparsa delle identità culturali.

Alla conferenza, presieduta da Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale “Esperanto”, sono intervenuti l’etnolinguista Maurizio Gnerre, l’antropologa Flavia Cuturi, la Rettore dell’università per stranieri di Perugia Stefania Giannini, Vincenzo Pellegrini Segretario della Commissione italiana UNESCO e il regista Filippo Soldi.

Il concetto fondamentale che è emerso dal dibattito è il diritto e la libertà di informarsi e di esprimersi nella propria lingua di cui tutti dovrebbero godere, soprattutto a livello di comunicazione internazionale. In realtà, non è così e solo una piccola parte dell’umanità può comunicare con una certa “soddisfazione”.

L’attuale sistema di comunicazione internazionale rifletterebbe i caratteri negativi della società umana, come il suo masochismo, la sua tendenza ad agire in modo non razionale e la forza della sua inerzia.

La nostra società ha scelto per comunicare (anche se si tratta in realtà di una scelta poco democratica e liberale) una delle lingue meno adatte all’uso internazionale, 1’inglese, lingua ostica agli stessi nativi dei paesi anglosassoni.

Il 95% dell’umanità accetta con rassegnazione la posizione linguisticamente subalterna al restante 5%, costituto dagli anglofoni dalla nascita che trovano normale che tutti gli altri si assumano il compito di faticare per poter render possibile la comunicazione internazionale. Faticare, poi, assistendo al degrado sempre più accentuato della propria lingua e quindi anche della propria cultura.

E’ assurdo che nel mondo circa il 90% degli studenti delle scuole superiori spenda tante energie per imparare 1’inglese ed ignori tutte le altre culture cui si potrebbe “avvicinare” attraverso corsi di lingue. Ancora più assurdo risulta il fatto che dopo questa fatica, la maggior parte delle persone non è in condizioni di comunicare realmente e paritariamente su scala mondiale.

Il problema vero è sensibilizzare l’opinione pubblica, e quindi i politici, a una maggiore attenzione verso il problema linguistico internazionale, diffondendo il concetto di democrazia linguistica e di tutela delle identità culturali. Abbiamo bisogno sempre più di persone consapevoli dei propri valori culturali, prima ancora che linguistici, che reagiscano prima che questi siano compromessi per sempre.

Il “leitmotif” della conferenza è stato quindi la futura morte delle lingue per mano della più forte, l’inglese, che, parlato dai popoli più forti oggi sulla terra, rischia di “mangiarsi” tutte le altre (come il latino delle legioni di Cesare!).

La “battaglia” per fermare questo genocidio linguistico deve continuare proponendo internazionalmente e con sempre maggior convinzione l’ecolingua Esperanto.




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