Non si salva così L’EURO

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Non si salva così L’EURO
L`accordo va nella giusta direzione ma nessuno ha capito che cosa si vuole costruire. E altre turbolenze sono in arrivo.

COLLOQUIO CON EMMA BONINO di GIGI RIVA

L'Europa può fare a meno della Gran Bretagna, ma la Gran Bretagna non può fare a meno dell`Europa. Parola di Emma Bonino, 63 anni, radicale, vicepresidente del Senato. Per convinzione personale e curriculum la Bonino è forse la più europeista tra i politici italiani. È stata membro della Commissione di Bruxelles (per gli aiuti umanitari, la pesca e la tutela dei consumatori) tra il 1995 e il 1999, nello stesso periodo di Mario Monti. Fu con loro due che gli italiani scoprirono, più compiutamente, che avere un ruolo nella capitale dell`Unione europea poteva essere di vitale importanza anche per le sorti di Roma. Nel suo ufficio a Palazzo Madama sfoglia i giornali e non può trattenere un sorriso ironico: «Del vertice europeo non c`è più traccia dal giorno in cui è finito. Capisco che l`argomento sia meno sexy dei privilegi della Casta, su cui, peraltro, fate bene a insistere. Ma temo che di Europa dovrete, dovremo ancora occuparci a lungo».

Emma Bonino, le Interpretazioni circa le conclusioni del summit sono state le più disparate. Chi grida al miracolo perché si è salvata l`Unione e chi sostiene che è stato un fallimento. Lei come si colloca?
«Opinioni così diverse dipendono dal fatto che si legge l`Europa con la lente dell`interesse nazionale, e conta di più quello che si vuole dire ai propri elettori una volta tornati in patria. Io mi colloco a metà. Si è deciso qualcosa che va nella giusta direzione, però tardi e male. Nel senso che non si capisce bene quale Unione si voglia costruire. E quando dico che bisognerà tornare a occuparci di Bruxelles mi riferisco al fatto che non sarà sicuramente l`ultimo vertice in cui sul tappeto c`è il destino dell`Unione e dell`euro».

Il rigore previsto sul conti degli Stati non basterà a salvare la moneta unica.
«È quello che voleva la Germania ma mi pare arrivi tardi. E come se fossimo sempre all`inseguimento di qualcosa che è scappato in avanti. Non basterà a placare i mercati e a bloccare la speculazione».

Fa un pò Impressione sentire un politico come lei citare i mercati quasi avessero il potere di dare una pagella ai governi.
«Ma nei fatti è così. La politica non è stata all`altezza della crisi, è rimasta paralizzata e ha lasciato un vuoto. I vuoti, quando si verificano, si colmano nelle relazioni personali, figurarsi nei rapporti tra Stati e istituzioni. E poi cosa è il mercato? Non solo speculatori, ma anche persone come me e come lei che cercano l`opportunità migliore per investire i risparmi. Un`operazione legittima».

Lei non crede quindi a una manovra contro l`euro da parte di poteri più o meno occulti?
«Ma quali poteri occulti, quale cospirazione internazionale. Siamo seri. Qui si tratta di investitori che valutano il loro tornaconto e non sono per nulla rassicurati da quello che vedono. Perché non riescono a capire la direzione che si vuole prendere, né c`è un`idea di come far funzionare questa benedetta Unione».

Sarebbe cambiato qualcosa se la Bce fosse stata messa in grado di stampare moneta, diventare prestatore di ultima istanza dei governi e si fossero messi in campo gli eurobond?
«Si ma bisogna cambiare lo statuto della Bce. E chi decide di farlo? Non si è mai vista una banca centrale che dietro non abbia uno Stato, un ministro del Tesoro. Sento che oggi tutti parlano di Stati Uniti d`Europa, compreso un francese come Alain Juppé. Quando lo dicevamo noi radicali, già molti anni fa, eravamo considerati dei pazzi e dei visionari».

Sarebbe da capire con quale convinzione se ne parli se sembrano ancora prevalere i calcoli di bottega del singoli Stati-nazione.
«Eppure noi europei, se la si guarda da un altro versante, siamo stati gli unici a intraprendere un cammino che non ha precedenti nella storia a qualunque latitudine. Sarà perché siamo responsabili di due guerre mondiali e un genocidio ma abbiamo pensato di mettere in comune diverse cose proprio per evitare guerre e tragedie. Non tutto, neppure Altiero Spinelli pensava di mettere in comune tutto, ma solo la politica estera e di difesa (a proposito dovremo pur porci prima o poi il problema dei 27 eserciti che ci costano 200 miliardi di euro l`anno con 2 milioni di persone in divisa invece di un ben più efficiente esercito unico). E il bilancio. Rispetto ad allora, a quando si cominciò a immaginare l`Europa, io aggiungerei solo la condivisione degli investimenti in ricerca scientifica e nelle infrastrutture. Per chi fosse interessato, con Marco De Andreis ho scritto un paper cercando di simulare cosa possa essere oggi, nel 2011, una federazione "leggera"».

Gli Stati continuano a reclamare la loro sovranità. Basta vedere la posizione di David Cameron e che prelude a un`Europa a 26.
«Cameron ha voluto soddisfare quegli 80 deputati che strizzano l`occhio ai banchieri e che temevano la reazione della City.Non so se si è ancora reso conto dell`errore compiuto. Perché non è che la Gran Bretagna abbia poi un`economia così florida. Lo splendido isolamento non è tale in un mondo così globalizzato. Tenuto conto che pure la "relazione privilegiata" con gli Stati Uniti è venuta un po` meno. Anche la Germania della Merkel, pur con tutta la sua potenza, dove andrebbe con i suoi 80 milioni di abitanti davanti a colossi come la Cina, l`India?».

Si può fare un`Europa senza l`Inghilterra?
«Si, è già successo in passato quando non entrarono nel 1955 salvo poi ripensarci nel `72. Se anche ora ci impiegassero tutto quel tempo… Non credo se lo possano permettere in un mondo che procede così veloce».

Nel mondo che va veloce intanto noi dovremo aspettare marzo per capire quale sarà il prossimo passo per rafforzare l`idea di Europa e moneta. Sempre che non sia troppo tardi e che allora l`euro non ci sia già più. Lei vede un futuro per la moneta comune?
«Non faccio l`indovina. Posso solo dire che mi batterò con tutte le mie forze perché l`euro ci sia ancora. Cosa possibile solo se andremo spediti verso un`unione politica. Altrimenti sarebbe una sciagura».

È comunque una possibilità che viene contemplata mentre fino a qualche mese fa suonava come un`eresia.
«L`unica cosa che so e che nessuno dovrebbe essere così irresponsabile da voler tornare alla moneta nazionale. Sono troppi i vantaggi dell`euro e dobbiamo essere consapevoli che ci si salva insieme o si va a fondo insieme».

Eppure fa capolino una scuola di pensiero per cui si comincia a dire che il default potrebbe essere una soluzione: si azzera li debito e siriparte. Si cita l`Argentina: falli nel 2001 e oggi non se la passa poi così male.
«Siamo nel 2011 non nel 2001, in mezzo è successo di tutto».

Il governo Monti eviterà il default?
«Io sono una grande sostenitrice di questo governo, penso che non c`erano alternative e ha un compito davvero gravoso. La manovra era indispensabile. Anche se ci fossimo messi a fare le riforme mancate negli ultimi dieci anni e che da radicali abbiamo proposto, inascoltati quando non derisi, in tutti i modi, con i referendum e le iniziative parlamentari, non riusciremmo a vederne gli effetti benefici nel tempo necessario per i mercati e per rilanciare l`economia. Dunque i sacrifici sono obbligatori. Si parla tanto di equità, ma la prima equità è proprio quella di evitare il default perché significa non pagare gli stipendi e le pensioni».

La manovra passerà in Parlamento?
« Sì, non ho dubbi. Ma da gennaio prevedo turbolenze. E ancora non capisco perché, proprio per evitarle, non siano entrati nel governo i leader dei partiti. Mi fanno sorridere quando sostengono che ne sono rimasti fuori per dare più forza a questo esecutivo. Tanto più se poi fanno i vertici nei tunnel per i sottosegretari».

Torniamo all`Europa. Non è paradossale che proprio quando sembra debole, in realtà non ha mai fatto tanta politica e grazie alle sue pressioni quattro primi ministri si sono dimessi (Grecia, Spagna, Portogallo e Italia)?
«È vero ma forse è solo un`illusione ottica. Fa politica suo malgrado e segue soltanto le indicazioni dei mercati».

Verrebbe da concludere che hanno ragione coloro che sostengono che Bruxelles è il regno degli euroburocrati.
«Niente affatto. Non c`è alcuna decisione che sia solo tecnica. Prendiamo ad esempio quando Mario Monti decise di aprire la procedura contro Microsoft. Un altro, con le stesse carte in mano, magari poteva decidere di temporeggiare ancora e ancora… non si chiama scelta politica?».

l’Espresso, pag 142/146
16/12/11




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