Non possiamo perdere (di nuovo) la Grecia, ma…

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Non possiamo perdere (di nuovo) la Grecia

di LUIGI OFFEDDU

Tutto previsto, faceva parte del gioco. Era nei patti non scritti. Ma ha fatto lo stesso un certo effetto, sentire quelle parole in pieno Parlamento. Il neo primo ministro Antonis Samaras, neppure un mese fa eletto dal suo popolo e designato dall’Europa come il garante di una Grecia riassestata e ancorata all’euro, ha detto chiaro e tondo: «Chiediamo due anni per il risanamento». Vale a dire: due anni in più rispetto agli accordi, chiesti ai creditori di Atene per rimettere i conti in ordine e riportare il deficit ai livelli chiesti da Bruxelles. In cambio, il premier promette privatizzazioni ancora più radicali di quelle già progettate, la chiusura di decine di enti pubblici, e così via: un rilancio di austerità.
L’Eurozona dirà «no», poi forse «ni». La Germania aveva già tuonato «niente dilazioni», ma forse negozierà. Non si può perdere la Grecia appena ritrovata. Anche se è la stessa Grecia che anni fa truccò i dati economici forniti all’Eurostat, e che pochi giorni fa è stata accusata di aver assunto 70 mila dipendenti pubblici, in barba al piano di austerità e agli accordi con l’Europa.
Una dilazione non si nega a nessuno, Samaras è un politico stimato e la sua parola conta, la richiesta dei due anni in più ha certo un senso razionale: Angela Merkel dovrà probabilmente rassegnarsi. Ma una serie di sdruccioloni negli anni, ad Atene o altrove, finisce per preoccupare. Non si può perdere la Grecia appena ritrovata, ma neppure rischiare di perdere l’euro, e l’Europa.
(Dal Corriere della Sera, 7/7/2012).




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