Non capire l’antifona

Posted on in Politica e lingue 10 vedi

TERZA PAGINA ELZEVIRO QUANDO LA VITA DIPENDE DAI MODI DI DIRE

CHI NON CAPISCE L’ANTIFONA

Da una parte Hitler e Cesare, dall’ altra Hirohito e la Garbo

di Luca Goldoni

Spending review, beauty contest, moral suasion, project bond, peacekeeping, default… Come insetti fastidiosi, queste espressioni assediano la nostra lingua così ricca di sfumature, di modi di dire che però snobbiamo liquidandoli come frasi fatte, indice di banalità. E invece le frasi fatte, utilizzate correttamente possono divenire mezzi espressivi efficaci e concisi. Lo sostiene un dizionario Zanichelli di qualche anno fa, che ho recuperato, intrigato dal suo titolo: Capire l’antifona. Storicamente, l’antifona era una breve frase recitata o cantata durante i salmi, mentre nell’uso figurato significa capire dove va a parare un discorso, intuire cioè allusioni e sottintesi. Di antifone capite, ignorate o travisate è piena la storia dell’umanità. A pensarci bene avrebbe potuto spiegarmi il significato di antifona il mio parroco, nelle lezioni di catechismo. I nostri progenitori non ignorarono forse la più universale delle antifone, quando sottovalutarono l’avvertimento del Padreterno e colsero il frutto proibito? Uno dei peggiori negatori di antifone fu Giulio Cesare nelle sue Idi. Ne ignorò addirittura tre: il malessere che avrebbe dovuto trattenerlo a letto; la moglie Calpurnia che dopo un sogno premonitore lo scongiurò di non andare in Senato; gli indovini che gli comunicarono segnali nefasti. Egli andò ugualmente con passo leggero verso la morte, forse misteriosamente presago dell’epigrafe che, venti secoli dopo, lo storico Mommsen gli avrebbe dedicato: «Operò o creò come mai nessun altro mortale, prima e dopo di lui». Gli anglosassoni non hanno bisogno di «capire l’antifona», sono più diretti: I got the message, ho capito il messaggio. Forse lo pensò Greta Garbo (che era svedese ma trapiantata a Hollywood) quando al trionfo di Ninotchka seguì nel 1941 il fiasco di Non tradirmi con me di Cukor. Del resto lei era l’eroina del muto e ormai imperversava il sonoro. Così a 36 anni Greta si aggrappò a un’antifona grande come una mongolfiera, sparì dal cinema ma entrò nella leggenda. Capì la più devastante delle antifone Hirohito, imperatore e dio del Giappone: quando Hiroshima e Nagasaki sparirono nel tragico bagliore nucleare si precipitò a firmare la capitolazione. Afferrò l’antifona Rommel, sospettato di aver partecipato al fallito attentato a Hitler, quando si presentarono i gendarmi della Gestapo con una pillola di cianuro: l’alternativa era un processo per alto tradimento che avrebbe coinvolto i suoi familiari. Ma forse in questo caso Rommel avrebbe potuto sfidare il bluff del Führer: come avrebbe giustificato una sentenza di morte contro il più leggendario degli eroi venerati in Germania? Capì l’antifona Benito Mussolini quando i parà tedeschi lo liberarono sul Gran Sasso e lui credeva di potersene tornare a casa a curarsi l’ulcera e a scrivere le memorie e invece fu caricato su uno Ju 52 che, per ordine di Hitler, lo catapultò a Berlino per prendere ordini. Non capì l’antifona Hitler a Stalingrado quando la sua superiorità tecnologica crollò sotto le masse di usbeki, armeni, kirghisi inesauribili come ondate di una tempesta perfetta. Capì l’antifona – ma la ignorò – Churchill, quando la Luftwaffe polverizzò Coventry e la stampa internazionale coniò il verbo «coventrizzare». Venendo ai nostri tempi, noto che incredibilmente non funziona l’antifona per decine di ragazze che hanno lasciato il partner il quale non si rassegna e implora «vediamoci un’ultima volta, lasciamoci bene». E poi le massacra. Ho scoperto una antifona, memorabile per i fan del ciclismo, in una livida lettera di Gianni Brera a Gino Bartali, astro al tramonto. «Era difficile sopportarti, ora che non andavi più, conoscevo ogni tua astuzia… al Tour ti fermasti per Coppi che aveva forato, ma lui capì l’antifona, "c’ è Carrea per questo, non voglio la tua ruota". Poi te ne saresti vantato(…). Vai a casa coglione, ti gridai salendo i tornanti sopra Lione. Avessi io i tuoi quattrini». Un Brera insolito, astioso e becero. Intanto una gigantesca congiunzione di antifone si addensa sui cieli d’Italia e d’ Europa. La nostra classe politica dovrebbe inorecchiarsi ai tanti fenomeni che la riguardano: nei sondaggi crescono la diserzione dalle urne, la scheda bianca, la disaffezione verso i partiti che non mollano vitalizi e privilegi. E anche in Europa si gonfia il risentimento di governi e opinioni pubbliche verso l’arroganza alemanna che non fa sconti a nessuno. Si tratta di antifone deflagranti come anticarro, che annunciano orizzonti tempestosi, a volte apocalittici. Eppure coloro che – come recita la definizione – dovrebbero cogliere allusioni e sottintesi, non rivelano sintomi di reazione. E chi, per spiegare il suo menefreghismo autolesionista, vuole evitare un gergo volgare si ispira alla celebre frase di Clark Gable in Via col vento: «Francamente me ne infischio».
(Dal Corriere della Sera, 5/7/2012).




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.