NOI CITTADINI DELLA GRANDE EUROPA

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14.05.2004 p.7 EUROPAdi Nicoletta benatelli

UNA INDAGINE DELLA FONDAZIONE NORD EST E DI DEMOS
Fra speranze e paure, le opinioni di vecchi e nuovi “soci” della Ue


NOI CITTADINI DELLA GRANDE EUROPA

La ricerca ha monitorato l’umore dei cittadini in nove paesi dell’Unione: Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Polonia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria. L’allargamento fa registrare un clima di opinioni complesso. Favorevole e positivo, dal punto di vista strategico, politico e istituzionale. Più prudente, dal punto di vista economico e del lavoro. Ciò vale per i paesi ĉe già facevano parte dell’Europa, ma anĉe per i nuovi. Dal punto di vista dell’integrazione, questi ultimisi sentono ancora inquilini, piuttosto ĉe comproprietari della “casa comune”. Nonostante le celebrazioni solenni per l’allargamento dell’Unione a dieci nuovi paesi, la realizzazione della grande Europa avviene fra speranze e timori. Fra attese e paure. Fra i cittadini, infatti, si coglie un clima di incertezza diffuso anche nei paesi nuovi soci dell’Ue.La fondazione Nord est e Demos hanno realizzato una ricerca condotta da ilvo Diamanti in collaborazione con Fabio Bordignon. Un monitoraggio che ha permesso di cogliere ed interpretare gli umori dei cittadini in nove paesi. La ricerca ha coinvolto cittadini di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna, in rappresentanza di paesi già membri della Ue. Ma sono stati coinvolti anche cittadini di Polonia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, nuovi stati membri dell’Unione.In generale non si colgono segnali di resistenza e di opposizione al progetto, ma prevale un certo disincanto: quasi che l’integrazione europea comportasse costi superiori ai sacrifici, almeno dal punto di vista degli interessi.Fabio Bordignon in una intervista racconta gli elementi di incertezza e di speranza che, da ovest a est, attraversano il nostro continente.

Quali sono i motivi dell’incertezza che serpeggia tra i cittadini?

L’indagine dimostra che l’allargamento dell’Unione deve affrontare un clima d’opinione pervaso dall’incertezza. Favorevole, positivo, dal punto di vista strategico, politico, istituzionale; ma scettico o, almeno, prudente, dal punto di vista economico e del lavoro. Allargare l’Europa, in altri termini, appare importante, secondo la maggioranza dei cittadini, per rafforzare la difesa, per accrescere il peso geopolitico dell’area, su scala mondiale, ma genera, al tempo stesso, molte preoccupazioni, relativamente all’economia e al mercato del lavoro. Ciò vale per i paesi che facevano già parte dell’Ue, ma anche per quelli che vi sono entrati più di recente. I quali, contrariamente alle attese temono di occupare un posto di secondo piano, negli organismi e nei processi decisionali della Ue, accedendo in misura peraltro limitata alle risorse comunitarie.Che cosa chiedono i cittadini?La domanda di integrazione politica e istituzionale, anche fra i cittadini, non si orienta alla promozione di un soggetto europeo in grado di prevalere sulle posizioni degli stati nazionali. Si preferisce infatti un modello d’Europa intesa come sede negoziale fra Stati e governi. Un’Europa come “cartello”, tavolo di confronto e mediazione, piuttosto ĉe come confederazione dotata di sovranità, autorità, poteri forti. Gli stessi paesi appena entrati guardano all’Europa come ad una “casa aperta”. In cui entrare con prudenza. Una casa comune. Di cui, però, si sentono ancora inquilini, piuttosto che comproprietari. E per questo preferiscono una prospettiva di unificazione che garantisca ampi poteri e ampia autonomia ai singoli Stati. Per timore di occupare un ruolo di secondo piano. E di vedersi caricati dei costi, più che dei vantaggi, della “nuova Europa”. Emblematico è l’atteggiamento verso l’euro, considerato, dalla magioranza dei cittadini, nei paesi che l’hanno già adottato, una “complicazione necessaria”: utile, ma poco vantaggiosa.

Quali sono i fattori che favoriscono l’apertura ai nuovi paesi membri?

E’ soprattutto attorno al binomio immigrazione-disoccupazione che si sono sviluppate le maggiori resistenze tra i cittadini dell’Europa “occidentale”. Più di quattro persone su dieci, nei paesi in cui è stata realizzata la ricerca, ritengono che l’allargamento avrà delle conseguenze negative sull’occupazione domestica (42%), mentre meno della metà sostiene la tesi opposta (20%). Ma tali timori risultano diffusi soprattutto in Germania, dove il 64% delle persone paventa ripercussioni negative.Strettamente connesse sono, poi le preoccupazioni di chi associa l’apertura delle frontiere a nuovi ed ingenti flussi migratori. Il 37% ritiene più difficile, d’ora in poi, cotrastare l’immigrazione clandestina, con punto del 60% in Germania e del 45% in gran Bretagna. Le perplessità legate all’occupazione sono mitigate, allo stesso tempo, dalla percezione dell’utilità economica degli “stranieri”, per colmare i vuoti demografici determinati dall’invecchiamento della popolazione. Sono soprattutto i cittadini italiani, spagnoli e britannici a mostrare maggiore attenzione verso queste problematiche mentre la Germania mostra minore convinzione. Complessivamente, dunque, le persone non sembrano disporre di elementi certi per valutare l’impatto economico dell’allargamento, gli effetti pratici sulla propria vita. L’esito finale è la divisione: un terzo degli intervistati prevede effetti positivi sotto il profilo economico, cui fa da contraltare un gruppo, di dimensioni analoghe, che formula una previsione diametricalmente opposta. Maggiori consensi emergono, invece, quando l’attenzione si sposta sulla dimensione politica. Il 44% dei cittadini pensa che l’allargamento si accompagnerà ad una crescita del peso politico dell’Ue sullo scenario internazionale. Le differenze tra i cinque paesi risultano, in questo caso, più contenute, con la Francia (53%) a mostrarsi leggermente più ottimista e la Gran Bretagna su posizioni di maggiore prudenza. Se, a partire dai diversi indicatori fin qui analizzati, proviamo a ricostruire l’immagine complessiva, combinandoli assieme in un indice, tende a riproporsi lo schema già suggerito dagli orientamenti generali. Sono ancora spagna e Italia, infatti, a riscontrare maggiori vantaggi nella nascita della nuova Europa “a 25”. Francia e Gran Bretagna si collocano in posizione intermedia, mentre è soprattutto la Germania ad esprimere le proprie riserve. In particolare, l’allargamento sembra suscitare “apertura” soprattutto per il suo valore simbolico e politico; maggiore criticità contraddistingue, invece, il calcolo del suo impatto economico.

E i nuovi cittadini europei come valutano vantaggi e svantaggi dell’allargamento?

La contapposizione tra effetti politici ed economici dell’allargamento tende a riproporsi anche tra i nuovi inquilini della casa comune europea. Per questi paesi l’ingresso nell’Unione completa il processo di “ritorno all’Europa”. L’allargamento in questo senso, rappresenta un momento cruciale, per la sua portata storica, simbolica, ma anche politica. Più di una persona su due immagina degli effetti positivi per quanto riguarda la difesa e la politica estera. Il 37% si attende un ulteriore impulso al processo di consolidamento democratico.Tuttavia, l’allargamento ha rappresentato, originariamente, per questi paesi, un importante traguardo anche sotto il profilo economico. I dati emersi dal sondaggio sembrano fotografare, però, tutte le perplessità e le esitazioni emerse nella fase attuale. Mediamente, il 40% delle persone ritiene che la situazione migliorerà, a partire dal primo maggio 2004, per quanto riguarda le prospettive economiche: il35%, tuttavia, immagina la situazione opposta, caratterizzata da nuove difficoltà. I paesi per cui si dispone del confronto temporale mostrano una contrazione, nel corso degli ultimi tre anni, delle aspettative positive legate all’ingresso. E’ così per la Polonia, dove gli ottimisti sono passati dal 46 al 37%. Una dinamica di sagno opposto ha contraddistinto, nello stesso intervallo temporale, la Repubblica Ceca, paeseche, superando la propria iniziale freddezza nei confronti dell’ingresso in Europa, si presenta su valori non molto distanti da quelli osservati per i tre partner centrorientali. Prospettive non dissimili investono anche gli orizzonti sull’occupazione. Il gruppo degli ottimisti (41%), inquesto caso, è bilanciato da una quota, appena inferiore, di pessimisti (34%). Il deterioramento del clima d’opinione, da questo punto di vista, riguarda però la sola Ungheria, mentre la Polonia mostra una lieve accentuazione dell’ottimismo.

Quale “idea” di Europa sta emergendo?

Le posizioni dei cinque paesi occidentali – Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna – sull’allargamento della “famiglia” europea sembrano orientate da due diversi fattori: da un lato la propensione dei singoli stati verso il processo di integrazione politico-istituzionale dell’Ue, dall’altro i benefici economici attesi da tale processo. Spagna e Italia comunque risultano più aperte alla cessione delle competenze nazionali verso Bruxelles: i due paesi si attendono, nel futuro, maggiori benefici dall’allargamento. Gli altri tre paesi propongono un atteggiamento più prudente nei confronti del processo di costruzione europea e maggiore preoccupazione verso gli effetti dell’allargamento. In particolar modo, la Gran Bretagna conferma la tradizionale freddezza verso l’Unione, il timore di vedere indebolita, all’interno dell’Europa, la propria indipendenza e propri tratti distintivi. La Germania, al contrario, si distingue soprattutto per le preoccupazioni di natura economica ed occupazionale. I dati illustrati in precedenza, allo stesso tempo, mostrano come una quota consistente di tedeschi (45%) ritenga comunque l’allargamento un passaggio necessario, nonostante il timore di ripercussioni negative.

Questo messaggio è stato modificato da: Daniela.Tanzillo, 14 Mag 2004 – 14:28 [addsig]




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