No al sessismo, cominciamo dalla lingua.

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No al sessismo, cominciamo dalla lingua.

di Maurizio Boldrini.

Siccome è sempre la donna a dare linizio l’uomo per ripicca si usurpali diritto di porre fine, ponendosi così all’estremità opposta della vita», così scrive Edoardo Albinati in «La scuola cattolica», lo Strega di quest’anno. Lapidario e profondo. E agli estremi opposti della vita si stanno ponendo tutti quegli uomini che spargono sangue e usano la violenza d’ogni tipo contro le donne. Ora dopo ora, giorno dopo giorno. Restare indifferenti di fronte a questo stillicidio di vite di donne o trattare questi insani gesti come normali fatti di cronaca nera diventa inevitabilmente una forma di connivenza. I primi a dover uscire da questa indifferenza siamo proprio noi uomini che dobbiamo avere la forza di urlare ai nostri consimili: fermatevi. Sappiamo bene che la principale causa di questa violenza tutta maschile è fisica e non solo. È psicologica poiché l’uomo sente messa in discussione la sua prepotente superiorità, sancita da una società patriarcale che arriva fino a noi dai tempi dell`homo sapiens o dall’uomo di Neanderthal o dall’uomo che donando la sua costola ha permesso la nascita dell’altro sesso. Naturalmente, debole. La lingua usata è una lingua che riflette questa pesante eredità antropologica e culturale. Anche quella che usano molti giornalisti e molti operatori dei media. Sono convinto che uno dei motivi per i quali i nuovi barbari ce l’hanno tanto con la Presidente della Camera, Laura Boldrini – oltre al suo marcato impegno sui temi dell’immigrazione- sia proprio la battaglia che sta conducendo per cambiare la consolidata abitudine di un linguaggio tutto al maschile. Il riconoscimento della parità passa anche da qui, come ha detto e scritto nei suoi libri, nel superamento di quel « sessismo linguistico» che rappresenta una profonda discriminazione nel modo di rappresentare la donna rispetto all’uomo proprio attraverso l’uso della lingua. È passato un bel po’ di tempo (era i11987) da quando la Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità pubblicava una bella ricerca sul sessismo nella lingua italiana al quale avevano lavorato Alma Sabatini e Marcella Mariani insieme a Edda Billi e Alda Santangelo. Di quel testo è memorabile un passaggio nel quale si segnalava l’arretratezza anche delle accademie proprio rispetto la trasmissione sessista dl linguaggio: «La sedimentazione storica dei significati delle parole e codificata e fissata dai dizionari (la cui lettura e illuminante, per non dire edificante) e rivela inequivocabilmente quello che e il pensiero comune sulla donna “I due esempi che seguivano possono contribuire a spiegarci qualche perché sulle violenze di questi giorni. Le definizioni di Donna e Uomo in due dizionari allora trai più accreditati. Nel «Lessico Universale Italiano» alla voce donna sta scritto: “La femmina dell’uomo” e alla voce Uomo scrive: “Designazione dell’individuo di sesso maschile, in contrapposizione espressa o tacita a donna”. Nella ristampa degli anni Ottanta del «Dizionario dei sinonimi e dei contrari» alla voce donna sta letteralmente scritto: “Donna: femmina (dell’uomo) / figlia d’Eva, costola
d’Adamo / moglie, consorte, sposa, fidanzata, compagna, amante, druda/ padrona, signora, gentildonna, matrona, madama, dama, madonna (at.) / serva, domestica, fantesca / (nei giochi) regina/bel sesso, gentil sesso, sesso debole, secondo sesso”. E l’uomo? Eccolo:”Uomo: creatura di Dio, persona, creatura intelligente, cristiano , essere umano, figlio di Adamo, figlio d’Eva, mortale, maschio, cittadino, soldato, guerriero / marito, sesso forte, viro / prossimo, genere umano, mortali / specie umana / adulto”. Perché se le cose stanno così, gli uomini dovrebbero accettare supinamente, le scelte delle proprie mogli, figlie, fidanzate? Le femmine sono dell’uomo tanto più se di casa. L’insieme di queste definizioni non ha solo un significato denotativo ma quasi unicamente significati connotativi ed associativi. Essere disattenti o indifferenti con questi gesti che ripetono con inquietante assiduità è come essere indifferenti di fronte alla mafia, hanno gridato un gruppo di donne che sta lavorando su questi delicati temi. Essere disattenti vuol dire ignorare i commenti di chi continua a ritenere queste violenza casuali; vuol dire tacere di fronte ai soprusi che si continuano a consumare sulle donne. C’è da smetterla di privilegiare quelle reti che, per qualche punto di share in più, spettacolarizzano i drammi umani e familiari. E casomai fare come ha fatto Selvaggia Lucarelli che su twitter, ha pubblicato una orribile e insolente fotografia che serviva a reclamizzare un prodotto, ha scritto: » Complimenti a negozio, fotografo e pubblicitario che hanno pensato a un corpo abusato per promuovere scarpe».
(Da L’Unità, 4/8/2016).

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