No al friulano in classe

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Istruzione

Ricorso alla Consulta contro la legge della Regione

Friuli, il governo dice no al dialetto nelle scuole

De Mauro: una violazione dei diritti umani Impugnata la legge che tutela la lingua friulana. Stupito il governatore Riccardo Illy: era un testo concordato con il governo

di Elvira Serra

Il governo dice no al «marilenghe». Il Consiglio dei ministri ha deciso all’unanimità di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale che tutela la lingua friulana. Il motivo: «Eccede sotto diversi profili la competenza legislativa attribuita al Friuli Venezia Giulia». In particolare, le norme contestate «prefigurano un regime di sostanziale bilinguismo». No, dunque, al «marilenghe» nelle scuole dell’obbligo, negli uffici e nei toponimi, se manca anche la denominazione italiana. «Sono davvero sorpreso, perché il testo approvato a dicembre era il risultato di un gentlemen’ s agreement con il governo e i consulenti incaricati di stendere il disegno di legge», commenta il governatore Riccardo Illy. E poi: «Come possono criticare la previsione dell’uso veicolare del friulano nelle scuole quando la stessa legge 482 del ‘ 99 sulle minoranze linguistiche storiche contempla questa eventualità?». Il tema è molto caro all’ex ministro della Pubblica istruzione Tullio De Mauro, che più volte in passato si è schierato apertamente in difesa delle lingue minoritarie. Ora premette: «Se il governo intravede motivi di incostituzionalità, è suo dovere intervenire». Però: «Il problema è soltanto uno: il bambino che parla una lingua diversa dalla maggioranza ha o non ha diritto alla tutela? Per me, sì. Ma se la risposta è no, bisogna essere consapevoli che si sta andando contro un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite, dall’Unione Europea, dalla Costituzione italiana e da una legge dello Stato. Per tutti questi motivi, farà bene la Regione a difendere i suoi punti di vista». Per l’assessore regionale alla Cultura Roberto Antonaz, che della legge contestata è il «padre», «il Consiglio dei ministri ha preso una cantonata e la Regione deve resistere». Sono 107 le scuole del Friuli che da sette anni insegnano il «marilenghe». «Non abbiamo fatto altro che tradurre in legge regionale quanto già prescritto dalla legge nazionale. Proprio un mese fa il governo ha approvato una legge analoga sullo sloveno». Nella sua difesa del friulano «non c’ è nulla di secessionista. Ma vorrà dire qualcosa se gli immigrati qui da noi imparano prima il friulano e poi l’italiano». I ministri hanno contestato il cosiddetto «silenzio-assenso». Il fatto, cioè, che i genitori debbano espressamente comunicare, al momento dell’iscrizione, di non far frequentare ai propri figli l’ora settimanale di friulano. «La Uil scuola del Friuli Venezia Giulia aveva sollecitato formalmente una presa di posizione del Consiglio dei ministri, per via dell’incostituzionalità di questo passaggio», puntualizza Luca Visentini, segretario regionale dell’organizzazione sindacale. Resta la questione squisitamente linguistica: ha senso oggi l’uso veicolare di una lingua minoritaria nella scuola dell’obbligo? «Vedo dei rischi – risponde Francesco Sabatini, presidente dell’Accademia della Crusca -. Si potrebbero creare disparità tra gli alunni che in famiglia parlano quell’idioma e gli altri. Una lingua veicolare legata a una tradizione regionale è una contraddizione in termini, perché per definizione dovrebbe essere la più ampia possibile, un meta-linguaggio. E poi come si selezionano gli insegnanti “puri”? È stato condannato il purismo fiorentino, sarebbe strano introdurre quello dialettale».

(Dal Corriere della Sera, 15/2/2008).

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2 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

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Il governo dice no al «marilenghe». Il Consiglio dei ministri ha deciso all'unanimità di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale che tutela la lingua friulana. Il motivo: «Eccede sotto diversi profili la competenza legislativa attribuita al Friuli Venezia Giulia». In particolare, le norme contestate «prefigurano un regime di sostanziale bilinguismo». No, dunque, al «marilenghe» nelle scuole dell'obbligo, negli uffici e nei toponimi, se manca anche la denominazione italiana. «Sono davvero sorpreso, perché il testo approvato a dicembre era il risultato di un gentlemen' s agreement con il governo e i consulenti incaricati di stendere il disegno di legge», commenta il governatore Riccardo Illy. E poi: «Come possono criticare la previsione dell'uso veicolare del friulano nelle scuole quando la stessa legge 482 del ' 99 sulle minoranze linguistiche storiche contempla questa eventualità?». Il tema è molto caro all'ex ministro della Pubblica istruzione Tullio De Mauro, che più volte in passato si è schierato apertamente in difesa delle lingue minoritarie. Ora premette: «Se il governo intravede motivi di incostituzionalità, è suo dovere intervenire». Però: «Il problema è soltanto uno: il bambino che parla una lingua diversa dalla maggioranza ha o non ha diritto alla tutela? Per me, sì. Ma se la risposta è no, bisogna essere consapevoli che si sta andando contro un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite, dall'Unione Europea, dalla Costituzione italiana e da una legge dello Stato. Per tutti questi motivi, farà bene la Regione a difendere i suoi punti di vista». Per l'assessore regionale alla Cultura Roberto Antonaz, che della legge contestata è il «padre», «il Consiglio dei ministri ha preso una cantonata e la Regione deve resistere». Sono 107 le scuole del Friuli che da sette anni insegnano il «marilenghe». «Non abbiamo fatto altro che tradurre in legge regionale quanto già prescritto dalla legge nazionale. Proprio un mese fa il governo ha approvato una legge analoga sullo sloveno». Nella sua difesa del friulano «non c' è nulla di secessionista. Ma vorrà dire qualcosa se gli immigrati qui da noi imparano prima il friulano e poi l'italiano». I ministri hanno contestato il cosiddetto «silenzio-assenso». Il fatto, cioè, che i genitori debbano espressamente comunicare, al momento dell'iscrizione, di non far frequentare ai propri figli l'ora settimanale di friulano. «La Uil scuola del Friuli Venezia Giulia aveva sollecitato formalmente una presa di posizione del Consiglio dei ministri, per via dell'incostituzionalità di questo passaggio», puntualizza Luca Visentini, segretario regionale dell'organizzazione sindacale. Resta la questione squisitamente linguistica: ha senso oggi l'uso veicolare di una lingua minoritaria nella scuola dell'obbligo? «Vedo dei rischi - risponde Francesco Sabatini, presidente dell'Accademia della Crusca -. Si potrebbero creare disparità tra gli alunni che in famiglia parlano quell'idioma e gli altri. Una lingua veicolare legata a una tradizione regionale è una contraddizione in termini, perché per definizione dovrebbe essere la più ampia possibile, un meta-linguaggio. E poi come si selezionano gli insegnanti "puri"? È stato condannato il purismo fiorentino, sarebbe strano introdurre quello dialettale». <br /><br />
(Dal Corriere della Sera, 15/2/2008).<br /><br />
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Daniela Giglioli
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De Mauro: una violazione dei diritti umani Impugnata la legge che tutela la lingua friulana. Stupito il governatore Riccardo Illy: era un testo concordato con il governo<br /><br />
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Il governo dice no al «marilenghe». Il Consiglio dei ministri ha deciso all'unanimità di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale che tutela la lingua friulana. Il motivo: «Eccede sotto diversi profili la competenza legislativa attribuita al Friuli Venezia Giulia». In particolare, le norme contestate «prefigurano un regime di sostanziale bilinguismo». No, dunque, al «marilenghe» nelle scuole dell'obbligo, negli uffici e nei toponimi, se manca anche la denominazione italiana. «Sono davvero sorpreso, perché il testo approvato a dicembre era il risultato di un gentlemen' s agreement con il governo e i consulenti incaricati di stendere il disegno di legge», commenta il governatore Riccardo Illy. E poi: «Come possono criticare la previsione dell'uso veicolare del friulano nelle scuole quando la stessa legge 482 del ' 99 sulle minoranze linguistiche storiche contempla questa eventualità?». Il tema è molto caro all'ex ministro della Pubblica istruzione Tullio De Mauro, che più volte in passato si è schierato apertamente in difesa delle lingue minoritarie. Ora premette: «Se il governo intravede motivi di incostituzionalità, è suo dovere intervenire». Però: «Il problema è soltanto uno: il bambino che parla una lingua diversa dalla maggioranza ha o non ha diritto alla tutela? Per me, sì. Ma se la risposta è no, bisogna essere consapevoli che si sta andando contro un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite, dall'Unione Europea, dalla Costituzione italiana e da una legge dello Stato. Per tutti questi motivi, farà bene la Regione a difendere i suoi punti di vista». Per l'assessore regionale alla Cultura Roberto Antonaz, che della legge contestata è il «padre», «il Consiglio dei ministri ha preso una cantonata e la Regione deve resistere». Sono 107 le scuole del Friuli che da sette anni insegnano il «marilenghe». «Non abbiamo fatto altro che tradurre in legge regionale quanto già prescritto dalla legge nazionale. Proprio un mese fa il governo ha approvato una legge analoga sullo sloveno». Nella sua difesa del friulano «non c' è nulla di secessionista. Ma vorrà dire qualcosa se gli immigrati qui da noi imparano prima il friulano e poi l'italiano». I ministri hanno contestato il cosiddetto «silenzio-assenso». Il fatto, cioè, che i genitori debbano espressamente comunicare, al momento dell'iscrizione, di non far frequentare ai propri figli l'ora settimanale di friulano. «La Uil scuola del Friuli Venezia Giulia aveva sollecitato formalmente una presa di posizione del Consiglio dei ministri, per via dell'incostituzionalità di questo passaggio», puntualizza Luca Visentini, segretario regionale dell'organizzazione sindacale. Resta la questione squisitamente linguistica: ha senso oggi l'uso veicolare di una lingua minoritaria nella scuola dell'obbligo? «Vedo dei rischi - risponde Francesco Sabatini, presidente dell'Accademia della Crusca -. Si potrebbero creare disparità tra gli alunni che in famiglia parlano quell'idioma e gli altri. Una lingua veicolare legata a una tradizione regionale è una contraddizione in termini, perché per definizione dovrebbe essere la più ampia possibile, un meta-linguaggio. E poi come si selezionano gli insegnanti "puri"? È stato condannato il purismo fiorentino, sarebbe strano introdurre quello dialettale». <br /><br />
(Dal Corriere della Sera, 15/2/2008).<br /><br />
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