Neologismi, ritocchi alla lingua italiana

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E’ primavera, è un fiorire di neologismi. Certo Letizia Moratti (foto) non poteva stare a guardare e pur mantenendosi su un piano più modesto rispetto ai suoi illustri predecessori ha pensato bene di ricorrere ad un’efficacità per giustificare il suo intervento contro i clandestini. Possiamo ritenerlo un peccato veniale, imputabile a una scarsa conoscenza del nostro lessico o, in alternativa, a una situazione di particolare tensione dove non sapeva cosa dire, povera Moratti, perché per giustificarsi dell’aver sostenuto che «i clandestini normalmente delinquono» avrebbe dovuto inventarsene di ben più enigmatici e coloriti. Per costringerci ad arrenderci, sconfitti, di fronte alla impossibilità di capire il significato della primitiva affermazione e della sua immancabile smentita. Ci chiediamo invece, un po’ meno scherzosamente, perchè dovremmo, in Italia, preoccuparci più del cinque per mille di clandestini che delinquono piuttosto che del venti per cento dei nostri parlamentari, chi indagato, chi in attesa di giudizio, chi già condannato più o meno definitivamente o, nella migliore delle ipotesi, assolto per decorrenza dei termini. Lasciando perdere, per carità, tutto il sottobosco governativo, paragovernativo, mafioso, camorristico, di gentiluomini vaticani e non che gli gravita intorno perché allora la conta non finirebbe più e la necessità di carceri nemmeno. Al punto che il 5 per mille di centomila farebbe al massimo sorridere.

Purtroppo non solo i politici inventano neologismi, ma anche i giornalisti, gente che l’italiano dovrebbe conoscerlo e non dovrebbe avere la necessità di inventarsi termini nuovi chè la nostra lingua madre ne possiede in quantità per descrivere qualunque situazione e qualunque stato d’animo. Mi riferisco a un attapirato scoperto a pagina 56 de La Stampa dell’11 maggio. Qui proprio non si capisce cosa diavolo voglia dire. Sul dizionario semplicemente non esiste perché potete trovare un “attapinarsi” prima e un “attarantato” dopo (niente male quanto a cripticità o cripticismo o quello che volete, l’importante è capirsi) e in mezzo niente. Mi immagino allora che derivi da “tapiro” e vado a vedere: “mammifero di media grossezza, con piccola proboscide, coda corta e pelame brunastro, usato in pelletteria”. Cosa centri l’innocente tapiro con un eminente burocrate russo attanagliato da spasmi, vomito e vaporose flatulenze diarroiche proprio ci sfugge. A meno che non ne abbiano già fatto pellame di qualità. Questo sì vero pane per il nostro Guariniello, neanche paragonabile a un banale tritato di fassone.

http://www.pagina.to.it/index.php?metho … om&id=7121




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