Nella Moschea di Firenze si prega in italiano.

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Patto di cittadinanza.

Nella Moschea di Firenze si prega in italiano.

di Marcello Lazzerini.

A colloquio con l’Iman Izzedin Elzir sulla nuova Moschea.
Il “ Patto di cittadinanza” stipulato nel febbraio scorso davanti alla Costituzione italiana, fra il Sindaco Dario Nardella e l’Iman di Firenze, Izzedin Elzir, che è anche presidente dell’Ucoii, l’unione nazionale delle comunità islamiche, sta dando i suoi frutti. Il primo è stato, subito all’indomani della stipula di questo accordo, quello di tradurre in italiano il sermone nella preghiera del venerdì. L’altro, altrettanto importante, riguarda il percorso comune da fare verso la realizzazione della nuova Moschea. A tradurre il primo sermone è stato lo stesso Izzedin Elzir, in una moschea affollatissima: “Non è la prima moschea in cui si parla italiano, però quello che è stato firmato in Palazzo Vecchio è il primo ‘patto di cittadinanza’ fra un Sindaco e il rappresentante della comunità islamica“ mi dice Izzedin Elzir “un patto di grande significato, che riguarda la civile convivenza e la costruzione di un rapporto per una migliore conoscenza reciproca e collaborazione su vari temi .Quanto all’uso della lingua italiana durante i sermoni dell’Iman nella Moschea, questa risponde non soltanto ad una necessità di trasparenza di ciò che viene detto, ma anche ad una nostra stessa esigenza, per farci capire dai tanti fedeli, direi più della metà, che non sono arabi, ma albanesi, filippini, italiani stessi. Per loro, la cerimonia nella nostra lingua sarebbe come ….parlare in arabo!”.
L’Iman si permette anche simili battute. Del resto, Izzedin Elzir, di origine palestinese (è nativo di Hebron), è arrivato a Firenze da studente 25 anni fa, è sposato e padre di tre figli. Parla perfettamente italiano conosce e apprezza la nostra cultura. Non è solo il capo religioso della comunità islamica della provincia di Firenze ma anche il presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche in Italia (UCOII) alla quale aderiscono, non meno di 150 centri su un totale di circa 200 centri sparsi nel nostro Paese. ‘E’ il mio secondo mandato questo, che dura 4 anni e che scade fra due’ e che lo porta in giro per tutta Italia. Izzedin gode infatti di grande prestigio tra i membri della sua comunità e prezioso è il suo contributo allo sviluppo del dialogo tra le diverse comunità religiose, le istituzioni, la città ed il Paese nel quale ha scelto di vivere. Anche per il Sindaco di Firenze questo ‘patto di solidarietà’ è un atto significativo, il primo del suo genere siglato in Italia: “Un patto importante perché la tolleranza e il mero rispetto delle leggi, non bastano. Con questa intesa ribadiamo di sentirci cittadini a tutti gli effetti, in base al principio del condividere i valori della nostra Costituzione e di vivere e attuare il principio delle libertà religiose, con i diritti e doveri previsti”. Lo stesso Iman ribadisce che la firma del patto rappresenta: “Un atto di responsabilità di fronte alla situazione che viviamo: non per dimostrare che siamo buoni, ma perché crediamo veramente di essere cittadini di questo Paese. Vogliamo tranquillizzare i nostri concittadini, abbiamo esigenza di parlare l’italiano: qui c’è la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra Carta”…
(Da lindro.it, 12/4/2016).

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