Nel rifugio di Assange Perseguitato dagli Usa Ritorna il maccartismo Anche Bank of America gli taglia i fondi, boicottiamola

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Nel rifugio di Assange "Perseguitato dagli Usa Ritorna il maccartismo" Anche Bank of America gli taglia i fondi, "boicottiamola"
Reportage di MATTIA BERNARDO BAGNOLI, BECCLES (Suffolk, Inghilterra), La Stampa 19.12.2010

Ha l`aria divertita, Julian Assange. Ora che ce l`ha fatta, che ha vinto il primo round con le autorità svedesi, che è uscito da quella cella «dickensiana» dove l`avevano cacciato i britannici e che ha finalmente dormito due notti di fila in un letto come si deve, ecco, adesso può sorridere. Per anni nessuno gli ha dato retta, il suo WikiLeaks sembrava solo un esperimento carino da giornalismo 2.0. Intendiamoci: Julian non l`ha cercata, la notorietà. Gli è crollata addosso. Però si nota che ora
un po` ci prova gusto, a vedere i media di mezzo mondo dargli la caccia, pendere dalle sue labbra, aspettarlo al freddo e al gelo per ore.
Poi però è magnanimo. Se può, parla. In fondo è un giornalista anche lui, più o meno. E quando lo fa, lo fa da ex hacker, preciso e algido come se programmasse in Html. Ne ha per tutti. Per quei «maccartisti» di Bank of America che gli bloccano i finanziamenti o per gli americani che «torturano» il soldato Bradley per incastrarlo.
Intanto i cablogrammi continuano a fioccare – come la neve che ha sepolto quasi del tutto Beccles, il
paesino del Suffolk dove si trova la villa di Vaughan Smith, l`ex reporter di guerra che ha deciso di offrirgli un tetto e un aiuto.
A Beccles, peraltro, hanno capito subito che questo Natale non sarà come tutti gli altri. La neve, passi. E dicembre. Ma il caso mediatico del momento? Uno shock. Vaughan è stato più che onesto nel suo giudizio. «La mia decisione di aiutare Julian – ha detto – ha fatto finire questo paesino
al centro dell`attenzione dei mondo. Una cosa così non accadrà mai più».
Smith, da bravo notabile inglese (la sua famiglia possiede la magione georgiana da oltre 200 anni), ha chiamato tutti i vicini e ha spiegato loro cosa stava accadendo. A giudicare dalle facce non hanno reagito male. Aprono la porta a tutti e, a seconda del momento, si fanno intervistare oppure declinano con un vago sorriso.
E sentimento comune lo riassume Tony Tomkinson, consigliere della contea di Norfolk e rappresentante di Ellingham. «Mi spiacerebbe – sospira – avere i media di tutto il mondo accampati
a Ellingham. Ma se non si può fare altrimenti, così sia». Un atteggiamento posato che, con ogni probabilità, verrà presto ricompensato.
L`attenzione spasmodica del primo giorno, infatti, appare già un ricordo.
I camion delle tv se ne sono andati e il viale privato che porta a Ellingham Hall è stato «sbarrato» con una fune con scritto «proprietà privata». Quanto basta, in Gran Bretagna, per rimettere al loro posto giornalisti ficcanaso.
Ed è proprio da quel vialetto che la monovolume nera della famiglia Smith – subito ribattezzata l`Assangemobile – ha fatto capolino verso le 13 e 15. Quindi si è diretta alla volta del paese.
Poi, però ha svoltato nella direzione opposta rispetto a Beccles.
Il mistero è stato presto risolto: Assange, nel suo viaggio verso il commissariato dove ha l`obbligo di firma, ha fatto tappa alla stazione ferroviaria dei vicino villaggio di Diss per accompagnare un amico. Risolta l`incombenza, il capo di Wikileaks ha dunque pensato bene di togliersi qualche sassolino
dalle scarpe. Così, nel piazzale della stazione. Piumino verde indosso e capelli un po` spettinati, Assange ha dunque sparato ad alzo zero contro Bank of America. «Questa è una nuova forma di maccartismo finanziario. Così facendo si priva la nostra organizzazione di fondi essenziali per la sua sopravvivenza e si tolgono denari preziosi ai miei avvocati che si stanno battendo per evitare
l`estradizione in Svezia o in America.
Fortunatamente queste azioni hanno suscitato in Usa forti proteste». Una ritorsione per l`ondata di rivelazioni che presto la colpiranno? È dunque Bank of America l`istituto finanziario nel mirino?
«Alcuni l`hanno scritto. E le azioni del gruppo quel giorno sono crollate del 3 per cento. Noi però non facciamo commenti su fatti specifici». Quindi l`affondo. «E triste vedere la giustizia americana cadere così in basso nel suo tentativo di perseguire Wikileaks nonché questo giovane analista
dell`esercito. Ci pare di capire che le sue condizioni di detenzione in cella d`isolamento siano molto dure, che non abbia nemmeno le lenzuola. Io lo vedo come un tentativo – sfiora la tortura – per obbligarlo a confessare di aver preso parte, insieme a me, a operazioni di spionaggio.
Non è vero, ovviamente». Assange spiega che i sistemi tecnici di WikiLeaks sono «disegnati in modo
da garantire l`anonimato alle fonti».
Brutta storia, questa. I cospirazionisti sono convinti che i problemi di Julian nascano da li. Lui che ne pensa? «Ho visto la dichiarazione di un amico di una delle due donne che racconta come lei si dica
confusa, non desiderava che tutto questo accadesse. Dà speranza: è meglio la corruzione delle autorità piuttosto che delle persone. Forse quelle ragazze hanno agito per motivi personali e poi sono
state sfruttate oppure si tratta di una cospirazione. Io sono innocente: credo che dovrebbero ritirare le accuse».
Detto questo, il lavoro continua. Nella villa Julian cerca di tenere vivo Wikileaks il più possibile. «Non posso però incontrare, per motivi di sicurezza, i tecnici». Sul suo capo, comunque, aleggia sempre la stessa paura: «Che io o qualcuno del mio staff venga estradato in America». Anche le minacce di morte preoccupano un po`. «Ma l`attenzione dei media aumenta la sicurezza». Ed è serio quando
lo dice. Il tempo però stringe, c`è la polizia che aspetta per la firma. Prima che scappi gli chiediamo se gli è bruciato che Time abbia incoronato uomo dell`anno il patron di Facebook e non lui. Ci pensa. Fa per rispondere. Ma niente. Ridacchia e saluta.
Chissà che prima o poi non tocchi anche a Zuckerberg finire sulla lista nera di Wikileaks.

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