Nel mondo 800 milioni di analfabeti

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G8 Il Summit in luglio a San Pietroburgo

Nell’agenda dei potenti della Terra l’istruzione è al primo posto

di Giampaolo Pioli

C’è un uomo a cavallo nel logo di San Pietroburgo e il saluto-sorriso di Vladimir Putin che per la prima volta nella storia ospiterà in Russia dal 15 al 17 luglio il summit del G8. Ma la novità più grande nella lista delle sue priorità, dopo i problemi dell’energia globale e i contagi delle malattie, è l’educazione. Non è un caso se i russi padroni di casa l’ hanno messa prima della lotta al terrorismo e delle armi di distruzione di massa, della risoluzione dei conflitti regionali e dell’economia globale, prima dei commerci e dell’ambiente. Gli otto grandi della Terra (Usa, Giappone, Russia, Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Canada) hanno concordato una volta tanto su questa “priorità strategica” che interessa sia i Paesi più avanzati che quelli in via di sviluppo. Le cifre parlano da sole: oggi 800 milioni di persone non sanno ancora leggere o scrivere, e più di 100 milioni di bambini (il 55% femmine) non possono andare a scuola.

L’IMPEGNO internazionale su questo tema va indietro negli anni. E’ iniziato simbolicamente a Okinawa nel 2000. Al summit di Genova nel 2001 venne sottoscritto il programma che avrebbe garantito universalmente l’educazione primaria entro il 2015. A Kananaskis nel 2002 si è parlato di eguaglianza educativa per tutti. A Sea Island nel 2004 sono spuntati gli “aggiornamenti professionali per aiutare i giovani a trovare lavoro. A Gleneagles in Scozia lo scorso anno si è puntato sull’Africa. In realtà i miglioramenti sul territorio e lo sforzo dei paesi sviluppati sono stati minimi. Molti documenti, molti convegni ma pochi atti concreti. E’ credibile che da San Pietroburgo tra poco più di un mese arrivi la svolta? Putin fa sfoggio di ottimismo e assicura che l’agenda è stata preparata con cura. Mosca del resto ha tutto l’interesse a dare una spinta e passare alla storia per avere favorito un tema nobile e determinante per la crescita, piuttosto che rischiare pericolosi confronti bilaterali soprattutto con gli Usa che sembrano tornati ai giorni della guerra fredda se non si arriverà ad un’intesa rapida e condivisa sulla partita nucleare irachena. Molta enfasi soprattutto per servire le zone più povere, verrà posta nel “distance learning” l’insegnamento a distanza, e nello scambio di studenti fra paesi sviluppati e non. Nessuno dubita che l’istruzione universale sia il vero motore per costruire democrazie e società moderne, la vera sfida nei processi di sviluppo globale. Ma se sono tutti d’accordo come mai il mondo è così in ritardo? Il G8 questa volta sulle rive di Neva non potrà più offrire una risposta modesta o banale.

(Da La Nazione, 2/6/2006).

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