Nazioni Unite, voto storico per ammettere la Palestina.

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La svolta. Oggi Abu Mazen presenta la richiesta all'Assemblea generale

Nazioni Unite, voto storico per ammettere la Palestina.
Italia in bilico fino all`ultimo fra il sì e l`astensione.

Di Maurizio Caprara

ROMA – La giornata di ieri è stata dominata dall`incertezza tra l`astensione e il «sì». Il governo italiano farà sapere soltanto oggi come voterà il nostro Paese, nell`Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, sulla proposta di risoluzione voluta dal presidente palestinese Abu Mazen per innalzare il livello della sua rappresentanza al Palazzo di Vetro da delegazione di un «ente» con invito permanente a quello di «Stato» osservatore non membro dell`Onu. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, già ambasciatore a Tel Aviv e apprezzato in Israele, avrebbe preferito l`astensione. Un socio della maggioranza di governo qual è Pierluigi Bersani, segretario del Partito democratico, è firmatario con la segretaria della Cgil Susanna Camusso di un appello per il voto a favore. Ma la partita che ha indotto ieri Palazzo Chigi e Farnesina a non scoprire le carte non ha soltanto questi come elementi alla base della lentezza nella decisione.
Il governo di Mario Monti e la diplomazia italiana, attraverso scambi di idee con alcune capitali degli altri 26 Stati dell`Unione europea, hanno tentato di favorire una posizione unitaria dell`Ue. Ci sono stati contatti anche recenti tra il presidente israeliano Shimon Peres e Giorgio Napolitano. Una decina di giorni fa, i palestinesi chiedevano a Roma l`appoggio alla risoluzione. Israele, in caso di fallimento del tentativo di astensione europea, un voto contrario, ritenuto utile a bilanciare dentro l`Ue le pronunce favorevoli al rango di «Stato» per i palestinesi, già attese da Irlanda e altri Paesi del Nord.
Con gli scambi di artiglieria di Gaza, poi il cessate il fuoco tra Israele e Hamas mediato dall`Egitto che ha lasciato fuori i moderati di Abu Mazen e con l`evidente allargarsi della maggioranza filopalestinese al Palazzo di Vetro, anche le aspettative del governo israeliano sono cambiate. Adesso che nell`Assemblea dell`Onu la richiesta ideata a Ramallah ha la vittoria a portata di mano, e potrebbe superare abbondantemente i 130 Paesi a favore tra 193 membri dell`Onu, se l`Italia si astenesse con minori compagnie sarebbe una mossa comunque ben guardata da Israele. E soprattutto sulla Gran Bretagna che hanno puntato i sensori ieri governo e diplomazia italiana. Con il «sì» alla risoluzione annunciato dalla Francia e l`orientamento opposto della Germania, un voto favorevole del Regno Unito renderebbe meno facile per l`Italia attestarsi sull`astensione. L`incognita su oggi però non è svanita neppure quando il ministro degli Esteri britannico William Hague ha annunciato l`astensione di Londra a meno che i palestinesi non si impegnino a rinunciare all`ingresso nella Corte penale internazionale (proverebbero a far accusare Israele di crimini di guerra), a una ripresa immediata e senza condizioni dei negoziati di pace e a non investire della richiesta sullo status il Consiglio di Sicurezza. I rapporti dell`Italia con i palestinesi coltivati da Aldo Moro, Giulio Andreotti e Bettino Craxi hanno retto anche ai sostegni dati a Israele dai governi Berlusconi. Non c`è a Palazzo Chigi l`intenzione di comprometterli. Il ministro degli Esteri dell`Autorità nazionale Riad Malki, ricevuto venerdì scorso da Terzi, ha sollecitato il «sì» senza annunciare drammi in caso diverso. Tuttavia è anche dei rapporti da consolidare con i Paesi arabi nella nuova stagione, privi di partner come il libico Muammar el Gheddafi e l`egiziano Hosni Mubarak, che l`Italia deve tener conto per calibrare i suoi passi. Scelta non semplice, seppure non destinata a cambiare le sorti dell`intera partita.

(Dal “Corriere della Sera”, 29/11/2012)




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