Napolitano: irresponsabile parlare di fine dell’euro

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MADRID – «Non si può discettare a cuor leggero sulla disgregazione dell’euro, perché in quel caso non ci sarebbero né vincitori né vinti, solo una ancora più dura recessione a livello mondiale». E` una severa difesa della moneta unica quella fatta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a Madrid, perché gli euroscettici di Roma intendano. Nel suo discorso al Teatro della Zaruela, dove ha ricevuto col presidente del Portogallo, Cavaco Silva, il premio Nueva Economia Forum dalle mani de re Juan Carlos, il capo dello Stato taccia di «irresponsabili» quanti «hanno collegato alla moneta unica perfino la crisi finanziaria del debito, che invece veniva da fuori». E indica, come la più grave delle conseguenze socio-economiche della crisi finanziaria «la prima emergenza dei giovani che non trovano lavoro», del dramma di un`intera generazione. «Non dobbiamo commettere l`errore di esaurire l’Europa nella moneta unica» ammonisce il presidente, nel sottolineare «l`assoluto bisogno di tornare alla crescita e all`occupazione» già evidenziato durante l’incontro al Palazzo della Moncloa con il premier Mariano Rajoy.

(da Il Messaggero, 3-10-2012)




2 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

<strong>Napolitano: da irresponsabili discutere l'euro <br />
"Tornare alla crescita" Monti: grazie alla Merkel abbiamo fatto progressi </strong><br />
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DAL NOSTRO INVIATO UMBERTO ROSSO MADRID - Juan Carlos, con uno strappo al protocollo, lo invita a cena in un lo cale tipico della capitale spagnola. Fra Giorgio Napolitano e il re di Spagna c`è una vecchia amicizia ma sono tempi difficili, per l`uno e per l`altro, e non c`è spazio per troppi convenevoli. «Non si torna indietro dall`euro», mette in guardia il capo dello Stato. Madrid deve restare agganciata al treno al Ue, e son serviti quelli che «profetizzano irresponsabilmente la fatale implosione della moneta unica», le cui voci sono state «messe a tacere o quantomeno fortemente attenuate». Chi sono i predicatori di sventura? Napolitano ne traccia in questo modo l`identikit: «Non si può discettare a cuor leggero sulle disastrose ricadute a catena dí una disintegrazione dell`euro, sull`intero sistema economico europeo e mondiale». Nomi non ne fa, ma non è difficile scorgervi il profilo di Silvio Berlusconi, che ancora, qualche giorno fa presentava con grande disinvoltura la sua ricetta per uscire dalla crisi: fuori la Germania dalla moneta unica. Per il presidente della Repubblica, invece, è bene non farsi illusioni sulle conseguenze di una crisi dell`Europa, perché «non ci sarebbero né vinti né vincitori, solo economie prostrate, tensioni commerciali acute, fenomeni di impoverimento e fortissimi disagi sociali». E ne parla, a Roma, anche Mario Monti: se il governo italiano sta facendo le riforme strutturali, «bisogna dire grazie anche alla Germania». Il ragionamento del premier parte dal fatto che sì, in effetti una certa durezza dell`atteggiamento dell`Ue è stato determinato dalla linea Merkel, ma se oggi «abbiamo un`Europa che ci chiede di fare progressi, e senza questa richiesta non ci sarebbero stati, molto merito va ascritto anche alla Germania». <br />
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A Madrid, dove ieri ha incontrato anche il premier Rajoy e ritirato il premio Nuova economia Forum, Napolitano nei suoi colloqui ha naturalmente affrontato la delicatissima questione della richiesta dello scudo antispread, anche perché dopo la Spagna potrebbe toccare all`Italia finire nel ciclone della speculazione. Per il capo dello Stato però non si tratta di salvare via via l’uno o l`altro stato, ma di «stabilizzare l`euro sui mercati». È un compito comune, quindi bisogna andare avanti sulla strada tracciata dall`ultimo Consiglio europeo a Bruxelles: non è ammissibile che «ai sacrifici necessari per risanare il debito pubblico si debbano aggiungere i costi di interessi alti». Dovuti ad uno spread che oscilla per la speculazione, e non a causa dell`economia italiana, i cui fondamenta- li sono migliori di altri paesi. Ed è grazie a queste basi, un sistema bancario più solido e un maggiore risparmio delle famiglie italiane, che secondo il Colle il nostro paese può evitare di imboccare lo stesso sentiero che potrebbe condurre la Spagna a chiedere l` intervento della Bce. Ma l`Europa non è solo euro, avverte Napolitano, non dobbiamo commettere l`errore di «esaurirla nella moneta unica». C`è un assoluto bisogno di crescita e occupazione, anche se non va certo dimenticato il problema numero uno che resta quello del debito sovrano. Altrimenti, denuncia un allarmatissimo presidente della Repubblica, «avremo una generazione persa ai fini del mondo del lavoro e della produzione, con gravi conseguenze sociali e politiche». Una generazione perduta, senza un`occupazione, che di sicuro non troverà risposte e fiducia nella politica.<br />
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(da La Repubblica, 3-10-2012)

E.R.A.
E.R.A.

<strong>Napolitano, in visita in Spagna, accelera sull`integrazione. Madrid rinvia ancora sugli aiuti </strong><br />
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ANTONELLA RAMPINO INVIATA A MADRID «Adelante con juicio», avanti ma con cautela fa dire il Manzoni al gran cancelliere spagnolo nella Milano seicentesca sconvolta dalle rivolte del pane. Il motto sembra perfetto anche per Mariano Rajoy e la sua riluttanza a chiedere gli aiuti europei per una Spagna messa a dura prova dalla disoccupazione al 25,4 per cento e, soprattutto, dal rischio crack del sistema finanziario. Con le banche tornate al livello di sofferenza de11994, ed esposte per 195 miliardi in titoli del debito sovrano. Ieri, mentre da Bruxelles si rincorrevano voci di trattative in corso, Rajoy ha ripetuto che «la richiesta di aiuti non è imminente». In realtà, aspettando il verdetto di Moody`s per fine ottobre, e alla vigilia del prossimo Eurogruppo, Madrid starebbe discutendo anche con la Commissione i termini del protocollo d`intesa per una linea di credito dell`Esm, valutata in 53,7 miliardi di dollari (per salvare Santander e Bbva, e compresi i quasi 25 di cui ha urgenza Bankia) grazie agli stress test americani appena effettuati, e dunque ben al di sotto dei 100 miliardi di euro concessi dall`Eurogruppo a fine luglio. <br />
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In questo scenario è giunto a Madrid Giorgio Napolitano, che ha avuto un lungo colloquio one-to-one, come si dice, con Juan Carlos, cui lo legano «antichi legami di amicizia» essendo anche che il re Borbone ha trascorso a Roma adolescenza e giovinezza - e con lo stesso Mariano Rajoy. <br />
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Incontri strategici, in una giornata intensa e culminata con la cerimonia al teatro della Zarzuela dove Napolitano ha ricevuto dal re il premio Nueva Economia. <br />
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L`Italia osserva con grande attenzione quel che accade in Spagna. La riluttanza di Rajoy al piano di salvataggio Ue e i passaggi del negoziato in corso con Bruxelles (si parla di un «ammorbidimento» delle condizioni offrendo l`aumento dell`età pensionabile e una parziale dismissione delle attività pubbliche) e il protocollo costituiscono un precedente. Pur essendo l`Italia in una posizione molto diversa rispetto a quella della Spagna (sistema finanziario solido, riforme già in atto), in futuro le modalità di quel protocollo, ovvero quanto sarà invasivo, potrebbero interessare anche noi. Per questo, sulla questione spagnola l`Italia resta neutrale, lasciando che sia la Francia ad esercitare le necessarie pressioni, e con la consapevolezza che il vero nodo resta la Grecia: il problema di capitalizzazione delle banche spagnole è del resto di qualità - se non di quantità - non dissimile da quello delle banche tedesche. <br />
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Nel suo discorso alla Zarzuela Napolitano ha legato Italia e Spagna nella comune lotta alla disoccupazione e per la crescita, «o perderemo un`intera generazione di giovani». L`euro e l`Europa «non sono più un tabù», ma se l`Europa la crisi l`ha importata, «e certo poi al pettine è venuto il nodo dei debiti sovrani», ha adesso la responsabilità di non vederla dilagare «fino a New York e Shangai». È una vera e propria road map quella che traccia: «non mettere mano ex abrupto ai Trattati, ma procedere per stadi innovando», fino a una nuova Convenzione per l`Europa. Nel frattempo, accettare significativi trasferimenti di sovranità, tema evidentemente all`attenzione della Francia. Ma soprattutto «non si può discettare a cuor leggero su una disintegrazione dell`euro che avrebbe ricadute sul sistema economico mondiale», ed é appena il caso di ricordare che l`unico ad averlo fatto è stato Silvio Berlusconi. <br />
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Napolitano ha in sostanza ricordato che non si tratta di salvare questa o quella nazione, ma di stabilizzare Teuro sui mercati per guardare al compito politico comune, la nuova Europa. Ed è dunque necessario andare avanti con le decisioni assunte dal Consiglio europeo di fine giugno, perché non è ammissibile che ai sacrifici necessari per mettere in sicurezza i debiti sovrani si debbano aggiungere anche costi di interesse insostenibili.

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