“More and more English!” Ma come parlate (e scrivete)?!

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“More and more English!”, ma è solo provincialismo

Caro Severgnini, so che tu sei favorevole alla parlata anglo-americana. Ma ti invito a riflettere su quanto segue. Il governo ha cercato di far accettare, e vi è riuscito, una nuova tassa: la “Service tax”. Come? Ricorrendo alla vaselina linguistica anglo-americana. E così anche le varie operazioni della polizia di Stato contro il crimine nascono sotto fausti auspici, ma solo se fatte sotto un nome in codice “hollywoodiano”, cioè in inglese. Altrimenti rischiano un esito fallimentare, il fiasco, anzi il “flop”. La polizia di Milano, al termine di un’indagine denominata in codice “Game over my friends”, ha proceduto recentemente all’arresto di quattro giovani (di origine somala e delle Seychelles) che terrorizzavano la gente con violenze in stile “Arancia meccanica”. Il ministro della giustizia Clemente Mastella, dimissionario, fu a suo tempo indagato nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria dal nome che più cinico e balordo non si potrebbe: “Why not”. In Sicilia, l’operazione di polizia diretta ad individuare e sequestrare i beni dei mafiosi Provenzano e Lo Piccolo ebbe il nome in codice “Secret business”. “Multipurpose” era denominata l’inchiesta condotta sulle irregolarità commesse dall’autorità portuale di Genova. Gli inquirenti della procura
di Palermo sulla pedofilia via internet agirono con successo anche perché motivati dalla promettente insegna erotica della loro operazione, designata “Only sex”.
Che dire? Anzi “What I can say…?” “The game is not over” per quest’armata Brancaleone, che sotto il gonfalone dell’esterofilia, innalzando il grido di battaglia
“More and more English!” crede di avanzare, ed invece ignominiosamente arretra.
Claudio Antonelli, c.antonelli@videotron.ca

Ave Claudio. Sono favorevole all’inglese – o angloamericano, fai tu – per parlare col mondo: non per darsi un tono o, peggio, imbellettare la realtà italiana.
Una volta, per far questo, si usava il “latinorum”; poi il francese; da una trentina d’anni, tocca all’inglese. Sono manovre che nascondono sempre una fregatura,
e non aiutano. I poveri non si sentono meno poveri perché hanno in mano la Social Card. Non ci sentiremo più ricchi se, invece dell’Imu, pagheremo la Service Tax.
Ma almeno il signor B. può cantar vittoria, sperando di giocarsela in campagna elettorale (qualcuno che ci casca si trova sempre); e lascia lavorare il governo,
si spera.
(Da italians.corriere.it, 20/10/2013).




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