Moratti, Gelmini, Carrozza, Giannini, Azzone… Brindate ai primi 40 medici laureati in inglese, in una università italiana. E magari seguite il loro esempio: andate all’estero.

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Medici in lingua inglese Ecco i primi 40 laureati.

A Pavia si conclude il corso iniziato nel 2009: vinta la sfida.

Lezioni in inglese, laboratori, revisioni al termine di ogni insegnamento. Sembra Harvard ma è Pavia, la prima università d’Italia ad aver inaugurato nel 2009 un corso di laurea di medicina totalmente in lingua inglese. A ruota sono arrivati altri atenei, la Statale di Milano, per esempio, ma anche Bari e Roma. Ma nel frattempo oggi a Pavia comincia la prima sessione di laurea del corso pioniere. E quaranta sono i ragazzi e le ragazze, tra le novanta matricole di allora, che tra oggi e venerdì (cerimonia con il rettore Fabio Rugge), conquisteranno l’alloro come primi medici d’Italia ad aver studiato solo in inglese. Il titolo non è ancora equiparato all’estero ma certo le porte di ospedali e istituti di ricerca stranieri si apriranno per loro più facilmente. «Ci siamo posti l’obiettivo di essere un po’ meno provinciali – dice Orsetta Zuffardi, presidente del corso Harvey, dal nome dello scopritore della circolazione del sangue -. Vogliamo far uscire dall’ateneo giovani davvero abili in campo medico. E oggi la conoscenza della lingua inglese è imprescindibile». Dal 2009 a oggi, intanto, sono arrivate alcune novità: «All’inizio il corso era la fotocopia di quello in italiano – spiega Zuffardi – e qualche difficoltà c’è stata: non tutti i professori parlano un inglese fluente». Ma dall’ultimo anno accademico sono arrivati docenti stranieri (come una professoressa di San Francisco, che ha tenuto il corso di anatomia), in aumento anche nel prossimo, e la struttura del corso è cambiata, su suggerimento di Ermanno Gherardi, docente di patologia generale, a Cambridge per 35 anni: «Ora si può tentare ogni esame solo per due volte e non all’infinito. C`è maggior severità, insomma, ma in cambio organizziamo anche lezioni interattive, seminari e ripassi finali insieme agli studenti». Proprio come in America. In futuro, invece, l’ateneo offrirà un corso da svolgere per tre anni in Italia e per gli altri tre all’estero. Isabella Fantigrossi

Valentina Trevisan Che fatica superare l’esame di fisiologia
Valentina Trevisan, 26 anni, di Vicenza, laureanda in oncoematologia pediatrica
Ventisei anni e una tesi in Oncoematologia pediatrica. «Ho scelto il corso in inglese perché non volevo perdere la lingua racconta Valentina Trevisan – che conoscevo bene già dal liceo». La difficoltà maggiore? «Imparare il lessico medico. Per il resto, gli scogli più grandi sono stati due esami, fisiologia e cardiologia, che sono difficili anche in italiano». Ora Valentina dovrà scegliere se restare o no in Italia: «Mi attira lInghilterra. Ma lo Stato ha investito tanto sulla nostra formazione, mi spiacerebbe non dare un contributo al mio Paese». (I. Fan.)

Silvia Ingala Una marcia in più come ricercatrice
Silvia Ingala, 24 anni, di Pietraperzia (Enna), laureanda in oncoematologia pediatrica
Siciliana, 24 anni e il sogno di lavorare come ricercatrice. «Ho deciso di studiare medicina in inglese – dice Silvia, che discuterà una tesi in Oncoematologia pediatrica -perché credo che nel campo della ricerca la conoscenza della lingua dia una marcia in più». Durante gli studi, intanto, ha lavorato per due mesi in un laboratorio di terapia del dolore a Barcellona, in Spagna. «Siamo abituati a lavorare in un contesto internazionale. E ora mi piacerebbe fare ricerca in un centro di eccellenza, al Bambin Gesù di Roma o in America». (I. Fan.)

Alessandra Mediai Oxford o Harvard tra i miei obiettivi
Alessandra Merlini, 24 anni, di Pavia, laureanda con una tesi in oncologia sperimentale
Sei anni di medicina in inglese, tre mesi in Erasmus a Oxford e due mesi di tirocinio ad Harvard. «Gli studi in lingua sono stati molto utili per poter ottenere borse di studio all’estero – spiega Alessandra -. Durante il primo anno è stato difficile trovare il metodo di studio migliore ma oggi è impensabile diventare medico senza sapere l’inglese e poter comunicare con colleghi stranieri». L’esame più ostico? «Anatomia». Progetti futuri? «Vorrei specializzarmi in oncologia in Italia, perché qui la qualità degli studi è ottima. Poi vorrei tornare a Oxford a ad Harvard». (I. Fan.)

Lorenzo Cianfanelli L’anno da matricola non finiva mai
Lorenzo Cianfanelli, 24 anni, originario di Vercelli e laureando in nefrologia
«Il primo anno è tosto, bisogna abituarsi a studiare nella lingua che non è la tua -racconta Lorenzo, originario di Vercelli – e medicina è una maratona, sembra non finire mai. L’esame di fisiologia è stato davvero impegnativo. Ma sono contento: penso di aver acquisito una formazione universitaria completa». Dopo un Erasmus in Finlandia, in questi giorni Lorenzo si laurea in Nefrologia, la branca della medicina che studia le malattie renali. In futuro? «Non ho ancora le idee chiare ma penso di avere la possibilità di fare ricerca. In questo caso mi piacerebbe andare in Gran Bretagna». (I. Fan.)
(Dal Corriere della Sera – ed. Milano, 8/7/2015).

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