Monti: è un attacco all`Europa

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Monti: è un attacco all`Europa

Il professore preoccupato dalle conseguenze sugli investimenti stranieri

ROMA – Lo sapeva già. È stato lui a informare i partiti. Casini, Mano, Bersani: il presidente del Consiglio ne ha discusso anche con loro, spiegando di non essere sorpreso da una notizia che gli era stata anticipata, ma preoccupato sì. Il downgrading generalizzato è la conferma che esiste «un attacco contro l`Europa», come sistema monetario: l`Italia subisce la stessa sorte di quasi tutti i Paesi dell`eurozona, e la preoccupazione in più è per le conseguenze tecniche che riguarderanno il nostro debito pubblico.
Una fra queste è stata citata dal premier in modo articolato: investitori privati, fondi pensione, negli Stati Uniti come in Asia, non possono per statuto investire i loro risparmi in Paesi che abbiano un Brade, una valutazione sul debito pubblico, e sulle prospettive dell`economia, inserita nella fascia B, quella in cui ieri sera ci ha proiettato Standard and Poors. Ovviamente questo significherà da domani, e nei mesi a venire, maggiori difficoltà nel collocare i nostri titoli di Stato.
L`irritazione del capo del governo, che ieri si augurava «una reazione comune dell`Europa» e a tratti si spingeva sino ad auspicare un ripensamento di alcune rigidità tedesche sulla crisi, ieri pomeriggio azzerava o quasi la soddisfazione per le recenti aste di collocamento delle nostre obbligazioni: sui titoli a breve termine, a uno e a tre anni, il tasso di interesse che l`Italia è costretta a versare agli investitori è finalmente, da 48 ore, in brusco calo, ma la decisione dell`agenzia potrebbe ovviamente raffreddare una tendenza che sembrava in fase di stabilizzazione.
La notizia di ieri, che «non tiene conto degli effetti di bilancio dell`ultima manovra», rimarcava nel pomeriggio il premier, rafforza la sua voglia di parlare direttamente con gli investitori stranieri: la prossima settimana sarà a Londra non solo per incontrare il premier inglese David Cameron, il capo dell`opposizione e per fare una lezione alla prestigiosa London School of Economics. Quel giorno il presidente del Consiglio incontrerà anche un selezionato numero di banchieri, manager di fondi di investimento e broker della City, con l`obiettivo di «vendere» il sistema Paese, l`Italia, meglio di quanto non sia stato fatto finora. Ma non sarà, quella di Londra, l`unica occasione di questo tipo: ai primi di febbraio, probabilmente il 9 o il io, dopo aver visto Obama a Washington, Mario Monti potrebbe parlare anche a Wall Street, cercando di persuadere gli investitori americani più influenti che il debito pubblico italiano è molto più sostenibile di quanto appaia dall`altra parte dell`Atlantico. E la stessa formula potrebbe essere replicata in primavera in Asia, a Pechino o in altre piazze finanziarie sensibili di quella parte di mondo. Del resto, almeno a New York, Monti si presenterà non solo con le misure finanziarie varate prima di Natale, ma anche con il decreto sulle liberalizzazioni già vigente, decreto che dovrebbe arrivare prima della fine del mese, probabilmente la settimana prossima, in modo tale da presentarlo al prossimo Consiglio europeo straordinario, che si terrà il 29 gennaio. Con i partiti che sostengono il suo governo, con le delegazioni del Pd, del Pdl e del Terzo Polo che ieri si sono recate a Palazzo Chigi, Monti ha parlato anche di questo, del merito come dei tempi e del metodo del prossimo provvedimento. Che dovrebbe essere tanto ampio e articolato da far apparire le proteste di questi giorni, dei tassisti come delle farmacie, come piccoli casi rispetto alle conseguenze del provvedimento e alle categorie che saranno interessate. Ai suoi interlocutori Monti ha fatto capire che la bontà di alcune misure si vede anche dalle misure delle proteste: impossibile non produrre reazioni, ha spiegato, se si intaccano dei privilegi. Al tempo stesso, come nel caso della manovra correttiva dei conti pubblici, ha preso nota di tutti i suggerimenti che gli sono arrivati da Pier Ferdinando Casini, da Angelino Alfano e da Pier Luigi Bersani, assicurando che il governo cercherà di accoglierli al massimo grado e per quello che non potrà cercherà di trovare la giusta dose di equilibrio fra diverse esigenze e rivendicazioni. La scelta del decreto legge, che appare irreversibile, conferma la forza che Monti ritiene di conservare nei confronti del Parlamento: a Bruxelles, come a Washington, il premier vuole arrivare con un provvedimento vigente, operativo, che magari possa subire qualche modifica in Parlamento, ma limitata ad una sola lettura. Con i tre segretari e le delegazioni della maggioranza Monti si rivedrà probabilmente la prossima settimana, forse il giorno prima del varo del provvedimento, così ieri è stato deciso. Di certo, ha spiegato ieri Monti a tutti, l`obiettivo di scardinare una serie di consuetudini e di fattori di arretratezza del nostro sistema economico è non solo irrinunciabile ma anche atteso dai mercati quanto i dati di bilancio che l`Italia è oggi in grado di offrire agli osservatori.
di Marco Galluzzo
Corriere della sera, pag. 6
14/01/2012




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