Monti alla Merkel: non solo rigore, ora la crescita

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La crisi

Monti alla Merkel: non solo rigore, ora la crescita

Camera, 468 sì alla mozione unitaria sulla politica Ue. Draghi: «Avanti con le riforme»

ROMA. L`Italia non è «più vista come una mina» nel cuore dell`Eurozona, cominciano a «prendere forma i contorni di una possibile via d`uscita da questa grave crisi». Il presidente del Consiglio Mario Monti parla, prima al Senato, poi alla Camera, per indicare che i venti contrari, in Europa, stanno lentamente cambiando direzione. Ma da Francoforte il governatore della Bce Mario Draghi esorta Roma ad andare avanti, perché «la forte accelerazione dei provvedimenti negli ultimi mesi ha già avviato il rafforzamento della fiducia nel nostro Paese. La determinazione nel portarle a pieno compimento è ora decisiva per uscire dalla stagnazione e per sventare i rischi di una deriva pericolosa».
In Parlamento, intanto, Monti incassa una mozione unitaria sulla politica europea, da parte di Pdl, Pd e Terzo Polo. È un sostegno all`azione del governo il quale potrà presentarla al prossimo Consiglio europeo del 30 gennaio. Il testo della Camera, in cui si rivendica, tra l`altro, lo sforzo che l`Italia ha compiuto nel 2011 per il risanamento dei conti pubblici e per la crescita, ha ricevuto una maggioranza di 468 sì, 42 no. Solo 5 gli astenuti. Al Senato il via libera è stato per alzata di mano. Si propone l`istituzione di un`agenzia di rating europea e si chiede attenzione al ruolo della Corte di giustizia della Ue. A Palazzo Madama, approvato, da Pdl, Pd e Terzo Polo, un emendamento della Lega che inserisce nella mozione unica un riferimento alle radici giudaico-cristiane in Europa, sulle quali aveva posto l`attenzione Monti. L`Aula del Senato Madama ha pure detto sì ad altre tre mozioni di Emma Bonino, di Idv e del gruppo Coesione nazionale. Sulla mozione della Lega il sì è stato per parti separate.
Il voto sulle mozioni unitarie è stato giudicato come «un passo avanti» dal presidente del Consiglio, che «dà grande forza all`Italia e al governo». Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, ha sottolineato che «la coesione tra le forze politiche è un risultato importante». È stato sferzante il presidente Monti nel discorso ai due rami del Parlamento. Ed è stato un bilancio dei recenti viaggi nelle capitali europee. Secondo il premier, i leader europei devono concentrarsi sulla crescita e «metterci la faccia». Ha quindi lanciato un messaggio alla Cancelliera tedesca Angela Merkel: «Quando, in parallelo ai pesanti sacrifici peri cittadini, il governo chiede che l`Europa dia un segno di riconoscimento, non stiamo chiedendo denaro alla Germania. Ma chiediamo di consentire una ragionevole riduzione dei tassi di interesse». L`Europa deve riconoscere i progressi nel risanamento, insiste, abbassando i tassi per i Paesi che «per colpa loro o della loro storia, hanno uno stock di debito particolarmente elevato».
Qualcosa si sta muovendo. Anche se le difficoltà non sono sparite. «Nel quadro europeo ci sono elementi in chiaro-scuro». Da un lato c`è una situazione «in peggioramento», condizionata dall`incertezza dei negoziati della Grecia e dal declassamento, compresa l`Italia, operato da Standard&Poor`s. Ma ci sono segnali positivi dal fondo salva-Stati sul quale la Germania sta modificando atteggiamento. L`Italia ha un merito in questa evoluzione, è percepita come un Paese che è «dal lato di chi può contribuire a una soluzione della crisi, non come una mina del sistema». Infine, il presidente sollecita a non esportare in Europa polemiche di casa nostra, «che non giovano all`immagine dell`Italia».
A Montecitorio non è sfuggito il gesto di Mario Monti e su Twitter in molti hanno raccontato come il premier, mentre stava intervenendo, abbia controllato il telefonino e mandato un sms. «Monti manda sms mentre interviene alla Camera. Premier multitasking», commenta Roberto Rao dell`Udc. Ettore Rosato del Pd: «Monti macchina da guerra …. parla alla Camera e guarda chi lo cerca al cellulare, chiamata della Merkel o sms di Obama?»

di Fabrizio Rizzi

il Mattino, pag 7
26/01/12




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